Dolcetto d’Alba e Barolo Santo Stefano di Perno Giuseppe Mascarello

Nel grande universo del Barolo esistono gioielli se non inesplorati decisamente meno conosciuti e celebrati di altri, angoli deliziosi che sono rimasti immuni quasi dalla notorietà mediatica che è giustamente toccata a vigneti come il Cannubi, le Brunate, Vigna Rionda, la Ginestra o Cascina Francia e a paesi come Monforte d’Alba e La Morra su tutti, ma il cui indubbio valore circola, con un discreto passa parola, più tra la gente del posto che tra gli addetti ai lavori. Uno di questi posti magici, poco noto anche perché sono pochi ad averci i vigneti e a rivendicarne il nome sull’etichetta dei loro vini, è la collina di Santo Stefano a Perno, anticamente comune autonomo, come Castelletto, e oggi frazione di Monforte d’Alba, un vigneto dalla splendida esposizione dominata da una cappella romanica del dodicesimo secolo.
Un luogo davvero speciale, che a mio avviso è particolarmente bello raggiungere salendo dalla strada che sale, superata la Fontanafredda e la cantina di Teobaldo Cappellano, ripida e tortuosa, in uno scenario paesaggistico un po’ selvaggio e antico, consentendoti dapprima di ammirare, sulla destra, a Castiglione Falletto, il castello, quindi l’ampia estensione dello Scarrone quindi, dopo il Pira, i magnifici contrafforti delle Rocche, per collocarti, una volta superato l’antico abitato rimasto quasi borgo isolato, proprio dinnanzi alla spettacolare serie di vigneti posto sul versante ovest di Serralunga, dal Vigna Rionda alla Briccolina, dal Boscareto alla Francia.
Uno dei pochi, ma sicuramente grandi interpreti di Santo Stefano di Perno, è, anche se la sua notorietà è soprattutto legata ai vini che ottiene dai vigneti – e che vigneti: Monprivato e Villero – Mauro Mascarello, con la sua azienda Giuseppe Mascarello e figlio, che a Santo Stefano possiede circa due ettari dei circa sei complessivi (gli altri sono in larga parte proprietà del Podere Rocche dei Manzoni di Valentino Migliorini) dal 1989 e vi ricava due vini (di uno dei quali ho già parlato anche in un altro articolo due anni orsono), che meritano grande interesse, il Barolo ed il Dolcetto d’Alba che portano entrambi la dicitura Santo Stefano di Perno (foglio di mappa 2 della sezione Perno).
Senza dimenticare un altro vigneto, Scudetto (1,88 ettari impiantati a Barbera e Dolcetto nel 1998) da cui ottiene l’omonima Barbera d’Alba.
Posto a 300 metri d’altezza, con terreno argilloso – sabbioso, composto da argille brune e sabbie grigie di origine marina il Santo Stefano è un vigneto che esprime vini dallo spiccato carattere minerale, di grande purezza e freschezza, molto aperti e fragranti, piacevolissimi ed equilibrati già da giovani, che costituiscono benissimo l’anima più “immediata” e meno bisognosa di tempo per esprimersi (rispetto ad un Barolo Monprivato e ad un Dolcetto d’Alba come il Bricco) della produzione di questo tradizionalissimo e a me particolarmente caro vignaiolo di Langa.
Un recente assaggio, una ventina di giorni fa in cantina, mi ha dato dei due vini, degustati in compagnia dell’amico Roberto Giuliani di Lavinium, queste suggestioni.


Dolcetto d’Alba Santo Stefano di Perno 2005
Colore rubino violaceo fitto, vivace, brillantissimo, naso carnoso, molto aperto, “primaverile” ampio e terroso, giocato sulla viola, il sottobosco e la mandorla, con struttura salda in bocca, grande intensità e ricchezza di sapore, acidità calibrata e lunghezza gustativa. Un Dolcetto d’Alba molto immediato, franco, nitido, di grande purezza varietale, che si fa bere meravigliosamente bene grazie alla sua linearità d’espressione, al suo nerbo sapido e alla pulizia che lo contraddistingue.

Barolo Santo Stefano di Perno 2000
Realizzato con una fermentazione tradizionale di 15 – 20 giorni a cappello emerso e con un affinamento in botti di rovere di Slavonia di media capacità che si protrae per circa 36 mesi, il Barolo Santo Stefano conferma la piacevolezza, l’equilibrio, la godibilità di questa annata, caratteristica che si estende, in questo momento, anche agli altri due Barolo di Mauro, il Villero ed il Monprivato (ne riparleremo), ma con una finezza, un’eleganza, una fragranza aromatica, davvero speciali. Colore rubino intenso, brillante e profondo, mostra un naso intrigante, fresco, vivo, aperto, dove spiccano accenni agrumati, note di pesca noce, amaretto, viola a completare la dolcezza di frutto (amarena). Al gusto si fa notare grazie ad una struttura agile, nervosa quasi da vino “di montagna”, ad un perfetto equilibrio, ad un modo di disporsi in bocca quasi verticale e vivo, accentuato da una spiccata acidità e da una grande mineralità, che rende il vino pieno di carattere, gustoso, ma decisamente sapido.
Merito, forse, di quel terroir assolutamente speciale e ancora da esplorare che è quello di questo angolo di Monforte d’Alba che guarda a Castiglione Falletto e Serralunga, chiamato Santo Stefano di Perno ?


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