Comitato dei saggi del PD ? Ora Carlin propone di allargarlo

Siete piemontesi e di sinistra e non vi hanno chiamato a far parte del comitato dei 45 saggi del nascente partito democratico ? Niente paura, signori Chiamparino, Ghigo, Foa, signore Turco e Bresso, ma perché no, anche Chiambretti, Litizzetto, Zanone, Pininfarina (nel PD, come mostra la presenza di Follini, c’è posto davvero per tutti…) perché Petrini, unico piemontese, insieme a Fassino, di questi 45 probiviri, ha avuto una bella idea. Perché non portare il numero dei saggi, come ha proposto mercoledì durante la riunione del Comitato, da 45 a 100 ?
In tal modo, nel gruppo potrebbe fare entrare qualche vecchio o nuovo amico, dall’ex governatore della Regione Piemonte Enzo Ghigo, sempre così prodigo e disponibile nei confronti di Slow Food, a qualche finanziatore dell’Agenzia di Pollenzo e dell’Università degli studi di scienze gastronomiche, sino ad Oscar Farinetti creatore di quella Eataly a Torino che vede così armoniosamente Slow Food collaborare al progetto con il “ruolo di consulente strategico”….

0 pensieri su “Comitato dei saggi del PD ? Ora Carlin propone di allargarlo

  1. Ma il suo signor Ziliani è un blog sul vino oppure contro Slow Food e il suo Presidente?
    Me lo chiedo perchè osservo il suo livore contro l’associazione di Bra e le sue insinuazioni, che sono diventate ormai una costante e mi paiono di una ripetitività sconcertante. E’ mai possibile che i cattivi siano solo loro? Che il mondo del vino e della gastronomia sia soffocato da una Mafia che vede avvinghiati Slow, Farinetti, Eataly, Unisg, Enzo Ghigo, Alemanno, Bresso, Chiamparino, Fassino, Prodi. Tutti costoro si sono uniti per il male del Made in Italy e hanno boicottato produttori seri e meritevoli? O le fa comodo attaccarli per avere un minimo di audience visto che gli altri argomenti pubblicati non smuovono neppure un misero commento?

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    Insomma mi piaono dei risultati davvero deludenti. Lungi da me voler giudicare in modo fallimetare il suo onesto lavoro, ma a questo punto le consiglierei di concentrarsi solamente sull’associazione di Bra e continuare con la sua opera di critica continua e di lasciare da parte il vino. Che evidentemente suscita pochi entusiasmi tra i suoi 4 lettori. Cito naturalmente un lombardo come lei.

  2. Egregio Signore, lei é ovviamente libero di ritenere fallimentare il mio “onesto lavoro” e libero di pensare che per farmi notare (dopo 25 anni che scrivo di vino) abbia bisogno di criticare Slow Food, cosa che faccio spesso e volentieri. Vino al vino é un blog che si occupa di vino, ma come ho già spiegato altre volte mi concedo la libertà di intervenire anche su altri temi che non siano strettamente vinosi, ma che hanno, come in questo caso, connessione, con l’enogastronomia, oggetto della discussione di questo blog. Concordo con lei che certi interventi suscitino più commenti di altri e che facciano più discutere, ma non é per questo che, ogni tanto, li faccio. E’ perché mi sento di farli e basta e le discussioni che suscitano dimostrano che si tratta di temi giudicati interessanti da diverse persone.
    Per concludere faccio notare che é stato lei ad affermare testualmente “che il mondo del vino e della gastronomia sia soffocato da una Mafia che vede avvinghiati Slow, Farinetti, Eataly, Unisg, Enzo Ghigo, Alemanno, Bresso, Chiamparino, Fassino, Prodi”, facendo tra l’altro un bel minestrone. Parole sue, espressioni sue, farina del suo sacco, non mia…

  3. La mia, in realtà – ma evidentemente non sono stato in grado di farmi capire -, era una domanda retorica. Tento di spiegarmi meglio: E’ mai possibile che il mondo del vino e della gastronomia sia soffocato da una Mafia che vede avvinghiati Slow, Farinetti, Eataly, Unisg, Enzo Ghigo, Alemanno, Bresso, Chiamparino, Fassino, Prodi? Non si tratta di un minetrone: ho citato slow food e la galassia Farinetti/Eataly – che secondo alcuni sono la stessa cosa o sempre secondo questa visione farinetti sarebbe il nuovo azionista di maggioranza dell’associazione braidese – poi ho citato Alemanno e Ghigo che sebbene di centro destra hanno appoggiato vituperate iniziative come Salone del Gusto e Terra Madre. Infine ho fatto i nomi di taluni politici di centro sinistra che a vario titolo “aiutano” Slow Food: Chiamparino – sindaco torinese che è tra gli artefici di Terra Madre e Salone del Gusto – la Bresso – governatrice del Piemonte anche lei promotrice degli stessi progetti – Fassino e Prodi, che hanno voluto includere Carlo Petrini nella lista dei saggi del Pd.

    Ma avrei potuto continuare con una lista pressochè infinita di nomi e persone che a vario titolo hanno deciso di investire tempo e denaro nelle iniziative portate avanti da Slow Food in questi 20 anni di vita dell’associazione. Ormai non solo a livello nazionale. Che dire anche i politici tedeschi, francesi (Vignerons d’Europe e Origines), Americani (Slow Food Nation), Giapponesi, Cameron (leader dei conservatori inglesi) ecc… sono coinvolti in questo attentato alla democrazia gastonomica del pianeta?

  4. @ Gian Franco
    Sono pienamente d’accordo con te, sul fatto della discussione su Eataly, era un modo come un’altro per lanciare un sasso , dato che in “giro” se ne parla molto , in bene ed in male.Forse mi è sfuggito, ma non ho letto un parere del dirett. Ziliani su Eataly. Mi sbaglio?

  5. non ho ancora espresso un parere su Eataly, che mi riservo di visitare molto presto. Ho cominciato, citando Farinetti e la partnership o collaborazione organica di Slow Food a Eataly, a mettere qualche pulce nell’orecchio, perché su Eataly e sul ruolo di Slow Food ne sto sentendo molte, e interessanti, in giro, soprattutto da parte di produttori di vino…

  6. significa che destano interesse, per i dettagli che emergono nei racconti, e che meritano di essere studiate e approfondite per poterne eventualmente scrivere

  7. Il fatto è che certi ambienti di sinistra o centro-sinistra dicono di avere nel proprio DNA qualcosa di anticonsumistico, non-imperialistico, no-globalistico, no-logo, no-profit, insomma, la solidarietà senza fini di lucro tipica delle Feste dell’Unità (quelle di una volta, forse). Quindi, quando si scoprono degli altarini tipicamente imprenditorial-lucrativi nell’animo di Slow Food, a qualcuno viene da sfrucugliare. Tutto qui. Se no, che divertimento ci serebbe a scrivere, gestire, seguire un blog?
    Come dice il cantautore Mario Venuti “bisogna metterci la faccia”. E ce la deve mettere anche Slow Food, o no?

  8. Per il Sig. Calò: io sono di sinistra, più precisamente sono un comunista, eppure non riesco a vedere molta faziosità o malafede nel post di Franco Ziliani su Petrini e il Comitato dei cosiddetti “saggi” del Pd. Sicuramente non condivido tutto ciò che scrive Ziliani a riguardo, ma mi pare che in questo paese esista ancora, almeno formalmente, la libertà di stampa. Mi sembra oltretutto difficile contrastare le affermazioni del “padrone di casa”: tanto è vero che per farlo lei si permette di criticare in maniera livorosa questo blog e tutto il lavoro di Franco Ziliani, cosa che mi pare irrispettosa nei confronti dell’autore e di noi poveri coglioni che leggiamo quotidianamente le sue riflessioni. Riguardo all’inutile conta dei post, le dico che questa è la prima volta che intervengo su “Vinoalvino.org”, pur leggendolo quasi ogni giorno: questo perché in genere mi manca il tempo per scrivere la mia o perché il lavoro di Ziliani è già completo di suo. E conosco diverse persone che pur non essendo mai intervenute leggono e apprezzano “Vino al vino”. Vada a leggersi due esempi recenti, “Cosa accade al Barbaresco” e “Romano Bonino…”, poi mi dica che non si tratta di lavoro fatto con passione e competenza…E poi me lo lasci dire: sarà proprio colpa di Franco Ziliani se questo progetto del Pd è quello che é, cioè un’accozzaglia caratterizzata ad oggi da manovre clientelari, circoli chiusi e idee zero? P.S.: Detto tutto questo, caro Franco Ziliani, continuo comunque a dissentire da molte delle sue opinioni, anche se sul vino la pensiamo davvero sempre allo stesso modo.

  9. La mia intenzione era semplicemente quella di chiedere al signor Ziliani come mai continuasse ad attaccare Slow Food e Carlo Petrini dalle pagine virtuali del suo blog, senza voler negare la sacrosanta libertà di stampa. E insieme a questa domanda si sommava la mia constatazione che i soli argomenti commentati con un minimo d’interesse – anche se poi quelli che scrivono sono i soliti 4 – sono gli attacchi alla “mafia” di Bra. Non ho commentato direttamente ciò che scriveva il giornalista Ziliani perchè mi parevano attacchi basati su ipotesi formulate ad arte dallo stesso. Perchè mi pare che Petrini non abbia fatto i nomi delle persone che egli nomina e che quindi fossero tutti personaggi scelti con astuzia dal padrone di casa per continuare la sua eterna polemica con Bra.

    Per me che sono socio di Slow Food è comunque un po’ triste vedere l’associazione continuamente attaccata da questo blog e che mai gli siano stati riconosciuti dei meriti.
    Salone del Gusto?
    Battaglia sul Latte Crudo?
    Ogm?
    Terra Madre?
    Cheese?
    Campagna Mangiamoli giusti?
    Per rimanere nello steccato esclusivamente vinoso la manifestazione di Montpellier dei Vignerons d’Europe?
    Si parla di grandi profitti, ma chi ha avuto la voglia e la possibilità di andare a Bra, ha potuto vedere che Carlo non vive come un nababbo, le 140 persone che lavorano – soprattutto giovani con alla testa Roberto Burdese che ha appena 40 anni – vivono con stipendi che sono decenti e nulla di più e che i bilanci chiudono il più delle volte in rosso o se va bene in rosa…

    E allora perchè non aprire un bel dibattito su chi si è veramente arricchito grazie a Slow food? Produttori di vino, osti, commercianti e anche qualche produttore dei Presidi che ha finalmente trovato degli sbocchi commerciali ai formaggi, salumi, razze animali, ecc…

    Insomma leggerei più volentieri Franco Ziliani se alle giuste critiche che sa fare a Slow Food abbinasse talvolta anche qualche elogio, perchè mi pare davvero impossibile che dalle parti di Bra giungano solo idee sbagliate e sfrenata sete di denaro…
    E con questo non ho voglia di offendere nessuno: nè Ziliani, nè tantomeno i suoi lettori.
    Grazie per lo spazio concessomi

  10. @ Poldo Wine
    Certi “altarini”, e credo , dimmi se sbaglio, sono riferiti ad Eataly ed io parlando da consumatore, non posso che apprezzare l’iniziativa , sicuramente Farinetti non ha speso tutti quei soldi, così tanto per fare il Babbo Natale ma questo a me non interessa, che poi Slowfood abbia fiutato il business non credo proprio , a quanto ne so (e credo di saperlo) si limita a segnalare certi prodotti.Ripeto , come consumatore , dico ,ben vengano “certi ambienti del centro-sinistra”.
    Pier

  11. L’acrimonia nei confronti di Petrini da parte del signor Ziliani è tale da far sospettare qualche questione personale tra i due … soldi? donne? o solo invidia?
    Lasci perdere quel satanasso comunista di Carlin e ci diletti con le sue cronache enologiche.

  12. Allora ha proprio ragione Gian Carlo nel sottolineare che i commenti arrivano, in larga parte, proprio quando attacco la premiata ditta di Bra ! Sarei molto più contento se ci si “accapigliasse” sull’amatissimo Barolo, sulla strada imboccata dal Brunello, su quel che accade nel mistero e nel buio di troppe cantine italiane, piuttosto che su quello che Petrini ed i suoi Prodi combinano…
    Si rassicuri Ettore, nessuna “questione personale” tra me ed il lider maximo e conducator di Slow Food, sicuramente non soldi, né donne e nessuna invidia: ma perché mai dovrei provarne? Quanto ai comunisti, io che comunista non sono mai stato, li rispetto troppo, quando sono autentici e convinti, penso ad un Bartolo Mascarello, ad un Baldo Cappellano, della cui amicizia mi onoro, per pensare che Carlin possa ancora essere considerato, a pieno titolo, un vero “compagno”, quantomeno nella storica, antropologica accezione del termine…

  13. …e allora parliamo di vino
    Signor Ziliani le riconosco professionalità, competenza e passione ma quando insiste ad attaccare Slow Food con tale continuità e livore non riesco proprio a seguirla.

  14. Si firmi nome e cognome Ettore, è lei che non riusciamo a seguire. Franco Ziliani ha semplicemente ragione, è questo che vi prude.

    Decisamente penosi i commenti del signor Calò, da delirio.

  15. Eh si’, Ziliani piace a non pochi rossi. E mi ci metto pure io. Perche’ ha una cosa che i rossi un tempo avevano, e che ora (“ora”! da mo..) hanno appeso al chiodo o impegnato al monte di pieta’. Una cosa (un paio) che chiamare con il suo (loro) nome e’ invece un po’ da neri (o piu’ semplicemente da sessisti), quindi non lo dico, tanto ci siamo capiti benissimo. Chi non ha “argomenti” e’ ridotto a frugare nella biancheria intima (altrui) per contare i peli ai post..
    Una cosa quel partito di maestrine doveva fare e ancora pur dopo diciottanni ancora non ha fatto, ma continua invece con la magia del coltello che cambia lama, poi cambia manico, poi cambia nuovamente lama, e poi ridinuovo manico… ma “e'” sempre lo stesso coltello (cosi’ almeno si picca): sciogliersi.

  16. Caro Franco,

    Stranamente quando in altro blog – sempre tuo – ho chiesto la lista dei demeriti di Petrini, é risultato che (1) e´molto suscettibile (2) é poco signorile. Ora se si dovessero mettere alla gogna tutti quelli che sono suscettibili e poco signorili, non credo basterebbero i falegnami in attivitá a fabbricare tutte queste gogne.

    Peró chi si firma, e specie chi si firma Vino al Vino, deve poi essere all’altezza dell’enunciato e quindi dire quelli che sono i demeriti di Carlin Petrini o del criticato di turno. Cioé il senso vero della critica.

    Perché spero vorremo convenire sul fatto che un Barolo non é né di destra ne´di sinistra: o e´buono o non lo é. Che poi la politica non debba entrare nel mondo del vino non é vero: giá c’é ed é giusto che la politica pervada tutti gli aspetti della vita civile. La politica É la vita civile. Ma non giusto che debba essere usata ad ogni pié sospinto, Franco, per dividere, a normografo, a prescindere, i buoni dai cattivi.

    Per questo qualcuno reagisce: smettila con queste punzecchiature da comare ogni volta che Slow Food fa qualcosa. Non smettere invece di evidenziare quello che c’é da evdenziare di negativo . Se c’é.

    Carlin Petrini fa parte della costituente del PD ? Buon per lui.
    A me non mi danneggia, la cosa. Danneggia te ? Danneggia i tuoi fedeli lettori ?
    Non é che Petrini ha fatto carte false per entrare di nascosto nella direzione della Lega Nord o della Microsoft. Detto in altre parole:a te che te ne cale ? E vieppiu´: che ne cale a chi ti segue e ti apprezza ?

    Ne calerá il giorno in cui renderai conto a te stesso ad a chi fedelmente ti segue e ti apprezza di tutto quanto é disdicevole del Carlin Petrini di turno. Te lo ho giá scritto: lista i demeriti, sostanzia la tua critica, rendila approfondita, di comune interesse. La tua eventuale acrimonia contro lo Slow Food, (di cui pur dici di aver fatto parte) il Milan, o il peccatore di turno, ha un senso giornalistico, diaristico, da blog insomma, solo se diventa un trampolino per un discorso piu´ampio, motivato e che mette in risalto elementi che meritano e toccano la generale attenzione.

    Tutto il resto, la destra, la sinistra, i triangoli, le righe per terra, sono tutte cose vecchie e stravecchie che o hanno una funzione pratica o
    non interessano piu´nessuno. Slow Food ha vent’anni: in cybertempo equivale ad un secolo. Roba da casa di riposo. A te non piace Slow Food e tutto quello che gli gira intorno ? Penso che lo abbia capito anche chi non segue il tuo blog. Vogliamo tornare a bomba e cercare di prendere a calci il pallone e non il calciatore ?

    Con qualche stima,

    Carlo

  17. Non entro nel merito del Parito Democratico e di quello che vi sta ruotando intorno, anche se a me pare la classica italica accozzaglia , ma il commento del sig.Calò sul blog mi sembra assolutamente non veritiero. Lo leggo giornalmente ma chiaramente anche per motivi di tempo non riesco ad intervenire su tutti quelli che vorrei.Vada avanti sig.Ziliani e non si curi delle critiche che vorrebbero far apparire il suo lavoro un fallimento.

  18. Grazie Domenico ! Non é assolutamente un “fallimento”, perché io per ora continuo a divertirmi a scrivere, in assoluta libertà, quello che scrivo e molti di voi (non i “soliti quattro gatti” come ha scritto qualcuno) leggono e interagiscono con quanto scrivo. L’esistenza stessa di un vivace contraddittorio a seguito di questo articolo, l’intervento di persone che sparano a zero su questo blog e criticano pesantemente il sottoscritto (ma allora perché mi leggono se dico cose tanto banali e stupide ?), la partecipazione, che mi fa estremo piacere, perché significa che hanno capito lo spirito con il quale scrivo, di persone che “difendono” il mio lavoro, testimonia che questo blog ha una sua vitalità e, credo, una ragion d’essere…

  19. Esimio Carlo Merolli, anche se non ci conosciamo, mi permetto di trarre spunto dal suo post. Che il Petrin faccia parte del nucleo costituente del PD a me cale. E perché? Perché cosa c’entrano i partiti (tutti i partiti) con il cibo e il vino? Qualcuno vuole spiegare ad un ignorante cosa c’entrano? Mangiamo tutti la mortadella, se ci piace. Indipendentemente se siamo di destra di sinistra (per la cronaca, io non tifo per nessuno, mi fanno abbastanza schifo tutti). Beviamo barbera, gustiamo lardo di Colonnata. Slow Food difende e sostiene il cibo e il vino genuino. Perché deve essere collegato a un partito? Perché mai? Mi viene da pensare che voglia favorire qualche produttore di sinistra. Se un allevatore é di Forza Italia, Slow Food lo promuove? Non lo so. Ma se Slow Food é collegato in qualche modo alla sinistra, mi viene da pensare che non possa essere imparziale. E se un produttore di formaggi é di Alleanza Nazionale? Lo promuoviamo o no? Dipende dai formaggi che fa oppure dal partito che vota? Secondo me Slow Food dovrebbe essere a disposizione di tutti. Di tutti. Tutti sono tutti. Anche quelli che votano Berlusconi e tengono al Milan. Oppure Slow Food é un movimento dedicato unicamente alla gente di sinistra? Infine: immaginate cosa sarebbe successo se il Petrin avesse preso la tessera di Forza Italia o avesse fatto qualche apparizione in Tv sponsorizzato dal Berlusca. Molti probabilmente avrebbero detto che “Slow Food é un centro mafioso”. Cibo e vino non dovrebbero avere partito. Se non siamo d’accordo su questo, inutile parlarne.

  20. Signor Granfranco Calò,
    trovo inappropriato misurare l’utilità o il successo di un blog dal numero di commenti postati sui vari argomenti trattati. Cosa c’è da commentare sull’elezione di Marone Cinzano a Presidente del Consorzio Brunello? Al massimo si possono fare le congratulazioni e gli auguri di buon lavoro. O sul pezzo relativo al Giardino da Felicin? Si potrà al massimo dire che sette anni fa ci abbiamo mangiato male o benissimo e chiusa lì. O ancora, cosa c’è da commentare sulla divulgazioni di eventi enogastronomici che avranno luogo e che secondo Ziliani, evidentemente, possono interessare ai suoi “quattro lettori”?
    Poi, certamente, su un argomento così caldo come quello della nascita del Pd, e sull’inserimento di Petrini all’interno dei 45, è chiaro che si scatena la corsa al commento. Da qui il grande successo numerico.
    Su Petrini vorrei aggiungere che si tratta di un animale politico di primo ordine e che, a prescindere dal credo di ciscuno di noi, tutti coloro che sono interessati all’enogastronomia, non possano che gioire per il fatto che un autorevole rappresentante del questo mondo sia stato coinvolto in tale operazione. In un certo modo l’ambito enogastronomico acquista maggiore importanza di quanta non ne abbia avuta fino a ieri nel tessuto sociale italiano.
    Francesco Bonfio Siena

  21. Premetto che non sarò un elettore del Partito Democratico e che non amo particolarmente alcune impostazioni di Slow Food ai problemi dell’agricoltura e del cibo.
    Detto questo mi pare che l’inclusione di Petrini nel comitato dei saggi del futuro PD sia un’ottima cosa. A differenza di “Poldo Wine” considero essenziale che chi tratta i temi agricoli e eno-gastronomici, di qualunque parte politica sia, entri direttamente nel dibattito politico. Credo sia ora di smetterla di pensare che la politica sia qualcosa di avulso dalla società, di lontano, destinato a pochi professionisti più o meno bravi, più o meno onesti. Credo che un intellettuale del cibo come Petrini, con i suoi limiti ed i suoi difetti, sia una risorsa preziosa, anche solo a livello simbolico, per portare dentro alla politica gli interessi dell’agricoltura e del cibo di qualità. Si dirà: gli interessi di chi? Chi ci guadagna? Bene, se qualcuno ha la statura, il profilo e la forza politica per farlo lo faccia anche nell’estrema sinistra o a destra. Ma lo faccia. Rappresenti nel dibattito politico gli interessi di altri che non siano Slow food. Ma smettiamola di far decidere su agricoltura e cibo ai burocrati e ai tecnici, siano essi a Roma, a Bruxelles o di destra o di sinistra. I danni di questa impostazione sono sotto gli occhi di tutti: Le leggi che vengono fatte dalle lobby dell’agro-alimentare col tacito consenso di tutti i sindacati agricoli, in una sorta di grande corporazione. Escludendo consumatori e piccoli agricoltori. Carlin Petrini può piacere o meno ma la sua inclusione in questo fantomatico comitato dei saggi andrebbe visto come un messaggio, come un primo passo per un cambio di strategia nell’agro-alimentare.

  22. In alcuni recenti commenti vengono date alcune interessanti definizioni di Carlin Petrini: c’è chi lo definisce tout court “un intellettuale del cibo” e chi invece lo giudica “un animale politico di primo ordine”. Personalmente propendo per la seconda ipotesi e ho seri dubbi, rispetto a quanto pensa Francesco Bonfio, che il fatto che Petrini sia stato inserito nell’elenco dei 45 saggi del PD, porti come conseguenza che “l’ambito enogastronomico acquista maggiore importanza di quanta non ne abbia avuta fino a ieri nel tessuto sociale italiano”, o che questa inclusione addirittura costituisca, come dice Corrado, “un primo passo per un cambio di strategia nell’agro-alimentare” italiano. Voi cosa ne pensate ?

  23. @Poldo: siamo abbastanza d’accordo sul fatto che i partiti non dovrebbero entrare sul cibo e sul vino. Scrivo infatti che il Barolo o e´buono o é cattivo. Non é di destra né di sinistra.

    Non ho dubbi peró che la politica, intesa come espressione e gestione della “polis” pervada – ed anche : debba pervadere – tutti gli aspetti generali della vita civile. “Generali”: non certamente il dettaglio o peggio l’ imposizione di cosa debba piacere o no.

    Detto questo ho fatto qualche semplice domanda. Stranamente i contributori di questo post e Franco Ziliani in primis sembra abbiano difficoltá a dare risposte altrettanto semplici.

    Allora vorrei porre le domande in un altro modo :

    (1) Se una persona – in questo caso Carli Petrini (CP) – crede in qualcosa e si dá da fare – non é la naturale conseguenza del suo interesse per l’ argomento che (a) si aggreghi a persone che hanno gli stessi interessi (b) progredisca e vada avanti nella societá in cui opera ?

    (2) Una eventuale critica – in questo caso a CP – non dovrebbe essere
    circostanziata e ben motivata, oltre che ben spiegata ai lettori ? oppure siamo rimasti alla “tu di sinistra io di destra” o viceversa ?
    Specie – e sottolineo specie – quando la critica viene da una persona come Franco Ziliani che nel mondo del vino nuota bene e a larghe bracciate da una vita ?

    (3) C’é qualcuno tra i lettori che avendone – per assurdo – i poteri impedirebbe a CP o ad altri di aggregarsi, di darsi da fare, di portare avanti con tutti i mezzi legittimi le proprie idee ?
    Scusate, ma vedo in molti atteggiamenti scritti l’embrione di un pensare non democratico.

    CP, Slow Food, Eataly, la gastrosinistra e tutto quello che gli gira intorno non piacciono a Franco Ziliani ? Benissimo, suo democratico diritto. Come fedele ed interessato lettore del suo blog (che non dimentichiamolo si chiama “Vino al Vino” cioé = parlarchiaro) ho solo espresso dubbii e dispiaceri per il modo veteroviscerale e poco concreto in cui questo suo dis-piacere viene espresso.

    E visto che so che Franco ne ha i mezzi e le doti, dispiace anche a me dover assistere – e mi ripeto – ad una partita cui é sembra piu´importante prendere a calci i giocatori che non il pallone.

  24. Si, è uno dei primi passi per un cambio di strategie nell’agroalimentare che ultimamente pare interessare molto alla politica.

    Ribadisco anche che a mio parere in questo post non si vedono affermazioni o accuse immotivate, a meno che non si voglia per forza trovarle per dare adito alle solite pretestuose e meschine polemiche.
    Certi attacchi personali nascondono solo tanta, tanta invidia

  25. Si, è uno dei primi passi per un cambio di strategie nell’agroalimentare che ultimamente pare interessare molto alla politica.

    Ribadisco anche che a mio parere in questo post non si vedono affermazioni o accuse immotivate, a meno che non si voglia per forza trovarle per dare adito alle solite pretestuose e meschine polemiche.
    Certi attacchi personali nascondono solo tanta, tanta invidia

  26. Ciao Franco,
    ritengo che il percorso degli ultimi 25 anni di Petrini sia lì a dimostrare che ha le carte in regola per giocare la partita. Se poi verrà risucchiato dai vortici della politica partitica, vedremo. E’un rischio da correre se vogliamo guardare con speranza al futuro. Io sottoscrivo in pieno le argomentazioni di Corrado (03.06.2007 h. 9.25).
    Pragmaticamente: ben venga il suo inserimento. E’ comunque meglio di ciò che abbiamo avuto finora (cfr. risotti a Porta a Porta).
    Francesco Bonfio

  27. Sì, ma scusate, nessuno ha detto niente sul conflitto di interessi del Petrin. Nel mio post precedente chiedevo se non pensate che l’essere di parte (sinistra) del
    Petrin e in generale del movimento da lui guidato, possa inficiare le scelte e le garanzie del lavoro svolto. Dicevo anche: secondo voi se un produttore (bravo
    e qualitativo) di formaggio vota Alleanza Nazionale (e questo dovesse risultare di dominio pubblico), Slow Food lo promuove, lo aiuta o no? Non glissiamo su questo punto, perchè è essenziale. La politica è o deve essere faziosa? Di parte? Perchè in questo caso se Slow Food fa solo gli interessi di chi si colloca a sinistra, allora a me non piace (e NON perchè sono o non sono di fazione opposta, non mi piace come libero pensatore e democratico cultore di cibo e vino).

  28. “La politica É la vita civile”: caro sig. Merolli, purtroppo però non siamo più ai tempi dell’antica Grecia e questo, credo lo si debba ammettere, è davvero un gran peccato.
    Per quanto riguarda il dubbio espresso dal sig.Bonfio, se cioè il Petrini verrà o meno “risucchiato dai vortici della politica partitica”, suggerisco la lettura dell’interessante libro di Gerhard Ritter “Il volto demoniaco del potere”: illuminante saggio sul rapporto tra politica e morale e probabile fonte della risposta alla questione sollevata.

  29. @ Poldo: oh, finalmente qualcosa di concreto! Un conflitto di interessi.
    La paura di quello che potrebbe accadere – di danno commerciale – al produttore di dichiarate simpatie di destra o peggio noto membro di Alleanza Nazionale, il momento in cui CP sará, vuoi mai, Ministro dell’ Agricoltura. Giusta preoccupazione cui ognuno vorrá dare la risposta che vuole. Secondo me c’é da stare all’ erta, si´, ma avere paura no. Peró se demerito é, é solo potenziale. Quindi riassumiamo : CP sarebbe, fin’ora : (1) suscettibile; (2) poco signorile
    (3) potenzialmente di parte.

    Vi sembra che ce ne sia abbastanza per dargli addosso, magari sulla base prescontata dell’ ottimo saggio di Gerhard Ritter, o vogliamo
    continuare sulla virtuosa strada della concretezza ? cioé fatti e non (solo) opinioni ?

  30. quelle che io ed altri abbiamo espresso su Petrini e Slow Food non sono solo opinioni, ma fatti ben precisi, Carlo. Quanto alla ragioneria degli eventuali addebiti, che tu continui a sollecitare, non m’interessa e rimando al mittente, inevasa, la tua richiesta

  31. Pensare che slow food abbia fatto o possa fare gli interessi di un produttore di vino di sinistra a discapito di uno di destra è frutto di un pregiudizio che mi pare non abbia fondamenti. Chi conosce l’associazione sa che si è sempre mossa con altre logiche che non sono quelle partitiche. Si potrà dire che certe scelte sono discutibili o non condivisibili ma bisogna entrare nel merito delle questioni concrete. Se si rimane a destra-sinistra si ha una visione riduttiva della realtà associativa di slow food.

  32. Caro Franco
    Mai frase fu piú corretta della tua “La ragioneria degli eventuali addebiti”. In ragioneria concorrono matematica e ragione, giudizio. Mi sembra che siano le due cose molto concrete siano assenti dal tuo e da molti altri post su CP, posts che si risolvono in una astiosa e inutile presa di posizione preconcetta destra-sinistra. Un pregiudizio che rimane tuo e ti costringe a rimandarmi inevasa la richiesta ragionata, anche se pedantemente provocatoria, di precisazioni proprio perché non hai elementi di critica seria e circostanziata.
    Pregiudizi e solo pregiudizi: fatti ne ho letti pochi pochi. Sia da te che da altri. Se CP non era di sinistra allora magari era lodevole quello che ha fatto e va facendo . Siccome é di sinistra va male qualsiasi cosa che fa. O quasi.
    Prendo nota che la tua tradizionale ed ammirevole luciditá e capacitá di analisi, si prendono qualche ora di permesso, quando ti viene di trattare argomenti slowfooddiani. Capita a chi sente la passione delle cose.
    Per me, con questa linea astiosa, comaresca e con critiche a priori, destitute di ogni aggancio alla realtá delle cose, non fai altro che danneggiarti. Ovvamente é tuo diritto e tuo privilegio.
    Siccome non desidero occupare questo blog con un
    dialogo tra te e me, e non avendo comunque ricevuto una risposta neanche appena soddisfacente alla mia domanda su i demeriti del CP, ringrazio anche io dell’attenzione e chiudo qui.

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