Champagne Françoise Bedel Cuvée Ciel et terre

Il tema della biodinamica o della produzione di vini secondo metodi naturali che prevedano un particolare lavoro e una cura della terra dove sono posti i vigneti tesi ad assicurare un equilibrio da ritrasmettere alla pianta per porla in armonia con l’ambiente circostante, é un tema che sta coinvolgendo molti appassionati di vino. I vini naturali o biodinamici cominciano ad avere un mercato e un importante seguito anche in Italia, come testimoniano, ad esempio, le tre manifestazioni (vedi) dedicate ai Vini Naturali e ai Vini Veri che sono state organizzate in contemporanea e alternativa al Vinitaly. Tornando ai vini, anche nella potentissima Champagne (quasi 322 milioni di bottiglie spedite nel corso del 2006) si sta sviluppando, forse in ragione di un eccessivo allargamento del territorio produttivo e di una politica vitivinicola molto aggressiva, una nuova sensibilità biodinamica che sta conducendo varie aziende, soprattutto piccoli recoltant manipulant, a rivedere tecniche di produzione e di gestione del vigneto.

Una di queste realtà molto interessanti da seguire é il domaine di Françoise Bedel (i cui vini sono distribuiti in Italia dalla società La Flute di Milano di Delphine Veissière) che vanta una piccolissima produzione (60.000 bottiglie annue), tutto in biodinamica, ovvero vigneti, 7 ettari posti nella zona occidentale della Valle della Marne, coltivati senza ricorso a diserbanti e concimi, dal 1997. La produzione, certificata Ecocert, prevede addirittura il rispetto del calendario di Maria Thun e l’uso solo di lieviti indigeni. Inoltre la pressatura delle uve viene fatta con antichi torchi e parte dei mosti fermentano in botti di rovere. Non si effettuano raffreddamenti del mosto, collaggi o filtraggi e le operazioni di remuage e dégorgement sono eseguite a mano.

Della maison Françoise Bedel ho avuto modo recentemente di degustare, pardon, di bere con gran gusto, una cuvée particolare, denominata Entre Ciel et Terre, uno Champagne Brut che nasce da uve Chardonnay (41%), Pinot noir (35%) e un 24% di Pinot Meunier, da viti di 30 anni. Un vino non millesimato espressione della vendemmia 1999, che prevede un affinamento sui propri lieviti di circa 60 mesi.
Le mie note di degustazione dicono: colore paglierino splendente brillantissimo, di grande luminosità e vivacità, perlage sottilissimo continuo zigzagante nel bicchiere, naso intenso, vinoso, fruttato, di ampia consistenza, netta la crosta di pane ed i lieviti, con note di frutta secca, pompelmo, ananas e poi di fiori bianchi ed erba a comporre un bouquet complesso.
La bocca conferma la vinosità dei profumi, con un gusto pieno, succoso, ben polputo e strutturato, un attacco secco ma cremoso, una notevole freschezza e sinuosità, con un dolce dolce acido ben calibrato che dà piacevolezza e persistenza al bicchiere.
Con il suo nerbo, la sua notevole spalla, uno Champagne di forte carattere, che darà il suo meglio a tavola, in abbinamento a preparazioni, anche elaborate, a base di pesce, ma che reggerà bene il mariage anche a carni bianche.
Prezzo importante, intorno ai 45 euro in enoteca.

0 pensieri su “Champagne Françoise Bedel Cuvée Ciel et terre

  1. Senza entrare nel merito della “crosta di pane”, ho avuto anch’io il piacere di bere recentemente una bottiglia di questo splendido champagne (non ricordo però se questa particolare cuvèe). Complimenti a Franco su come tratta l’argomento del biodinamico, oggi sempre più soggetto a confusione da parte dell’appassionato e del consumatore, sia per le continue divisioni (vedi le tre manifestazioni dedicate al naturale, al vero ed al Gruppo che fa capo a Joly, in occasione del Vinitaly) sia per la pretesa creazione, da parte di un produttore oltrepadano (da poco anche blogger) di un non meglio definito Vino Biotico (ma, ovviamente si potrebbero fare altri esempi). Su tante cose che ho letto sull’argomento è forse la prima volta che vedo un riferimento alla mitica Maria Thun. Una curiosità: la citata Maria Thun, “papesse” di 85 anni dell’agricoltura biodinamica non beve vino (bella l’intervista riportata sulla Revue de Vin de France di marzo di quest’anno).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *