Rosati d’Italia: un’ottima guida firmata dal “rosatista” Massimo Di Cintio

Se davvero l’estate 2007, come hanno annunciato una serie di meteorologi le cui previsioni ci auguriamo tutti si rivelino sbagliate, seguirà le orme della sahariana estate 2003, ecologicamente parlando la prossima sarà una nuova estate all’insegna dei rosati.

Quale altro tipologia di vino difatti, vini bianchi a parte, meglio del vino “en rosé”, ci permette di rimanere nel campo dei vini di una certa consistenza e polpa senza dover per forza, cosa impossibile quando fuori ci sono trenta gradi e più, ricorrere ai vini rossi ?

Se rosati devono essere, rosati siano e già sin d’ora senza attendere l’estate, persuaso come sono che questi vini si possano bere con soddisfazione, in abbinamento ai giusti cibi, tutto l’anno e non solo quando “calienta el sol”.

Per orientarvi nel mondo, molto più variegato e ricco di quel che si pensi, di questi vini che solo sbrigativamente e superficialmente si possono liquidare come “minori”, vi consiglio di non perdere la validissima e informata introduzione che un patito dei rosati come me, il giornalista abruzzese Massimo Di Cintio, ha realizzato per la collana I Quaderni di Cucina & Vini editore in Roma. Un bel volume Rosati d’Italia (12 euro 160 pagine ampio formato) concepito in forma di repertorio e guida di etichette in ordine alfabetico, che procedono dalla Valle d’Aosta alla Sardegna, con una suddivisione dei vini per denominazione d’origine. In questo quaderno troverete qualcosa come 320 rosati, selezionati tra oltre 500 etichette, tutte fatte oggetto di degustazione meditata volta ad offrire al lettore il meglio della produzione italiana en rosé.
Di ogni vino viene fornita una scheda dettagliata, che propone, oltre alle note di degustazione e ai consigli di abbinamento ai cibi, elementi indicativi come le uve utilizzate, la gradazione, il numero di bottiglie prodotte, il prezzo medio di vendita in enoteca. Il tutto corredato da tutte le notizie utili sull’azienda produttrice. Naturalmente le regioni dominatrici di questa rassegna attenta sono le due regioni leader dei rosati italiani, Puglia e Abruzzo, ma il lettore potrà trovare anche vini provenienti anche da altre regioni che normalmente non si pensa siano terre da rosati, come ad esempio la Toscana, la Campania, la Calabria, la Sardegna, oltre a Lombardia, Trentino, Alto Adige, Marche, Sicilia, Sardegna.

Tutto ok in questo libro che attraverso la ricca serie di consigli di abbinamento ai piatti dimostra senza possibilità di contestazione che si possono bere e abbinare convenientemente vini rosati in ogni periodo dell’anno, data la grande duttilità di questa speciale tipologia e la loro capacità di sposarsi magnificamente ad una vastissima serie di preparazioni gastronomiche ?

In linea di massima direi di sì, salvo, ma siamo ovviamente nel campo della soggettività e dell’apprezzamento dei vini, che se Bacco vuole, varia da soggetto a soggetto, la scelta, fatta da Massimo Di Cintio e da altri assaggiatori che hanno partecipato alle degustazioni preliminari e finali (tra loro il direttore editoriale di Cucina & Vini Francesco D’Agostino e Davide Acerra, che ha redatto le schede dei vini insieme a Di Cintio), dei 23 vini proposti all’attenzione dei lettori quali rosati “da non perdere”. In questa ristretta schiera trovo ad esempio vini che a mio avviso non meriterebbero questa nomination, uno tra tutti il Garda classico Chiaretto Molmenti dell’azienda agricola Costaripa di Moniga del Garda, un vino affinato, in maniera del tutto stravagante data la particolare tipologia di vini, in piccoli fusti di legno, oppure il Five Roses Anniversario di Leone de Castris.
E non trovo, invece, ed è sorprendente, secondo il mio punto di vista, grandi rosati di territorio, i fantastici Montepulciano Cerasuolo di Cataldi Madonna, Lepore, Pasetti, Pietrantonj, Rocco Pasetti, oppure il Rogito di Cantine del Notaio, affinato in legno, ma con una personalità e una ricchezza d’espressione tali da renderlo rosato imprescindibile nel panorama italiano. Discorso valido anche per il sorprendente Teres, base Nebbiolo, Pelaverga e Barbera, della Comm. G.B. Burlotto di Verduno, per il Cirò rosato ed il Terre lontane di Librandi (sideralmente superiori, restando in Calabria, al Val di Neto Grayasusi di Ceraudo scelto come vino “da non perdere”), e poi, passando in Puglia, per il Brindisi Vigna Flaminio della Agricole Vallone, del Silvium di Botromagno, delle Pozzelle di Candido, del Ponte della Lama di Cefalicchio, di cui ho parlato, anche su questo blog, nel corso del 2006.

Scelte discutibili che non inficiano, però, la validità del lavoro fatto dall’amico Massimo Di Cintio e che rendono, predilezioni personali a parte, questo Rosati d’Italia un volume di riferimento, imprescindibile e indispensabile, per chi voglia avere un panorama della produzione di vini rosati nell’Enotria tellus.  

0 pensieri su “Rosati d’Italia: un’ottima guida firmata dal “rosatista” Massimo Di Cintio

  1. Andiamo dunque a cercarla!!! Comincia il caldo, per lo meno in Spagna e pur essendo consumatori di rosé longo tutto l’anno, è vero che con la primavera e l’estate, il vino rosato è molto più piacevole. Io ho cominciato con un rosé del quale ne parlerò tra poco.
    Saluti!
    Joan

  2. Iniziativa senz’altro commendevole che, speriamo, contribuisca a “sdoganare” il rosé.
    Quanto ai nomi, è certo che il “Rogito” di Cantine del Notaio desta, almeno per gli operatori del diritto, curiosità mista ad una certa inquietudine …

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