Montalcino: i 10 Brunello top secondo mr. Suckling e Wine Spectator

Era proprio tempo che l’ineffabile James Suckling (nella foto), il responsabile dell’ufficio europeo della rivista statunitense Wine Spectator, ci regalasse un’ennesima conferma della propria “scienza” e “saggezza” enoica ! Sentivo la mancanza di un pronunciamento del grande esperto (così dicono…) che testimoniasse quanto bizzarre e bislacche siano le sue idee sul vino, quantomeno su quello italiano di cui è delegato dalla rivista ad occuparsi.
James non mi ha deluso e nell’ambito dell’uscita del 31 luglio in larga parte dedicata al Brunello di Montalcino e corredata da un mega articolo, non opera di James, dedicato alla beatificazione indovinate di quale azienda ?, ovviamente l’americana per proprietà e stile Castello Banfi, dopo averci raccontato in un ampio articolo perché il Brunello sia diventato il fenomeno, d’immagine, commerciale, di marketing, oltre che produttivo, odierno, mister Suckling ci ha spiegato quali siano secondo lui i dieci produttori top. The Cream of the crop, il meglio del meglio, che rappresentano lo standard qualitativo di riferimento per la zona.
Produttori, scrive “esperti in vigna ed in cantina, che limitano le rese per assicurare concentrazione e maturità”, che “raccolgono le uve al momento ottimale e selezionano solo le migliori uve, fermentano e macerano con precisione”. Questi, scrive, sono i “miei dieci produttori di Brunello preferiti, quelli che credo siano i leader della regione e producano con regolarità i vini migliori”. Bene, volete sapere quali siano per big James, i vini che fanno la gloria di Montalcino e del suo mitico Brunello ? Vi accontento subito:

Altesino
Antinori Pian delle Vigne
Castello Banfi
Casanova di Neri
Ciacci Piccolomini d’Aragona
Fanti Tenuta San Filippo
Marchesi Frescobaldi Tenuta di Castelgiocondo
Eredi Fuligni
Siro Pacenti
Valdicava.
Due delle aziende selezionate ovviamente non potevano mancare, visto che a due loro vini, il Cerretalto 2001 di Casanova di Neri (produttore del Brunello che si è aggiudicato il titolo di top wine dei Top 100 2006 di Wine Spectator) ed Il Madonna del Piano di Valdicava, Suckling ha recentemente attribuito un punteggio di 100 centesimi, ma con l’eccezione di Eredi Fuligni, che sicuramente è una delle aziende migliori di Montalcino, e forse di Altesino e Ciacci Piccolomini, che non lavorano di certo male, accidentaccio, come diavolo si fa a definire aziende “da non perdere”, aziende di riferimento, "crème de la crème", Banfi, Frescobaldi Castelgiocondo, Fanti, Antinori Pian delle Vigne, oltre alle sopravvalutatissime Casanova di Neri e Valdicava ?
Ma il "geniale" wine writer di "Wine Speculator", pardon, Wine Spectator, i cui vaticini molti lettori statunitensi ahinoi prendono sul serio, ha mai sentito parlare di aziende davvero di riferimento, capisaldi e paradigmi della denominazione, quali Il Greppo Biondi Santi, Case Basse, Lisini, Poggio di Sotto, Col d’Orcia, Argiano, Capanna, Giulio Salvioni, Il Poggione, Tenute Nardi, Gorelli Le Potazzine, Gianni Brunelli, aziende che fanno davvero la nobilitate e illustrano al meglio le caratteristiche di un grande, autentico, inimitabile Brunello di Montalcino?

0 pensieri su “Montalcino: i 10 Brunello top secondo mr. Suckling e Wine Spectator

  1. Caro Franco;
    Volevo oltre notare che secondo il Sig.James Suckling, Banfi e anche quella che ha fatto il miglior Brunello annata 2002 !!
    Forse in mia opinione, e meglio che alcune delle Aziende listate, producano due tipi di Brunello, uno per il Nuovo Mondo con la dicitura Export, fatto per loro, e uno per il Vecchio Mondo con scritto Nazionale fatto per noi….
    Poi sempre in mia opinione il Brunello Export lo metterei nella bottiglia con il tappo a vite, che cosi conservi molto meglio la freschezza del frutto nero sciroppato, cui loro ci ntengono tanto….
    Grazie
    Angelo

  2. La colpa é nostra perché non sappiamo promuovere i nostri vini e dobbiamo far venire da fuori finti guru che ci spiegano cosa é il frutto, la piacevolezza, il terroir, etc. etc.
    Verrà un giorno in cui i consumatori compreranno solo quello che é buono per il loro palato. Magari Mr. Suckling sarà già in pensione, ma di certo i suoi discepoli saranno tutti disoccupati.
    Provate ad assaggiare il Brunello dell’az. Cupano in fraz. Centine di Montalcino, poi scoprirete la differenza e la distanza che c’é fra i blasonati (finti) da copertina ed i vini veri.

  3. Mi trova in accordo tutta la linea di critica a Mr. Suckling, aspettavamo proprio lui per sapere quale Brunello di Montalcino fosse il migliore.

    L’unica eccezione per me la fa anche Siro Pacenti, per questo produttore concordo con Suckling.

  4. Ciao,
    il problema,secondo me, non è che James Suckling abbia dieci aziende preferite, ce le abbiamo tutti! ma che la sua opinione sia in grado di influenzare il mercato e di riflesso anche la produzione. Quando si sa che il 25% del brunello va in america……… avere 90 o più su wine spectator è una bella mano

  5. Mi fa sempre più piacere vedere che almeno un (uno e soltanto uno)giornalista abbia il coraggio di criticare il signor Suckling e il giornale per cui scrive. Posso capire che in America aspettino i suoi giudizi per comprare un vino che si produce migliaia di chilometri da loro, ma il problema è che anche gli italiani aspettano questi giudizi e finchè non avremo la forza di contrastarlo con una stampa preparata, professionale e indipendente questa situazione non cambierà.

  6. viva Ziliani che almeno ha il coraggio di scrivere ciò che pensa sui vini e sul piccolo mondo del giornalismo enologico.
    Francamente mi è molto stucchevole che tanti personaggi decretino il successo di un vino e ancor più ne decretino le vendite.
    Tante, troppe volte mi sono capitati in azienda persone con tanto di guide in mano che non sanno farsi un giudizio proprio su quanto stanno assaggiando, non dico sia giusto informarsi, dico solo che mi sembra molto sbagliato affidarsi alle sensazioni di altri in un campo vasto e libero come può essere il vino.
    Capisco che negli Stati Uniti, non vi sia molta conoscenza e ci si affidi al santone della rivista più rinomata, ma non concepisco che il vino sia uno status simbol e non un piacere quotidiano.
    Da li, la curiosità di cercare di capire dove si fa, come si fa, chi sono le persone dietro alla bottiglia, sarebbe un passo dovuto, sapori da scoprire intimamente e con grande gioia

  7. La lista stilata da Mr. Suckling si commenta da sola. Lasciamo a lui (e purtroppo ai poveri inconsapevoli americani che si basano sui suoi giudizi) il Brunello da esportazione e da ostentazione e teniamoci stretti il “nostro” di Brunello, quello che ci parla della terra in cui viene prodotto (Col d’Orcia e Gianni Brunelli), della passione e della delicatezza che stanno alla sua origine (Lisini, Tenuta di Sesta) e della sua storia (Greppo Biondi Santi).

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