Alcol nel vino : scarsa chiarezza circa la sua funzione tra i consumatori inglesi

Quanta confusione tra i consumatori di vino inglesi sull’esatto ruolo che il contenuto alcolico ha nel determinare la qualità dei vini ! Secondo un sondaggio condotto dalla società di ricerche Wine Intelligence mentre un 46% dei consumatori presi in esame è persuaso che un livello alcolico inferiore sia di giovamento da un punto di vista salutistico, meno del 30% ritiene che siano migliori e più appealing, mentre un venti per cento addirittura che vini con un contenuto alcolico più basso siano di qualità inferiore.
Di riscontro, un quindici per cento dei consumatori abituali di vino non ritiene affatto che i vini che presentano un contenuto alcolico meno elevato abbiano maggiori doti di piacevolezza ed un dieci per cento confessa di essere fortemente impressionato dal gusto dei vini con più elevato tenore alcolico.
Il direttore della Wine Intelligence Brian Howard non è affatto sorpreso da quanto emerso dal sondaggio e afferma che i consumatori faticano a distinguere “tra realtà e finzione”. A suo avviso i consumatori di vino inglesi non sarebbero sufficientemente informati sul ruolo dell’alcol nell’apprezzamento di un vino e si trovano di fronte ad un’offerta differenziata di prodotti di ogni tipo provenienti da ogni Paese.
Da qui idee completamente diverse, tutte con diritto di cittadinanza e rispettabili, secondo le quali i vini con più basso tenore alcolico siano meno piacevoli al gusto, oppure che ad un maggiore contenuto alcolico corrisponda una qualità superiore. O, infine, che un contenuto alcolico troppo elevato pregiudichi la piacevolezza e l’equilibrio dei vini.

0 pensieri su “Alcol nel vino : scarsa chiarezza circa la sua funzione tra i consumatori inglesi

  1. Mi sconcerta che un popolo che ha sempre capito di vino sia oggi incorso in una dimostrazione di così patente ignoranza.
    Una volta, quando il fenomeno non era di massa, i grandi Bordeaux marcavano 11,50% o massimo 12,0%. Evidentemente, questo è il risultato di una disinformazione globalizzata attraverso la quale la corsa alle alte gradazioni è diventata sinonimo di alta qualità. Mi pare di ricordare che hanno cominciato i californiani alla fine degli anni settanta, no?
    Pensa un po’ che danni sono riusciti a fare tutti coloro che hanno fatto vino, che il vino l’hanno venduto, che hanno scritto di vino eccetera e non hanno pensato che sarebbe stato fondamentale, contemporaneamente alla crescita del fenomeno, dare una informazione più equilibrata. Che peccato!
    Ciao,
    Francesco

  2. Non stiamo parlando di vini tipo Amarone o Sforzato, che hanno procedimenti di produzione diversi, ma di vino secco normale. C’e’ anche da dire che ci sono state moltissime annate troppo calde e parecchi vignaioli abituati a vendemmiare a ottobre, quando gia’ a inizio settembre avrebbero dovuto anticiparle, hanno perso invece una o due settimane di tempo perche’ i piu’ svegli si erano gia’ presi i braccianti disponibili, oppure perche’ il fenomeno degli anticipi era una vera novita’ da prendere con precauzione. Non credo assolutamente che si cerchi apposta di fare vini molto alcoolici, anzi i produttori piu’ esperti sanno bene che un rosso e’ meglio che non superi i 13,5 ed un bianco i 12,5. Un Dolcetto di Ovada a 14,2 gradi io l’ho bevuto. Ma era peggiore di quello del 2004 a 12 gradi dello stesso vignaiolo. A mio parere anche un Tocai Friulano del 2003 a 14 gradi era peggiore di quello del 2002 a 13. Non e’ vero che l’eccesso di alcool e’ positivo per la gran maggioranza dei vini. Il fruttato e gli aromi ci perdono. Nella nostra legislazione e’ previsto un minimo, ma non un massimo. E questo e’ un grosso limite. I francesi prevedono invece anche un massimo e nelle annate troppo calde i mosti piu’ alcoolici vengono venduti a parte, non certo come AOC, specie nel sud. Concordo pero’ con Alessandro Franceschini, perche’ lo noto anch’io, ma escludendo mia moglie, che preferisce dei vini bianchi beverini sugli 11,5 piuttosto che quelli muscolari oltre i 12,5. Una cosa e’ comunque certa: per ogni vino ci dovrebbe essere un minimo ed un massimo, non uguale per tutti, non si puo’ fare di ogni erba un fascio.

  3. Mi pare che certi post e certi commenti, ultimamente, risentano davvero del caldo… Quello che dà alla alla testa e fa sragionare. Mi spiace che per contestare un modello univoco di vino, sbagliato e industrialista, si stia precipitando sempre più verso una china pericolosissima: quella per cui bisogna essere contro tutto e tutti a prescindere, finendo coll’assumere posizioni molto molto discutibili.
    Per quanto concerne questo topic: premettendo che ciascuno beve ciò che più gli aggrada, non è che i vignaioli producono vini da 14 gradi perché vogliono fare vini “superqualcosa”. E’ che se si vendemmiano a perfetta maturità tecnica e fenolica uve di vigne importanti e ben condotte, quelle gradazioni, in annate normali e in zone che non siano di montagna, in Italia si raggiungono molto facilmente. Dopodiché se vogliamo bere vini beverini da 11 o 12 gradi ben venga, queste sono libere scelte. D’altronde il vino più bevuto in Italia, in effetti, sta sotto gli 11°, significa che piace di brutto… Ma sì, mettiamo un tetto massimo di gradazione alcolica, anche perché l’alcool fa male! E poi, certo, si snaturano i disciplinari. Ergo: al Verdicchio di Fazi e Battaglia da 11,5° gli diamo la DOC mentre a quello di Lucio Canestrari da 14,5° gliela neghiamo. Complimenti!

  4. …Dimenticavo: nel 2003 io ho vendemmiato l’8 di settembre anziché ai primi di ottobre. E così quasi tutti nella mia zona, alla faccia del perdere tempo… La gradazione alcolica finale ha superato comunque i 14°, nonostante questo. Se non ci rendiamo conto che non è possibile confrontare epoche enologiche differenti perché è cambiato completamente il clima almeno da dieci anni a questa parte, allora è meglio non parlare di vino. Perché anche le annate recenti considerate “fresche” o negative, calcolando il cumulo termico annuale sono da considerarsi molto più calde di quelle di venti o trenta anni fa: è per questo che a Bordeaux si fanno vini più alcolici e così a Barolo e così in Alto Adige. Dopodichè se bisogna per forza pensare che tutti usino concentratori e mosti concentrati o vogliano fare vini “muscolari” per piacere a Slow Food o a Decanter che, a quanto pare, sono i diavoli del terzo millennio, fate pure. Ma sono considerazioni che, alla fine, risultano generaliste e banali, tanto quanto quelle di James Suckling o Robert Parker. Contrarie. Ma uguali nella loro pressapochezza. Così come molte che si stanno imponendo sull’uso del legno o sui vitigni autoctoni.

  5. Grazie della precisazione, Corrado. La tua esperienza di vignaiolo mette ottima carne al fuoco. Quando ho scritto che pure nelle DOC e DOCG italiane a mio modesto parere ci vorrebbero anche dei massimi non ho detto che bisognerebbe declassare il prodotto, ma venderlo come diverso. Venderlo, non svenderlo, il che puo’ significare anche piu’ caro, ma semplicemente con un altro nome. Il Sassicaia ha fatto la sua fortuna quando non era DOC ma semplicemente Vino da Tavola (e poi Igt). E tanti altri vini non DOC e non DOCG di parecchi produttori sono riconosciuti dai clienti come altamente qualitativi e molti sono definiti come anche piu’ buoni dei DOC e DOCG degli stessi produttori. Le Igt non sono una serie C, le DOC non sono una serie B e le DOCG non sono una serie A. Perche’ questo timore di cambiare l’etichetta?
    E comunque questo rimane un mio parere. Grazie anche del tuo. E di tutti gli altri che verranno.
    Per il tuo vino che nel 2003 ha fatto 14 gradi, accipicchia ma ci dobbiasmo davvero preparare dunque all’arrostimento del pianeta! Ricordo che Beppe Rinaldi disse al mio amico Wojciech Bonkowski che i famosi cru di Barolo sono tutti a temperature sempre piu’ africaneggianti, che la soluzione per il Barolo in futuro sarebbero le riserve che possono mischiare uve di cru piu’ freschi con quelle di cru piu’ caldi. Ma, ovviamente, se uno ha la fortuna di disporre di esposizioni diverse. Per gli altri, forse la soluzione e’ cambiare il sistema d’allevamento, per prolungare un po’ il periodo di maturazione che il cambiamento (ormai irreversibile) climatico sta inesorabilmente accorciando. Mi risulta che dalle tue parti la pergola, il tendone, qualcuno ce l’abbia ancora… cosa ne pensi?

  6. Mario, rispondo con piacere ad alcune delle Sue sollecitazioni. Innanzitutto: il mio vino, perlomeno la Riserva, ha fatto 14 gradi anche nel 2002 o nel 2004: nel mio post intendevo affermare che la gradazione alcolica non è poi un dato così fondamentale in un vino di alta qualità. Se si è vendemmiata un uva sana, matura, con una acidità buona, non c’è assolutamente nulla di male nell’avere un vino ad alta gradazione, anzi. Nel caso, se ne berrà un bicchiere in meno. Ma certamente è meglio bere una buona bottiglia di un vino del genere che due bottiglie di un vino da 11° da uve acerbe e verdi.
    Nelle Marche la pergola/tendone, perlomeno nella mia zona, non c’è mai stata. La sua riflessione sull’eventuale cambio nel sistema di allevamento a causa del clima è molto pertinente: ma io opterei semmai per un ritorno verso l’alberello con sesti di impianto estremi (in stile Francia del Sud) piuttosto del tendone che fa grandi produzioni, richiede grandi quantitativi d’acqua ed è più tipico del nord (Trentino, Valpolicella, ecc.)

  7. @Corrado
    Mi viene naturale pensare che se la gradazione alcolica dei vini è mediamente più alta sia dovuto a più fattori, ma quelli principali sono sicuramente il cambiamento di clima e le maggiori concentrazioni in vigna. Finché è stata la quantità a condurre i giochi, ogni pianta tirava fuori grappoli massicci e numerosi, ma pieni di acqua, per cui di alcol ne avrebbero prodotto pochino, tanto che in molti casi si interveniva in cantina. Il cambiamento degli ultimi venti anni, che ha visto una selezione dei cloni meno produttivi e una più o meno forte riduzione di grappoli per pianta, non poteva che portare un aumento della gradazione, vista la maggiore concentrazione di zuccheri. A questo si è aggiunto, praticamente in contemporanea, un aumento progressivo delle temperature, che ha fatto si che nelle annate torride l’uva presenta seri problemi di equilibrio nella maturazione: tanto zucchero e quindi alcol potenziale elevato, ma tannini ancora verdi, soprattutto quelli dei vinaccioli, più coriacei e bisognosi di tempo per maturare. Così la data di vendemmia è diventata più complessa, perché se tiri da una parte hai i tannini verdi e un po’ meno alcol, se allunghi dall’altra hai tannini maturi ma uva stracotta, alcol molto elevato e poca acidità. O no?

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