Amarone della Valpolicella San Giorgio 2003 Carlo Boscaini

Altro che “grande annata” come al Consorzio Valpolicella hanno tentato disinvoltamente di presentarla! Come ho già scritto, per l’Amarone della Valpolicella quella 2003, annata torrida e siccitosa, “sahariana nei mesi di luglio, agosto e settembre”, non é stata assolutamente un’annata super !
Come avrebbe difatti potuto esserlo, se si registrarono “caratteristiche di grande eccezionalità delle condizioni climatico ambientali”, fenomeni estesi di appassimento dei grappoli direttamente in vigna e la raccolta ebbe inizio con eccezionale anticipo il 9 settembre” ? Con questo quadro particolare era prevedibile pertanto trovarsi di fronte a vini che presentassero elevata alcolicità e bassa acidità totale,  dei buoni vini, ma grandi vini, in grado di confermare l’immagine dell’Amarone della Valpolicella quale uno dei migliori vini rossi italiani, sicuramente no. E sicuramente non dotati, come é stato detto, di “doti di piacevolezza maggiori a quelle di altri grandi rossi italiani come il Barolo ed il Brunello di Montalcino”.
Il mio assaggio, lo scorso febbraio, di una settantina di Amarone della Valpolicella 2003, mi ha rivelato, piuttosto, tanti vini penalizzati da un tenore alcolico molto elevato (con i 15 gradi ed i 15 gradi e mezzo a costituire la norma, e punte di 16 e di 16,5 gradi che portavano il prodotto finale più nell’ambito del distillato che del vino da bere) spesso non bilanciato da una sufficiente fruttuosità, da un’acidità calibrata, da doti di freschezza. Vini dal residuo zuccherino eccessivo, che li porta ad essere più simili a Recioto che ad Amarone della Valpolicella e ne renderà difficilissimo l’apprezzamento e l’abbinamento a tavola. Vini con poca grazia, pesanti, fiacchi, privi di nerbo, molli, dal profilo aromatico non ben definito e privo di fascino, oppressi da aromi di tostatura di legno nuovo, da note amare, asciutte, astringenti al gusto, da note verdi, pungenti, aggressive nei tannini. Poche le eccezioni, che meritano pertanto di essere segnalate.
Tra queste innanzitutto l’Amarone della Valpolicella classico San Giorgio di una piccola realtà come l’azienda agricola Carlo Boscaini, posta nella zona storica della Valpolicella, in una piccola valle laterale particolarmente vocata alla coltivazione della vite. Da uve attentamente selezionate, corvina 50%, corvinone 40% e rondinella 10%  provenienti da vigneti coltivati con sistemi integrati situati nella zona alto collinare dell’area dello splendido paesino di S.Giorgio Ingannapoltron, appassite in fruttaio fino al gennaio del 2004, il vino é stato prodotto con una lunga e lenta fermentazione di cinquanta giorni condotta a bassa temperatura per mantenere la maggiore integrità aromatica possibile e si è affinato per 18 mesi in botti di rovere da quindici ettolitri.
Il risultato è un Amarone della Valpolicella, dal fantastico rapporto prezzo qualità, schietto e sincero come piace a me, colore rubino violaceo brillante ed un naso dove spicca una ciliegia succosa e ben espressa di grande pulizia e nitidezza, leggere note speziate, accenni minerali. Al gusto il vino mostra grande equilibrio, un frutto ben polputo e dolce il giusto, un saldo sostegno tannico, grande piacevolezza e carattere. Con queste caratteristiche se ne consiglia l’abbinamento a piatti impegnativi e di sostanza quali carni arrosto, selvaggina, formaggi stagionati, brasati.

Azienda agricola Carlo Boscaini
Via Sengia S. Ambrogio di Valpolicella
Tel. 045 7731412
Sito Internet
E-mail
prezzo in cantina 16,50 euro 

0 pensieri su “Amarone della Valpolicella San Giorgio 2003 Carlo Boscaini

  1. Non più tardi di domenica scorsa ho bevuto l’Amarone Il Fondatore di Montresor 2003 e devo dire che mi è molto piaciuto, sicuramente il rapporto qualità/prezzo non è dei migliori (circa 30 euro) e senza farmi influenzare dalla gradazione alcolica che nei 15/15,5 gradi, vede la regola per gli Amaroni di nuova generazione, posso dire che è stato un buon bere.
    L’annata come dice Franco non ha dato una mano in quanto a freschezza, ma la presenza di un bel pò di estratto secco e di tannini di buona trama setosa ancora in via di amalgama ha non poco mitigato il tenore alcolico.
    Inoltre i sentori, sia come primo naso che a seguito di una prolungata ossigenazione in bicchiere mi sono sembrati di buon frutto e con note dolci più evolute, senza sgradevoli aromi tostati e animali che in annate storte potrebbero trovarsi nel bicchiere.
    Per concludere, sicuramente gli Amaroni 2003 non avranno grande longevità, come qualcuno vuol far crederci, ma comunque molti saranno godibili fin da subito, evitando di essere comprati solo per sfoggiarli come cimeli.

  2. Anche a me l’Amarone della Valpolicella Il Fondatore 2003 di Montresor é piaciuto molto. E’ uno di quei 10-15 massimo, non di più, che considero una positiva eccezione in un quadro generale di Amarone della Valpolicella 2003 assolutamente non soddisfacenti, per le ragioni che ho già ampiamente spiegato

  3. ciao,
    Caro Fanco,

    mi fa molto piacere sapere che tu hai apprezzato il nostro vino.

    Vuol dire che la nostra terra esprime un buon prodotto che noi non riusciamo a rovinare!!

    Mi sembra che interpretiamo il vino allo stesso modo:
    massimo rispetto del territorio e della tradizione( pratiche enologiche , varietà , legni ecc.)

    Questo tuo apprezzamento ci lusinga e ci “impaurisce”. Saremmo ora sotto una lente d’ingrandimento .

    Spero di riuscire a dimostrare anche con altri vini ed annate un uguale livello di consenso

    Ciao
    Carlo

  4. Ritorno nuovamente su questo vecchio blog perchè ieri ho provato con attenzione l’Amarone Vigneto Monte Sant’Urbano 2003 di Speri in una degustazione nella quale mi sono concentrato solo su una decina di prodotti, veramente una delusione…
    Penso che una azienda per non deludere il consumantore deve evitare di uscire anche in annate sfortunate con i suoi prodotti di punta se non li ritiene all’altezza della sua fama e dei suoi standard.
    Nel caso specifico si era capito che la stagione torrida avrebbe portato alla realizzazione di vini troppo alcolici e pesanti e quindi si è probabilmente vinificato in anticipo puntanto all’eleganza più che alla potenza, ma il risultato è stato peggio che mai.
    Il vino presenta a livello sia olfattivo che gustativo una carenza di aromaticità e di persistenza (proprio l’opposto di quello che sia aspetta da questa tipologia di vino), ma ciò che mi ha impressionato negativamente è l’acidità di questo prodotto in una annata caldissima.
    Questo è solo spiegabile con una cattiva gestione delle uve sia in vigna che in cantina.
    Quindi annata da vini marmellata o, da chi ha voluto anticipare i tempi, da vini spigolosi e senza struttura, salvo poche eccezione.

  5. Un grande vino.
    Una piccola grande azienda, un ottima gestione familiare.
    La passione e la sacralità del lavoro si fondono, riscaldano l’animo dell’uomo ed illuminano queste dolci colline.
    L’Italia dell’eccellenza esce dalle oscure nebbie.
    Nino Parma

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