Appuntamento a Poggibonsi per festeggiare Giulio Gambelli il Signore del Sangiovese

L’ho già annunciato, tra le righe, in questo post, ma l’evento, che tale è, merita un apposito annuncio. Per chi potrà essere, sabato 14 aprile, in Toscana, dalle parti di Poggibonsi e per chi ama il Sangiovese, costituisce un appuntamento da non perdere e una festa bellissima (cui purtroppo non potrò essere presente) dedicata ad un galantuomo, prima che ad un grandissimo enologo, pardon, conoscitore del vino e degustatore sopraffino, la presentazione, prevista alle 16.30 presso il teatro Politeama, cittadino, della biografia che l’amico e collega Carlo Macchi ha dedicato a Giulio Gambelli, il grande naso del Sangiovese, il migliore conoscitore di quest’uva splendida simbolo della migliore Toscana del vino.
Il volume, edito nella collana I semi da Veronelli editore, si intitolerà Giulio Gambelli. L’uomo che sa ascoltare il vino, e racconterà la vita e le opere vinose e la sensibilità unica, la personalità schiva, modesta e riservata, e la conoscenza unica, forte di ben 67 vendemmie, del Sangiovese e delle sue modalità di espressione in terra toscana, di Gambelli, consulente, o meglio consigliere di personaggi e produttori straordinari quali Gianfranco Soldera (Case Basse), Piero Palmucci (Poggio di Sotto), Sergio e Martino Manetti (Pergole Torte), e di molti altri produttori toscani che sono rimasti fedeli al Sangiovese e lo rispettano ed esaltano con i loro vini.
Al termine della presentazione è prevista una degustazione straordinaria di molti dei vini che Giulio Gambelli ha aiutato a creare.
Per informazioni tel. 0577 981652 mail

0 pensieri su “Appuntamento a Poggibonsi per festeggiare Giulio Gambelli il Signore del Sangiovese

  1. Grazie Franco,
    in effetti crediamo verrà fuori una bellissima festa. Per far capire ai tuoi lettori il personaggio e la sua immensa bravura voglio darti un brevissimo anticipo del libro, che non riporto nemmeno sul mio giornale Winesurf.. Un “nanetto” a cui ho assistito di persona.

    “Alcuni anni fa ero con Giulio nel laboratorio di analisi Isvea (ex ICE). Una ragazza, con in mano il risultato cartaceo di un’analisi e nell’altra un bicchiere con del vino si avvicina e gli chiede: “Giulio, che acidità ha questo vino?” Gambelli mette un sorso in bocca, sputa nella sua classica maniera “a raggiera” e poi sentenzia “Cinque, cinque e due massimo!” La ragazza legge il dato scritto sul foglio e borbotta scocciata “Allora ho sbagliato a fare l’analisi!”

  2. Causa malattia, non sono potuto andare alla bella manifestazione dedicata al grande Giulio Gambelli, ma vi sono andati alcuni amici che sono grandissimi appassionati di vino, come me.
    Questi, mi hanno poi raccontato della venerazione, anzi, no, non è la parola giusta, perchè più di venerazione si trattava di una gara a chi dichiarava di conoscerlo da più tempo, di apprezzarlo e di seguirlo nei suoi insegnamenti e nel suo modo di fare e di intendere vino.
    Tante frasi suonano un pò strane nelle bocche di chi ha fatto vini che andavano dietro alla moda degli anni passati in cui il Sangiovese veniva quasi ridotto al ruolo di comparsa, o sopportato perchè non se ne poteva fare proprio a meno.
    Ora che con la crisi delle vendite, con l’apatia verso i noiosi supertuscan, ritorna di moda un certo tipo di vino, tipico, non slegato al territorio in cui si produce, mi sa che si rispolverano grandi personaggi che hanno fatto la storia e troppo velocemente accantonati perchè considerati vecchi, sorpassati, forse troppo orsi come dice Carlo Macchi nel bel libro biografico per apparire nello sfavillante mondo del vino attuale in cui si bada molto alla forma, al lustrino e poco a dove nascono le cose

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