Della credibilità del giornalismo sul vino

L’amico Fabio Cimmino, mio antico collaboratore ai tempi d’oro di WineReport e oggi firma del sito Internet LaVinium e del blog Esalazioni etiliche di Roberto Giuliani, nonché del sito del giornalista napoletano Luciano Pignataro, mi ha inviato questo simpatico contributo, che credo offra validi elementi di riflessione. Lo stesso vino giudicato in forma diametralmente opposta da due riviste: divergenza di opinioni dovuta ad una giusta – e a mio avviso sacrosanta – soggettività di giudizio, oppure un diverso parere che rischia di pregiudicare la credibilità del giornalismo sul vino italiano ? Ai lettori di questo blog l’ardua risposta…

“Perdonate il parallelismo. Noi giornalisti del vino assomigliamo sempre di più a certi politici e ad un certo giornalismo politicante. Il nostro lavoro e la nostra passione sono sempre più a “rischio credibilità”. Compro due riviste che parlano di vino. Non importa citare gli editori o la rivista, basta sapere che si tratta di due testate specializzate di settore. Coincidenza vuole che ci sia uno stesso vino (stessa etichetta – stesso produttore – stessa annata per esser chiari) recensito con tanto di note di degustazione. Su una rivista il vino spunta un bel 92/100, sull’altra diventa protagonista della “grande delusione: poco di buono in bottiglia”.
Trattandosi dello stesso mese suppongo che abbiano degustato il vino più o meno nello stesso arco temporale, altro particolare che ritengo rilevante se non fondamentale. Non mi interessa scendere nel particolare su chi siano gli autori, tanto meno dichiarare la mia valutazione di parte, mi interessa sottolineare e rimarcare che al di là della maggiore o minore autorevolezza dell’uno o dell’altro stiamo parlando dello stesso identico vino. Si professano entrambi degustatori esperti e rimane lungi da me qualunque intento di smentita. Vi riporto le note di degustazione, giudicate voi. Prima degustazione: “Rubino concentrato con riflessi violacei, il naso offre sensazioni molto nette e pulite di frutto maturo e gustoso, erbe officinali, cenni vegetali e balsamici. In bocca è solido ben definito, dal tannino deciso ed armonico, senza sbavature. Decisamente persistente, chiude ricordando liquirizia e piccoli frutti neri, con un tono pepato davvero avvincente. Di fronte a sé ancora una lunga vita” [92/100].
Seconda degustazione: “Il vino nel bicchiere si è svelato di un colore accattivante, rosso rubino con toni granata.[…] Un odore pungente, con note di frutta che sono sparite in un lampo per lasciar posto a odor di salamoia e di gomma bruciata.[…] In bocca si è fatto notare solo un tannino particolarmente aggressivo[…]. Il vino è scivolato via in fretta, squilibrato, lasciandosi dietro note molto mature e al tempo stesso di una sensazione dolce quasi stucchevole. Stappata la seconda bottiglia il risultato è stato, purtroppo, la fotocopia”.
In questo caso ho omesso alcuni passaggi, volontariamente, perché più che note di degustazioni mi sono sembrati commenti generici, fra l’altro, poco lusinghieri. Addirittura sul colore, cosa veramente rarissima, sembra non esserci perfetto accordo: riflessi violacei o toni granata ?! Adesso sono sicuro che sarete curiosi di conoscere di che vino stiamo parlando e vi accontento, di modo che se avrete la possibilità e la voglia di confrontare il vostro palato con questi due team di degustatori esperti o presunti tali non vi resta che mettere mano al vostro portafoglio. L’annata è ancora largamente e facilmente reperibile. Sodi di San Nicolò 1999 Castellare di Castellina Sangiovese 100%”.
Fabio Cimmino

0 pensieri su “Della credibilità del giornalismo sul vino

  1. Ciao Fabio! Ciao Franco (e hurrà Inter!). Ma veniamo alla bellissima chiosa proposta da Fabio, che non è certo la prima e non sarà l’ultima di Cimmino a mettere il dito in certe piaghe. Il fatto è che alcuni assaggiano davvero i vini, e non solo dalla botte del produttore durante una occasionale visita, magari proprio da quella speciale riservata ai giornalisti delle guide. Ma li riassaggiano anche dalla bottiglia ricevuta in omaggio o comprata presso la stessa cantina (e già qui potrebbe esserci addirittura differenza di vino…). So che Fabio i vini se li va anche a comprare in negozio, tanto per essere sicuro di commentare proprio lo stesso vino che troverà sul mercato il cliente. E proprio Fabio stesso sul sito di Luciano Pignataro scrive che perfino di questo non ci si può più fidare, perchè ci sono pure produttori che imbottigliano due vini diversi con la stessa etichetta (o praticamente uguale, comunque con piccolissime differenze non ben distinguibili dal normale consumatore).
    Comunque sia, sono degustatori che assaggiano. Possono anche essere ingannati dal produttore su quale vino, ma almeno un vino nella loro bocca comunque ci arriva. Poi ci sono quelli che non assaggiano proprio, ma riportano pari pari le note fornite per iscritto dalla casa, cretinate da imbonitori comprese. E se il responsabile del marketing della casa (che è esperto magari di un certo mercato, ma non sempre di un certo prodotto, perchè può vendere indifferentemente sia vino che marmellate o calze di nylon allo stesso modo) ha scritto “tonalità granata” perchè è torinista oppure “mineralità da travertino” perchè è romano, il pappagallo di turno non fa che scrivere altrettanto. O forse nel copiare le note si è sbagliato vino…
    Purtroppo è diventato di moda scrivere di vino e c’è una vera inflazione di cosiddetti intenditori. Guarda caso, sono proprio questi i paladini che vedrebbero barrique dappertutto, anche dove per fortuna non ci sono, oppure vorrebbero vaniglia, cuoio e cioccolato in vini vispi ed allegri come il Marzemino. Mi sembrano tanti Bruno Vespa quando avremmo invece ancora bisogno di un umile ma grandissimo Mario Soldati.

  2. Una famosa rivista, poco tempo fa, ha pubblicato un articolo titolato “La Guida Della Guide”, in cui ha fatto pura statistica sui vini italiani di eccellenza segnalati dalle cinque guide più vendute in Italia.
    Su circa 1600 vini che hanno conseguito il massimo punteggio (Tre Bicchieri, Cinque Grappoli ecc.ecc.) delle cinque guide, solamente DUE sono stati citati da tutte e cinque, sedici da almeno quattro, cinquantacinque da almeno tre, con percentuali del 0,13%, 1,5%, 4% dei consensi (tutte queste cifre le ricordo a memoria, ma non dovrebbero discostarsi molto dalla statistica reale).
    Insomma, solo due vini che mettano d’accordo tutte e cinque le guide come vini eccellenti mi sembrano veramente pochi, ovvero c’è davvero qualcosa che non funziona nel sistema Degustazioni-Guide-Stampa.
    Max Pigiamino Perbellini

  3. Cito: ” E il sesso degli angeli ?

    scritto da Carlo Merolli il 25.04.07 10:39 ”

    Carlo son tutte femmine, femmine sono!

  4. E’ inutile fare tanti giri di parole inutili, cerchiamo di essere concreti, almeno noi, ogni rivista o guida, ha da un lato la soggettività di giudizio che evita la standardizzazione delle valutazioni, dall’altro, come per i quotidiano e qualsiasi tipo di informazione, c’è l’opinione di chi scrive e/o della direzione per la quale si scrive.
    Non deve essere certo questa dicotomia di opinione/giudizio su uno stesso vino a mettere in crisi la vostra categoria.
    Noi utenti di queste informazioni su: vini, aziende, enologi e quant’altro dobbiamo essere un poco come San Tommaso, provare sulle nostre papille olfattive e gustative oltre che con gli occhi quello che scrivono gli altri e raccogliere spunti da mettere in pratica da soli o con amici che condividono la nostra stessa passione.
    Io sono sempre alla ricerca di riviste del settore che non siano troppo tecniche o parlino di vini incomprabili e introvabili e che abbiano una certa professionalità e oggettività, ma in questo mare di carta stampata è difficile raggiungere l’obiettivo perchè, non prendiamoci in giro, sono le amicizie e gli sponsor che portano avanti un giornale e non solo le copie vendute.
    Qundi la crisi del giornalismo sul vino è da imputare alla voglia di sensionalismo o di essere sempre contro qualcuno o qualcosa per distinguersi dalla massa, più che ad una semplice diversità di opinione.

  5. Ad ottobre di 2 anni fa pubblicai un articolo dove mettevo a confronto tre guide ai vini, evidenziando in rosso i vini premiati che combaciavano. Il risultato era abbastanza stupefacente. Per anni mi sono divertito a leggere e confrontare le degustazioni di uno stesso vino sulle diverse testate e, spesso e volentieri, non trovavo corrispondenza neanche nei sentori percepiti, il che ci può far capire quanto siano pochi coloro che hanno imparato ad avere dei riferimenti precisi su questo o quel sentore. Quando feci il corso di sommelier, ricordo che ci venivano consegnati a inizio lezione una serie di spezie, tessuti, fiori, semi e quant’altro potesse farci abituare al riconoscimento. Ma questa è un’altra storia…
    In realtà, credo che la differenza di giudizio, quando è così forte, dipenda principalmente dall’opinione e dall’aspettativa di ciascuno di noi nei confronti di quel vino. Per fare un esempio non a caso, il pluripremiato Brunello di Casanova di Neri, è spesso oggetto di forti dibattiti fra chi trova mille volte meglio un Brunello dove il sangiovese esprima tutto il suo carattere, l’eleganza, la finezza, piuttosto che un Brunello che esprima potenza, grassezza, colore nerastro e impenetrabile, che sono tratti assai lontani al sangiovese. Se si confrontassero le impressioni gusto-olfattive dei due diversi degustatori, avremmo risultati assai lontani.

  6. Dimenticavo, per i curiosi:
    http://www.lavinium.com/italiano/vdit2006.shtml.
    Vorrei aggiungere anche che, quello che si può fare in cantina è praticamente illimitato, e dipendente dalla coscienza del produttore. Basta assaggiare lo stesso vino in cantina da contenitori diversi per rendersi conto di quanto sarebbe facile produrre tot bottiglie di un tipo e tot di un altro, con buona pace di questa o quella guida. Ancora, ci sono produttori che mettono l’azienda nelle mani di enologi di grido con l’obiettivo di fargli ottenere i massimi punteggi dai vini, e spesso ci riescono. Chi poi ne scrive, se è imparziale e non condizionato o, peggio, comprato, darà un’opinione probabilmente molto contrastante.

  7. ..ma che vuol dire “giornalista del vino”? Tante parole inutili che in un momento di magra ( e non) non fanno più effetto ne sui produttori ne sui consumatori. Oggi le riviste con tirature da 60.000 copie ti offrono una pagina intera di pseudo-intervista con 300 euro di spesa. E’ tutto dire.Mancano braccia all’agricoltura, signori !

  8. Dissento totalmente da “brochure” quando afferma: “la crisi del giornalismo sul vino è da imputare alla voglia di
    sensionalismo o di essere sempre contro qualcuno o qualcosa per
    distinguersi dalla massa, più che ad una semplice diversità di opinione”. La crisi di larga parte del giornalismo sul vino, a mio parere, va invece attribuita all’abitudine di larga parte dei giornalisti che scrivono di vino di fare i “pesci in barile”, di non prendere posizioni nette, di stare bene attenti a non inimicarsi, scrivendo determinate cose, i potenti, i padroni del vapore, le grandi aziende ed i grandi potentati che fanno pubblicità sulle riviste a carta patinata e sulle guide cui questi giornalisti collaborano.
    E’ un giornalismo poco coraggioso e quindi scarsamente autorevole, conformista per natura ed in larga parte non dalla parte del lettore, ma degli interessi di quel mondo del vino con il quale é, oggettivamente, in sinergia…

  9. Caro Franco penso che in fondo abbiamo detto le stesse cose.
    L’assenza di coraggio deriva dalla necessità e dalla volonta di piegarsi alle esigenze (o direttive vedi tu!) della testata per la quale si scrive e alle aziende che fanno pubblicità sulle stesse o anche alle grandi aziende vinicole che muovono il business.
    E’ molto difficile trovare un giornalismo veramente dalla parte del lettore, ma non generalizziamo, perchè con “adeguata capacità critica” possiamo trarre qualcosa dai vari articoli presenti sul mercato…

  10. Mah, propendo e credo sicuramente al commento N°1. Assaggiato alcune volte mi ritrovo nelle note descritte….
    Sul commento n°2 vorrei stendere un velo pietoso. La “mission” di quella rivista è ben nota……Meglio era mettere in parallelo che so’…una rivista americana e una francese di certo prestigio……..

  11. Copio ed incollo:
    Io sono sempre alla ricerca di riviste del settore che non siano troppo tecniche o parlino di vini incomprabili e introvabili e che abbiano una certa professionalità e oggettività, ma in questo mare di carta stampata è difficile raggiungere l’obiettivo

    E’ questo il punto…….non ce ne sono….il panorama è scarno se non nullo. Quel paio di interessanti si ricevono solo su abbonamento….Ecco che basta poco allora per stupire. Titolone,un efficace impatto visivo,una mancanza quasi totale di alternative…e il gioco è fatto…….

  12. x Sirio: Giornalista del vino significa nè più nè meno giornalista che si occupa quasi esclusivamente di vino (o comunque di enogastronomia). Non penso che inviterebbero mai uno di noi a commentare gli sviluppi della guerra in Iraq oppure per un analisi del momento politico italiano (non che non ne abbiamo la capacità sia ben inteso, io mi riferisco ad una specializzazione, quindi conoscenza & preparazione, che si presume abbia chi scrive specificatamente di vino).

    x Arnaldo: Perchè riviste americane o francesi di prestigio?!… parliamo delle riviste italiane che si trovano diffusamente in edicola, che possiamo tutti ben comprendere e che per esistere qualcuno dovrà pur comprare.

  13. Per Fabio: come al solito sei un grande.

    Condivido ciò che ha scritto Rovino: “In realtà, credo che la differenza di giudizio, quando è così forte, dipenda principalmente dall’opinione e dall’aspettativa di ciascuno di noi nei confronti di quel vino”.
    Credo anche, che per molti di noi, aspetti che non sono presi in considerazione dalle schede di degustazione (vedi A.I.S.), incidano fortemente sul nostro giudizio finale del vino. Facciamo un gran parlare di tipicità, aderenza al territorio, cru e terroir, e poi compiliamo schede che non contemplano questi elementi e valutiamo parametri tecnici (non che sia sbagliato) come acidità, sali minerali, tannini, ecc. ecc. Ma spesso ciò che cerchiamo è semplicemente un vino schietto e sincero, anche se con qualche difetto, piuttosto che vini perfetti ma incapaci di emozionare. O no?
    L’esempio del Brunello Casanova di Neri credo sia perfetto.

  14. A Fabio: una delle due riviste che tu hai preso ad esempio bastona mensilmente un vino di fascia medio-alta per spiegare che spesso “spendere” non vuol vuol dire “bere bene”.Piu’ di qualche volta,raffrontando alcune loro “bastonate”,non ci siamo per nulla ritrovati nelle loro descrizioni,anzi all’esatto contrario. Ecco perchè non trovo molto attendibili le loro “sparate”,probabilmente mirate a promuovere la fascia “bassa” di mercato,spesso bistrattata dai “veri appassionati” che cercano sempre o spesso la bottiglia di prestigio.Diverso era se mi paragonavi Parker o Revue de France. Purtroppo il panorama giornalistico disponibile in edicola è scarso,in alcuni mesi nullo.
    Se ad esempio, il livello in edicola fosse solamente la meta’ di quello che leggiamo su blog,newsletter,etc etc (dove tra l’altro ti leggo sempre con piacere)…….

  15. Sempre x Fabio
    A proposito visto che non so in che altra maniera farteli……dopo aver conosciuto,salutato,e complimentato Luciano Pignataro per la nuova edizione della GUIDA AI VINI DELLA CAMPANIA, volevo fare lo stesso anche con te,che sei a stretto gomito con Luciano e hai collaborato alla guida.Una guida che di edizione in edizione trovo sempre piu’ completa ed interessante!

  16. Finora avete parlato fra giornalisti o blogger del vino, due parole dal mondo della produzione e della commercializzazione del vino.
    E’ sorprendente la diversità di giudizio sui grandi vini italiani, sui vini di elite le differenze di giudizio dovrebbero essere minime, sfumature, poi a fine degustazione il parere personale, che va la di là della parte tecnica della degustazione.
    Avviene non soltanto nel mondo del vino, ma molto spesso chi scrive pensa a chi leggerà il suo pezzo, e non si può parlare male di una sfilata di vestiti se così rischi di non essere invitato alla cena con i nomi prestigiosi della moda della finanza e dell’industria, o siccome sai che non ti cagherà (scusate la citazione oxfordiana) mai nessuno, allora spari giudizi negativi a raffica per farti bello con il tuo gruppo di sfigati.
    Chiedo più coraggio nei giudizi, che vuol dire anche essere d’accordo con un collega che ci sta sulle palle o che non stimiamo, non sempre essere fuori dal coro è indice di imparzialità, a volte è indice di volersi distinguere ad ogni costo, cosa questa alquanto meschina quando si fa sulla pelle di qualche produttore.
    Caro Franco continuerò a leggerti anche se non riceverò più la tua newsletter.

  17. Coi sodi di san nicolò non è la prima volta che succede. In psassato già questo Vino ha subito critiche moooolto diverse tra loro. Il secondo passo è dal Mio Vino, e il primo? E se il primo fosse un campione preparato apposta? Di questo non ne parla nessuno?
    Alex

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