Banchi d’assaggio presi d’assalto: un fenomeno su cui riflettere

Resto sempre meravigliato, anzi stupefatto, sentendomi stimolato-obbligato a trarre una morale o quantomeno un insegnamento da queste esperienze, quando partecipando ad un banco d’assaggio di vini, come quello dedicato al Barolo e agli altri vini di Castiglione Falletto egregiamente organizzato lunedì 14 maggio a Modena dalla locale delegazione A.I.S., assisto ad una risposta massiccia ed entusiastica (vedi le foto pubblicate sul sito Divinoscrivere) , addirittura superiore alle aspettative.
Se nel pomeriggio di una giornata afosa com’era quella di lunedì nella città emiliana, provincia operosa, godereccia e vivace, ma non una capitale del vino com’è Roma o come dovrebbe essere Milano, qualcosa come 350 persone si sentono spinte a raccogliere l’opportunità di potersi confrontare, per 4 ore, con una cinquantina di vini, di cui oltre 20 Barolo, presentati da venti piccole aziende, tutte eccellente, ma nessuna super mediatica, tutte con cantina o vigneti in Castiglione Falletto, c’è da essere risolutamente ottimisti circa il futuro del vino in Italia, circa il rapporto stretto che si è venuto a creare tra chi il vino produce e chi lo consuma.
Se poi, com’è accaduto lunedì a Modena, di queste 3-400 persone accorse al banco d’assaggio, invogliate da un prezzo d’accesso assolutamente popolare fissato in dieci euro (meno di quello che si spende per una pizza e una birra in una normale città di provincia), una vasta fetta, che stimerei intorno al 60%, è formata da giovani, da ragazzi di 25-30, massimo quarant’anni, e con molte donne a tenere compagnia e testa, nel rendere onore a Bacco, agli uomini, allora si deve necessariamente dedurre che quel ricambio generazionale nel consumo del vino che solo 10-15 anni fa poteva apparire un’utopia, è diventato realtà e che il vino, agli occhi di molti giovani di oggi, non appare più come una bevanda “vecchia” appannaggio esclusivo di padri e nonni, ma come un qualcosa di vivo, di attuale che appartiene al loro sistema di vita e che sembra aver molto da dire e da dare loro.
E’ sempre festoso, infonde allegria e rallegra i cuori, vedere in un lunedì pomeriggio tanti ragazzi e ragazze, molti in un abbigliamento casual, jeans, magliette variopinte e scarpe da ginnastica, pantaloncini corti sfrangiati sandali e gonne corte per le ragazze, che sembra la “divisa d’ordinanza” per partecipare al rito collettivo di un concerto rock o ad una scampagnata fuori porta, accogliere il forte richiamo del vino e di un vino importante e impegnativo come il Barolo e affollare, letteralmente, con curiosità, voglia di capire, disponibilità e animo puro, un banco d’assaggio che di Barolo, di annata 2003, 2001 e 2000, ne presentava addirittura più di venti.

Viene però naturale chiedersi, o almeno io me lo chiedo ad ogni occasione, se questa proposta, quella del banco d’assaggio rumoroso, affollato, simpaticamente caciarone, non abbia dei limiti impliciti e se si limiti a proporre un approccio al vino che, seppure entusiastico, volonteroso, all’insegna della disponibilità, sia istituzionalmente limitato e che costringa chi vi partecipa ad accontentarsi di una fruizione superficiale, benedetta finché si vuole, ma superficiale, che consente sicuramente di allenare e abituare il gusto, ma impedisce sistematicamente di cogliere quella complessità, quell’insieme di ragioni e di motivi e di suggestioni che il vino e soprattutto un grande vino racchiude.
Sono ovviamente felice, avendo innescato l’idea di questo incontro tra i vini delle aziende aderenti alla Cantina Comunale di Castiglione Falletto ed il pubblico degli appassionati di Modena e dintorni che la locale delegazione A.I.S. ha saputo così bene motivare e coinvolgere, che 350 persone e, lo ripeto, tanti giovani, abbiano di slancio detto sì, con tanti ragazzi che, sistematicamente, passavano dalla postazione di un’azienda all’altra non volendo rinunciare nemmeno ad un vino, ma mi chiedo se non si possa tutti insieme studiare, senza tralasciare il ruolo didattico e di formazione che i corsi A.I.S. e le serate di degustazione dell’A.I.S. in primis, ma anche di altri enti e associazioni, indubbiamente hanno, forme diverse, più consapevoli e meno casuali, meno mordi e fuggi, o meglio assaggia e fuggi, per far capire a questo entusiasta popolo del vino come il vino sia una cosa seria, che meriti di essere valutata, studiata, analizzata e vissuta con attenzione.
La divulgazione, la popolarizzazione del vino, la diffusione della sua vulgata alla gente, soprattutto se nuove generazioni e neo-consumatori, ma senza fermarsi in superficie, senza accontentarsi di un discorso sul vino e di una fruizione del vino che troppo spesso sono solo accennati, limitati ad un ristretto abc. Dal vino come moda urge passare, in maniera intelligente, non pedante, al vino come consapevolezza. Questo anche se i banchi d’assaggio vengono, festosamente e puntualmente, presi d’assalto…

0 pensieri su “Banchi d’assaggio presi d’assalto: un fenomeno su cui riflettere

  1. Buonasera Sig. Ziliani,
    aggiungo questo post in quanto faccio parte del pubblico che tanto l’ha colpita. Ho 28 anni e abito a 2 passi da Milano, non ero a quella degustazione in particolare, ma ero domenica a Monteforte d’Alpone alla manifestazione “TUTTI I COLORI DEL BIANCO” dove ho potuto assaggiare dei prodotti eccellenti quanto di difficile reperibilità (oppure troppo costosi per le mie tasche…) alla cifra più che onesta di 15€, considerando anche che c’erano anche assaggi di prelibatezze per tutti (piattini di risotto, affettati vari, un fantastico banco del formaggio Monte Veronese D.O.P., ciliegie freschissime, ecc.) . Credo che questi incontri siano un ottimo punto di partenza per avvicinare i giovani al mondo del vino, io per primo mi sono ritrovato a trascorrere ore sul computer cercando informazioni, spulciando a destra e a manca per saperne di più, discutendo con amici, con negozianti disponibili a fare anche quattro chiacchiere, leggendo riviste e articoli. Mi accorgo che il mondo del vino ha però un alone un pò accademico ed elitario che forse tiene distante il più giovane appassionato. Non che manchi la voglia di approfondire con chi ne sa di più, anzi, ma tante volte mi sento spaesato di fronte a discorsi fin troppo tecnici che finiscono col togliere un pò la poesia che gira nel bicchiere. Non ultimi i costi dei corsi che, soprattutto di questi tempi, sono piuttosto proibitivi…
    Spero che la sua riflessione sull’argomento non colpisca solo me, il momento, ha visto anche lei, è quello giusto.
    Per ora la saluto.

    Gabriele Ferrari

  2. Caro Franco, comincio con il ringraziarti da parte di tutta la delegazione AIS di Modena per aver così professionalmente presentato a noi modenesi questa meravigliosa realtà che sono i vini provenienti dai produttori della Cantina Comunale Castiglione Falletto.
    Ringrazio inoltre il Presidente della Cantina Com. di Castiglione Falletto, Maurizio Rosso per la gentilezza, il garbo e la pazienza che ha messo in campo nel coordinare tutta l’organizzazione prima e durante l’evento e per la sua grande capacità comunicativa che, assieme a quella meglio nota di Franco Ziliani, ci hanno trasmesso l’amore e la passione per questo angolo di paradiso che è Castiglione Falletto e i suoi vini.
    Ora, per rispondere alla tua riflessione Franco, non posso che trovarmi d’accordo con ciò che scrivi…anche noi dell’AIS di Modena ci troviamo spesso a confrontarci in delegazione per trovare formule nuove per avvicinare la gente al mondo del vino con consapevolezza, i nostri corsi professionali ne sono un esempio ma, come dici giustamente tu, si possono e si devono studiare anche formule alternative per la divulgazione di questo nostro patrimonio culturale e storico che è il vino.
    Io personalmente mi sono chiesta spesso perchè il vino non venga insegnato come materia (l’enologia) nelle scuole, perchè gli adolescenti non devono poter conoscere questo nostro patrimonio, comprenderne la storia antica e moderna, le tecniche di vinificazione e, non per ultimo, l’insegnamento e l’avvicinamento ad una degustazione consapevole che si basi sulla qualità e non sulla quantità. Va da sè che se questo non avviene, ci ritroviamo adulti spesso disorientati e in balìa del marketing pubblicitario anzichè consumatori attenti che sanno ciò che vogliono e in grado di valutare la qualità di un vino rispetto ad un altro. Non è facile caro Franco, unire un folto numero di persone e catturare la loro attenzione per far passare quelle informazioni sacrosante e basilari per accompagnare il consumatore sulla strada della degustazione consapevole. Non è facile ma, i banchi d’assaggio sono senza dubbio un segnale forte del desiderio collettivo di saperne di più, il successo dei piccoli ma prestigiosissimi produttori di Castiglione Falletto ci deve far riflettere sull’entusiasmo che anima le persone intorno al mondo del vino. Io credo che stia a noi, divulgatori professionisti, trovare le formule giuste tenendo conto delle risposte forti e concrete che queste esperienze ci trasmettono e cavalcando l’onda dell’entusiasmo e delle emozioni mai scontate che questo meraviglioso mondo del
    vino sa ancora regalarci.
    Con stima e sempre pronta al confronto costruttivo, alle innovazioni e alla sperimentazioni orientate verso la qualità,
    Barbara, Sommelier AIS Modena.

  3. Cari Amici,
    accetto volentieri la provocazione di Franco Ziliani ma non ho dubbi: degustazioni come questa sono molto positive, perchè sono convinto che quegli stessi degustatori che in un caldo giorno di maggio vengono in jeans e maglietta ad assaggiare il barolo, ritorneranno un’altra volta anche per una degustazione più tecnica. Quello che conta è l’amore per il vino e l’apertura mentale per rispondere in modo giusto alle varie proposte. Provare per credere: Vi propongo da subito una degustazione guidata di Barolo di grandi annate (più mature e complesse)e vedrete che la risposta sarà altrettanto entusiastica.
    Cordiali Saluti,
    Maurizio Rosso

  4. Il successo dei banchi di assaggio è dovuta, secondo me, alla possibilità per il consumatore di confrontarsi in maniera non professionale con vini che difficilmente comprerebbe per ragioni di costo e/o di reperibilità sul mercato, a prezzi contenuti (10/15 euro a persona) o addirittura gratis.
    Per il produttore inoltre si ha la possibilità di far conoscere i propri prodotti senza sostenere i costi di una pubblicità di vasto mercato raggiungendo un pubblico mirato di consumatori, rivenditori, ristoratori e rappresentanti che con il passaparola possono portare a nuove vendite o contatti.
    Infine c’è chi (e io rientro in questi) và alle degustazione per conoscere prodotti e produttori e per confrontarsi con loro, degustando, anche se non in maniera asettica e professionale, vini di cui si è sentito parlare, aumentando il proprio data-base di conoscenze.
    Naturalmete penso che il segreto di chi voglia degustare con una certa cognizione di causa è concentrarsi su pochi prodotti (dai 10 ai 20 assaggi, dipende dall’allenamento personale) cercando di estraniarsi dal rumore e dalla calca e dedicando il giusto tempo ad ogni bicchiere.

  5. Ciao,
    sembrerò ua voce fuori dal coro,
    sembrerò uno spocchioso “sborone”,
    ma vi dico che viste dalla parte del produttore, queste occasioni, sembrano fatte solo per far guadagnare gli organizzatori. Intendiamoci, questa di cui parli tu Franco, non so come era organizzata. Io ho preso parte a qualche cosa di simile a Milano ed a Verona.
    I ragazzi festosi si bevevano 50 assaggi di vino al modico prezzo di 15 euri (in un wine bar, avrebbero bevuto tre -quattro bicchieri!!) e facevano festa…
    Gli organizzatori predevano soldi dai ragazzi ed anche dai produttori. Per i produttori, tre giorni di albergo, tre giorni di panini, 10 scatole di vino consumate, qualche migliaio di euro spesi e neanche l’ombra di un cliente.
    E’ vero che i ragazzi sono veramente interessati, che questa è pubblicità per il futuro; è vero che è un ottimo modo per l’azienda di farsi conoscere; Però credetemi, per il produttore non è così semplice accettare gli inviti a “questi” eventi.

    Carlo Boscaini

  6. Mi chiamo Rita esono una delle organizzatrici della manifestazione.
    tengo a precisare che le persone intervenute hanno pagato
    € 10.00 a testa, che i nostri sommeliers hanno lavorato gratis, gli aiuti erano tutti dei volontari e i soldi raccolti sono serviti per pagare la sala ospitante, la pubblicità relativa alla manifestazione e tutto il resto. Noi non abbiamo percepito nessun soldo dai produttori o da altri.Dipende molto dalla serietà dei preposti a queste manifestazioni, mi sembra fuori luogo questo intervento.

  7. Gentile signor Franco,credo che il successo,seppure in una calda giornata di maggio, sia dovuta alla volontà delle persone che hanno organizzato, e Barbara in primis, questa manifestazione. Noi dell’A.I.S. di Modena ci siamo
    impegnati perchè questo potesse accadere. Per quanto riguarda i giovani, penso che l’ osservazione più giusta l’abbia fatta un n.s. neo sommelier (docente universitario) dicendo: purtroppo ho fatto il corso da sommelier tardi e mi
    sono perso delle grandi occasioni per degustare e capire i vini .Bisognerebbe insistere, coinvolgendo i giovani con degli approcci più disinvolti non da dover sempre sentirsi sotto esame o a lezione. La grande risposta di lunedì agli assaggi del Barolo è anche dovuta al fatto (non si discute l’importanza del prodotto e il nome blasonato che lo accompagna) che molti erano amici e conoscenti ( il tam tam è fondamentale )e sapevano di trovarsi fra amici.Da non dimenticare che se le persone sono informate, (non i fenomeni),è più difficile la strada per i tanti furbetti.
    Con stima e simpatia Rita sommelier A.I.S. Modena

  8. Ok, Ve la siete presa.
    Come avevo detto, non conoscevo questa manifestazione, nè tantomeno come era organizzata.
    Io parlavo della mia esperienza; e dell’esperienza di tanti altri produttori che conosco.
    Generalizzando, volevo far capire che non tutte le manifestazioni sono organizzate allo stesso modo.
    Sia inoltre chiaro che non rimprovero nulla a chi organizza eventi guadagnando. E’ legittimo e comprensibile. Infatti i produttori possono decidere se, quando e dove andare. Se è un sacrificio lo sanno anche prima.
    Effettivamente, poi sono uscito un pò dal seminato, visto che Franco rimarcava sul fatto che c’è interesse da parte dei giovani al mondo del vino. Io volevo portare un’esperienza anche da chi sta al di qua della barricata. Punto
    Carlo Boscaini

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