Full immersion a Serralunga d’Alba

Tornato solo da una dozzina di giorni da Alba, dove ho letteralmente fatto “il pieno” di Nebbiolo con il tour de force di assaggi (oltre 70 campioni al giorno) dei quattro giorni di Alba Wines Exhibition, appena il tempo di riprendermi dalla “sbornia” di Barolo, Barbaresco e Roero, di fare il punto sui vini che mi sono piaciuti e quelli meno, di scrivere una serie di articoli su questo wine tasting, che “devo” già prendere nuovamente l’amata via delle Langhe.
Questa volta non sarò impegnato in sessioni di degustazioni alla cieca, che sono indubbiamente utili, perché ti consentono di farti un’idea sul livello generale delle annate e su eventuali forze emergenti, ma costituiscono un approdo seppur veritiero parziale al fenomeno vino, che non può limitarsi, almeno secondo la mia visione, alla “prova bicchiere”, ma deve essere completata dalla conoscenza del produttore, dalla visita alla cantina e soprattutto ai vigneti, ma mi concederò una vera e propria full immersion nella realtà di un singolo villaggio.
Da martedì pomeriggio sino a venerdì sera, per lavorare ad un articolo dedicato a questo comune e ai suoi vini, Barolo in primis, farò tappa nel più emblematico e sicuramente meno mediatico dei paesi del Barolo, Serralunga d’Alba (qui sopra in una splendida fotografia di Mick Rock), 311 ettari vitati dei 1786 complessivi dell’area di produzione del grande rosso albese, quel posto magico dove secondo molti nasce il Barolo per antonomasia, quello dotato di quel contenuto tannico e di quel particolare tipo di tannini che conferiscono il carattere che ha e assicurano la proverbiale tenuta nel tempo al Barolo.
Per tre giorni e mezzo, secondo un calendario gremito di visite, incontri e ovviamente degustazioni, vivrò in questo villaggio un po’ appartato, dove non si transita quando ci si sposta in Langa, ma dove occorre salirci apposta, per cercare di cogliere lo spirito, la particolarità, i “segreti” (che non ci sono) di questo borgo circondato da vigneti e cru celebratissimi che si chiamano, tra gli altri, Vigna Rionda, Arione, Baudana, Broglio, Cerretta, Falletto, Francia (il vigneto dove nasce il Monfortino !), Gabutti, Lazzarito, Marenca, Margaria, Parafada, Prapò, Voghera. Un mondo che ha il suo simbolo nella storica tenuta Fontanafredda, ma che comprende ormai, tra aziende che hanno cantina e sede nel paese e altre che hanno cantina altrove, ma che sono proprietarie di porzioni di vigneto in Serralunga, una grande varietà di protagonisti.
Sarà una splendida occasione, grazie alla disponibilità della Bottega del Vino e del Comune di Serralunga d’Alba, che mi hanno assicurato la loro collaborazione, per accrescere la mia cultura barolesca e per conoscere meglio, parlando con i suoi protagonisti, da Bruno Giacosa a Baldo Cappellano, da Franco Massolino a Luigi Baudana, Maurilio Palladino, Luigi Pira, Maurizio e Davide Rosso, Ettore Germano, Franco Boasso, Luca Currado, la realtà viva di un borgo del vino noto in tutto il mondo. Che magari non comunica molto, ma fa parlare di sé, eccome, grazie ai suoi Barolo.

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