Agriturismi in Valtellina: il punto di vista del Gruppo Ristoratori dell’Unione del Commercio della Provincia di Sondrio

Come ho già fatto notare in un precedente articolo continua ad essere sorprendente la situazione di una serie di agriturismi o aziende agrituristiche che in Provincia di Sondrio, nella magnifica Valtellina, non sembrano in alcun modo tener conto dello spirito e del dettato della nuova Legge Regionale in materia, la numero 10 dell’8 giugno 2007 (leggi), che prevede chiaramente che un’attività agrituristica regolamentata debba: a) dare ospitalità in alloggi o in spazi aperti attrezzati per la sosta dei campeggiatori fino ad un massimo di sessanta ospiti al giorno; b) somministrare pasti e bevande, fino ad un massimo di centosessanta pasti al giorno, costituiti prevalentemente da prodotti propri e da prodotti acquistati da aziende agricole della zona, ivi compresi i prodotti a carattere alcolico e superalcolico, con preferenza per i prodotti tipici regionali e caratterizzati dai marchi DOP, IGP, IGT, DOC e DOCG o compresi nell’elenco regionale dei prodotti agroalimentari tradizionali; c) organizzare degustazioni di prodotti aziendali, ivi inclusa la mescita di vini”.
Di più, come ha spiegato l’Assessore all’Agricoltura e vice presidente della Regione, Viviana Beccalossi, la nuova legge ” prevede infatti che ogni singola azienda debba proporre ai clienti una quota non inferiore al 70% di prodotti realizzati direttamente o acquistati da altre aziende agricole o artigiane alimentari che abbiano sede nella stessa zona”.
Da un punto di vista vinicolo, pertanto, oltre ai vini eventualmente prodotti dalla stessa azienda agricola, dovrebbero dominare, nella proposta alla clientela, altri vini di Valtellina, e non, come in qualche caso invece tranquillamente avviene, vini provenienti da altre regioni e da altri Paesi europei.

Va benissimo, se lo si desidera, dotarsi di una mega cantina e di una carta enciclopedica piena di “Barolo, Amarone della Valpolicella, bianchi friulani e altoatesini, Brunello di Montalcino, Tignanello, Solaia, Sassicaia, Ornellaia, Franciacorta e Champagne” da Krug a Dom Perignon, ma si abbia la compiacenza di non presentarsi, anche nel sito Internet, come “agriturismo cooperativa” e di configurarsi, anche da un punto di vista societario, come ristoranti.
Questo per correttezza e per non creare, anche nel consumatore, inutili equivoci e dannosa confusione. Va inoltre ricordato che al punto 4 dell’articolo 2 della legge, è scritto che “l’attività agrituristica può essere esercitata in forma familiare, utilizzando anche l’abitazione e la cucina dell’imprenditore, quando la somministrazione dei pasti non supera i quaranta pasti al giorno e la ricezione non supera i dieci ospiti al giorno”. Difficile pertanto pensare, come invece accade, che determinati “agriturismi”, volendo rimanere nei termini di legge, possano invece ospitare, come in altri presenti in provincia di Sondrio accade, anche affollati banchetti nuziali.
Su questo spinoso argomento ho voluto sentire il parere di Stefano Masanti presidente del Gruppo Ristoratori dell’Unione del Commercio della Provincia di Sondrio, che già in passato (leggi non aveva mancato di farsi sentire per lamentare casi clamorosi di disinvolta concezione delle strutture agrituristiche.
Masanti, a nome del Gruppo Ristoratori, si è detto “sconcertato per la serie di agriturismi in Valle che si professano tali e non lo sono” e pur avendo il massimo rispetto e la piena considerazione per le non poche strutture agrituristiche serie che fanno onestamente il loro lavoro e contribuiscono a vivacizzare e differenziare l’offerta rivolta ai turisti, parla chiaramente di “concorrenza sleale” che si configurerebbe in alcuni casi. Quando “si ricevono dei fondi pubblici per realizzare un certo tipo di struttura regolamentata dalla legge regionale e poi, di fatto, si fa tutt’altro, questo non può essere tollerato”.
Ora la nuova normativa regionale, messa a punto anche con le proposte ed il contributo di idee del Gruppo Ristoratori dell’Unione del Commercio della Provincia di Sondrio, promette di portare chiarezza, e prevede che vengano effettuati seri controlli e comminate sanzioni nel caso vengano registrate inadempienze e irregolarità. Non tutto è semplicissimo, perché delegata ai controlli è la Provincia, mentre le sanzioni (che prevedono la chiusura temporanea fino ad un mese e la revoca della licenza nel caso siano tre le irregolarità compiute nel giro di tre anni) competono al Comune di residenza della struttura non in regola, il che crea qualche comprensibile confusione.
Masanti si chiede poi se la Provincia di Sondrio disponga di sufficiente personale per effettuare i necessari controlli spalmati nell’arco dei tre anni, per evitare che venga assicurata una sorta di impunità a coloro che spacciandosi per agriturismi e svolgendo invece attività di ristorazione volessero fare i furbi…
Secondo il presidente del Gruppo Ristoratori dell’Unione del Commercio della Provincia di Sondrio è interesse dei tantissimi agriturismi seri che operano nel pieno del rispetto della legge in Valtellina fare chiarezza nel settore e distinguere l’autentico dal fasullo. Questo per assegnare ad ognuno, al ristorante e all’agriturismo, il proprio ruolo, senza confusioni, e per non ingannare i consumatori.

0 pensieri su “Agriturismi in Valtellina: il punto di vista del Gruppo Ristoratori dell’Unione del Commercio della Provincia di Sondrio

  1. Complimenti! Ho partecipato ad alcune sue degustazioni (AIS di Lecco) e la consideravo una persona colta. Ora scopro che è anche acuto!
    Se vuole aggiungere nomi alla lista ce ne sono a bizzeffe, e il mercato è così
    deregolato che dopo la “Fiorida” (agriturismo con 4 sale banchetto da più di 100 posti l’una, sale congressi, beauty center ecc.) è nata anche la “Fiorita”, altro
    agriturismo a pochi Km di distanza.
    C’è da dire che il mercato vuole questi prodotti, solo non diamogli finanziamenti
    che dovrebbero andare in mano agli agricoltori!

    Giulio

  2. Caro Ziliani,

    da nostalgico Valtellinese emigrato (in UK), ogni volta che vengo a sapere di pseudo-agriturismi dal modus operandi come quello qui sopra descritto mi rattristo ma non mi sorprendo. Lei ha identificato perfettamente il target di questo tipo di esercizio: cumenda, figlio di papa’, turista sprovveduto e via dicendo. Purtroppo questa cultura del (scusi il francesismo)”chiagni e fotti” si e’ ben radicata anche nella mia amata valle, a discapito di coloro che cercano di giocare secondo le regole. Un raggio di luce comunque appare leggendo di esperienze come la sua all’Agriturismo Gaggi.
    Concludo con un “no comment” sul torero retico (o orobico) alle prese con una bruna alpina come campagna di Marketing…

    Riccardo Tonelli

  3. I finanziamenti purtroppo finiscono, nella maggior parte dei casi, dove non ce n’è assolutamente bisogno. Conosco bene il cosidetto agriturismo a 5 stelle, abito poco lontano. In zona coltivo per hobby, con mio suocero, un’appezzamento di vigneto. Devo dire che la passione è l’unica forza che ci fa proseguire perchè ad ogni vendemmia, quando consegnamo alla “grande” cantina (proprietaria dell’agriturismo) l’uva che non vinifichiamo, noi “piccoli” siamo invisibili. Cercano ogni scusa per declassare il prodotto e poi pubblicamente dichiarare che non si possono abbandonare i terrazzamenti, che dobbiamo valorizzarli.

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