Contro la vendita di vino in autostrada: il mio sostegno ad un provvedimento “populista”

Ma sì, datemi pure del populista, o se vi garba ancora di più del demagogo, perché checché ne pensi un produttore quantitativamente importante come Cesare Cecchi secondo il quale “vietare la vendita del vino in Autogrill sarebbe un danno soprattutto per l’immagine del vino italiano”, sono persuaso, come ho già scritto qui e qui, che il decreto legge del Ministro della Salute Livia Turco, che all’articolo 9 vorrebbe proibire la vendita di tutti gli alcolici, vino compreso, su tutta la rete autostradale non sia certo una iattura ma una misura utilissima, degna di un Paese civile.

Capisco benissimo gli interessi commerciali del responsabile della grossa azienda toscana, i cui vini si trovano anche negli Autogrill, che sostiene che “al di là delle eventuali perdite di fatturato e di immagine, questa proposta testimonia un atteggiamento generale che tende a strumentalizzare negativamente il vino a sproposito”, ma non penso proprio che quello fortemente voluto e difeso dal Ministro della Salute, contro l’opposizione del collega Ministro delle Politiche Agricole Paolo de Castro, sia un provvedimento “pppulista che non va nella direzione giusta".
Non credo nemmeno, a differenza da Cecchi, che questo provvedimento sacrosanto finirà con lo sconcertare e deludere “milioni di turisti” che percorrono il Bel Paese per turismo o per diporto e si aspettano, come sostiene il produttore toscano, “di trovare qualche bottiglia sugli scaffali anche in autostrada”. E’ verissimo che “il vino fa parte della nostra cultura”, ma per favore non confondiamo la cultura, che una cosa seria, con le esigenze di bottega e con le leggi del business.
Sarebbe bello che invece di mostrare “preoccupazione per i riflessi fortemente negativi sul mercato nazionale del vino determinati dall’applicazione dell’articolo 9 in materia di divieto di vendita di alcolici sulla rete autostradale”, e di agire, con una chiara manovra di lobbing, per arrivare ad una “riformulazione dell’articolo” che limiti il divieto alla somministrazione di superalcolici nelle 24 ore escludendo quindi la vendita nei supermercati degli autogrill sia per gli alcolici che per i superalcolici, i produttori di vino si preoccupassero dell’effetto sicuramente positivo, che l’applicazione del decreto Turco nella sua globalità avrebbe.
Un minore numero di incidenti mortali non è forse una preoccupazione più importante di un calo (peraltro tutto da dimostrare) nei fatturati delle grandi aziende dovuto all’assenza di vini e alcolici sui banchi degli Autogrill ?
E ancora, ma sono così alla canna del gas i grandi produttori di vino italiani da dover contare sulle vendite in autogrill per tenere in attivo i loro bilanci ?

0 pensieri su “Contro la vendita di vino in autostrada: il mio sostegno ad un provvedimento “populista”

  1. Caro Franco;
    Sono pienamente d’accordo, poi se non sbaglio mi sembra che siamo l’unico paese in Europa con superalcoloci sul Autostrada !
    Oltre quello che hai elencato, che senso ha avere vini su dei scafali con temperature elevate, luci 24/7, e tanta polvere !
    Poi il turista non ha bisogno di portarsi appresso qualcosa che non rappresenta minimamente la dicitura del etichetta, tipo Barolo o Brunello imbottigliati da CCIVRTS00000, e cosi via.
    Meglio sarebbe avere delle vere enoteche Autostradali solo ai limiti di confine.
    Grazie
    Angelo

  2. In Inghilterra il Sabato sera i taxi fanno affari d’oro.Perchè? Perche nessuno (esperienza diretta) si azzarda a mettersi in strada con l’auto se ha bevuto. Ripeto nessuno si azzarda. Se togliamo il vino dagli autogrill dobbiamo chiudere pure i Ristoranti.Paragonare i ns. Autogrill con quelli della Germania o di altri Paesi è errato, se entri in un autogrill tedesco la tentazione di suicidio dopo un viaggio è molto alta, perchè non c’è nulla solo un wusterl con panino sintetico.Provate a parlare con i camionisti.Per chiudere. Sono le regole che mancano in questo Paese, se ti prendo in auto in stato di ebrezza ti rovino, poi discutiamo.Se ti prendo allo stadio mentre lanci un sasso ti metto 3 mesi in galera poi cominciamo a discutere e fare il processo. In mancanza di regole serie ( che in questo Paese vuol dire perdita dei consensi elettorali)il politico si inventa porcate , come quello che per fare dispetto alla moglie si taglia i coglioni. Essere ubriachi in autostrada o all’uscita di una enoteca cosa cambia?

  3. Personalmente non ho mai acquistato un vino in autogrill, per le ragioni che ha elencato Angelo, ritengo però che sia assai improbabile che chi compra una bottiglia di vino, si sia organizzato per stapparsela e bersela prima di continuare il suo viaggio. Ben diverso è l’alcolico servito al banco, dalla birra (di cui, se non noi, tedeschi, olandesi, polacchi, slavi ecc. fanno abbondante uso) al vino e al superalcolico.
    Credo che chi vuole bere e non ha alcuna coscienza della proprio responsabilità mettendosi alla guida, può tranquillamente organizzarsi da casa se sa che all’autogrill non può più bere.
    Il vero lavoro dovrebbe essere quello di educare al senso civile, cominciando dalle scuole. Invece si sceglie sempre la via più facile, e spesso più inutile, del semplice divieto.
    E’ lo stesso errore che si commette ponendo limiti di velocità e producendo autovetture da 250 km/ora.
    Un esempio, finalmente, di giusto divieto, sarà quello di vietare pubblicità che esaltano le prestazioni velocistiche delle auto. Ma sarebbe ancora più serio (e sicuramente improbabile) non mettere più le prestazioni tipo da 0 a 100 in 5 secondi, nelle riviste specializzate. Quelle macchine nascono per andare nelle strade e non nei circuiti. Su questo Franco ha ragione, il business viene sempre davanti a tutto, anche alla morte.

  4. Premetto che una legge del genere non inciderà sulla diminuizione degli incidenti autostradali, non é il vino ad essere il responsabile, ci vuole ben altro: rigore e certezza della pena per esempio. Perché quel tristemente noto camionista altoatesino che, ubriaco alla guida, centrò un pulmino scolastico col suo TIR nel 1994 facendo una strage, ha perso 4 volte la patente, ma puntualmente l’ha riottenuta. Ed ora guida con una patente ottenuta nella Repubblica ceca.
    Detto questo, sappiamo che il mercato del vino in autogrill fattura 4 milioni di euro e sappiamo anche che tipo di vino si trova su quegli scaffali. Quindi il mancato incasso non toccherebbe né i piccoli produttori né quelli seri, ma solo quegli imbottigliatori che puntualmente spuntano un contratto di vendita con i proprietari della catena. Questi non rappresentano il vino italiano, così come non rappresentano il made in Italy i produttori di pecorini di plastica e di bresaole/speck mal stagionati.
    Se il turista deve per forza comprare un prodotto tipico italiano in autostrada e non si capisce il perché non lo compri altrove, allora si aprano delle boutiques gastronomiche.
    Scusate, mi ero dimenticato che in Italia certi monopoli sono inamovibili…

  5. Concordo con il divieto di servire alcoolici e vino al banco negli autogrill in autostrada, ma mi sembra che estenderlo alle bottiglie confezionate chiuse non abbia senso. Nessuno e’ cosi’ scemo da entrare apposta in autostrada portandosi in auto il cavatappi per comprare bottiglie con prezzi minimo 50% superiori a quelli del negozio sottocasa per stapparsele subito e ubriacarsi. Se invece fosse tanto stupido da volersi ubriacare comunque alla guida in autostrada, berrebbe meglio e molto piu’ economicamente anche subito prima di accedere al casello autostradale. In ogni caso, come con la patente a punti si e’ avuta una certa riduzione di incidenti, comprovata da statistiche, speriamo che facciano statistiche anche per questo provvedimento. Secondo me, anche un solo morto in meno in autostrada varrebbe perfino il piu’ incompleto o incomprensibile provvedimento. Ma non c’e’ solo il vino cui fare attenzione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *