Roero: orti e frutteti. Un paesaggio di casa. Presentazione lunedì 26 a Cisterna d’Asti

Ennesima bella ed intelligente iniziativa promossa dall’Enoteca Regionale del Roero (presieduta da quell’autentico raffinato intellettuale che è Luciano Bertello), organizzata per lunedì 26 marzo a Cisterna d’Asti, in collaborazione con la Comunità Collinare del Roero, l’Ecomuseo Rocche del Roero ed il Comune e Museo Arti e mestieri di Cisterna d’Asti. Nell’ambito di una serie di iniziative dedicate all’estetica del paesaggio agrario, si svolgerà, e si spera ovviamente nel bel tempo, un’autentica festa agreste sulla piazza di San Rocco, con il recupero della tradizione del Canté Magg e dell’albero della cuccagna, ambientata in primavera che è forse la stagione più bella per il Roero. Un’iniziativa che esalta il recupero della stagionalità, la centralità della figura femminile (gli orti roerini erano riservati alla sapiente cura delle donne), intitolata “Roero: orti e frutteti. Un paesaggio di casa”.

Il tutto comincerà alle 18, presso il Salone della cisterna del Castello di Cisterna d’Asti, con la conferenza stampa di presentazione dell’omaggio, introdotta da Luciano Bertello, alla quale parteciperanno lo scrittore Nico Orengo (l’autore del magnifico romanzo Di viole e liquirizia pubblicato da Einaudi), il bravissimo chef Davide Palluda del ristorante dell’Enoteca del Roero di Canale d’Alba, del giornalista collaboratore de La Stampa Giovanni Tesio. Alle 18.45 la presentazione del volume “La tavola di nonna Maria. Ricette e gusto antico nella cucina casalinga del Roero”, curato da Piero Cornaglia per Sorì Edizioni di Piobesi d’Alba e illustrato dai disegni di Franz Clemente, un libro che si avvale dei saggi introduttivi di Luciano Bertello, del grande gastronomo astigiano Giovanni Goria, dell’esperto enologo Armando Cordero. Presentazione introdotta da Silvano Valsania, Presidente dell’Ecomuseo Rocche del Roero, alla quale interverranno Giovanni Goria ed il giornalista de La Stampa e scrittore Luigi Sugliano, autore e curatore di ottimi libri dedicati a Langhe e Roero.

Nel corso della presentazione saranno esposte le illustrazioni realizzate da Franz Clemente contenute nel volume e verrà proposta una degustazione di paste di meliga cotte sul momento nel forno del Castello. Agli intervenuti sarà fatto omaggio di una stampa realizzata in esclusiva per l’occasione nella storica tipografia del Castello, con una poesia originale di Nico Orengo.

La serata continuerà alle 20.30 con la cena, “L’orto di Lino. La cucina primaverile del Roero secondo Lino Vaudano” presso il ristorante Garibaldi, osteria vecchio Piemonte di grande fascino che proporrà anche la rara finanziera ( è consigliata la prenotazione allo 0141 979118 e allo 0173 978228). Non mancheranno canti e musica, con clarino e fisarmonica protagonisti. Che bella occasione, per chi potrà essere presente, partecipare !

Nel suo saggio intitolato Gli orti, le vigne e la cucina del Roero, inserito nel volume La tavola di nonna Maria. Ricette e gusto antico nella cucina casalinga del Roero, Giovanni Goria ha scritto queste bellissime parole:

“Ma sono gli orticelli che mi commuovono: perlopiù alle cascine, nei luoghi freschi a mezza costa, si impongono come isole più vive della campagna pur viva che li circonda. (…) Intanto i mazzi d’aglio e cipolle – quelle rosso-viola da consumarsi fresche e quelle biancorosate per l’inverno – sono già raccolte e appese lì, sotto l’arcone del portico, ad asciugare piano piano. L’orto sembra una tavola imbandita, ne è una palpabile anticipazione. Non per nulla tutto intorno a questi orti di campagna, lungo la rete di recinzione, per un atavico istinto hanno piantato fiori, non a bordure o aiole regolari come nei giardini, ma così alla buona, a chiazze e a cespi estemporanei, come ad onorare qualcuno e qualcosa. Forse è il cibo che ha il suo altare: perlopiù rose e zinie, iris ed astri, margherite e carognette e miserie. Fiori da mettere in tavola, al centro, per gli ospiti della tavola di casa; un oscuro meccanismo inconsapevole forse lo suggerisce alla contadina padrona di cascina, quasi sempre a lei tocca di curare l’orto, e ne vede la mano più gentile”.

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