In Monferrato “lo fanno meglio”: un “elegante” esempio di comunicazione

Ambiziosa iniziativa della Provincia di Alessandria, che intendendo sostenere la candidatura del Barbera Monferrato Superiore a prossima Docg, da semplice Doc che attualmente è, ha pubblicato un ampio e articolato dossier sulle pagine, sempre estremamente ospitali per Consorzi, Enti, Associazioni, della rivista Barolo & Co diretta da Elio Archimede, che ospita l’inserto nel numero di marzo.

L’apertura è affidata ad una doppia pagina pubblicitaria, a cura dell’Assessorato all’Agricoltura e alla Promozione e Valorizzazione Prodotti Tipici e Pregiati della Provincia alessandrina, pagina dove viene lanciato lo slogan “Verso la Docg Barbera Monferrato Superiore”. Viene poi riportato l’elenco di una serie di aziende, note e meno note, che sostengono il passaggio alla garantita, e poi per ribadire la forza di questo progetto, si assicura “cominciamo da qui per diventare tanti”, il tanti tutto a lettere maiuscole e cubitali.

Nel dossier seguono poi un intervento, molto in politichese, del presidente della Provincia Filippi, i dati statistici relativi alle aziende vinicole attive e agli ettari vitati comune per comune e per singola area (Acquese, Ovadese, Gavi, Monferrato Casalese, Colli Tortonesi, ecc.), su quanti ettari possono contare le più importanti varietà come il Barbera, il Dolcetto, il Cortese, il Moscato, quindi il bravo enologo e agronomo Maurizio Gily ci assicura essere la terra alessandrina una terra di grandi opportunità “la cui vocazione enologica è stata finora rivelata solo in parte” dove la viticoltura è “contadina più delle altre, perché è stata meno accompagnata dallo sviluppo dell’industria enologica” e quindi “è stata soprattutto una produttrice di uve, che ha lasciato ad altri territori molto valore aggiunto e ne ha sofferto sia sul piano economico che su quello dell’immagine”.

Osservazioni molto interessanti e pertinenti, rafforzate da un punto di vista dell’Assessore all’Agricoltura Davide Sandalo sulla Tenuta Cannona di Carpeneto e sul suo ruolo di centro sperimentale di ricerca e formazione, da un’indagine sui Colli Tortonesi e dintorni con tanto di dati produttivi e statistici e da riflessioni su “turismo rurale e tutela del paesaggio agrario” in Monferrato. Un bel lavoro, insomma, fatto con un certo stile.

Peccato però che nel cuore del dossier, a pagina 41, la Provincia di Alessandria e la Camera di Commercio di Alessandria per annunciare la loro presenza al Vinitaly abbiano pensato nientemeno che ad una loro pagina pubblicitaria la quale, accanto all’indicazione del padiglione alla rassegna veronese, dei Consorzi e delle Enoteche Regionali presenti, presenta una vignetta che, forse, nelle intenzioni di chi l’ha inventata voleva essere spiritosa, ma che riesuma, invece, un umorismo di bassa lega, degno, con tutto il rispetto parlando, di un raduno di camionisti o di scaricatori di porto.

Sovrastata da un fumetto dove si legge “in Monferrato lo fanno… meglio. La Barbera” compare una pettoruta signorina grandi forme scollacciata e dalla gonna svolazzante, dallo sguardo ammiccante e dall’eleganza da peripatetica… Perbacco, che grande trovata la battuta sul Monferrato dove lo si fa meglio, ovviamente alludendo alla Barbera e non ad altro, che humour finissimo quasi da caserma con questo doppio senso da Alvaro Vitali anni Settanta ! Una trovata geniale, di gran classe, gusto e misura, per un advertising istituzionale siglato, con tanto di marchio o di logo, dalla Provincia di Alessandria, dalla Camera di Commercio di Alessandria, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria….

Se lo spirito è questo, potranno anche richiedere la Docg per il Barbera Monferrato Superiore, pubblicare redazionali, a pagamento, anche su Corriere della Sera e New York Times, ma l’immagine, purtroppo, rimarrà sempre quella di un distretto vinicolo dalle grandi potenzialità e a buona vocazione, che vorrebbe crescere e diventare importante, ma non ce la fa proprio. Questione di testa, questione di stile, di cultura, che o si hanno oppure non si possono proprio inventare…

0 pensieri su “In Monferrato “lo fanno meglio”: un “elegante” esempio di comunicazione

  1. A parte la ennesima pubblicità giocata sui doppi sensi da osteria “Peppe lo zozzo”, è interessante notare come in Piemonte si facciano in 4 per ottenere le docg, a cui attribuiscono un valore “alto”, mentre in Toscana si fa motivo d’orgoglio di avere le Igt, tanto da considerarle fondamentali per il futuro del vino italiano.
    Ciascuno persegue i suoi obiettivi, ma la qualità non è sempre generosa compagna.

  2. Senza alcun intento polemico: ma tu (ed altri) vorreste veramente un mondo del vino austero, compreso nella sua sacralità innominabile, in cui non si ride mai?
    Alla fin fine, il mondo del vino non è una chiesa, in cui bisogna stare zitti, parlare sottovoce, pregare, cantare inni, ascoltare il sacerdote, lasciar fuori sigarette, cellulari, battute e umorismo. La rovina della stampa vinicola è proprio quell’aura iniziatica che la avvolge, quella tendenza a fare del vino una santa reliquia, mentre è semplicemente una bevanda e non il Sacro Graal.
    Poi, intendiamoci, i gusti sono gusti e sono personali, e non ci metto bocca. La pubblicità può piacere o non piacere. Il fatto è che non si capisce perché il vino non debba essere pubblicizzato come un qualsiasi altro prodotto. Le pubblicità coi doppi sensi ci sono dappertutto, forse troppo: se non piacciono, va bene, ma lo si dica nudo e crudo, senza tirar in ballo stile, cultura e cose del genere. No?

  3. Libero di apprezzare i doppi sensi e le battute da caserma Farina e di assuefarti all’idea di una comunicazione pubblicitaria e non fatta di “patatina che tira” e altre “delizie” e delikatessen. Io, che non ricerco nel vino il Sacro Graal, penso si possa comunicare anche in maniera spiritosa, ma con eleganza e simpatia. Elementi che la trovata della Provincia di Alessandria, che non é una pubblicità, ma una comunicazione istituzionale, assolutamente ignora.

  4. Se il vino Barbera merita la DOCG per la sua qualità in quanto tale, non vedo perché dovrebbe essere penalizzato da una vignetta che può divertire o meno.. (a seconda dello humor di chi la legge).

    Mi viene da pensare che un vino sia premiato allora per la “qualità” dei discorsi che girano intorno ad esso e non al profumo, al sapore e alle senzasioni che dà quando lo si beve!!!

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