Padiglione Campania al Vinitaly: tanto rumore per nulla

Spinto da un tambureggiante tam tam mediatico (sito Internet dedicato, comunicati stampa, articoli elogiativi) sono andato anch’io al Vinitaly a rimirare il nuovo mega stand del Padiglione Campania, la Tensostruttura B., ovvero lo “spazio di 5.000 metri quadrati di straordinaria suggestione”, che come annunciato avrebbe ospitato insieme per la prima volta ben 192 aziende (177 specializzate nel comparto del vino, 15 in quello dei distillati e dei liquori) di tutte e cinque le province della Campania felix.
Ci sono andato perché non potevo perdermi, dopo le “cantine ed i relais di lusso”, anche il “primo padiglione disegnato da un architetto e designer di grande fama” realizzato da Gae Aulenti, nome noto dell’architettura italiana e mondiale, per la Regione Campania. Questo nel quadro di un progetto compreso nel Piano delle attività a supporto del sistema agroalimentare della Campania varato dalla giunta regionale presieduta dal governatore della Campania, Antonio Bassolino, su proposta dell’assessore regionale alle Attività Produttive, Andrea Cozzolino.

Mi aspettavo, data la fama dell’architetto Aulenti, il tono celebrativo ed enfatico delle anticipazioni, e l’assicurazione, data dal governatore Bassolino, che l’intervento di Gae Aulenti si sarebbe configurato come una vera e propria “installazione d’arte” che “richiama la cultura e il patrimonio agricolo del Mediterraneo, con grandi alberi d’ulivo, campi di grano e distese d’acqua”, qualcosa di speciale. Insomma qualcosa di immaginifico ma chiaro a capirsi, in grado di collocare idealmente il visitatore al centro del grande vigneto (circa 30 mila ettari) Campania. M’aspettavo, insomma, un colpo di genio, una rivelazione, di essere colpito ed emozionato, ma riportato all’epoca leggendaria dell’Ager Falernum oppure accompagnato tra le alberate casertane, tra i vigneti eroici di Ischia o di Gragnano, su per le erte vitate ai piedi del Vesuvio, o nei vigneti collinari di Taurasi.

Niente da fare. Una volta entrato nel mega padiglione, in una tensostruttura non dissimile di molto, forse solo più elegante e razionale nel disegno, da altre disseminate nel grande quartiere fieristico veronese, di emozioni – e di vigneti – nemmeno l’ombra.

Senza alcun briciolo di fantasia, con un razionalismo un po’ raggelante con le 192 aziende disposte ai lati di tutto il padiglione, ospitate in stand espositivi bianchi tutti nello “stesso stile minimalista, ad altezza uomo per essere visibili da ogni punto”, ai quattro angoli i “wine bar per le degustazioni tecniche” e al centro del padiglione, rigorosamente senza “nessuna concessione alla tradizionale immagine oleografica della regione”, dunque senza pizza, mandolino e Pulcinella, ma anche senza nessun segnale chiaro che ci facesse capire di trovarci idealmente nel cuore del vigneto campano, la “installazione d’arte” cara a Bassolino, ovvero una piazza di 1200 metri quadrati con tanto di “paesaggio agricolo capovolto” di 650 metri quadrati, “con prati, ulivi, acqua, e roccia”, ma senza nemmeno l’ombra di un vigneto.

Lascio agli esegeti, agli studiosi di architettura, a progettisti, tecnici, ingegneri, magnificare questa “struttura in carpenteria metallica leggera che sostiene un’area di 650 metri quadrati di prato (350 mq), campi di grano (100mq), acqua (100mq) e roccia (100 mq), il tutto capovolto”, oppure il prato “realizzato con 3 tonnellate di rafia tinte e cucite su un tappeto di tela” le 40 mila spighe che compongono la sezione di grano “realizzate con materiale misto (spighe vere essiccate e materiali sintetici)” e poi lo specchio d’acqua “reso con una superficie dipinta di blu e lucidata a specchio”. Ed infine la geniale pensata di porre al centro di questo paesaggio “6 alberi di ulivo capovolti con grandi chiome arboree realizzati su calchi di tronchi veri e con 8500 rami di ulivo”.

Se voleva stupire, questa installazione realizzata dal laboratorio scenografico Mekane su disegno dello Studio Aulenti, c’è riuscita in pieno. L’ha fatto non solo per l’abilità con cui si è evitato di riprodurre un solo vigneto, cosa ancora più geniale trattandosi di un padiglione che comprendeva i produttori di vino campani presenti in una rassegna vinicola come il Vinitaly, ma perché questo “allestimento ad alta suggestione” che verrà utilizzato sino al 2009, ha comportato una spesa pari a circa due milioni di euro. La metà dei quattro milioni di euro che la Regione Campania ha stanziato per la riconversione di 500 ettari di vigneto.

Difficile, dinnanzi ad un simile palese, anche se artisticamente infiocchettato, sperpero del denaro dei contribuenti, ad una pensata così senza senso e assurda (alberi di ulivo capovolti e spighe di grano invece di vigneti !) sfuggire alla tentazione di chiedersi se la Regione Campania che spende senza battere ciglio due milioni di euro per la “installazione d’arte” firmata Gae Aulenti sia la stessa Regione Campania in perenne emergenza munnezza, con tanto di Commissario Governativo Delegato impegnato a lavorare duramente “per liberare la Campania dall’assedio dei rifiuti” perché gli amministratori regionali non sono stati capaci di realizzare un organico, intelligente programma di smaltimento.

Ma forse ‘o Governatore, quello che vede nella possibilità di “fare nuovi passi avanti, dobbiamo farli insieme, istituzione e imprese” il “senso più importante della nostra partecipazione a Vinitaly”, considera anche i cumuli di munnezza che stringono d’assedio l’ex Campania felix come una “installazione d’arte”, purché realizzata senza “nessuna concessione alla tradizionale oleografia della regione”, mi raccomando !

0 pensieri su “Padiglione Campania al Vinitaly: tanto rumore per nulla

  1. ZIliani, ora che Lei ha svelato cosa stia dietro al faraonico padiglione campano, giustamente viene da indignarsi per la spesa e da pensare se era il caso di ricorrere a Gae Aulenti quando si hanno contrade piene di rifiuti.
    Mi conceda però una interpretazione – molto soggettiva – sul perchè in quel plastico al contrario mancassero i vigneti.
    I vigneti non ci stavano perchè stavano sotto: come un luogo dell’ immaginario che i vignaioli potevano raccontare al pubblico, con i loro vini con la loro storia. Le assicuro che questa è stata davvero la sensazione avuta, incontrando almeno un paio di produttori. Quanto allo stile dell’ allestimento, ora che Lei m’ha messo al corrente che la firma è quella… Di Aulenti non mi piace nemmeno tutto quel gran “lapidarium” della parte riservata alla scultura al Museo D’Orsay…

  2. In verità i primi a lamentarsi sono stati proprio i produttori, stipati in un open space (perché tale era) dove non è stato previsto praticamente nulla di utile, nemmeno le cose più elementari. Con due milioni di euro spesi per qualcosa che sta sulla testa di chi promuove i propri vini, forse centomila potevano spenderli per rendere l’accoglienza dei visitatori più piacevole, con sedie comode e maggiori spazi di movimento. Se gli stessi produttori non avessero fatto cagnara, non era consentito neanche esporre immagini aziendali o dei mancanti vigneti su quelle pareti che, dovevano per forza essere tutte bianche e linde…

  3. Allora: poiché la Regione Campania non sa risolvere il problema della nettezza urbana tanto vale che si presenti al Vinitaly con saio di tela, cenere sulla testa due sedie ed un tavolino ? o meglio che ne stia proprio lontana ?

    Oppure che i produttori portino ognuno una gigantografia dei cumuli di monnezza e spieghino al compratore giapponese o americano di passaggio che “noi facciamo sí vino e cerchiamo di farlo anche bene, peró la nostra Regione non sa amministrare la raccolta dei rifiuti per motivi anche legati alla criminalitá organizzata….” E se il compratore avesse fatto osservare che era venuto qui a Verona per assaggiare vino e parlare di vino e che della condizione della nettezza urbana regionale, si, se ne dispiaceva molto, ma veramente, se se ne potesse parlare in altra sede ?….

    Confido che la Regione avesse nel capitolo apposito i soldi per pagare Gae Aulenti e magari lasciare anche un paio di caffé sospesi. Se poi ha distolto fondi dalla gestione dei rifiuti, ne pagheranno – o non ne pagheranno – le conseguenze i relativi responsabili.

    Su Gae Aulenti mi sembra che ci sia poco da dire di nuovo: fa parte della storia della nostra architettura moderna ed é responsabile solo verso i committenti. Si fará certamente una ragione del fatto che il suo padiglione non piaccia a qualcuno, mentre M.Grazia ha dato una spiegazione piu´che accettabile dell’ idea del disegno del padiglione. Idea secondo me non rivoluzionaria, ma neanche tanto ovvia, se si pensa alle migliaia di foto di grappoli, botti, vigneti che decorano stand e siti internet.

    Ma insomma Franco: come erano sti vini campani ?

  4. @Carlo, sono d’accordo sulle tue conclusioni. Può darsi che, come dice Rovino, qualche produttore non sia stato soddisfatto, ma quanto all’ emozione che alcuni vini mi hanno trasmesso, ne avrei da dire. In particolare di uno – forse lo descriverò a tempo debito.
    Quando ho letto il post di Ziliani (@Franco: ricevo il nuovo De vinis e mi gusto la tua rubrica “Io non ci sto”) mi sono accorta che, descrivendo il padiglione Campania e il plastico a chi mi chiedeva cosa c’era da vedere, avevo parlato d’acqua, di olivi e di spighe e … di vigne.
    Sì di vigne, ma le vigne non c’erano e se non lo ricordava Franco…
    Per questo ho detto con sicurezza: il vigneto era il luogo dell’ immaginario che i produttori potevano raccontare. Lieta di conoscerti.

  5. il problema non era il padiglione, bello e originale ma
    i produttori che se ne stavano seduti davanti al portatile)e a parlare tra di loro.

  6. Mi sembra davvero superficiale il commento sulla monnezza della Campania. Mi pare che tante regioni abbiano i loro guai, i loro ecomostri, la corruzione, le ronde notturne, i ghetti suburbani, le discariche abusive, il saccheggio del territorio (vedi la polemica guiata da Asor Rosa in Toscana). E allora? La Campania non ha diritti perchè ha la monnezza? Se entriamo in questa logica, le regioni e altri enti pubblici non devono andare più in nessuna fiera, di nessun tipo, e occuparsi di cose più importanti: scuola, sanità, servizi sociali, emarginazione, formazione professionale, devianza giovanile ecc.

  7. Io ho attraversato il padiglione entrando da una porta laterale perché volevo tagliare la fiera e raggiungere in breve l’altro versante. Ero senza mappa e mi sono ritrovata all’improvviso sotto questo campo di olivi. Effetto bellissimo, inaspettato, spettacolare. Solo che poi raccontavo: “hai visto che bello il Sol?”
    Il mio Abruzzo ha piazzato una bella foto (fotomontaggio) fuori da padiglione e all’interno era davvero triste, vuoto, spoglio, nulla.
    Non so che preferire.

    E poi ogni critica è lecita, in Italia c’è il festival di San Remo e in ospedale si muore se va via la luce.

  8. affascinante l’esegesi dell’allestimento dello stand della Campania al Vinitaly data da Maria Grazia:
    “Mi conceda però una interpretazione – molto soggettiva – sul perchè in quel plastico al contrario mancassero i vigneti.
    I vigneti non ci stavano perchè stavano sotto: come un luogo dell’immaginario che i vignaioli potevano raccontare al pubblico, con i loro vini con la loro storia”. Anche se affascinante questa spiegazione non mi convince e resto dell’idea che quella di Gae Aulenti e dei suoi committenti sia stata una scelta cervellotica. Anche se pare che lo stand sia piaciuto molto anche a Massimo Cacciari, raffinato intellettuale e sindaco di Venezia…

  9. Franco;
    Oltre al detto aggiungerei che, quelle poche volte che ci sono entrato il padiglione era quasi sempre vuoto, e i Produttori stavano nelle stallette stipati come cavalli da corsa.
    Non era meglio se toglievano quella tettoia sospesa, e con i soldi risparmiati avessero fatto un grande abbinamento di cibo e vini Campani !!
    Nell Padiglione Toscana i vini erano caldi, di quanta gente c’era all interno, nell Padiglione di lato, quello della Puglia era un deserto……..
    E ora che l’ente Fiera riorganizzi un po il tutto, faccia ruotare le Regioni, colleghi i Padiglioni con tettoie, aggiorni gli introvabili bagni, i Parcheggi esterni fanno pieta’, sia piu severa per chi entra, un ragazzo aveva 5 weekend pass sotto lo stesso nome !
    Grazie
    Angelo

  10. Caro Franco,

    non prendertela. Se la Regione Emilia Romagna (noto
    modello di buon governo) sponsorizza e presenta il vino Erectus (www.vinoerectus.com) come nuova frontiera dell’enologia mondiale la regione Campania
    puo’ tranquillamente dilapidare i soldi pubblici con Gae Aulenti.

  11. Salve a tutti. E’ la prima volta che scrivo su di un blog… questa volta non ho saputo resistere dal “dire la mia”. Vado al sodo. Leggendo i commenti di coloro che hanno gridato allo scandalo, riguardo all’opera che ha caratterizzato il Padiglione Regione Campania all’ultimo Vinitaly, mi sembra di avere percepito, essenzialmente, contestazioni relative all’estetica dell’opera, alla progettazione espositiva dell’intero padiglione, al costo eccessivo di realizzazione con conseguenti valutazioni socio-politiche. Francamente mi sembra una polemica sterile e demagogica. Analizzando sommariamente. 1)L’estetica, come tutti sappiamo, è soggettiva. Forse, se ci fossero state le vigne, piuttosto che il grano o gli ulivi, sarebbe cambiato qualcosa? Probabilmente qualcuno avrebbe avuto da ridire perchè c’erano le vigne e non altro! E poi scusate, ma il vinitaly non include anche il SOL (Salone internazionale dell’olio d’oliva extravergine di qualità)? 2)La progettazione espositiva, non mi è sembrata peggiore di altri padiglioni… Non era forse peggio operare nel padiglione Sicilia, basso e angusto? O degustare nel padiglione Toscana con vini a 24°C (provato personalmente)? 3) Il costo eccessivo e conseguenti riflessioni socio-politiche. Sicuramente 2 milioni di Euro sono tanti soldi… soprattutto in tempi come questi! Di certo esistono molti modi migliori in cui investire simili risorse, soprattutto quando si tratta di denaro pubblico, in Italia poi abbiamo l’imbarazzo della scelta, in Campania pure. Proprio per questo non vedo il nesso con lo specifico problema dello smaltimento dei rifiuti? Sparando nel mucchio qualcosa si colpisce sempre… case, strade, ospedali, assistenza malati, famiglie meno abienti, ect.ect.ect. Poteva essere nominata qualunque carenza o disservizio, sarebbe stata identica cosa: demagogia. Sono buttati 2 milioni di Euro per realizzare un campo fasullo capovolto, ma allo stesso modo sono buttati anche i milioni di Euro con cui vengono retribuiti certi divi della Rai per poche ore di lavoro o certi manager capaci solo di affondare aziende a partecipazione statale (come vedete parlo sempre di denaro pubblico), e per dirla tutta mi sembrano buttati anche 35 Euro d’ingresso al Vinitaly, da parte di tanti saputelli del vino, che passano una giornata a girar bicchieri, tra il proclama di un aggettivo ad effetto ed un profumo astruso! E allora che facciamo? Vietiamo al Governatore della Campania d’invesrire 2 milioni di Euro in una campagna pubblicitaria ad effetto di cui comunque tutti ne hanno parlato? Allo stesso modo dovremmo vietare a mezza Italia di alzarsi la mattina, tanti sono gli sprechi!
    Una cosa piuttosto avrei da criticare: gli olivi erano fatti male. Da lontano, alla prima occhiata, sembravano querce! Avevano la chioma folta, piena di rami e foglie, sul subito ho pensato al rovere… (sarà un condizionamento dei tempi?)… solo avvicinamdomi ho visto le olive nere appese ai rami, il tronco poi ha fugato ogni dubbio. Mi dispiace per i progettisti e gli autori dell’opera, ma avete toppato. Avresti potuto spendere molti meno soldi, meno rami… meno soldi (l’atroce dubbio sorge spontaneo). Vi consiglierei una bella passeggiata nei piacevoli oliveti della mie zone per vedere da vicino come è fatto un ulivo. Del resto, con 2 milioni di Euro, un week-end in Toscana c’incastra, no?
    Cordialmente.

  12. Io sono stato 5 giorni al Vinitaly. Tutta questa gente , tutti questi compratori, tutto questo entusiasmo non mi sembrava esserci. A parte il fatto di una Manifestazione che vuole essere internazionale fatta in una città con atteggiamenti e modi provinciali che non può essere più tollerata. Un nugolo di vigili in motorino che hanno fatto il pieno di multe, le casse con il cartello “si accettano solo contanti”, non parliamo di alberghi o di parcheggi. Ma tutto questo ha una spiegazione ( come lo stand della Campania)il sorgere di una nuova economia:l’economia della politica!Regioni, Provincie ( in aumento) Comuni, Comunità,Enti, Consorzi etc. con tutti “politici” , portaborse, amici degli amici, auto blu, telefonini etc.un vero giro economico. Anche io sono entrato nello stand della Campania ho alzato gli occhi al cielo per 2 minuti e sono andato via, i produttori sembravano tante api nell’alveare tutti uguali. Ma tutti sereni perchè tutto “a gratis”. Durerà tutta questa “economia fittizia” in un mondo globale e di confronto quotidiano con ben altre realtà? Chiuso il Vinitaly sono partito per Stoccarda ho acquistato il biglietto dell’aereo , ho prenotato con la mia carta l’albergo, mi sono messo 2 salami in valigia per contattatre un distributore in quella città. La mia faccia oltre che stanca era un pò preoccupata perchè non sapevo come andava la trattativa e quale lavoro futuro potevo crearmi, una cosa era però certa non avevo niente ” a gratis”, tutto a mie spese forse come dovrebbe essere e fare un vero imprenditore. saluti

  13. Non ho capito,Franco,scusa…..non ti è piaciuto??A me si,rispetto ai padiglioni precedenti,questa installazione mi è parsa davvero imponente,maestosa,bella,,,,,vogliamo parlare invece del casino degli altri padiglioni,con produttori mischiati regioni tra regioni, veneti in mezzo ai marchigiani,abruzzesi in mezzo ai veneti….quello non va bene,direi….o no??

  14. due milioni di euro per una normale tensostruttura con stand tutti uguali e tristi ? Due milioni di euro per la “trovata” degli ulivi e del grano appesi a testa in giù ? Ma per favore ! Che poi ci fossero altri stand più brutti, questo non era brutto, ma pretenzioso, é un altro discorso, ma trovo che questi soldi, tanti, dei contribuenti pubblici siano stati spesi decisamente male. Tutto qui

  15. Caro Arnaldo
    il prossimo anno già è stato previsto il filo spinato con corrente a 3000 volt tra le varie etnie italiche, inoltre sono previste delle torrette con sopra un dirigente leghista. Ha ragione Ziliani è l’economia della politica che prevale sull’economia della ragione e del buonsenso. Ma non è marcia solo la politica ma anche la mentalità degli imprenditori e la Campania ne ha dato esempio su tutti:chiusi in quegli alveari(come dice Bacco)senza vedere una faccia preoccupata, tanto paga Pantalone. Fino a quando?

  16. Furio, concordo in pieno con lei quando rileva che il caso del Padiglione Campania al Vinitaly fa capire come “l’economia della politica prevale sull’economia della ragione e del buonsenso”. Non la seguo, invece, quando in avvio di commento, tira in ballo, non proprio elegantemente, questioni politiche che io, nel mio intervento, non ho assolutamente posto. Adoro la Campania ed il Sud e sfido a rintracciare nei miei articoli qualsivoglia ragionamento anti-meridionalista, che non mi appartiene…

  17. Ziliani, uno come me mette in dubbio pure l’esistenza delle Regioni. Non ho neanche il pensiero di essere anti-Sud o anti-Nord. Rispondevo in maniera paradossale ad Arnaldo che parlava di ” di veneti in mezzo ai marchigiani …” etc.Ho 50 anni sono convinto per esperienza che può vincere solo un sistema Italia (non so se è andato mai in qualche Fiera all’Estero per vedere i danni reali che Enti vari fanno a vantaggio di altri sistemi ; leggi Francia , Spagna etc.).Alla porta dell’ ingresso H del Vinitaly, c’era un sonnacchioso autista di un Alfa blu con tanto di paletta con scritta REGIONE UMBRIA, moltiplichiamo x 21 auto e autisti, moltiplichiamo x almeno 5-6 livelli di potere e viene fuori a mio avviso una cosa mostruosa, non è più questione di buonsenso, questa è follia pura. Io preferisco a questo uno Stao Centrale con tutti i danni che può fare ( e che avrà fatto)e la Storia di questo Paese degli ultimi 50 anni che ci dice che stiamo andando in rovina. Vogliamo rileggerla qualche volta?

  18. Io sarei per uno Stato alla Platone o guidato da un monarca illuminato. Peccato che oggi siano due concezioni un po’ anacronistiche.

  19. Americanaccio che sono, con la solita debolezza nazionale per lo splendore sprecone, a me e’ piaciuto molto l’istallazione del padiglione campana. Qualcosa da ricordare. Audace. Giocosa. Immaginefacente, se mi permetterete il neologismo.

    Se troppi Americani “pensano alla grande,” osservo che troppi Italiani “pensano alla piccola.” E cos’e’ 2 milioni d’euro oggi? Pochissime Maserati ti compreranno. Complimenti a Campania.

  20. liberissimo di pensarla così Terry (de gustibus…), tanto i soldini per il padiglione d’autore non li tirerai fuori tu, che sei cittadino statunitense e non cittadino, e soprattutto contribuente, italiano, costretto a pagare le follie degli amministratori della Regione Campania che s’inventano un mega stand al Vinitaly senza nemmeno inserire accanto ad ulivi e campi di grano, un solo vigneto…

  21. Gentile Ziliani,
    sono il collaboratore di una delle 192 aziende partecipanti allo stand Campania. Non entro nel merito artistico – progettuale, poichè non sono un addetto ai lavori nè un perito tecnico per criticare l’estetica ed il relativo costo progettuale ma sinteticamente le dirò ciò che abbiamo vissuto sulla nostra pelle e commentato anche con gli altri colleghi:
    1) Ogni espositore, vestito in giacca e cravatta, si è dovuto lavare ed asciugare i bicchieri nel retro dello stand in circa 1 mq. di spazio (lavandino compreso):nel nostro caso abbiamo lavato circa 750 bicchieri.
    2) Lo spazio a disposizione in ogni stand era di 9 mq. uquale sia per le aziende che producono 3 milioni di bottiglie sia per quelle che ne producono 10.000, con relativa proporzionalità di clientela, e che comunque era mortificante, poco rappresentativo e per niente funzionale per qualsiasi azienda.
    3) Avevamo a disposizione solo un tavolo interno e nemmeno un piccolo appoggio da fruire come banchetto mescita (considerare se mentre si era seduti con l’importatore di turno veniva il gruppetto di sommelier od altro….).
    4) C’è stata la totale assenza di programmazione sugli inviti, soprattutto verso l’estero, di clientela e personale specializzato del settore: hanno paventato la visita in due giorni diversi di buyer svizzeri e brasiliani (chi li ha visti…..?)
    5) Alle 13,30 dell’ultimo giorno il 75% degli espositori campani era già andato via.
    Grazie dello spazio concessomi e cordiali saluti.
    Giuseppe

  22. caro Giuseppe, grazie per le interessanti cose che racconta. Ma cosa vuole, tutti presi dal “progetto artistico” e dalla “installazione d’arte” gli ideatori di questo Padiglione Campania non potevano pensare a queste “piccolezze”, a questi aspetti pratici…
    cordialità vive e grazie ancora per la sua testimonianza che fa capire come siano state organizzate le cose e come i diretti interessati, i produttori, abbiano “subito” scelte tanto stravaganti…

  23. Salve Franco Tiratore….

    l ‘ho sempre criticata per il suo “eccesso di zelo” nello sparare a zero… ma in questo caso devo prostrarmi in umili scuse……
    sono stata a lavorare nel padiglione campania con un noto produttore , dal 28 sera al 2 aprile cioè a chiusura di padiglione con tanto di fatica per disallestire al buio! alle 19 ci hanno tolto la corrente lelettrica
    alle 14,30 già girava un carrello che voleva ritirare i bicchieri dati in uso.
    perche’ tutti i produttori alle 14 massimo sono andati via? perche’ non abbiamo dato un esempio di compattezza non avallando la politica di una regione, che la domenica pomeriggio, con 24 ore di anticipo rispetto a tutti i padiglioni, chiude il programma promozionale?
    perche’ il ns onorevole governatore non e’ venuto anche a chiudere il vinitaly oltre che a pomposamente inaugurarlo?
    a noi aziende che lavoriamo da decenniper promuovere la viticolture della nostra terra è stato chiesto di “tornare” in campania, tutti insieme…. ma a fare cosa e perche?
    finchè si perseguirannno le chimere , l’immagine, gli effetti speciali e non si guarderà concretamente al sodo , cioè far lavorare bene i viticoltori, resteremo il paese della pizza, mandolino e olivi sott e ‘ncopp!
    L’anno prossimo ci sara’ lo stesso soffitto, ma cosa ci sarà sotto?……….

  24. grazie davvero per la sua onestà intellettuale e per la sua testimonianza. Come diceva Arbore: “meditate gente, meditate…”. Il mio, però, non é stato un intervento da “franco tiratore”: sono semplici osservazioni che qualsiasi cronista del vino avrebbe potuto fare…

  25. Mi perdonino tutti coloro che sotto quel padiglione e quel soffitto ci sono stati a lavorare, ma credo che meno spettacolarizzazione e più contenuto e qualità avrebbero permesso di ottenere risultati di gran lunga migliori di una firma – prestigiosa quanto si vuole (anche se dalla persona cui è stata affidato la progettazione degli spazi interni del Musée d’Orsay mi sarei aspettata qualcosa di più)- dell’architettura italiana.

  26. Gentile sig. Ziliani, sono una piccola produttrice Campana, e di questo stand e della firma d’autore non ne sapevo proprio niente, fino alla conferenza stampa di qualche giorno prima della fiera in cui ci hanno illustrato il mega progetto…
    Pensi che nemmeno del sito internet dedicato sapevo nulla (come me, tutti gli altri), anzi l’ho “scoperto” dopo aver letto il suo intervento. Ma come avrei potuto essere informata se sono riusciti a tenermi in sospeso sulla partecipazione stessa alla fiera sino a due settimane prima, e, anche dopo insistenti telefonate l’unica cosa importante che ci tenevano a comunicarmi era che una “Gran Commissione Specializzata” doveva ancora decidere quali fossero le aziende ammesse allo stand Campania. Immagino allora che sia stata la stessa “Gran Commissione Specializzata” incapace di prevedere una semplice porta a chiusura del ripostiglio in quei 9 mq di stand, e immagino che sia stata la stessa che non ha previsto il banco degustazione, come faceva notare già un collega, e sempre la stessa che ci ha vietato di esporre qualsiasi logo aziendale sulle pareti bianche degli stand “perché oggi viene l’architetto e non deve vedere nulla di affisso alle pareti… poi domani vediamo”… (risposta questa che mi ha fatto comprender appiano il Gran valore della Commisione…) e sempre la stessa che il secondo giorno di fiera, al mio avviso che in molti stand, tra cui il mio, erano sparite bottiglie, magnum, cavatappi, quadri ect, mi ha risposto che dovevamo lamentarci con l’ente fiera. L’incompetenza è alla base. Eppure come ha scritto qualcuno “I vigneti non ci stavano perchè stavano sotto: come un luogo dell’ immaginario che i vignaioli potevano raccontare al pubblico, con i loro vini con la loro storia.” Si vede che questa Gran Commissione non era stata avvisata di questo particolare. E come si fa a raccontare una storia se la stessa Regione o chi per essa non ci permette di esporre i simboli di tante storie singole (primo fra tutti un semplice logo aziendale)?…perchè l’architetto (a cui, tra l’altro va il mio massimo rispetto) non doveva essere disturbato da squarci di colore nel suo bianco assoluto. Perchè credo che il problema sia stato non dare delle indicazioni fondamentali sul come la Campania oggi voleva apparire – e la Campania che doveva parlare al Vinitaly eravamo NOI produttori – e soprattutto sul fatto che i “famosi vigneti” -sempre NOI- avevano bisogno di piccole cose… una porta, una banco d’assaggio, dei bicchieri adeguati, un servizio di sorveglianza… e non si dica che non abbiamo provato ad interessarci… ma sembrava di avere a che fare con un progetto di massima segretezza… dal quale noi, eravamo esclusi.
    E tra l’altro, parlare insieme, cogliere l’occasione per scambiarsi esperienze, incrociare gli sguardi di tradizioni secolari e volontà di provare a fare qualcosa di buono in un realtà cristallizzata come la nostra, “vecchi vignaioli e giovani” che si scambiano saluti e rispetto è un modo per crescere insieme e non un “fregarsene” tanto “non ho pagato” come ha scritto qualcun’ altro.
    Con un minimo di tristezza nel vedere che ancora una volta questa Regione non ha compreso che il vero cuore della manifestazione dovevamo essere noi e che soprattutto non è di “una cassa del mezzogiorno” di cui abbiamo bisogno ma di opportunità di crescita sana e competitiva (che forse questi due milioni di euro spesi meglio avrebbero potuto iniziare a far fruttare)… mi sono guardata gli ulivi, il campo di grano capovolti… e “la sala conferenze”, le ragazzine vestite di bianco totalmente incompetenti nel dare anche il numero dello stand agli interessati, le persone a capo dell’organizzazione girare su strani monopattini e la corsia centrale dello stand d’autore…vuota…sono tornata allo stand, piccolo e bianco, ma pur sempre un stand per me importantissimo, a cercare di fare quanto meglio possibile il mio lavoro, quello che ho scelto perché ci credo fermamente e credo fermamente che il vino possa comunicare un luogo attraverso la sua essenza, la sua storia e le sue persone.

  27. Sono colei che ha scritto: “I vigneti non ci stavano,pochè stavano sotto”… -ipotesi suggestiva, ma poco convincente- ha replicato l’amico Ziliani. A Fely e ai produttori trattati nel modo che lei descrive, porgo la mia solidarietà.
    Un contesto algido, idubbiamente, a cui si aggiungono tutte le incapacità del sistema. Spero di vederli quanto prima, e dal vero, i vigneti campani… Per il resto, lo stile vagamente tombale della professionista in questione è noto e non s’iscrive tra i miei preferiti.

  28. Gentile sig. M. Grazia, è ovvio che la sua ipotesi è stata anche la mia immediata, non volevo marcarle di rispetto, anzi… purtroppo non credo che “dagli alti vertci decisionali campani” questa ipotesi sia stata compresa…ecco quello che volevo intendere… grazie per l’affettuosa solidarietà.

  29. Bhé, speriamo che all’architetto Gae Aulenti non sia venuto un colpo quando ha saputo che alle belle pareti di pietra calcarea chiara del Musée d’Orsay sarebbero stati appesi dei quadri…

  30. Caro Franco

    sono costretta a ritornare su questo argomento…. perche’ sempre piu’ furiosa… giovedi’ 17 maggio si è tenuta la coneferenza stampa di Vitigno italia a napoli con tanto di prsenza di assessorie commisari starordinari che hanno esaltato l’operazione ” sott’e ncopp” Vinitaly.. aaffermando che quanto si scrive sui blog /( riferendosi al suo) è semplicemente frutto di protagonismo, pur di farsi vedere!
    liquidando cosi’ tutte le oneste , sensate e disperate grida di denuncia delle azioni istituzionali per l’agricoltura e il territorio . noi aziende non abbiamo bisogno di questo
    ABBIAMO BISOGNO DI UNA POLITICA INTEGRATA DI TERRITORIO
    COME FACCIAMO A PROMUOVERE LA NS TERRA IN MEZZO ALLA SPAZZATURA E ALLA DIOSSINA? COME FACCIAMO A PROMUOVERCI DE IL GIORNO DI INAUGURAZIONE DI UNA FIERA IN CRESCITA COME VITIGNO ITALIA IL DOMENICA 20 MAGGIO IL COMUNE DECIDE DI IL BLOCCO AL TRAFFICO PER LA DOMENICA ECOLOGICA!
    LE BRACCIA CADONO…..ED E’ DIFFICILE MANTENERLE…
    CON STIMA
    GCB

  31. Cara Giulia, i fatti hanno dimostrato che quanto avevo scritto era purtroppo vero, come testimoniano i commenti di numerosi produttori presenti nel “padiglione d’autore” che si sono lamentati per le condizioni disagevoli in cui si sono trovati a lavorare al Vinitaly. Quanto alle affermazioni di assessori e commissari nei confronti di quanto ho scritto la vera “voglia di protagonismo” é la loro, che per farsi notare e “fare notizia” hanno speso un sacco di soldi pubblici per il padiglione firmato Gae Aulenti ! Sono non solo in malafede, ma intellettualmente disonesti…
    Mi dispiace di aver dovuto rinunciare alla mia partecipazione a Vitigno Italia, perché forse ci sarebbero state occasioni per dire sul muso, di persona, a quei “signori” quel che si meritano…

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