Premio Grandi Cru d’Italia: “se tu dai una cosa a me / io poi do una cosa a te”…

L’avevo detto chiaramente a Paolo Massobrio che sia sulla notizia del giorno che sul suo blog ha giustamente ironizzato su premio assegnato dall’associazione denominata I Grandi Cru d’Italia ai “migliori giornalisti del vino d’Italia e del mondo”, così almeno vengono celebrati nelle cronache. Non essendo, deo gratias, stati nominati, qualsiasi commento noi si faccia, gli ho detto, faremo inevitabilmente, come dicono a Roma, la figura dei “rosiconi”, di quelli si lamentano perché non sono stati presi in considerazione.

Per questo motivo, pur compiacendomi che tra le calibrate nomination da manuale Cancelli di questo premio che mischia disinvoltamente, come sempre più spesso accade, il serio con il comico, ovvero i Luciano Pignataro, i Gianni Mura, i Franco Ricci con i Bruno Vespa, gli Ian D’Agata, i Gioacchino Bonsignore ed i Paolo Marchi, figurassero persone libere e di grande valore quali Armando Castagno, Andreas März e Juancho Asenjo e maestri come Jens Priewe, Hugh Johnson e Cesare Pillon, non posso non tacere e beccandomi ovviamente del “rosicone” (ma chi se ne frega !) dire chiaramente che questo premio non è una cosa seria e non può essere seriamente preso in considerazione.

Non lo può essere e non potrebbe mai esserlo perché un premio assegnato a giornalisti che scrivono di vino e di vini assegnato da un pool di grandi aziende che si sono autodenominate “Grandi Cru d’Italia” non sarà mai una cosa seria e attendibile, perché privo di quella “terzietà del giudizio”, ovvero il non essere in alcun modo parti in causa che è condizione indispensabile di qualsiasi giudizio, premio, selezione degno di questo nome. E serio non è, e non potrebbe mai esserlo, anche se paradossalmente si arrischiasse a giudicare davvero personaggi di incontestabile bravura e autonomia di giudizio come Pillon, Francesco Arrigoni, Alessandro Masnaghetti, Priewe, Nicolas Belfrage, Hugh Johnson, Steven Brook, Rosemary George, Kerin O’Keefe, perché come dimostrano i risultati, è un premio autoreferenziale che “se la canta e se la suona”, che si riduce, con una “originalità” incredibile, a ricordarci che l’acqua è bagnata, la palla rotonda, l’ora di sessanta minuti e che esiste davvero un oggettivo, forte intreccio di interessi tra chi certi vini produce e chi li giudica e ne scrive.

Come si potrebbe considerare se non la più dichiarata dimostrazione dell’esistenza di una “cupola”, come la chiamava l’indimenticabile Germano Pellizzoni, dove una parte sorregge l’altra, è funzionale all’altra e dove entrambe determinano un establishment, uno status quo, un regime, un premio che pretenderebbe di essere preso sul serio quando, ma guarda te !, determina che James Suckling è il migliore giornalista del mondo, Daniele Cernilli il migliore giornalista d’Italia, Wine Spectator la rivista più autorevole e Vini d’Italia edita da Gambero rosso / Slow Food la guida più importante ? Cosa non si fa per tenersi buoni wine writer, giornalisti e pubblicazioni che peraltro hanno già dimostrato abbondantemente di tenere in attenta considerazione i potenti, per continuare a godere della loro fiducia ! Per gratificare chi attraverso articoli, punteggi, giudizi, premi, ti dimostra di esserti vicino, proprio come in una pochade, come in un minuetto settecentesco tutto cicisbei e crinoline, ecco la geniale pensata di inventarsi un premio e di premiare nientemeno chi ti premia, all’insegna del do ut des, del ritornello di quello slogan pubblicitario anni Settanta che diceva: “se tu dai una cosa a me / io poi do una cosa a te”…

Perché prendersela dunque, perché indignarsi (cosa che è bene continuare a fare per le cose serie, non per le barzellette…) se “l’associazione delle migliori griffe”, ovviamente autodefinitesi come tali, ovverosia i vari Frescobaldi, Caprai, Planeta, Masciarelli, Biondi Santi jr., Ezio Rivella, Regaleali, Tenute Folonari, Zonin, Bellavista, Michele Chiarlo, De Castris, Donnafugata, Fontanafredda, Umani Ronchi, ecc. anche quando avrebbero la possibilità di scegliere dei veri talenti, dei volti nuovi, ovvero i “giovani migliori giornalisti”, sceglie in rappresentanza dei colori italiani il 45 enne autore di una ennesima guida, peraltro del tutto inutile, e per il panorama internazionale un giornalista da “tenersi buono” e da blandire, nientemeno che quell’Antonio Galloni diventato improvvisamente importante (cosa che non veniva considerato quando si occupava solo di vini piemontesi con il suo ottimo Piedmont Report) perché diventato da un anno collaboratore per l’Italia di quel potente guru che è il Robert Parker del Wine Advocate ?

Fantasia zero, originalità ed indipendenza di giudizio nemmeno l’ombra, solo un calibrato gioco delle parti che vorrebbero spacciare per una cosa seria ma che è solo un volemmose bbene da tarallucci e vino senza dignità. Ma che si premino pure, che si scambino corrispondenze d’amorosi sensi, smancerose riverenze e sussiegosi complimenti: se Bacco vuole il vino è più forte di loro e riuscirà comunque a sfuggire dal loro osceno abbraccio mortale…

0 pensieri su “Premio Grandi Cru d’Italia: “se tu dai una cosa a me / io poi do una cosa a te”…

  1. Credo – anzi non: “credo” ma:so che non sei “rosicone”.
    E proprio per questo amerei, io, ma credo un po´tutti quelli che ti seguono, leggere cosa avresti scritto se per sbaglio, calcolo o dileggio – o forsanche per giusto riconoscimento al merito – questo premio lo avessero assegnato anche a te.

    Avresti rifiutato ? o come sarebbe stato il testo qui presente ? Qualcosa del genere : ” Per mia sventura e nonostante le mie
    posizioni fortemente critiche……”

    Buona Pasqua!!

  2. molto semplice Carlo: avrei rifiutato anche una semplice nomination, non solo un eventuale premio assegnatomi dalle grandi aziende dei Grandi Cru d’Italia, per gli stessi identici motivi che ho spiegato nel mio articolo e perché come giornalista libero ed indipendente avrei avvertito questo premio come una sorta di “camicia di forza” che avrebbe limitato e condizionato giocoforza la mia libertà di giudizio.

  3. fortuna che qualcuno ha ancora la bontà verso i suoi lettori di scrivere le cose come stanno. pensa che quando ho dato – io- la notizia di Galloni entrato a WA a un’azienda di Bolgheri manca poco mi si mettono a piangere. una settimana prima il Galloni aveva chiesto una visita e lo avevano fatto rimbalzare. grazie, Il Trinciante.

  4. Mamma mia che facce toste!! Quest’Italia sta andando a rotoli sotto tutti i punti di vista. Sono troppo pochi quelli che si incazzano e dicono le cose come stanno. Franco, la tua solitaria onestà DEVE essere salvaguardata. Accidenti a tutti quei giornalisti che fanno finta di niente favorendo e abbracciando un sistema marcio fino al midollo!

  5. E invece a me sembri uno che ha sempre dei conti in sospeso da regolare – e Cernilli credo sia ai primi posti – e in questo caso hai scritto un articolo rancoroso.
    Quanto a Pellizzoni, non è che perchè è scomparso se ne debba solo tessere le lodi. Tu lo hai sempre chiamato maestro, io ho fatto con lui un lungo viaggio in Giappone nel 1992 e ho conosciuto si vede un’altra persona tanto che da quel momento non ci siamo quasi più salutati e lui ha scritto pezzi che trasudavano mancanza di obiettività.
    Quanto al premio in questione non credo che cambi nulla nel panorama enologico italiano, come tutti ma proprio tutti i premi.

  6. nessun rancore Stefano, ti assicuro e nessun “conto in sospeso da regolare”. Al di là delle polemiche e delle battute – come quando ad esempio chiamavo Daniele “il Robert Parker der Tufello”, con una definizione ormai diventata di uso comune – non posso non riconoscere l’importanza del lavoro fatto dal Gambero rosso e dalla sua guida in vent’anni e la capacità di accreditarsi, ancora vivente Veronelli e ancora di più dopo, come il referente obbligato per larga parte del vino italiano.
    Trovo però ridicolo, visto che il senso del ridicolo non l’ho ancora perso, che i potenti Signori del Vino Italiano, quelli dell’Associazione Grandi Cru d’Italia, decidano di giudicare e premiare il lavoro dei giornalisti, italiani ed esteri, che si occupano e scrivono di vino. Anche dei loro vini e delle loro aziende. E che facendolo finiscano, inevitabilmente, senza alcun senso del ridicolo, per premiare i potenti del giornalismo e dell’editoria specializzata legata al vino. Cosa che Wine Spectator, Robert Parker, il Gambero rosso, indubbiamente sono. Come considerare una cosa seria una pantomima del genere ?

  7. Pensa al Campiello, allo Strega, non vedo perchè quelli del vino non dovrebbero essere uguali. E poi era il primo anno e forse volevano sottolineare “chi erano i potenti”.
    I premi mi sembra facciano piacere se persino uno come Sangiorgi, il duro e puro, è andato in Campidoglio a ritirare il premio dell’Ais, che non è esattamente il nobel. A leggere, qui e altrove, si percepisce – in questo caso non parlo di te -solo un sottile disprezzo per chi ha successo…
    Comunque io vedo che uno se la deve giocare ogni anno in libreria, nessuna posizione è data una volta per tutte, lo chiamano mercato e si fa una grande fatica.

  8. Mi sfugge qualcosa, Campiello e Strega sono premi che gli scrittori danno ai giornalisti che fanno le recensioni dei libri??
    Non conosco il lavoro dei giornalisti premiati, nè chi fa parte della giuria. Certo l’operazione fa alzare legittimamente sopracciglia ma, Franco, se il premio te l’avesse dato Isabella Pellizzati Perego penso che l’avresti accettato con orgoglio, no?

    Non mi unisco al coro di coloro che si indignano, perchè non conosco il merito, però capisco tutti gli scetticismi.

  9. non c’entra proprio nulla che a premiarti sia un produttore amico, come quello che tu citi, oppure i Grandi Nomi del Vino Italiano ! Il non senso é dato dal premio in sé, dai produttori di vino che premiano chi scrive di loro, ovviamente privilegiando i potenti e chi non disturba mai, anzi, il manovratore…

  10. Non mi ero spiegato: non è l’amicizia la discriminante ma la stima professionale che tu puoi nutrire o meno nei confronti dei produttori stessi e di un loro eventuale lavoro di esame del lavoro dei giornalisti, non per forza dei “critici”.

    Certo è che se i produttori premiassero, in questo caso, i soli giornalisti che parlano di loro partirebbero col piede sbagliato.
    Se poi premiassero solo coloro che ne parlano (sempre) bene allora la frittata è fatta.

  11. Nei premi letterari gli editori hanno e manovrano i pacchetti di voti con i quali premiano gli scrittori di questa o quella scuderia. In questo caso delle aziende vinicole danno dei premi a dei giornalisti. Un palco, pubblico, riflettori… pensate che così i produttori verranno trattati meglio?
    Boh, a voler forzare le cose, a scandalizzarsi, a definire il tutto ridicolo suona altrettanto ridicolo, vedi Massobrio che se prende un premio a Roccasecca lo spara su Papillon come evento e se va in Campidoglio pubblica la foto mentre ritira la targa. Ma non è anche questo ridicolo? E quindi che facciamo, apriamo il dibattito sul ridicolo? Il tutto mi suona tanto la volpe e l’uva, comunque il bello di queste discussioni è che ognuno rimane aprioristicamente sulle sue posizioni e quindi alla prossima… 🙂

  12. Scusami Bonilli, ma se i premi letterari sono manovrati dagli editori, mi stai parlando di una cosa esecrabile che quindi non andrebbe replicata perchè tanto così va il mondo. E’ come se non ci fosse un’oggettiva professionalità da premiare, nei libri come nei giornalisti del vino, e tutto è una questione di potere. Non va bene capisci. Ha ragione allora Franco Ziliani quando parla di terziarietà, questo si sarebbe corretto e nessuno potrebbe dire che l’impiccato premia il boia e figurati quante altre congetture che sfiorano negli interessi editoriali. E’ una questione di serietà, lo stesso motivo per cui sul mio quotidiano on line, che tu chiami Papillon, rendo noto ciò che accade intorno a me (se aspetto le censure e le invidie dei giornalosti di pellizzoniana memoria qualcuno potrebbe pensare che sono morto). Ora, non essere invidioso, sai bene che il premio Saint Vincent di giornalismo è un premio serio, e se hai visto la mia foto con Napolitano, su Papillon o altrove, non c’è da incazzarsi. Anche tu hai vinto il Premiolino, che è prestigioso e francamente meritato, perchè tu sei un comunicatore straordinario, dal quale anch’io ho molto da imparare.

  13. Il fatto che io sia qui a discutere vuol dire che vi considero interlocutori con i quali vale la pena dialogare e per questo mi stupisco del grande clamore per un premio tra gli altri e neppure il più importante.

  14. Ma guarda, il clamore in verità lo hanno fatto altri. Io ho commentato solo l’ennesimo premio di enolandia sulla mia Notizia del Giorno. Certo non si leggono tutti i giorni voci di critica, soprattutto quando sono in gioco “certe” cantine e questo ha destato clamore. Ma credimi è il solito clamore da topi, cioè di quelli che commentano le cose nei corridoi, nell’orecchio del collega, oppure alla cena di gala dove si è tutti d’accordo. E’ quello il clamore ? Possibile che non si possa corregere il tiro di un’iniziativa – il discorso è tutto lì – magari introducendo la terziarietà, tanto per far vedere che gli imprenditori sono un po’ diversi dai politici ? Io non credo che si possa pensare a priori che certi nomi sono dei fenomeni in tutto e quindi guai a toccarli. Le cose si possono discutere, e discutendo si migliora tutti, senza presunzione (questo vale anche per me), senza sindrome di lesa maestà… e senza paraculismo.

  15. Però! Massobrio e Bonilli a rendere ancora più stimolante il dibattito. Meno male, perché è molto utile sentire la voce di rappresentanti autorevoli, volenti o nolenti coinvolti nel mondo contradditorio e difficile del vino. I post del Ziliani hanno una loro funzione, di non essere fini a se stessi.

  16. Caro RoVino, la loro presenza non e’ soltanto gradita, ma e’ anche la dimostrazione che l’aver partecipato al Vinitaly e l’aver assaggiato tanti buoni vini ha messo i nostri due ospiti di buon umore e finalmente si riesce a parlare tra appassionati di vino e non tra concorrenti di testate (giornalistiche, per ora) o di premi (grandi, piccoli, ritirati oppure no). Ma se ricordi ancora una delle frasi del primo intervento di Bonilli su questo tema (“A leggere, qui e altrove, si percepisce – in questo caso non parlo di te – solo un sottile disprezzo per chi ha successo…”), la discussione avrebbe potuto prendere una brutta piega e finire in una discussione da strapazzo. Invece e’ avvenuta durante il Vinitaly, dove tanti buoni bicchieri devono aver modificato in meglio l’atmosfera e adesso leggiamo delle cose sempre piu’ interessanti. Bisognerebbe proporre quindi un Vinitaly che duri tutto l’anno, perche’ vi si stappino tante belle bottiglie e si facciano tante belle discussioni come questa. Non me ne voglia Angelo Gaja, ma almeno nel mondo dei giornalisti del vino forse si beve ancora troppo poco…

  17. via su… ragazzi… anche aneri che di questo mondo è stato ed è un protagonista si è inventato un premio. serio. credo che franco più che rancoroso sia dispiaciuto perché si è perso l’occasione ancora una volta per qualcosa di buono. l’anno prossimo a chiunque daranno il premio non ci verrà naturale diffidare?

  18. Mario, il Vinitaly con questa discussione non c’entra nulla. Il dibattito si é sviluppato al di fuori del Vinitaly, al quale, peraltro, quest’anno io ho scelto di essere presente solo un giorno, il primo. Un Vinitaly “che duri tutto l’anno” ? No grazie così com’é dura già abbastanza (cinque giorni, cosa che non accade con le altre fiere del vino internazionali)

  19. Non mi stupisco del premio a James Suckling e Daniele Cernilli.I produttori sopra citati, facenti parte dell’associazione in parola, grazie ai loro giudizi riescono ad alzare i prezzi dei vini ed a creare un interesse verso i loro prodotti in assoluta dipendenza dai loro pareri.
    Ulteriore prova il premio ad Antonio Galloni, assolutamente sconosciuto fino a quando non è entrato a far parte dello staff di Robert Parker.
    Sono assolutamente d’accordo con Franco Ziliani e Paolo Massobrio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *