Salice Salentino rosato Le Pozzelle 2006 Candido

Giacché le condizioni del tempo, che fanno pensare di trovarci già d’estate più che in primavera, e le previsioni dei meteorologi inducono a temere che quella 2007 potrebbe essere un’altra annata tipo, auguriamo tanto non peggio, del 2003, mi sbilancio sino ad affermare che quella di quest’anno sarà un’altra grande annata da vini rosati. Non so se lo sarà, chi può mai azzardare pronostici con questo tempo imprevedibile ?, la vendemmia, ma sicuramente lo sarà la stagione dei consumi, che se sarà il grande caldo il tema conduttore dei mesi a venire, vedranno, come hanno progressivamente visto negli anni scorsi, i consumatori scoprire i pregi, che sono molti, di questi vini che solo gli stupidi ed gli eno-trogloditi possono ancora attardarsi a considerare vini minori, di serie B, o, peggio ancora, “vini da donne”.
Piacevoli da bere, duttili nell’abbinamento, facili da approcciare, semplici da servire giocando sulle temperature, che devono rimanere, soprattutto nel caso dei vini più strutturati, fresche, ma non diventare fredde come se si trattasse di vini bianchi, i rosati, sposabilissimi ad una vastissima gamma di abbinamenti gastronomici e perfetti per quei piatti freddi, dalle insalate di riso o di pasta, ai salumi, alle frittate, al roast beef, al vitello tonnato, alle grigliate a base di verdura, alle verdure ripiene, ai minestroni tiepidi e alla zuppe di verdura, ad una fresca “panzanella” toscana, che costituiscono il regime alimentare di prammatica quando fuori fa caldo, i rosati, come dimostrano le statistiche, che parlano di una loro fortissima crescita, decisamente in controtendenza rispetto al mantenimento delle posizioni nel migliore dei casi delle altre tipologie di vino, all’estero, stanno andando forte.
Questo anche se in Italia le aziende che hanno continuato a produrli negli anni della loro stupida diminutio e messa in ridicolo non mostrano di essersi ancora affrancate dall’ingiustificabile complesso di colpa che li attanagliava e che li induceva a nascondere quasi e a non rivendicare invece con orgoglio di essere produttori di rosé.
Avete forse assistito a qualche iniziativa organica in favore dei rosati, della loro conoscenza, della loro promozione e del loro consumo da parte delle innumerevoli aziende, disseminate dalla Valle d’Aosta alla Sardegna, come testimonia la più autorevole guida loro riservata, Rosati d’Italia edita da Cucina & Vini, che li producono ?
Niente affatto, anche se il mercato ed i consumatori li premiano, dimostrano di apprezzarli, di berli con piacere, i rosati non sono ancora – e quando lo saranno mai ? – concepiti e vissuti, dai loro artefici, con quella forte consapevolezza che meriterebbero, che la loro peculiare tipologia giustifica e la qualità di molti di loro suggerirebbe. Difficile pensare che se un produttore non mostra di credere fortemente in un prodotto, quel prodotto possa essere accettato, avvertito come importante, richiesto dai consumatori.
Eppure nonostante queste remore morali di chi continua a non vergognarsi invece di produrre vini mostruosamente concentrati, dai colori impenetrabili, ricchissimi di estratti e di alcol, perché pensa che corrispondano ancora a quell’ideale del vino importante sostenuto ancora dalle guide, ma rigettato dal mercato, i rosati si sono fatti strada, si sono faticosamente guadagnati una considerazione ed un rispetto da parte di chi il vino lo acquista e lo vuole bere.

Avanti con i rosati, senza problemi e senza alcun complesso d’inferiorità allora, soprattutto se sono vini veri, di lunga storia e radicata tradizione produttiva, come ad esempio, fiore all’occhiello di quel Salento pugliese che dei rosé è una delle indiscusse capitali italiane, il Salice Salentino rosato Le Pozzelle prodotto dal vecchio amico Alessandro Candido nella sua bella azienda di San Donaci nel brindisino, azienda importante, che conta su 160 ettari vitati posti tra le province di Brindisi e di Lecce, per una produzione, molto diversificata (voglio citare i Salento Igt Cappello di Prete e Duca d’Aragona, i Salice Salentino La Carta e La Finestra, l’Aleatico Salice Salentino Doc, il passito Paule Calle) che supera i due milioni di bottiglie.
Vino di stampo classico Le Pozzelle, ottenuto da una macerazione delle uve nere, Negro amaro (95%) e Malvasia Nera (5%), pigiate e lasciate per circa 20 ore a bassa temperatura, procedura cui fa seguito l’estrazione delicata di una parte del succo degli acini (un 40%, il cosiddetto mosto fiore), che viene lasciato fermentare e poi affinato rigorosamente in acciaio.
Da quanti anni me lo gusto, estate dopo estate, costantemente affidabile, stilisticamente impeccabile, ricco di personalità, sino ad averlo eletto tra i rosati italiani “del mio privilegio” (come avrebbe detto Veronelli) ? Saranno almeno una quindicina e tali da rendere il primo rosato di Candido (ora ne esiste un secondo, il Piccoli Passi, dove un 70% di Negro amaro è abbinato ad un 30% di Cabernet Sauvignon), un modello di riferimento, un must per tutti coloro che, come me, ai rosati non potrebbero mai rinunciare.
Versatelo nel bicchiere dunque, servito ben fresco ma non ghiacciato, e godetevi subito il la sua robe, come direbbero i francesi, cerasuolo – rosa acceso che richiama i riflessi e le sfumature del corallo, splendente di luce e di vita, pimpante, allegra, luminosa. Il resto é una felice diretta consulenza, dal naso vivo, carnoso, con aromi che variano dal floreale (rosa e geranio) al piccoli frutti rossi (ribes e lampone) ad una leggera speziatura a striature di foglia di pomodoro, alla bocca succosa, ben polputa, di salda stoffa e spalla, sorretta da una materia prima ricca ma sapida e asciutta, da un alcol calibrato mai eccessivo e ravvivata da una fresca, bella acidità, da un nerbo sapido che rende il bicchiere piacevole, gustoso e che invoglia al bere.
Naturalmente accompagnando il vino, come ogni buon rosato che si rispetti richiede, al cibo, con il vertice della parmigiana di melanzane, di umidi e zuppe di pesce, crocchette di riso, focacce, tortini a base di verdure, una frittata con cipolle, uno spiedino di calamari e totani, dei peperoni o dei pomodori ripieni, un semplice spaghetto al pomodoro fresco e basilico e, provare per credere, una bella pizza ben guarnita… Buon appetito ! 

Azienda vitivinicola Candido
Via A. Diaz 46 72025 San Donaci BR
Tel. 0831 635674 fax 0831 634695
prezzo in enoteca 7 euro
E-mail

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0 pensieri su “Salice Salentino rosato Le Pozzelle 2006 Candido

  1. GRAZIE! visto che Ti sei messo a scrivere questo bellissimo articolo sui rosati (sono un produttore orgogliosissimo del Salento e dei rosati) sostituisci la panzanella con la
    “frisella ‘ncaponata”.

  2. Come sostieni, il trend dei vini rosati è come spesso accade il risultato di una più consapevole strategia di marketing delle riviste di settore che delle aziende produttici, tranne qualcuna che per tradizione produce rosati da decenni (vedi rosati pugliesi o il chiaretto del Garda o ancora i cerasuoli abbruzzesi) con una certa consapevolezza.
    Anch’io, non dispezzando i rosati, non li ho mai valorizzati quanto dovuto nelle mie bevute o nei momenti di convivialità, sottovalutando il fatto che sono molto più versatili e godibili di tanti bianchi e rossi mal-fatti e difficili da far finire a tavola.
    La valutazione che hai fatto di questo prodotto mi hai incuriosito, quindi non conoscendolo l’ho proverò a breve.
    Comunque per la esperienza noto che il consumatore italiano arriva sempre secondo rispetto ai mercati stranieri: francesi, austriaci e tedeschi consumano prevalentemente rossi ma d’estate non disdegnano i rosati e le aziende italiane dovrebbero valorizzare meglio questi prodotti e non considerarli solo dei vini necessari per completare la gamma di prodotti in catalogo, magari con degustazioni e proposte di abbinamenti innovativi.

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