Un rosso da bere freddo come un bianco ? Il caso Fichimori

Ma sì, mi sono detto, cerchiamo una volta tanto di non metterla giù dura, di non essere aprioristicamente contrari, anche in virtù di un’età che non più, da tempo, quella di un ragazzino, a quelle campagne tese a rendere il vino più vicino ai giovani, più in sintonia con le loro abitudini di consumo, con il loro modo di vederlo !
Così, ricevuta anche quest’anno la cartella stampa di Fichimori, l’Igt Salento Negroamaro in purezza prodotto da Tormaresca, vino “da bere freddo” e “pensato per essere bevuto freddo già dalla vigna” grazie ad una serie di scelte agronomiche ed enologiche, come ci viene raccontato, non mi sono lasciato condizionare dal linguaggio immaginifico utilizzato, che parla di “vino giovane, versatile, vivace al palato e soprattutto nello spirito, che si accompagna ad un raffinato finger food, all’immancabile sushi come ad una piccante zuppa di crostacei”.
Ho dimenticato tutto il contorno propagandistico e di marketing che abbina il Fichimori al “ritmo tribale di taranta e pizzica, suggestivo sound mediterraneo rivisitato in chiave fusion”, l’etno-dance, i private party e le feste Fichimori che rappresentano la cornice festosa, di tendenza, gioiosa, da ventenni o da trentenni e più, che vogliono apparire ancora più giovani, di questo singolare vino.
Raccogliendo l’invito a stare al gioco, dopo essere andato dal macellaio per farmi preparare due hamburger di trita scelta, che a mio avviso, come la carne alla griglia, continuano ad essere, più che i così trendy sushi e sashimi, l’accompagnamento classico per questa tipologia di vino, ho stappato la divertente nuova mini bottiglia da 37,50 cl. del vino appena estratto dal frigorifero, annata 2006 e solo 12 gradi dichiarati in retroetichetta, e anche senza tenere come colonna sonora il taranta e pizzica sound, ho provato a vedere cosa succedeva.
E’ successo, sarà anche per merito dei primi veri caldi e della sete conseguente che spinge a bere anche i rossi a temperature più fresche dell’usuale, sarà perché l’esperienza di questo rosso pugliese gustato come se fosse una Schiava dell’Alto Adige, che il vino ha funzionato e anche senza l’ambizione di voler essere un grandissimo prodotto è riuscito nel suo scoperto intento di farsi bere, di abbinarsi bene a quel piatto semplicissimo che è un hamburger cotto in padella e accompagnato ad un’insalata di pomodori e basilico, di mettere in mostra, cosa che non avrei mai pensato – o che sarei stato tentato di escludere, visto il mio sospetto per queste operazioni di marketing e per questo ennesimo capitolo della saga enoica “vino per l’estate” o “vino per i più giovani”, aspetti decisamente positivi.
Oddio, il carattere varietale, quelle note calde e lievemente ossidative che i Salice Salentino o i Brindisi che più amo, quei sentori talvolta di terra bruciata, in questo vino scopertamente giocato sul frutto non esistono, simpaticamente “travolte” da profumi dolci, fruttati, maturi, di ciliegia e mora che trovavano in un colore rubino violaceo – ciclamino denso ma brillante il loro corrispettivo cromatico.
Ma su una preparazione di carne così basica, ma ancora meglio sarebbe andata su grigliate miste, saltimbocca, spiedini, risultavano sorprendentemente piacevoli la ricchezza succosa del frutto, l’assenza di spigoli, una tannicità estremamente contenuta, una scoperta rotondità e morbidezza da rosso giovane e moderno che non chiede altro che essere stappato e gustato.
Senza tante “menate”, senza continuare a girare il bicchiere alla ricerca di complessità e sfumature che qui non ci sono, per il puro, edonistico, piacere di regalarsi un paio di bicchieri in allegria, oppure se non si deve guidare, perché no, l’intera bottiglietta da 0,375, “picca picca”, ovvero piccolina, per dirla nel dialetto di quel Salento patria della taranta dove anche l’eresia di produrre rossi da bere freddi è diventata prassi.  

0 pensieri su “Un rosso da bere freddo come un bianco ? Il caso Fichimori

  1. Beh, tanto eretico poi non è.
    In puglia non abbiamo mai avuto vini bianchi degni di nota (parlo del passato, naturalmente) e quindi i contadini bevevano il rosso anche d’estate, cercando di portarlo ad una temperatura accettabile.
    Ancora oggi tanti mettono il rosso in frigo, e se è un vino leggero, magari con una bella acidità, va giù che è un piacere.
    Tu però sei troppo nordico! Invece che sulla carne provalo con due belle sarde alla brace!
    🙂

  2. E’ un prodotto che ho provato in diverse occasioni l’estate scorsa e anche in settembre inoltrato e mi ha dato impressioni contrastanti come sè non tutte le bottiglie della stessa annata avessero la stessa piacevolezza.
    Da premettere, le ho provate tutte nello stesso posto ma in giorni ed eventi differenti, quindi conservate allo stesso modo.
    Ho notato anch’io la piacevolezza di un vino di media struttura senza troppe spigolosità che faveva del frutto fresco la sua arma accattivante e del contenuto tenore alcolico la sua facile bevibilità, ma in alcune stappate ho riscontrato un vino con un finale ammandorlato, senz’altro tipico del vitigno, ma che pareva più un difetto che altro e, che faceva perdere smalto al bicchiere.
    Comunque se ci si approccia a dei prodotti, senza farsi influenzare negativamente da strategie di marketing spesso fantasiose si possono trovare belle sorprese…

  3. Antonio, hai proprio toccato il tasto giusto!!! Oltre alle sarde alla brace suggerirei le acciughe salate pulite ovviamente a mano e coltello, senz’acqua, o le trotelle al bleu, ma anche altre ricette di pesce. Questi vini rossi con retrogusto ammandorlato (e ce ne sono tanti proprio in Puglia, non necessariamente DOC), giustamente freschi e con il pesce d’estate sono davvero piacevoli e arricchiscono le vacanze.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *