Pillole di Montalcino parte seconda

Degustazione del Quarantennale: ma per la stampa non è stato un evento…
La comparsa sul blog di un commento alle prime “Pillole di Montalcino” pubblicate a caldo lunedì mi spinge a continuare il discorso sulla Degustazione del Quarantennale e ad estendere il discorso sul “chi c’era e chi non c’era” sinora riferito ai produttori anche ai giornalisti, che, possiamo dirlo tranquillamente, non si sono di certo “picchiati” per essere presenti a tutti i costi a questa occasione di verifica che, sulla carta, si preannunciava unica e decisamente importante.
Era stato annunciato che l’assaggio sarebbe stato riservato a 50 giornalisti e comunicatori del vino, ma anche se diversi nomi noti non sono mancati (voglio citare Francesco Arrigoni, Gigi Brozzoni, Andrea Gabbrielli, Emanuele Pellucci, Carlo Macchi, Antonio Paolini, Rocco Lettieri, Riccardo Viscardi, Othmar Kiem, Roberto Giuliani e Fabio Cimmino del sito Lavinium, Gianpaolo Di Gangi di Porthos, il sottoscritto e tra gli stranieri Daniel Thomases, Monica Larner e Kerin O’Keefe), drappello di presenze rinforzato da una fitta colonna toscana (tra gli altri Leonardo Romanelli, Andrea Cappelli e Franco Pallini di Winenews), sono stati tantissimi i giornalisti noti e influenti, da Davide Paolini che avrebbe dovuto parlare al convegno ma è stato bloccato da una forma influenzale, sino a Cesare Pillon, Daniele Cernilli, Paolo Massobrio, Marco Gatti, Alessandro Torcoli, Paola Mura, Bruno Donati, Ernesto Gentili, Fabio Rizzari, Stefano Tesi, Sandro Sangiorgi, Fabio Turchetti, Fernando Pardini, l’intero gruppo di Spirito di vino e poi Andreas März, e tanti colleghi esteri, che hanno dato forfait.
Eppure di degustazioni come questa non se ne erano organizzate molte nel tempo e altre simili alle viste non si annunciavano, allora perché tutti questi influenti comunicatori hanno ritenuto che a Montalcino non fosse poi così importante esserci ? Colpa della poco felice collocazione temporale della giornata scelta, quel 27 aprile proprio a cavallo tra il ponte del 25 aprile e quello del primo maggio ?
Colpa della vicinanza con la degustazione di vini Castagneto a tavola prevista per sabato 28 a Bolgheri e dintorni (località verso la quale diversi giornalisti presenti a Montalcino si sono poi diretti venerdì pomeriggio) ? Colpa di una cattiva comunicazione del Consorzio, che pure gli inviti ai giornalisti aveva diramato in tempo utile, oltre un mese fa ?
Difficile rispondere. Resta il fatto che un qualcosa che doveva essere concepito – e rappresentare – un autentico evento, come un vero evento, ovvero come qualcosa da non perdere, non è stato avvertito, perché altrimenti i cinquanta posti a disposizione per la degustazione voluta dal Consorzio e guidata dal bravo enologo Vittorio Fiore, sarebbero andati a ruba e le richieste di partecipazione ben superiori alle disponibilità.
I Guelfi e i ghibellini sono ancora tra noi
Quello, appena sopra esposto, il discorso relativo alla partecipazione dei giornalisti, ma c’è poi stato un caso nel caso, che fa pensare come in Toscana – e a Montalcino – quello spirito particolare, di contrapposizione tra contrade e tra fazioni, che risale ai tempi di Dante e alle disfide tra guelfi e ghibellini, sia ancora vivo. E’ il caso di un giornalista, Guelfo Magrini, che vive a Montalcino e che a Montalcino opera e che al Brunello ha dedicato qualche anno fa un libro, e non più tardi di qualche mese fa ha creato un sito Internet e un blog il cui nome si ispira apertamente a quella manifestazione, Benvenuto Brunello, che è la vetrina annuale in cui vengono presentate al mondo le nuove annate dei vini di Montalcino.
Bene, non solo questo collega, che risulta tra gli animatori del blog insieme ad altri tre autori, non ha partecipato alla degustazione del Quarantennale, ma sul blog, il cui ultimo post risale al 18 aprile, ha evitato accuratamente (perché, warum, why, pourquoi ?) di annunciare il programma dei festeggiamenti del Quarantennale, degustazione, convegno e prima teatrale della commedia Barbatelle compresi.
Eppure il sottotitolo del sito e del blog annuncia che le pagine web intendono “spiegare, parlare, degustare, to expound, to talk, to taste and “brindare” con il Brunello di Montalcino”, allora perché dunque non annunciare e commentare quanto il Consorzio ed i suoi responsabili avevano previsto e organizzato ? Un vero mistero le cui ragioni, se esistono, il collega potrà chiarire – se gli garberà, se ne avrà voglia – sul suo e su questo blog…

Quale turismo del vino per Montalcino ? Meno petting, più innamoramento
Nel corso del convegno “Brunello di Montalcino: centoventi anni di storia, quarant’anni di denominazione, strategie per il futuro”, a dispetto del titolo si è parlato poco di Montalcino, dei primi 40 anni di attività del Consorzio, dello stato di salute del vino e della denominazione (del resto tra i relatori accanto ad una sfilza di amministratori non era stato inserito nemmeno un diretto protagonista, ovvero un produttore…), di problemi e prospettive, e si invece é discusso di problemi generali, legati alla presenza del Ministro De Castro, quali la riforma dell’OCM, i piani di controllo dei Consorzi, l’ipotesi di una Igt Italia. Un convegno “politico”, al quale peraltro, tanto per rimanere in tema e per confermare una tendenza, erano presenti ben pochi produttori, come se la cosa non li riguardasse da vicino e come se si trattasse dei festeggiamenti per i quarant’anni della Doc Montecucco, nel corso del quale si è parlato molto, a volte confusamente o in un linguaggio a metà tra la sociologia, la politica e l’economia, di turismo del vino.
Merito soprattutto del professor Fabio Taiti del Censis Servizi, che ha definito Montalcino quale il “simbolo di una galassia di territori italiani che fanno turismo del vino”e ricordando i due milioni di turisti che ogni anno convergono sulla capitale del Brunello, grazie alla fortissima immagine e alla stretta identità tra vino e territorio, ha denunciato chiaramente, riprendendo un concetto caro al compianto sindaco Massimo Ferretti, che amava paradossalmente parlare di un Brunello “ricchezza che complica la vita di Montalcino”, il “turismo di basso profilo, mordi e fuggi, dalla mediocrità da turismo sanmarinese” che oggettivamente affligge e stringe d’assedio Montalcino.
Certo, ci sono elementi positivi di questo amoroso e soffocante abbraccio del mondo nei confronti di Montalcino, una notorietà che è elemento di sostegno del mercato del Brunello e soprattutto una vendita diretta dei vini ilcinesi fatta sul territorio che è passata dal 2 al venti per cento nel giro di vent’anni.
Resta però che il vedere puntualmente convergere su un piccolo villaggio come Montalcino una quantità incredibile di turisti provenienti da ogni dove, che a Montalcino vengono comunque in pellegrinaggio, magari senza visitare un solo produttore, senza velleità e ambizioni di conoscere nelle sue sfaccettature il fenomeno Brunello, ma semplicemente aggirandosi per il paese per un’ora, limitando i consumi ad un panino mangiato deambulando per il paese e quando va bene limitandosi ad acquistare negli innumerevoli negozi che vendono vino una bottiglia di Brunello (magari pagandola 13 euro, un prezzo davvero popolare al quale viene venduto certo Brunello in enoteche e vinerie), crea problemi non indifferenti.
Problemi di pulizia (il lunedì o dopo i giorni festivi la raccolta differenziata a Montalcino tocca picchi incredibili dovuti alla calata di migliaia di turisti), di identità, di strategie, di qualità e proposta di un turismo che punti sulla sostanza e su un’offerta ragionata e differenziata. Di un turismo, insomma, per usare una simpatica espressione di Taiti, “che non si limiti al petting e dimostri un più vero, convinto, innamoramento” per Montalcino e per le terre, bellissime, del Brunello.
Per molti turisti (si é mai pensato ad interrogarli e a chiedere loro le ragioni che li portano a venire a Montalcino ?) oggi salire a Montalcino equivale a compiere un rito irrazionale, a rendere omaggio a qualcosa di cui si é sentito parlare ma non si sa esattamente in che cosa consista o possa dire e dare, e questo stato di cose non credo possa essere soddisfacente per il comparto vitivinicolo di questo bellissimo borgo toscano.
Elezioni per il nuovo Presidente del Consorzio in arrivo, ma a Montalcino tutto tace…
Tra meno di venti giorni a Montalcino, il prossimo 18 maggio, ci saranno le elezioni per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione del Consorzio del Brunello e per l’elezione del nuovo Presidente che succederà, dopo sei anni di mandato, a Filippo “Sarrino” Fanti, eppure, e sembra incredibile, a parlare con i diretti interessati, i produttori, sembra che la cosa non li riguardi e che l’importante appuntamento sia ancora molto lontano.
Se si chiede di raccontare quali siano i papabili, se si siano evidenziati, com’è accaduto con grande chiarezza e correttezza di recente nel caso delle elezioni per il Consorzio del Barolo e del Barbaresco, schieramenti e programmi, se ci siano un candidato X e un candidato Y a contrapporsi, con idee, sostenitori, squadre diverse, si ottiene la stessa risposta che si poteva ottenere a Palermo dieci anni fa se si fosse chiesto chi era il capo della mafia o dove potesse essere nascosto Totò Riina… I mah, i non so, i forse, i dicono sono il massimo delle “risposte” che si riescono a cavare con le tenaglie, costringendo e quasi “forzando” gli interlocutori a non sottrarsi alla questione. Di più non si ottiene, perché quanto ad idee, convincimenti, pronostici, non parliamo poi di nomi, è silenzio assoluto.
Ma, accidenti, si può accettare che sia questo il clima, quasi all’insegna di un timore di parlare chiaramente e liberamente confrontarsi, che si respira alla vigilia di un momento d’espressione democratico e importante com’é indubbiamente l’elezione del Presidente e del Consiglio di amministrazione del Consorzio in una località simbolo per il vino italiano qual’è Montalcino ? A mio parere è non solo inconcepibile, ma preoccupante…

18 pensieri su “Pillole di Montalcino parte seconda

  1. Gentile Franco;
    In riguardo alla non presenza delle numerevoli presenze a Montalcino, posso capire che; forse la data sbagliata che e andata a scontrarsi con altre degustazioni e feste, come dici, troppo vino…….dico io….
    Se fosse stata fatta da noi dove di degustazioni di vini Italiani se ne vedono 2-3 all’ anno, ti garantisco che si sarebbero messi tutti in fila indiana come scolaretti, io compreso !
    Il caso dell Consorzio, non mi stupisce piu di tanto, perche’ mi sembra la consocieta’ delle pecore smarrite, dove i Produttori sanno che devono essere membri, pero e importante fare come vuoi e quando vuoi.
    Un Consorzio che non si difende nemmeno dagli stupidi attacchi Internazionali ricevuti in riguardo all’ annata 2002………
    In riguardo al Turismo, penso che essendo nell anno 2007, si dovrebbero riorganizzare un po’, con tutti i Milioni di Euro che girano in paese, ci si aspetterebbe di piu.
    Il collegamento con Siena e ancora quello dell dopoguerra, ci vuole un grande centro informazioni sulla Cassia, con contatto telefonico diretto con i Produttori per sapere se vale la pena salire a trovarli, mappature delle zone, e sottozone come a Barolo, locazione precisa degli Agriturismo, Trattorie ecc. ecc.
    Insomma chi deve gestire tutto questo, che vada a Napa Valley per un weekend, io penso sara molto istruttivo !
    Grazie
    Angelo

  2. Caro Franco,
    hai ragione, piccole beghe di paese ed una miopia grave, forse i milioni di visitatori hanno dato alla testa a qualcuno, ma se continuano così gli resteranno solo i turisti mordi e fuggi, perché chi può spendere vuole servizi e informazione, non pesci in faccia.
    Attenzione che il turismo del vino non diventi il turismo dell’ombra di vino, allora venderanno tanto Brunello, ma da 13 euro a bottiglia, poi arriverà quello da 12, da 11 da 10 e poi in giro per il mondo si dirà “il Brunello? non è più quello di una volta” e sarà il de profundis.

  3. Ciao Franco,
    ma come fai a stupirti ancora?
    Il presidente del Consorzio del Brunello è deciso dalle tre organizzazioni agricole del territorio Unione Agricoltori, CIA e Coldiretti. Questo avviene da sempre e chissà per quanto ancora.
    Ciao Francesco

  4. Carissimo Franco, posso solo ringraziarti di aver ricordato questa grave anomalia. Come ti ho scritto, non sono stato né invitato né informato, però vorrei ricordare solo che sono stato il primo ad annunciare la manifestazione del quarantennale nel post del 20 Febbraio scorso e in quello del 26 febbraio successivo, con un’intervista a Cignozzi sul teatro delle barbatelle. Già, queste cose mi amareggiano, ma ormai ci sono abituato. Questa gente non merita di essere alla guida di un consorzio così importante. Ma come si fa? E’ tutto perfettamente pianificato a monte, in oscure riunioni di stampo mafioso, in diktat di gente che non ha nemmeno il coraggio di farsi vedere in faccia. Campatelli e il suo staff di comunicazione non sono altro che dei soldatini che eseguono ordini provenienti da chissà chi. Se tu fai nomi ti querelano per mancanza di prove. Che peccato, ma l’importante è che il Brunello resti uno tra i vini più apprezzati nel mondo. E siccome in questo valore intrinseco ci credo, penso che continuerò a trattarne, a prescindere dagli squallidi personaggi che governano le sue sorti “politiche”.
    A presto per ulteriori precisazioni.
    Guelfo

  5. Caro Franco,

    la lunga disquisizione che hai fatto su Montalcino mi ha fatto riflettere su alcuni aspetti che mi erano sfuggiti. Innanzitutto il paragone con San Marino, al quale non avevo pensato ma che calza sicuramente a pennello. Mi veniva in mente che non lontano da Montalcino, a Pienza, uno studio sul territorio aveva messo in evidenza come stavano chiudendo tutti i negozi per residenti (es. Calzature) per lasciare spazio solamente a negozi per turisti, facendo perdere così l’anima al paese. Non vorrei che si arrivasse a questo anche a Montalcino, proprio perchè ritengo che le possibilità di farne una sorta di paese modello bordolese in Toscana ci sono tutte. Devo dire, ad onor del vero, che a di Brunello a 13 euro francamente non ne ho mai visto ma tutto può essere. Riguardo alla degustazione, ero convinto ci fosse davvero il pienone a celebrare i quarant’anni di un Consorzio che ha fatto molto per il territorio e soprattutto ci fosse una maggiore e più convinta partecipazione dei produttori. Come diceva Gabbrielli c’erano delle bottiglie che hanno reso onore alla denominazione(Biondi Santi del ’64 fra tutti) ed altre delle quali si poteva fare sicuramente a meno. Non ho capito, insomma, perchè i protagonisti principali del territorio, i produttori appunto, siano rimasti fuori scena. Per quanto riguarda le elezioni…siamo in Toscana, ricordatelo, difficile che uno si sbottoni troppo su questi argomenti …

  6. é inutile dire che le affermazioni fatte da Guelfo Magrini nel suo commento pubblicato su questo blog sono di esclusiva responsabilità del loro autore. Io trovo che si possa polemizzare anche aspramente, ma penso che dalle polemiche non si debba passare ad accuse pesanti e offensive…
    f.z.

  7. Se era inutile perché l’hai sottolineato? Che fai? dai un colpo al cerchio e uno alla botte? Prima insinui cose che evidentemente tu stesso hai subodorato, poi nascondi la mano che ha lanciato il sasso? Un equilibrio precario il tuo. Caro Franco, ti devi decidere: o davvero vuoi scoprire gli altarini o astieniti dal provocare. Comunque purtroppo le accuse generiche sulla gestione del Consorzio trovano riscontro nel tuo stesso post relativamente alle elezioni del nuovo consiglio. E ripurtroppo io vivo e lavoro in questa zona da più di dieci anni e ne vedo tante di cosette di cui mi astengo dal parlare. Vuoi davvero che ti racconti come vanno le cose da quando Tattarini è stato nominato presidente dell’Enoteca Italiana rispondendo ad una logica “politica” di spartizione di torte supportata da D’Alema e in pieno accordo con le cupole senesi? Intanto cos’ho da perdere? Non posseggo nulla che mi possano levare.

  8. caro Franco,
    Guelfo non è tanto di fuori, anche i produttori non erano presenti perchè non gli era stata trasmessa l’importanza dell’evento (è come non invitarli) perchè siamo gente che deve anche lavorare visto che la maggior parte delle aziende in 1-2 persone gestistono tutta la filiera(da produzione alla vendita).
    Le elezioni del consorzio avvengono eslusivamente tramite accordi delle parti sindacali, daltra parte considerate che solo dietro certi accordi si riesce ad essere rappresentati nel consiglio perchè si vota non a testa ma a bottiglie e se due-tre aziende (Banfi, Castel Giocondo, Col d’Orcia….)decidono chi deve esserci hanno la maggioranza per farlo(grazie legge 164)
    solidaritetà a Guelfo

  9. caro Franco,
    Guelfo non è tanto di fuori, anche i produttori non erano presenti perchè non gli era stata trasmessa l’importanza dell’evento (è come non invitarli) perchè siamo gente che deve anche lavorare visto che la maggior parte delle aziende in 1-2 persone gestistono tutta la filiera(da produzione alla vendita).
    Le elezioni del consorzio avvengono eslusivamente tramite accordi delle parti sindacali, daltra parte considerate che solo dietro certi accordi si riesce ad essere rappresentati nel consiglio perchè si vota non a testa ma a bottiglie e se due-tre aziende (Banfi, Castel Giocondo, Col d’Orcia….)decidono chi deve esserci hanno la maggioranza per farlo(grazie legge 164)
    solidaritetà a Guelfo

  10. caro Franco,
    Guelfo non è tanto di fuori, anche i produttori non erano presenti perchè non gli era stata trasmessa l’importanza dell’evento (è come non invitarli) perchè siamo gente che deve anche lavorare visto che la maggior parte delle aziende in 1-2 persone gestistono tutta la filiera(da produzione alla vendita).
    Le elezioni del consorzio avvengono eslusivamente tramite accordi delle parti sindacali, daltra parte considerate che solo dietro certi accordi si riesce ad essere rappresentati nel consiglio perchè si vota non a testa ma a bottiglie e se due-tre aziende (Banfi, Castel Giocondo, Col d’Orcia….)decidono chi deve esserci hanno la maggioranza per farlo(grazie legge 164)
    solidaritetà a Guelfo

  11. A Guelfo Magrini, che mi attribuisce cose che non ho detto (ad esempio di dare “un colpo al cerchio e uno alla botte”, di “insinuare cose che evidentemente tu stesso hai subodorato, poi nascondi la mano che ha lanciato il sasso” e di avere un “equilibrio precario” invito a rileggere attentamente quello che ho scritto e ricordo che non ho fatto “accuse generiche” e che non c’é assolutamente bisogno di insultare (in questo modo passando dalla parte del torto) per criticare. Eppure l’esperienza dovrebbe avergli insegnato che le critiche in forma di insulto non pagano. Anzi, costringono a pagare (anche se si dice di non possedere nulla) chi si trova costretto a querelare…

  12. Franco tu confondi gli insulti con le denunce, e non so se strumentalmente oppure perché effettivamente non ne comprendi la differenza.
    Saluti
    Guelfo

  13. Mi spiace, ma qui rischio di non capirci nulla, quindi devo chiedere al sig. Guelfo Magrini la cortesia di rispondere alla mia domanda: perchè, dal momento che lei era a conoscenza – come appunto si legge sul suo blog – della manifestazione del quarantennale, non si è insospettito non vedendo pervenire l’invito e non ha denunciato il fatto, sempre utilizzando il suo blog, invece di muoversi e lanciare accuse solo dopo che Ziliani ha chiesto spiegazioni in merito alla sua non partecipazione all’evento?

  14. Non ti seguo. Perché continui a bollare le mie considerazione con il termine “insulti”? Insulti a chi? Non capisci che stai solo cercando di far credere ai tuoi lettori che le mie valutazioni sui poteri che agiscono nell’ombra, e che tutti in Italia sanno esserci, non solo nel caso specifico, ma in generale, siano insulti gratuiti invece che percezioni chiare di come non andrebbero mai affrontate le cose in una situazione di onestà e trasparenza? Non credi che il dibattito debba sempre andare a fondo delle questioni, separando l’economia reale dall’economia inquinata da manovre e manovrine occulte? Nessuno se li vuole inimicare, questi sconosciuti, e tu ne fai esempio. Ma credimi, mi hanno ridotto alla fame solo perchè tecnicamente ho espresso considerazioni che ne bollano l’inadeguatezza strutturale e l’indegnità morale oltre che economica. Posso reggere solo perché il mio spirito e la mia educazione alla sopravvivenza sono molto temprati. Ti ringrazio ancora della tua attenzione, ma francamente non dovresti difendere questi comportamenti confondendo gli insulti con la denuncia di uno stato di cose vergognoso.
    Un abbraccio
    Guelfo

  15. Egregia Sara, questa è una situazione che dura da molti anni, come i miei colleghi sanno bene. Io, per chi si propone quale gestore del sistema Brunello non esisto, e ciò è gia abbastanza assurdo ma è così. Non le sto a raccontare episodi penosi del passato, ma si renda conto che non ho più voglia di confrontarmi con queste persone a meno che non venga sollecitato a farlo da amici come nel caso di Franco. Ho chiesto spiegazioni ma non intendo fare polemica diretta; le ho chieste ad amici produttori, che mi hanno descritto esattamente la situazione di cui si parla in questo blog, ma non ne farò il nome. Non ho più voglia di pensare e leticare con persone che non considero degne di stima, dati i loro reiterati comportamenti nei miei confronti, che poi riguardano un sistema e non una singola persona. Ho voglia, e chissà ancora per quanto, di parlare e scrivere delle tantissime brave persone che a Montalcino producono buonissimi vini. Ho voglia di descrivere questo magnifico territorio. Ho voglia di far conoscere le cose buone. Ecco perché non pubblico queste cose sui miei siti. Ma Franco ha sollevato il problema e dunque rispondere mi sembra doveroso.
    Cordiali saluti

  16. Caro sig. Guelfo, se non vuole rispondere a me non fa nulla, ne ha tutto il diritto, però mi permetta di dirle una cosa, e cioè che non mi sembra abitudine di Ziliani tacere la verità per paura di inimicarsi qualcuno. Forse lei non legge assiduamente questo blog, ma se lo facesse capirebbe a cosa mi riferisco. E si tratta di una questione di non molto tempo fa. Con questo non voglio accusarla, perché non conosco la sua storia, però ci tenevo a puntualizzare una cosa importante e in cui credo fermamente, che è l’assoluta onestà intellettuale del sig. Ziliani.

  17. Porgo le mie scuse al sig. Guelfo: quando ho scritto il mio ultimo commento non avevo ancora visto il suo. La ringrazio per avermi risposto.

  18. Non mi immergo nella polemica, ma segnalo il boicottaggio della commedia Barbatelle di Cignozzi dove non c’era un solo amministratore della città e dove l’ufficio stampa del Brunello era latitante. Eppure era uno spettacolo bello, divertente e gustosissimo, tanto da meritarsi una favolosa recensione da Nico Garrone (uno dei critici teatrali più importanti d’Italia)sul quotidiano di spettacolo Off. Ma che succede a Montalcino? Altro che gulfi e ghibellini, siamo ancora alle faide e ai giochi di clan. che tristezza…

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