Il duo Allegrini & Lo Cascio sbarca a Montalcino

Dobbiamo dire grazie ad una news pubblicata nell’edizione on line della celebre rivista statunitense Wine Spectator per averci ricordato, per l’ennesima volta, le mosse indispensabili da compiere per costruire un vino di successo. Avere tanti soldi da spendere, anche in comunicazione, contare sull’amichevole collaborazione della stampa amica, scegliere un enologo che fabbrichi vini nello stile dominante, ovviamente quello gradito alla stampa amica, essere importatori e produttori di quelli che contano, che hanno potere mediatico, notorietà, collegamenti e amicizie. Ultima cosa, quella conta ben poco, poter contare su vigneti che siano speciali e diano grandi uve, tanto il vino, poi, in un modo o nell’altro lo si aggiusta…
La notizia, fornita da un collaboratore di James Suckling, Jo Cooke, è che il duo Allegrini – Lo Cascio, ovvero Marilisa Allegrini, celebre produttrice della Valpolicella, e Leonardo Lo Cascio, potentissimo importatore e distributore, con la sua Winebow, di vini italiani (oltre che di altri vini) negli States, joint venture che ha già all’attivo l’acquisto, formalizzato nel 2001, della tenuta Poggio al Tesoro nella zona di Bolgheri, 44 ettari dove producono due Igt Toscana, Sondraia e Dedicato a Walter (il compianto fratello di Marilisa, scomparso alcuni anni fa), oltre che il Vermentino Solosole che puntualmente hanno ottenuto rispettivamente 90 e 91 centesimi da Suckling, ha deciso di intensificare l’avventura toscana.
Dopo Bolgheri è ora la volta di Montalcino dove Allegrini & Lo Cascio hanno acquistato, con un investimento che Wine Spectator valuta nell’ordine dei 13,5 milioni di dollari (un bel po’ di soldini) due tenute, Poggio San Polo e Montluc, che contano complessivamente su circa 21 ettari vitati, di cui otto destinati alla produzione di Brunello di Montalcino, ovvero, dice la rivista Usa, pagando una cifra variante tra i 191 e i 218.000 dollari per acro (cioé 0,4 ettari).

Nei commenti a questa acquisizione rilasciati a WS Marilisa Allegrini si dichiara entusiasta della nuova avventura (ma, accidenti, mi chiedo, come fanno certi produttori a fare bene il loro lavoro dividendosi, manco fossero trini, tra diverse regioni e zone vinicole ?) affermando la “storicità” di Montalcino contrapposta al carattere innovativo di Bolgheri.
Ma cosa ha fatto il duo Allegrini – Lo Cascio per sottolineare ed enfatizzare questa “storicità” di Montalcino e del suo Brunello ? Niente di sorprendente o di complicato, un semplice ragionamento di marketing che fa puntualmente a pugni con la dichiarazione di fiducia nella “storicità” e nella diversità, rispetto a Bolgheri, della celeberrima patria di alcuni dei più grandi vini base Sangiovese prodotti in Toscana.
La supervisione dei vigneti e della cantina di Poggio San Polo sarà difatti affidata nientemeno che al wine maker del miglior vino del mondo (sempre secondo Wine Spectator), all’enologo dalla bacchetta magica, al baffo che conquista, al secolo Carlo Ferrini, consulente di una lunga teoria aziende, da Casanova di Neri a Tenuta Sette Ponti, Petrolo, Castello di Fonterutoli, per citare solo le prime che mi vengono in mente, i cui vini Wine Spectator porta in palmo di mano.
Vogliamo scommettere che i vini di Poggio San Polo, che già piacevano molto alla rivista (95/100 per il 1997, 93 per il 1999, 92 per il 2002), in futuro a Wine Spectator e al suo ineffabile “esperto” di vini italiani, mister James Suckling, piaceranno ancora di più ?

0 pensieri su “Il duo Allegrini & Lo Cascio sbarca a Montalcino

  1. Caro Franco, mi permetta questa confidenza, sono talmente sicuro della sua previsione che probabilmente 100 punti non saranno più sufficienti ed assisteremo a punteggi quali 102-103-107/100.
    E tutti faranno la corsa all’acquisto perchè lo ha detto il grande James Suckling.

  2. nel momento attuale credo proprio che la miscela fra soldi, possibilità di spenderli in marketing e potere mediatico, unito al fatto di poter pubblicizzare la venuta in azienda di santoni, di guru, dalla bacchetta magica, sia la forma principale per fare un vino e di conseguenza una azienda di successo.
    Il fatto è che per molti casi le aziende sono solo vetrine sfizi per far parlare di se, entità che sfruttano a piene manila storia di un territorio e vi si calano non per viverlo o comprenderlo, ma semplicemente per sfruttarlo commercialmente.
    Credo che la strada per arrivare a fare un buon vino passi sia dalle vigne, dall’uva che dal rispetto delle genti e delle tradizioni di territori che hanno visto vendemmie che si perdono nel ricordo della notte dei tempi. Comunque questo non paga e non fa arrivare a risultati e non fa arrivare neanche su riviste prestigiose, ma il vino, quello vero, forse è altra cosa

  3. nel momento attuale credo proprio che la miscela fra soldi, possibilità di spenderli in marketing e potere mediatico, unito al fatto di poter pubblicizzare la venuta in azienda di santoni, di guru, dalla bacchetta magica, sia la forma principale per fare un vino e di conseguenza una azienda di successo.
    Il fatto è che per molti casi le aziende sono solo vetrine sfizi per far parlare di se, entità che sfruttano a piene manila storia di un territorio e vi si calano non per viverlo o comprenderlo, ma semplicemente per sfruttarlo commercialmente.
    Credo che la strada per arrivare a fare un buon vino passi sia dalle vigne, dall’uva che dal rispetto delle genti e delle tradizioni di territori che hanno visto vendemmie che si perdono nel ricordo della notte dei tempi. Comunque questo non paga e non fa arrivare a risultati e non fa arrivare neanche su riviste prestigiose, ma il vino, quello vero, forse è altra cosa

  4. BUONA SERA SIGNOR ZILIANI, IERI HO BEVUTO , CON MIO SUOCERO , UN ABOTTIGLIA DI AMARONE ALLEGRINI , E SECONDO LUI(IL SUOCERO) CHE HA PORTATO LA BOCCIA, QUEL VINO E’ BUONISSIMO.
    OK, E’ BUONO, ANCHE PER ME, IO, CHE NON SONO DEL MESTIERE MENTRE LUI SI (BARISTA ENOTECARO)DICO CHE IL SAPORE SOPRATTUTTO MI RICORDA ANCHE IL MERLOT,LUI DICE E NON DICE
    CONCLUDENDO VORREI SAPERE SE HO SBAGLIATO OPPURE NO

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