Sono ben consapevole che rilanciando questo tema, la presenza di Carlo Petrini, leader maximo di Slow Food, nell’elenco dei 45 saggi del nascente Partito Democratico, mi beccherò inevitabilmente le rampogne di qualcuno che suggerendomi, bontà sua, che così facendo mi danneggio, definirà il mio intervento “linea astiosa, comaresca e con critiche a priori, destituite di ogni aggancio alla realtà delle cose”, ma essendomi fatto una ragione per queste peraltro legittime critiche che arrivano, loro sì, da difensori a prescindere di quel che la premiata ditta di Bra ed il suo principale esponente fanno, non posso non fare riferimento all’intervista, rilasciata sabato 2 giugno al Corriere della Sera da Petrini, disponibile, in versione integrale, sul sito Internet della Federazione metropolitana milanese dei Democratici di sinistra a questo indirizzo.
Meditando di tirare fuori “anche un bel libro da tutta questa storia”, intercettato ad Istanbul mentre è impegnato a diffondere anche in Turchia il “verbo” di Slow Food “attivando 25 presidi”, Petrini riferendosi alle reazioni alla sua nomina nel Comitato del PD, e precisando, con virile disprezzo e alto senso democratico, “io non voglio replicare a certe critiche idiote”, si è detto convinto di aver fatto bene ad accettare la proposta che gli è arrivata dal vecchio amico Piero Fassino perché, si è detto, “Carlin, allora devi proprio accettare, perché può far bene alla causa. Sarà la volta buona che un po’ di gente capirà che uno che si occupa di cibo e di cultura alimentare non può passare per un nano o una ballerina. Tutt’altro. Forse comprendono che la cultura alimentare è qualcosa di colto. Non una barzelletta”.
Confessando poi di “essersi sentito un pesce fuor d’acqua” alla prima riunione del Comitato e ricordando che occuparsi della tutela del formaggio di fossa non gli impedisce “di capire cose importanti”, Carlin intervenendo nel dibattito e proponendo di ampliare a 100 il numero dei saggi, ha rivendicato la propria storia, il proprio “spessore professionale. Insomma, che non sono uno nato adesso. E dunque che la mia nomina in quel Comitato non era campata in aria. Anzi”.
Difesa molto orgogliosa e di forte carattere non c’è che dire. Se avesse anche detto, facendo sua la celebre frase di Totò “sono un uomo di mondo, ho fatto tre anni di militare a Cuneo!”, anche se per uno nato a Bra non é molto probabile, sarebbe stata perfetta…
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Caro Franco,
Eddaje ! Guarda che forse rimani solo tu a non aver capito che i miei posts non sono come trasversalmente scrivi: “da difensori a prescindere di quel che la premiata ditta di Bra ed il suo principale esponente fanno”. Io non riesco a difendere neanche me stesso, figurati se mi metto a difendere Carli Petrini.
Equivochi e spero non volontariamente. Chiedi “E voi che ne pensate ?” Ed io penso che il tuo contributo manca di una equilibrata ricerca di una critica alle cose ed alle persone – di destra o di sinistra – che non sia influenzata dalla tua “allergia al carapace” ed a tutte le sue espressioni, buone o cattive che siano.
Oltre a me, te lo ha scritto anche altra proba gente che pur – come me – apprezza e segue quello che scrivi. Dovresti rifletterci un po´sopra.
E ti risparmierest tra l’ altro l’ epiteto di “critico idiota” che inevitabilmente il Carlin Petrini si é sentito in dovere di lanciarti : un’uscita certo poco signorile, ma uno strale cui ineluttabilmente continui a prestare il fianco ogni volta che ti scordi del titolo del tuo blog “pane al pane, vino al vino” e del suo assunto di oggettivitá e chiarezza.
No, Franco non e’ il solo, sono anch’io un po’ tardo.
Sono il secondo che non capisce.
Noto con piacere che il nostro padrone di casa, che ringrazio come sempre per lo spazio concessomi, ha accettato il mio consiglio e invece di parlare di vino ha finalmente deciso di dedicare i suoi sforzi solamente a Slow Food e Carlo Petrini, visto il diluvio di commenti dell’ultimo post sui braidesi! In una settiamana ben 3 capitoli degli scritti di Ziliani dedicati al profeta di Bra!
Io ho anche provato a parlare di vino su questo blog, intervenendo con un documento sull’Ocm firmato da 600 produttori di tutta Europa. Ma è stato bellamente ignorato sia da Ziliani sia dai suoi lettori. Forse il fatto che alcuni tra i migliori produttori d’Europa si siano trovati a Montpellier per discutere del loro futuro non è degno di interesse? Tutto è passato sotto silenzio probabilmente perchè l’incontro era stato organizzato da quel diavolaccio di un Carlin. E parlar bene di qualcosa che ha profumo di Slow è impossibile!
Invece di riportare stralci della sua intervista sul Pd, che nulla hanno a che vedere con il vino, sarebbe stato più utile parlare di quel documento o citare le parole del discorso di Carlo a Montpellier – che sono disponibili per tutti sul sito dei Vignerons:
“Dobbiamo affermare con forza che c’è differenza tra produzione industriale e di piccola scala. Il legislatore europeo nel momento in cui decide le regole invece non fa distinzione, anzi è molto più sensibile alle lobby dell’industria, la quale per sua natura è organizzata e incide politicamente. Si dice: «Ma è pur sempre vigna e vino, si deve fare massa critica, le produzioni che vengono dagli altri paesi sono potenti, il vino australiano invade l’Europa…» Guardate: dai paesi del Nuovo Mondo venivano qualche anno fa a insegnarci il marketing del vino; ci hanno detto che eravamo inadeguati, che la nuova produzione capiva tutto del mercato moderno. Andate a vedere in Australia cosa è successo in questi ultimi due anni e scoprirete che aver ridotto il vino al livello di una commodity è stato un regresso. Ma intanto l’industria di casa nostra ha potuto alzare la voce e farsi sentire, affermando che l’etichettatura ci mette in difficoltà, che le denominazioni andrebbero allargate, che bisogna fare la denominazione Italia, Francia, e via di questo passo. Questa linea sta distruggendo il vino europeo, gli toglie le radici e lo fa diventare prodotto industriale. Se seguiamo questa strada siamo votati alla sconfitta, se passa questa linea sarete sconfitti voi vignerons, ma saranno sconfitti anche gli industriali”.
Mi prenderò forse qualche insulto come è successo 3 giorni fa rispetto a un post molto simile – ad esempio quelli giunti da un certo Carlo Zaccaria che alle mie argomentazioni ha pensato di scrivere con grande classe e soprattutto arricchendoli di affermazioni ricche di contenuto: “Decisamente penosi i commenti del signor Calò, da delirio”. Ma penso che sia dovere di tutti quelli che amano il vino e il mondo del vino insistere con forza sul parlare di cose importanti e non di interviste effettuate a distanza di migliaia di chilometri e che tra l’altro poco aggiungono a quello che già si era detto solo 2 giorni fa.
Caro signor Calo’, io non mi stupirei troppo se i suoi recenti “interventi” non hanno suscitato il dibattito che sperava. Al di la’ dell’opportunita’ di postare come commento il comunicato firmato dai seicento vignerons o di citare passi dell’intervista di Petrini (a mio avviso favorirebbe maggiormente la discussione se esponesse con parole sue opinioni sui concetti cui in quei passaggi si ammicca soltanto, per ovvie esigenze retoriche di quel tipo di comunicazione), le faccio notare che come non e’ stato un bello stile quello di contare i commenti ai diversi articoli dell’autore di questo blog e di voler usare questo conteggio a dimostrazione della pochezza del blog stesso, cosi’ non e’ bello stile definire “insulti” le parole che il lettore Zaccaria ha riferito ai suoi commenti: lungi dall’insultarla ha espresso una sua opinione di merito sullo stile di cui io stesso le ho appena finito di elencare i gravi limiti. Se deponesse il vizietto tanto italiano (e a quanto leggo proprio anche del Petrini) di non saper assolutamente accogliere le critiche senza darsi a levate di scudi (che non sono una risposta nel merito) forse troverebbe in chi l’ascolta maggior propensione a discutere. Alle critiche, anche se si ritiene che siano ingiustamente mosse, si risponde. Sempre. Se invece si da’ mostra di non accettarle, se si trattano gli altri che parlano al nostro stesso tavolo come degli idioti, non ci si stupisca se poi questi idioti non ci cacano.
Caro Filippo Cintolesi, mi pare che sia proprio il signor Zaccaria a criticare in modo triviale quello che scrivo senza esprorre i motivi per cui io starei delirando…
Io mi sono solo permesso di allegare un documento che penso fosse interessante per la discussione che si faceva sull’Ocm e nulla di più. Se qualcuno avese ribattuto, o commentato ciò che aveva scritto il signor Ziliani, allora mi sarei permesso di scrivere qualche mia opinione in merito. Poi visto che il documento l’ho allegato io, non le è passato per la mente che potessi trovarmi in pieno accordo con quanto dichiarato dai vignerons e su quanto loro chiedono che venga incluso nella nuova riforma dell’Ocm? Sinceramente non mi sono per nulla offeso da quanto scritto da Zaccaria, piuttosto un po’ sopreso e rattristato dal fatto che invece di dirmi il perchè non si parli mai in modo positivo delle cose realizzate da Slow Food si tenti di liquidarle come semplici deliri.
Per quanto riguarda Carlo Petrini ha definito idiote le critiche non certo venute da Franco Ziliani, come si evince dall’intervista integrale riportata sul sito dei Ds, ma a quelle di Vissani, che aveva affermato che il presidente di Slow prima o poi avrebbe avvallato l’uso degli Ogm… e questo dopo tutte le battaglie che il movimento di Bra ha fatto contro le sostanze geneticamente modificate. Mi pare che nel commentare una panaza del genere sia stato fin troppo tenero con il Gianfranco mediatico…
E, infine, mai pensato che chi legge questo blog sia idiota… e infatti le sto rispondendo, spero in modo cortese, visto che non ho la fortuna di conoscerla di persona.
Egregio signor Calò, la smetta di vedere ovunque insulti e astio, l’impressione che da è solo quella di cercare ovunque la polemica. Come ha ben detto Filippo avevo espresso la mia personale opinione relativamente ad alcuni commenti che avevo letto. Opinione che confermo in toto e che è stata ulteriormente alimentata da questi ultimi due commenti.
Apra gli occhi signor Calò, vedrà che alcune cose le capirà al volo senza continuare a piangere motivazioni.
Cortesemente un certo Carlo Zaccaria (come elegantemente lei mi ha citato in un precedente intervento).
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