Brodino d’oro: Slow Food “firmerà” i menu proposti negli ospedali italiani

Sulla vicenda del “protocollo d’intesa siglato oggi dal ministro Livia Turco e dal presidente di Slow Food Italia Roberto Burdese” per cambiare il tipo di alimentazione proposta negli ospedali italiani e per proporre ai degenti in corsia “prodotti tipici locali di qualità, che scalzeranno senza pietà pasti precotti”, nel chiedermi se questi prodotti prelibati verranno magari acquistati presso Eataly, segnalo questo commento del giornalista ed enogastronomo Carlo Cambi, pubblicato su Il Giornale di oggi.
Cambi c’informa che “l’accordo deve servire a «rimodellare l’organizzazione della ristorazione in ospedale sostenendo le produzioni locali di qualità per garantire una buona e corretta alimentazione al malato” e chiedendosi se “l’ospedale farà la spesa ai mercatini rionali, o forse ai presidi Slow Food, per sostenere le economie locali e trasformerà il «lungodegenti» in un’osteria”, si pone questo interrogativo di fondo che condivido in pieno: “Perché la ministra diessina ha offerto a Slow Food del compagno di Partito Democratico Petrini una «corsia preferenziale» quando ha a disposizione – per fare le medesime cose – una caterva di istituti universitari che si occupano di nutrizione, di agricoltura e di psicologia?”. Nessun conflitto d’interessi alle viste?
Di sicuro, questo accordo (qui il comunicato stampa di Slow Food), molto discutibile, è stato firmato con piena “soddisfazione di Carlin Petrini che, grazie all’accordo, almeno lui ci avrà guadagnato. Ben s’intende, in salute”.
Quanto ci guadagneranno i malati ed i contribuenti italiani siamo curiosi di saperlo…

0 pensieri su “Brodino d’oro: Slow Food “firmerà” i menu proposti negli ospedali italiani

  1. Carlin Petrini, vecchio amico (lo dice lui stesso) di Fassino, è voluto entrare nel comitato dei cosiddetti “saggi” del Pd? Adesso spieghi che in questa vicenda non c’è alcun conflitto di interessi in ballo…
    E dire che noi di sinistra ci indignavamo per questioni del genere, organizzavamo girotondi e dibattiti e non esitavamo a ricorrere a termini anche pesanti (“vergogna” era il più leggero…) nei confronti di Berlusconi e compari. Indignazione che personalmente considero ancora oggi sacrosanta, ma adesso tocca chiedermi: questi sono poi tanto diversi?

  2. C’è uno “stile” che da sempre appartiene all’uomo, a prescindere dalle ideologie che professa. Ci sono persone che hanno davvero lottato per quello in cui credevano, praticandolo in prima persona, altre hanno scelto la bandiera in base ad esigenze del tutto personali e opportunistiche. I favoritismi, le raccomandazioni, le spintarelle, sono sempre esistiti a prescindere dalle correnti politiche. Sono gli uomini che si fanno corrompere e corrompono, sono gli uomini che invidiano e aspirano a ciò che criticano. L’ideologia è acqua calda se non viene praticata nella vita di tutti i giorni.
    Personalmente trovo dannoso etichettare di destra o di sinistra le azioni degli uomini, perché questo ha prodotto solo luoghi comuni e molta confusione da ambo le parti.

  3. Sono d’accordo con Roberto Giuliani, trovo molto sterile la “questione” destra- sinistra, perchè è qui che si va incanalando. Anni fa, il Salone del Gusto è riuscito a decollare a Torino, anche per l’apporto non indifferente dell’allora presidente della regione Piemonte, Ghigo di FI . Quando le persone sono intelligenti ben vengano, da qualsiasi parte provengano.

  4. ha ragione Loris, pecunia non olet, ed i miliardi generosamente erogati dell’ex governatore “forzitaliota” Ghigo non puzzavano affatto. E nemmeno dava fastidio la vicinanza dell’ex camerata, allora ministro, Alemanno…

  5. Mi spieghino lor signori cosa ci guadagna Slow food e carlo petrini da questo protocollo di intesa, così da chiarire a tutti noi quale sarebbe il conflitto di interessi…

    Le forze lavoro che saranno utilizzate non sono quelle di Slow food come si evince dal comunicato che il signor Ziliani ha linkato:

    Tempi e Risorse Umane previste per il Progetto

    Il Piano di intervento avrà una durata di tre anni e si avvarrà delle competenze di una serie di professionalità diverse: dietisti, dietologi, agronomi, veterinari e biologi, amministrativi ed economi con esperienza di lavoro nel settore economato e provveditorato degli ospedali, ricercatori con esperienza nel settore delle indagini per l’elaborazione dei dati dei questionari, esperti di processi logistici con basso impatto ambientale come economi e ingegneri, professionisti nella progettazione di percorsi formativi e formatori professionisti, persone con competenze nell’elaborazione e gestione di gare e capitolati di appalto relativi alla ristorazione collettiva in particolare a quella ospedaliera.

    Anche quando Slow Food si occupa di migliorare la vita dei degenti fa delle porcate?
    Mi pare che si stia scadendo nel ridicolo…
    Cari Saluti

  6. Vorrei sapere dal signor Ziliani se Slow Food è una sorta di “impero del male” o che altro. Mi chiedo e le chiedo: questa benedetta o maledetta associazione avrà qualche elemento positivo?

  7. certo che elementi positivi ci sono ! Alcune idee base e alcune intuizioni giustissime. Ma soprattutto merita rispetto e ha il mio totale rispetto l’entusiasmo, la passione, l’impegno disinteressato che dedicano a S.F. molti “militanti di base”, se mi si consente il linguaggio ideologico, tanta gente che si sbatte, si dà da fare, organizza cose, s’impegna, per S.F. Gente che, a mio avviso, meriterebbe ben altri vertici…

  8. @ Ciro Esposito: non credo che sia difficile capire che il “conflitto di interessi” che riguarda Slow Food e Petrini è dato dal fatto che tra incarichi, collaborazioni e consulenze l’associazione braidese sta acquisendo un potere sempre maggiore in diversi settori, tanto che il suo fondatore è stato incluso nel famoso comitato dei cosiddetti “saggi” del costituendo Pd. Andando avanti di questo passo, SF si trasformerà in entità suprema “formatrice del gusto” che ci spieghera cosa è buono e cosa no e dove dobbiamo andarlo a comprare (o è quello che sta già succedendo?). E poi se Carlin non fosse da tempo contiguo al potere e non avesse accettato di far parte del comitato nessuno parlerebbe di conflitto di interessi. Queste cose le dicevo quando le facevano i berluscones al governo, non vedo perché adesso dovrei fingere che nulla accada.

    @ Roberto Giuliani e Loris: Io penso che la questione destra/sinistra non sia affatto sterile. E sono convinto che ci siano azioni di destra, di sinistra e tipicamente democristiane. Tra queste ultime vedo la contiguità di un’associazione con il potere politico. Ad ogni modo con il mio intervento volevo stigmatizzare l’atteggiamento di tanta parte di coloro che vedono gli errori e le sozzure solo quando riguardano la parte politica avversaria, destra o sinistra che sia. Non critico certo Petrini come esponente di alcuna sinistra, semplicemente perché non lo considero tale.

  9. @Marco Arturi,
    Quando si parla di destra e sinistra associandola a comportamenti umani si commette comunque un errore di fondo. Le ideologie, da qualunque parte provengano, hanno senso quando vengono applicate. Se io divento un sacerdote e poi approfitto del mio ruolo per dedicarmi alle mie perversioni, NON RAPPRESENTO LA FEDE ma esclusivamente il mio squallido essere. Se io mi iscrivo ad un partito di potere per gestire I MIEI AFFARI, inquinando la filosofia politica che quel partito dovrebbe rappresentare, non rappresento L’IDEOLOGIA di quel partito.
    Ciò che succede a destra, al centro o a sinistra sono responsabilità degli uomini e non delle idee.
    Finché io identifico le malefatte di tizio, caio e sempronio con il lato politico (destra, sinistra, centro), dico una cosa non vera. Non è un caso che ogni corrente politica abbia avuto i suoi malfattori.
    La sinistra non è Bertinotti, Stalin o Berlinguer come la destra non è Almirante, Fini o Mussolini.
    Loro la rappresentano ma questo non vuol dire che applichino con correttezza le idee che ci sono dietro a quel partito.

  10. Gentile Roberto, voglio sottolineare che i concetti di destra e sinistra hanno comunque delle ragioni d’essere (per chiarirsi le idee a proposito consiglio a chiunque la lettura di “Destra e sinistra” di Norberto Bobbio, Donzelli Editore)e che questa differenziazione non è mai sterile, pena l’omologazione al pensiero unico. Destra e sinistra sono due concetti che devono per forza essere associati a comportamenti umani, altrimenti quale sarebbe il loro senso? Quello che dico è talmente vero che proprio in questi tempi – in Italia come ovunque – si manifesta una forte spinta in direzione dell’azzeramento di questa distinzione. Ma il termine “sinistra” significa molte cose, nella nostra epoca essenzialmente condensate nel rifiuto netto di un modello di globalizzazione – quello neoliberista tanto caro alle destre, e qui sta la distinzione base – imperniato sul profitto, sullo sfruttamento selvaggio di uomini e risorse, sull’omologazione culturale e sulla riduzione del pianeta a un gigantesco centro commerciale, nel quale tutto (ho scritto: tutto) ha un prezzo ed è in vendita al migliore offerente. Il tutto in nome del cosiddetto “libero mercato”, che poi tanto libero, come tutti hanno ormai avuto modo di constatare, non sembra. Se i signori impegnati nella costruzione di questa sorta di riedizione della Dc che è il Partito democratico hanno pensato bene di buttare a mare, insieme a queste distinzioni, tanta parte della loro identità, è rimasta una grossa fetta di sinistra, quella della quale il sottoscritto fa parte e che va dall’associazionismo (anche cattolico…)ai movimenti passando per una parte del sindacato, che non è assolutamente disposta a cedere su questioni fondamentali come il primato dell’uomo e della natura sulle esigenze del mercato, l’antirazzismo e l’antifascismo, la difesa della dignità del lavoro. E che si batte, in ogni campo, contro le omologazioni desiderate e dettate dai signori del mercato. La cosa è facilmente verificabile anche nel mondo del vino, dove molti lavorano per ottenere un “pensiero unico” i cui comandamenti possiamo trovare su qualsiasi numero di quello che il proprietario di questo blog ha mirabilmente chiamato “Wine Speculator”: come mai gente come Mr. Parker e Mr. Suckling, personaggi che vorrebbero assaggiare lo stesso identico vino in Australia e in Langa e che vantano ottimi rapporti qui da noi con gente dall’orientamento politico notoriamente non bolscevico come i Frescobaldi e gli Antinori, ha avuto modo di esprimere parole di apprezzamento nei confronti dell’uomo politico Silvio Berlusconi? Una combinazione? O più semplicemente la conseguenza logica del fatto che il loro agire e le azioni dei loro amici sono riconducibili a una matrice neoliberista, quindi tradizionalmente “di destra”?

  11. Dimenticavo: Berlinguer ha rappresentato una figura esemplare di uomo di sinistra. Come dire, la sinistra non è solo Enrico Berlinguer, ma nel suo pensiero e nelle sue azioni può ritrovare molto di sé stessa. Ancora e soprattutto oggi.

  12. Caro Marco,
    temo che non ci siamo capiti. Io non voglio ASSOLUTAMENTE uniformare i concetti, le teorie e le idee delle diverse correnti politiche, anzi!
    E’ proprio per questo che non voglio attibuire ai comportamenti delle persone questa valenza. Certo che Berlinguer è stato una figura positiva, ci mancherebbe. Ma se io dovessi dire: le idee di sinistra sono portate avanti da Berlinguer, Stalin, Bertinotti, direi una cosa inesatta o quentomeno parziale.
    Io sono di sinistra, ma non accetto di identificare con la sinistra lo stalinismo come con la destra il fascismo. I movimenti politici, che coinvolgono anche le masse, sono comunque strumentali e strumentalizzanti, finiscono con indurre opinioni che sono assai lontane dai concetti e dalle idee originarie.
    Quello che tu hai identificato in sinistra e destra rappresenta proprio la differenza REALE, che non sempre corrisponde ai comportamenti dei politici che la dovrebbero professare.
    Non a caso Giorgio Gaber, che non era affatto un qualunquista né proglobal, aveva composto quella canzone “ma cos’è la destra, cos’è la sinistra”. Lui l’ha fatto con ironia ma il succo della questione era: se ci governa gente vile e poco corretta, le ideologie perdono di significato e tutto viene generalizzato e identificato in pochi, sterili, luoghi comuni.
    E’ proprio in nome delle vere differenze ideologiche che io distinguo le persone sulla base del loro operato e non della bandiera che portano al momento.

  13. Caro Roberto, io ritengo che dal momento in cui una persona comincia – a qualsiasi titolo – a svolgere attività politica ha il dovere della coerenza verso i suoi elettori (o i suoi associati, o i suoi rappresentati), che sta innanzitutto nel non tradire le loro aspettative.
    Mi trovo d’accordo con te su quanto dici perché rappresenta un’analisi lucida e di buon senso, però siccome sono da sempre convinto che in Italia la sinistra sia (o sia stata…) davvero portatrice della celebre “superiorità morale e culturale” della quale spesso si parla, mi tocca essere impetuoso con coloro che, a sinistra, fanno le monachelle quando i comportamenti poco limpidi sono quelli degli altri e poi si permettono di minimizzare le loro mancanze etiche. Per dirla in altri termini, perché se Storace (per dire il penultimo Ministro della Salute, uno nei confronti del quale personalmente non nutro molto rispetto) avesse aumentato il ticket sarebbe stato uno schifoso rezionario fascista, servo ecc… e quando lo ha invece fatto la Turco parecchia gente si è limitata a qualche mugugno del genere “Mannaggia, mannaggia, Livietta, cosa ci combini…”? E perché non siamo, noi gente di sinistra, andati a protestare nelle piazze? Difendere la Sanità pubblica è tradizionalmente cosa di sinistra: quindi la Turco non si sta sempre comportando da politico di quella parte. Il giorno in cui non sarò più convinto della superiorità morale, etica e culturale della sinistra (un giorno che putroppo si avvicina a grandi passi) sarò totalmente d’accordo con te.
    Detto questo, credo che le nostre posizioni a riguardo siano alla fine molto simili e che ci siamo un po’ avvitati in un ragionamento complesso e forse anche noioso per chi legge. E anche questo (Nanni Moretti insegna…) è molto di sinistra.
    Colgo l’occasione per salutarti, per farti i complimenti per il premio recentemente assegnato a LaVINIum e per esprimere il mio apprezzamento per il tuo operato.

    Marco

  14. Carissimo Marco Arturi:
    Scusi se rispondo con così tanto ritardo…
    Parla di un’egemonia culturale di Slow nel cibo, ma allora per fare un paragone in un altro settore come quello dell’ambientalismo che mi dice della Legambiente se fa un accodo con il Ministro dell’ambiente (tipo Goletta Verde) è perchè Realacci è un rispettato membro della Margherita?
    O non sarà perchè nel giro di due decenni ha lavorato con una certa serietà, tale da creare i presupposti per essere ascoltata anche dalla politica? Mi pare che servirsi delle migliori risorse (o semplicemente di quelle più organizzate e capaci dal punto di vista autopromozionale e imprenditoriale) del Paese non sia una cosa stupida
    Insomma, il conflitto di interessi è altra cosa – anche perchè che carlo petrini sia di sinistra da quando è in età della ragione è cosa nota anche ai muri – è avere potere decisionale diretto nella politica e servirsene direttamente per fini economici o di potere. E se non siamo disonesti dal punto di vista ideologico ne abbiamo avuti esempi assai più dolorosi!
    Cordiali saluti

  15. @ Ciro Esposito: Ci stiamo avventurando su un terreno minato, quindi è meglio cercare di precisare. Innanzitutto concordo pienamente con lei sul fatto che i “conflitti di interesse” della sinistra non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelli della destra. Il Governo Prodi, oltre a non avere un Presidente del Consiglio padrone di tutto, non ha un Ministro delle Infrastutture che campa scavando tunnel autostradali, non ha figli di ministri dell’interno che sono responsabili della gestione dello spoglio elettorale, non ha ministri della Salute che cambiano i regolamenti di gara per consentire ai loro amici di vincere i concorsi pubblici, ecc… Su questo non si discute, credevo fosse sottinteso. Però è proprio a causa degli irreparabili danni etici e morali che tredici anni di berlusconismo hanno causato al Paese che bisognerebbe essere maggiormente attenti e responsabili, almeno a mio (discutibilissimo) parere. Slow Food ha collezionato, fin da quando si chiamava Arcigola, innumerevoli meriti, e anche questo è fuor di dubbio; però ultimamente si è “istituzionalizzata”, nel senso che la chicciolina la troviamo quasi dovunque, spesso e volentieri in stretta collaborazione con gli enti pubblici. E allora, io dico (e lo faccio, badi bene, da uomo di sinistra) delle due l’una: o “istituzionalizzarsi” del tutto, evitando quindi le altisonanti collaborazioni con privati (tipo Eataly, per intenderci) e trovando una soluzione per le selezioni dei produttori (chiunque potrebbe obiettare: la tal associazione, incaricata dal tal ente pubblico, sceglie un produttore piuttosto che un altro: è giusto, visto che la consulenza viene retribuita con i soldini di tutti?) o limitare almeno un poco la contiguità con il potere politico. Come? Per esempio evitando di aderire al “Comitato dei saggi” incaricato di tracciare le coordinate del nuovo Partito democratico. Spero con questa distinzione di aver fatto chiarezza sul mio punto di vista. Al di fuori di quanto sopra, io considero Petrini un uomo molto capace e intelligente e SF un modello da seguire e una risorsa preziosissima: è proprio per questo che non vorrei che si finisse col rovinare il giocattolo, rischio che a mio modo di vedere non è allo stato attuale troppo remoto. Che poi Petrini non sia Lunardi, Storace o Previti, beh, questo spero sia chiaro a tutti….

  16. E bravo Marco, per far passare le tue critiche a Slow Food, per farle digerire dal popolo dagli “slow-foodisti” a prescindere, alcuni dei quali fanno la comparsa con i loro commenti su questo blog solo ed esclusivamente quando di parla dell’associazione di Bra, quasi come difensori d’ufficio, a cosa ricorrere se non ad una robusta tirata antiberlusconiana evocando gli “irreparabili danni etici e morali che tredici anni di berlusconismo hanno causato al Paese”. Suvvia, capisco benissimo che l’antiberlusconismo é il collante che tiene assieme (??) questa variopinta e traballante maggioranza di governo, ma un po’ più di originalità da una persona intelligente come te non sarebbe male ! Slow Food sbaglia, quando sbaglia, al di là di quello che hanno fatto Berlusconi ed i suoi prodi quand’erano al governo… O no ?

  17. Franco, hai decisamente ragione sul fatto che il vero e unico collante di quella che definisci (per me con eccessiva bonarietà, pensa un po’) “variopinta e traballante maggioranza” sia l’antiberlusconismo. Anzi, aggiungo, è il tratto caratterizzante di tutto il suo operato. Il che rende questo governicchio nei fatti subalterno al Cavaliere e quindi, alla fine dei conti, più berlusconiano di Berlusconi stesso. E questo, caro Franco è un grosso guasto lasciatoci in eredità da quattordici anni di berlusconismo. Questa è la mia opinione, è così che io la penso. E lo faccio, diversamente da altri a sinistra, in modo coerente. Avete avuto modo di vedere che cerco di essere obiettivo nella mie critiche, fermo restando che ho delle forti convinzioni politiche che determinano il mio modo di vedere le cose: quindi, quando qualcuno tira in ballo gli innumerevoli conflitti di interesse del governaccio berlusconiano non posso che sottolineare che li considero ben più gravi di quelli finora espressi dal centrosinistra e perché, mi preme ricordarlo, il primo a usare il termine “conflitto di interesse” in questa discussione è stato, in cima alla lista dei post, Marco Arturi. Perché è così che la penso. E questo non toglie nulla, mi pare, alle critiche che esercito nei confronti di Slow Food e dell’onniscente e onnipresente Carlin Petrini.

  18. Aggiungo un’ultima cosa, caro Franco: se la discussione non fosse stata aperta da questo post:

    Carlin Petrini, vecchio amico (lo dice lui stesso) di Fassino, è voluto entrare nel comitato dei cosiddetti “saggi” del Pd? Adesso spieghi che in questa vicenda non c’è alcun conflitto di interessi in ballo…
    E dire che noi di sinistra ci indignavamo per questioni del genere, organizzavamo girotondi e dibattiti e non esitavamo a ricorrere a termini anche pesanti (”vergogna” era il più leggero…) nei confronti di Berlusconi e compari. Indignazione che personalmente considero ancora oggi sacrosanta, ma adesso tocca chiedermi: questi sono poi tanto diversi?

    Scritto da Marco Arturi, il 18 Luglio, 2007 at 13:17

    … che mi pare un post nei limiti del possibile obiettivo e sicuramente molto libero, certi paragoni non si sarebbe manco arrivati a farli

  19. Non voglio parlare di politica, non me ne intendo neanche.
    L’idea di fondo, nata 2 saloni del gusto fa era questa: in ospedale si mangia male e si spreca il cibo. Paga il cittadino e la comunità. In Piemonte abbiamo tanti piccoli contadini che non riescono a vendere i loro prodotti e tanti grandi produttori che pagano ancora le multe alla UE. Il cittadino paga anche l’inefficienza quando si ammala. Perché non facciamo incontrare la domanda e l’offerta e razionalizziamo uno spreco? Magari il modello piemontese é esportabile anche in altre regioni. Alemanno sposò l’idea e poi cambiò il governo e non se ne fece nulla. E mentre De Castro si inchina di fronte agli industriali dell’olio, la Turco, giocando di sponda, ne approfitta rispolverando l’idea, tanto per rinforzare le azioni del suo ministero che tutto fa meno quello che dovrebbe: ovvero stoncare il baronismo dei primari italiani. Adesso si fa un gran polverone, ma l’idea non é per niente malvagia, mi spiace solo che anche nello Slowfood, oggi, troppi vitelli corranno a sfamarsi nella stessa greppia, ma questo é un male atavico italiano, perché dovrebbero fare altrimenti?

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