Divieto di utilizzo del termine ”cru bourgeois” del Médoc: sospeso il classement

La Direction générale de la Concurrence, de la consommation et de la répression des fraudes (DGCCRF) (Direzione generale della concorrenza, dei consumi e della repressione delle frodi ) francese, facendo seguito ad un recente giudizio che aveva annullato il “classement” dei cosiddetti “cru bourgeois”, 247 domaines del Médoc (che rappresentano un cinquanta per cento della produzione di questa celebre zona del bordolese) ha reso noto di aver vietato l’utilizzo della dizione “cru bourgeois” sino a che non verrà effettuata una nuova, e ufficiale, classificazione.
Tutto era nato quando in seguito ad un nuovo classement dei cru bourgeois che era succeduto al quello storico del 1932 che aveva decretato suddiviso 444 châteaux tra crus bourgeois, crus bourgeois supérieurs et crus bourgeois supérieurs exceptionnels, anche se nessuna omologazione ministeriale aveva mai ufficialmente convalidato questa classificazione, nel giugno 2003, dopo 18 mesi di lavoro, era stato ristretto a solo 247 il diritto di fare uso della menzione dello status di “crus bourgeois” in etichetta, 9 dei quali dichiarati cru eccezionali e 87 superiori. (vedi l’elenco dei domaine su questo sito).
Un decreto aveva convalidato il classement. Questa decisione aveva ovviamente « scontentato » (eufemismo) gli esclusi, che avevano definito questa selezione parziale e non oggettiva, perché alcuni proprietari di Châteaux del Médoc facevano parte della commissione giudicante. Da qui il ricorso alle vie legali, con la sentenza del febbraio 2007 della Corte amministrativa d’appello di Bordeaux che confermando il giudizio del Tribunale amministrativo annullava la versione 2003 del classement dei cru bourgeois.
L’attuale pronunciamento del DGCCRF pone una serie di problemi pratici di non facile risoluzione : a partire da quale millesimo decorrerà difatti il divieto di indicare nelle etichette dei 247 cru bourgeois, 230 dei quali membri dell’attiva Alliance des Crus bourgeois du Médoc, che tutela l’interesse di produttori attivi su 7200 ettari di vigneto e produttori di qualcosa come 38,5 milioni di bottiglie, la dizione oggi sospesa ?
Secondo il presidente dell’Alliance, Thierry Gardinier, logica e buon senso richiederebbero che il divieto abbia decorso dall’annata 2007, considerato che per le annate precedenti, 2005 e 2006, le etichette sono già state stampate e nel caso del 2005 già apposte sulle bottiglie, e che ristamparle e sostituirle comporterebbe un inutile spreco di danaro. Secondo Frédérique de la Motte, direttore della Alliance des Crus Bourgeois, questa decisione avrà effetti disastrosi per i proprietari di molti domaines ed è quindi necessario trovare con urgenza il modo di ristabilire, con criteri oggettivi e incontestabili, una classificazione.

0 pensieri su “Divieto di utilizzo del termine ”cru bourgeois” del Médoc: sospeso il classement

  1. Grazie, Franco, per questa gran bella notizia. Forse i girondini fanno sul serio, meritano rispetto E i nostri? A quando un bel repulisti nelle nostre DOCG e DOC? Un Chianti Classico DOCG a 1,9 euro sullo scaffale!!! Ma stiamo scherzando? Non c’e’ piu’ nemmeno il senso del ridicolo.

  2. @Mario
    Ma chi glielo dice agli imbottigliatori che non devono più usare l’acqua dell’Arno? Il ministro? L’ISS? Per la carità !!

  3. Mario, qual’e’ il Chianti Classico a 1,9 euro a bottiglia sullo scaffale? Sono curioso, visto che il prezzo della stessa DOCG in bulk e’ arrivato a 300 euro per ettolitro: ci sarebbe convenienza ad acquistare le bottiglie che citi, stapparle e vendere il contenuto a cisterne.
    Sul tema dell'”a quando..?”: a quando la creazione da parte dei produttori interessati di marchi collettivi su base territoriale? Base territoriale ovviamente sensata, relativi a “territori” esistenti, e non solo autodefiniti da comprensori di produzione eterogenei e allargati come quello del cosiddetto “chianti classico”. Smettiamo di attendere sempre dall’alto quello che non viene e di cui sentiamo il bisogno, i cru ce li possiamo definire e classificare da soli: basta solo un po’ di volonta’, di tempo, qualche mappa catastale e la voglia di andare in giro a battere il territorio.

  4. Mal comune mezzo gaudio!

    Non siamo solo noi produttori di Amarone a scannarci (vedi DOCG) con rivendicazioni storiche , di tradizionalità e similari.

    Carlo

  5. Ah, ok, Mario, no non mi era sfuggito, anzi lo ricordo bene. Ma non e’ un “Chianti Classico”, bensi’ un “Chianti”. Spero che non ti sfugga la differenza fra queste due categorie inventate di sana pianta nel 1932: la prima si limita a un’estensione del territorio chiantigiano fino al doppio del vero. La seconda e’ un vero e proprio deluge: l’areale di produzione del “Chianti” viene fatto quasi coincidere con la Toscana collinare. Il prezzo e’ di conseguenza.
    Per parte mia, posso dire che sono in procinto di creare (insieme a pochissimi altri) un nucleo di condensazione per un consorzio di piccoli produttori locali, la cui unica ragion d’essere sia la territorialita’: solo ed esclusivamente produttori (non solo di vino) chiantigiani, ossia del territorio, il solo, che puo’ chiamarsi Chianti, quello dell’antica Lega di Chianti, i tre terzi di Gaiole, Radda e Castellina. Vogliamo riappropriarci dei nomi che sono nostri, sperando di riuscire a riottenere, in ultimo, il nome del territorio in esclusiva.

  6. Buona fortuna, allora, Filippo. Ma rimane la necessita’ di fare anche in Chianti, con tutte le insalate di nomi e aggettivi che laggiu’ vi sono state inventate, una bella passata di scopa, ma di quelle energiche, alla francese, anzi alla girondina (ghigliottina compresa).

  7. Mario, e di che pensi che stessi parlando? 🙂
    Altro che “anche in Chianti”! Soprattutto nel Chianti.
    Il punto e’: chi le dovrebbe passare le scope? Lo Stato? La Regione? Io credo che ogni cambiamento degno di questo nome i territori debbano darselo. Ci si libera, non si viene liberati. E ci si libera innanzitutto del malo comportamento, a partire da noi stessi, anche se e’ un “noi” collettivo.
    Di zonazione se n’e’ parlato anche recentemente. Il Pallanti, a sentirlo, sarebbe per una classificazione dei cru del Chianti Classico. E anche a questo scopo il consorzio del C.C. ha sponsorizzato un bellissimo studio sul paesaggio condotto senza risparmio di mezzi dall’Universita’ di Firenze. Hanno mappato persino i singoli alberi, hanno stimato l’acclivita’ degli appezzamenti, tutto. Ma difficilmente questo studio sara’ mai utilizzato, e men che meno il progetto di zonazione decollera’: statisticamente quali sono le chances che un qualsiasi vigneto riceva la patente di primo cru, e quali che riceva invece la patente di seconda scelta? Ovvio che sono molto di piu’ quelli che rischiano di vedersi consegnare il certificato di sfigato di quelli che possono sperare di emergere come primo cru, quindi sarebbero piu’ quelli scontentati di quelli premiati. Questo e’ solo un esempio dei meccanismi coinvolti.

  8. Filippo Cintolesi, poiche’ convieni anche tu che la’ dove c’e’ la polvere occorre passare la scopa, e convengo anch’io che ci si libera e non si viene liberati, siamo a cavallo. Non si puo’ soltanto aspettare chi ha l’aspirapolvere grande, che comunque deve muoversi in ogni caso, perche’ ha l’autorita’ per farlo, altrimenti rimane complice se non fautore di un degrado spaventoso, come hanno deciso di fare appunto nella Gironda. Percio’ va bene che una sana passata con lo straccio comincino a darla i piccoli, una bella passata con lo scopetto di saggina comincino a darla le loro associazioni e una energica scopata con la Pippo i Consorzi. La complicazione delle cose semplici non lasciamola fare ai politicanti. Come hai ben detto tu ci sono le facolta’ di Enologia delle Universita’, che sono Enti indipendenti e non Consorzi parte in causa. E i loro studi vanno utilizzati. Ci sono gli uffici del ministero delle politiche agricole, c’e’ un Ministro santoddio… cosa le paghiamo a fare le tasse? Sono pagati profumatamente per prendere decisioni, beh… che le prendano! Altrimenti, esattamente come nel caso della Gironda, succedera’ prima o poi un autentico casino. Sono certo che ne usciranno a testa alta i cugini francesi, che hanno avuto il merito di cominciare. Sono certo che troveranno delle soluzioni ed un “modo di ristabilire, con criteri oggettivi e incontestabili, una classificazione”
    che potremmo studiare bene anche noi.

  9. D’accordo su tutto, Mario, salvo che non sono cosi’ ottimista sulla possibilita’ che i nostri “signori Uffiziali” intervengano con cognizione di causa e senso civico. Ribadisco la mia fiducia nelle possibilita’ di un movimento dal basso, invece. Perche’ il territorio, non solamente il terreno, e’ meglio conosciuto da chi sta in basso. Chi respira l’aria rarefatta delle alte sfere e’ soggetto a troppe spinte, troppi strattoni.
    Poche settimane fa ho inaugurato un blog (http://ilchianti.blogspot.com ) di cui esiste solo il primissimo post di dichiarazione d’intenti, e’ dedicato al Chianti (il territorio del Chianti piu’ che il vino) e si propone di approfondire e far approfondire temi legati all’identita’ territoriale, a partire dalla stessa definizione. Bene, appena avro’ tempo intendo pubblicare una serie di post dedicati ai “percorsi”, alle strade bianche rimaste, illustrando con dovizia di foto il dove, il dove non, e il perche’, il come. Sara’ inevitabile mostrare en passant vigneti che meriterebbero piu’ che questo nome quello di piantagioni di viti, piantati come sono in appezzamenti di fondo valle, quasi in riva ai torrenti, in forre a bacìo che probabilmente hanno il problema della guazza anche a mezzogiorno di Ferragosto.
    Non sarebbe questo un tentativo di “zonare” semplicemente mostrando?
    E che dire dei vigneti ufficialmente di sangiovese ma che in ottobre sono rossi come viti del Canada’? Esistono persino filmati della RAI (in occasione della corsa ciclistica denominata “l’Eroica”) che lo documentano. Esistono cartoline i cui scatti fotografici sono stati presi da fotografi sicuramente affascinati dalla tavolozza cromatica che si trovavano di fronte, ma probabilmente ignari del gravissimo imbarazzo che andavano creando con quelle foto agli ottimi conduttori di tali vigne. Di queste, che ne facciamo? Sta tutto sotto la luce del sole, signori, sotto gli occhi di chi vuol vedere. E infine: che dire del fatto che le forze dell’ordine ricevono l’ordine di vigilare sui trasferimenti stradali di vino en masse verso ottobre novembre? Lo sanno i comandi che questi traffici stradali su cui chiedono di vigilare, al momento della vendemmia sono gia’ belli che conclusi se la stagione e’ normale (e che con questa stagione anticipata stanno avvenendo proprio ora)?

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