A proposito dell’Enoteca del Barolo e del suo Presidente. Repliche e precisazioni

I lettori di questo blog forse ricorderanno un mio recente intervento (leggi) con il quale criticavo la gestione ed i metodi degli attuali responsabili dell’Enoteca Regionale del Barolo, che avevano trovato il loro momento più “spettacolare” ed emblematico nella decisione di portare “al Festival di Sanremo” il grandissimo vino base Nebbiolo albese. Questo intervento aveva trovato ospitalità, nell’uscita del 27 marzo, anche sul settimanale Braoggi che a pagina 28 – Enologia protagonista – aveva titolato il mio intervento “Allora fate Briatore “testimonial” del Barolo”. In seguito alla pubblicazione delle mie critiche, il direttore di Braoggi, Claudio Puppione, con grande correttezza giornalistica aveva pensato di dare la parola al Presidente dell’Enoteca Regionale del Barolo Luigi Cabutto. Una lunga intervista, pubblicata a pagina 28 nell’edizione del 3 aprile, intitolata “Cabutto: proseguiamo per la nostra strada”, nella quale il Presidente dell’Enoteca diceva la sua su molti aspetti relativi all’attività dell’Enoteca, e, invitato dalle domande della giornalista Elisa Broccardo, rispondeva alle mie critiche. Lo diceva con queste parole, che ritengo utile, anche per i lettori di questo blog, conoscere.
Domanda. “Veniamo alle critiche di Ziliani. Come giudica l’attacco rivoltole, dal quale pare di evincere che l’Enoteca del Barolo giochi al ribasso optando per il trendy, a discapito di scelte più consone al Re dei Vini ?”.
Risposta. “Ziliani è un grande amico dell’Enoteca: a lui abbiamo conferito l’alta onorificenza della “Foglia d’oro del Nebbiolo” nel 1998. Lui è venuto da me a offrirmi la sua alta consulenza dietro ovvio, il pagamento del lavoro, ma non potevamo accettarla. Non ci serviva ancora. Ha poi costruito un sito Internet, “barolodibarolo” pagato con i soldi dei produttori del paese di Barolo, ed è stato sempre in castello, a Barolo, per le sue riunioni. Al tempo stesso, quando il presidente Carlo Azeglio Ciampi pranzò al Castello di Grinzane dove sono stato sindaco per dieci anni, Ziliani criticò i vini serviti in quella circostanza e negli ultimi anni sta criticando tutti i grandi testimonial che abbiamo portato al castello.
Ha criticato i Presidenti nazionali dei sommeliers Ais e Fisar venuti lo scorso anno; ha criticato il grande Luca Maroni venuto a Barolo a dire cosa è per lui questo grande vino davanti a tanti produttori lo scorso giugno. Oggi Ziliani critica la scelta di Piero Chiambretti come testimonial del 25° dell’Enoteca regionale del Barolo, fatta già a novembre, ben prima del Festival di Sandremo e accolta con entusiasmo. Il Consiglio di amministrazione dell’Enoteca, riunito di recente per decidere di cose importanti, ha parlato anche di questo, ma non ritiene opportuno dare corso ai pensieri personali di Ziliani, pur considerandolo un amico dei nostri grandi vini. Anzi, spero continui a rispondere alle mie telefonate e ad accogliere i miei inviti a Barolo”. 
Questo il modo scelto dal presidente dell’Enoteca del Barolo per “rispondere”, se così si può dire, alle mie critiche e ai miei precisi addebiti.

Di fronte a questo modo disinvolto di fare, a questo tentativo di attribuire le mie ripetute e documentate critiche a banali motivi d’interesse e a “rancori” che non esistono, di fronte a questo tentativo maldestro di millantare una consuetudine e una familiarità con me che assolutamente non esiste (non ho mai ricevuto telefonate e inviti dal signor Cabutto e visto come si comporta non ho alcun desiderio di riceverne) e alla volontà, per me offensiva, di risolvere il confronto dialettico in un grottesco “tarallucci e vino”, dove io critico ma poi sarei “culo e camicia” con l’Enoteca ed i suoi responsabili, non ho potuto non chiedere nuovamente ospitalità, come diritto di replica, al settimanale Braoggi, che ha pubblicato a pagina 28 dell’edizione del 10 aprile, con il titolo “Lo confermo: non condivido la banalizzazione del Barolo”, questa mia definitiva precisazione (non risponderò difatti più ad eventuali repliche del signor Cabutto), che desidero che anche i lettori di Vino al Vino conoscano e possano valutare.
“Chiamato in causa dall’intervista al presidente dell’Enoteca Regionale del Barolo Cabutto pubblicata nel numero del 3 aprile di Braoggi desidero, per correttezza dell’informazione, effettuare alcune precisazioni, visto che ho avanzato precise critiche all’operato dell’Enoteca Regionale nell’attuale gestione e non mi sono di certo dedicato ad “invettive forse in parte ad personam”, come viene scritto nella presentazione dell’intervista.
Corrisponde al vero la circostanza che nel 2000 o 2001 ho proposto a Cabutto di collaborare con l’Enoteca ideando e curando una serie di iniziative dedicate al Barolo che avrebbero dovuto essere organizzate dall’Enoteca. La proposta non è piaciuta e non è interessata, forse perché poco trendy, o perché le iniziative, dibattiti, degustazioni, incontri, erano di stile troppo tradizionale e poco glamour per i gusti di Cabutto, ed il discorso è finito lì. In seguito ho ideato e realizzato i testi del sito Internet Barolo di Barolo dedicato a tutto quanto è Barolo a Barolo, ma il sito, per la precisione, è stato pagato con un’inedita collaborazione pubblico – privato, per metà dai produttori e per metà dal Comune di Barolo, soggetti che hanno approvato e sostenuto il mio progetto.
In seguito, le mie critiche di giornalista, osservatore e appassionato del Barolo, e non “grande amico dell’Enoteca” come mi definisce Cabutto, sono andate ad iniziative e scelte fatte dall’Enoteca, soprattutto dopo che da un paio d’anni a questa parte, con l’avvio della collaborazione con persone che si occupano dell’ufficio stampa dell’Enoteca (cosa che io, che resto solo un giornalista, non mi sono mai sognato o proposto di fare) è stata scelta una strada, a mio avviso, ma anche molti produttori la considerano tale molto discutibile, di spettacolarizzazione e di banalizzazione del Barolo.
Strada che ha portato a scegliere testimonial discutibili e premiare persone che il Barolo, ad esempio “il grande Luca Maroni” come lo definisce Cabutto, hanno dimostrato di non amare e di non capire affatto. Non ho poi criticato di certo, come afferma Cabutto, “i presidenti nazionali dei sommeliers AIS e Fisar venuti lo scorso anno”, sono peraltro un grande amico, ma per davvero, dell’Associazione Italiana Sommelier con cui regolarmente collaboro (vedi), ho solo fatto notare lo spirito da “manuale Cencelli” con cui erano state decise, all’insegna di un mediatico embrassons nous, le persone da premiare…
Gli episodi della presenza del Barolo al Festival di Sanremo e della scelta del simpatico Chiambretti sono gli ultimi episodi di un’impostazione di fondo dell’attività dell’Enoteca regionale di Barolo che come innamorato e buon conoscitore del Barolo non posso non criticare. Ma non perché, illo tempore, come cerca di dire tra le righe Cabutto, non sia stata accettata la mia proposta di collaborazione, che avevo avanzato pensato di offrire un contributo utile all’Enoteca e alla sua immagine, ma perché, oggettivamente, questa impostazione é, a mio avviso, assurda. E figlia di un’idea del Barolo, che, Cabutto docet, “deve scendere dagli scaffali alti in cui è riposto per andare in mezzo ai giovani, alla gente che frequenta i wine bar, i ristoranti alla moda e i locali più trendy. Abbiamo fatto questa scelta per far sì che questo nostro grande vino diventi… un re più democratico”.
Un Barolo, ribadisce oggi nella sua intervista, che “vuole essere bevuto anche dalle giovani generazioni che sanno bere bene e ispirano simpatia come Chiambretti” e che, povero Barolo !, “vuole scendere in strada in mezzo a loro” !
Non si preoccupi Cabutto, continuerò ad essere un “amico dei nostri grandi vini” di Langa e del Barolo in particolare. Ho molti amici nell’albese che apprezzano il mio lavoro e ciò che scrivo e con cui sono costantemente in contatto. A Barolo ed in Langa tornerò ancora più e più volte, senza bisogno di ricevere quegli inviti e quelle “mie telefonate” che Luigi Cabutto dice di avermi fatto, ma che sono nella mente dell’immaginifico presidente dell’Enoteca Regionale del Barolo, visto che sono anni e anni che non ho contatti e non ricevo né telefonate (peraltro mai ricevute), né inviti da lui. Checché lui ne dica. Questo per la precisione. Franco Ziliani”.
Cosa aggiungere ? Se questi sono i metodi e lo “stile” del presidente dell’Enoteca Regionale, c’è davvero da essere preoccupati…

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  1. Cara Ziliani a mio modesto avviso questo Paese vive un profondo squilibrio.Quale è? Io lo chiamo rapporto di “2 a 10” (riprendendo una inchiesta del Sole 24 Ore circa la produttività italiana rispetto al resto d’ Europa).2 soggetti producono, rischiano, si ingegnano e 8 controllano, criticano, parlano, sparlano, danno consigli, etc. Che la comunicazione sia importante nessuno può metterlo in dubbio, ma bisogna capire che non possiamo fare economia con il 20% di fatti e 80% di chiacchiere. A me una persona che parla e dice testuale “abbiamo conferito l’alta onorificenza della “Foglia d’oro del Nebbiolo….” fa venire l’orticaria, ma fa venire l’orticaria anche dall’altra parte tutte queste chiacchiere e relativi addetti, che si fanno su un prodotto. Tutto questo avviene ( basta una piccola analisi)perchè l’economia di questo Paese è gestita ormai dalla “piccola politica” fatta di Enti , Consorzi, Regioni, Provincie dove tutti fanno (poco) o dicono, ma tanto alla fine come va va qualcuno paga e nessuno degli attori rischia niente a differenza del privato. Ma i sistemi economici , soprattutto in mercati globali come quello che viviamo, si sitemano da soli come le stagioni dopo la siccità le piogge, la follia della “piccola politica” imploderà da solo, i segni cominciano a notarsi.

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