Gli enologi messi in crisi …dalla crisi del vino. Un editoriale di Daniele Cernilli

Divertentissima e istruttiva la lettura dell’editoriale di Daniele Cernilli – il “Robert Parker der Tufello” come l’avevo battezzato anni fa ai tempi di WineReport – pubblicato sul numero di agosto del Gambero rosso. Il co-direttore, in quota Gambero, di Vini d’Italia, dopo essersi chiesto in avvio di articolo “altri nemici in arrivo ? Può darsi, ma fare l’opinionista significa anche questo”, in altre parole tentando di farci credere – ma raccontala giusta, Bob de noantri ! – che con il suo modo d’intendere il giornalismo del vino si sarebbe fatto, lui, dei “nemici” (sic!), ci racconta una cosa molto interessante.
Papale papale che “sempre di più arrivano telefonate accorate da parte di “winemakers” che si lamentano di perdere consulenze e attribuiscono la cosa al fatto che non ottengono più i premi che conquistavano in passato”. C’è wine maker e wine maker, premette Cernilli, perché non tutti telefonano, ovviamente non “quelli che negli anni hanno messo in piedi delle vere aziende di consulenza enologica, con tanto di laboratori e di dipendenti, e che non lavorano perciò come “l’uomo Del Monte”, quello della pubblicità, che arriva una volta l’anno, assaggia la pera o l’ananas e dice se si poteva iniziare la raccolta”.
Ad essere danneggiati, racconta, sono invece “personaggi che lavorando pressoché da soli hanno decine di consulenze: sono questi ultimi a subire i contraccolpi maggiori del mondo enologico che cambia. Sono coloro che hanno fatto i maestri di grammatica negli anni Novanta, che hanno magari aiutato alcuni produttori neofiti ad ottenere vini quanto meno corretti, in un’epoca oltretutto nella quale la concorrenza interna, e quella internazionale, erano assai meno agguerrite”.
Ora che questi produttori ai primi passi hanno imparato la lezione, hanno completato lo svezzamento e se la sentono di farcela da soli, non hanno più bisogno di consulenze, per lo più obsolete e basate su rapporti personali più che sugli effettivi risultati qualitativi ed economici. Tutto questo inizia a essere molto evidente, come inizia a farsi largo l’impressione che pagare a peso d’oro consulenze non più così utili, sia un peso insopportabile per la maggior parte delle cantine medio-piccole”.
Ma allora cosa fanno per sbarcare il lunario questi enologi consulenti in crisi ? Semplice, magari dopo aver predicato per anni che piccolo è bello o aver fatta loro l’antica e un po’ populista giaculatoria veronelliana secondo la quale “è meglio il peggior vino del contadino del miglior vino dell’industria”, si attaccano disinvoltamente alle mammelle delle grandi aziende, dei grandi gruppi industriali, quelli che per tentare di rifarsi un’immagine si sono messi a comprare aziende agricole in giro per l’Italia.
Dice difatti Cernilli che parecchi “enologi consulenti hanno cominciato a lavorare “a progetto” per aziende grandi, realizzando linee di qualità superiore o singoli vini di punta. Mutando, nei fatti, il senso e gli obiettivi del loro lavoro”.
La conclusione, secondo il direttore del Gambero rosso, è che “il cerchio si chiude, però, se a questo si aggiunge che negli ultimi anni le varie guide dei vini, noi in testa, parlano sempre meno dei consulenti e sempre di più delle cantine, delle zone, dei vini. E si capisce come molti di quegli enologi stiano perdendo il loro ruolo passato di collegamento fra cantine e stampa specializzata”.
Ammesso e non concesso che sia vero che le varie guide, e le riviste specializzate, oggi parlino ed esaltino meno che in passato il lavoro dei wine maker, Cernilli compie un vero e proprio “coming out of the closet”, ammettendo due cose di rilevante importanza che chi scrive sostiene da anni, beccandomi del provocatore o quantomeno del “franco tiratore”. In primo luogo che le consulenze erano in funzione dei premi che conquistavano in passato e che la scelta di determinati enologi, sostenuti da guide e giornali era legata alla possibilità di ottenere, in tal modo, bicchieri e stelle. In seconda battuta, non meno importante, “il ruolo passato di collegamento fra cantine e stampa specializzata” sostenuto da molti di quegli enologi.
Ma allora se questa sinergia viene meno, ed è entrata in discussione, come scrive Cernilli, perché mai questi enologi continuano a telefonare? Per fare cosa, per sapere dove Cernilli va in vacanza, oppure per chiedere lumi, lanciare un S.O.S. – “mi dia una mano, direttò”, o semplicemente per confessare le loro difficoltà al potente direttore della guida dei vini di Gambero rosso e Slow Food ?
E perché mai Cernilli tiene così tanto a distinguere tra enologo ed enologo, tra quelli “con tanto di laboratori e di dipendenti, e che non lavorano perciò come “l’uomo Del Monte”, ovvero, tanto per non fare nomi, i vari Ferrini, Cotarella, Chioccioli, Antonini, Pagli, i cui vini, notoriamente, non piacciono solo a Parker e Wine Spectator, ma anche alla notissima guida con vent’anni di storia, e quelli, che fa apparire come passatisti, superati, fuori dal tempo, insomma, un po’ “sfigati” i quali “lavorando pressoché da soli hanno decine di consulenze” ? Cernilli non vorrà mica dirci, ma sono certo di aver capito e pensato male, malizioso come sono, che ostinandosi a lavorare con questi enologi ancien régime non si ottiene granché, mentre se ci si affida agli enologi professionali, quelli organizzati, quelli che godono anche la sua fiducia, sono e soprattutto saranno ben altri i risultati ?
p.s. sul forum del Gambero rosso un lettore, j.t., scrive queste simpatiche cose sul mio articolo: “
Mettere in discussione l’importanza delle opinioni di Daniele Cernilli sarebbe equivalente ad autodefinirmi un perfetto idiota pecca che non sento di attribuirmi. La mia era una segnalazione relativa al topic con tanto di link che porta ad un sito dove l’editoriale viene decontestualizzato e riportato parzialmente abusando del virgolettoto dimostrando pochissimo rispetto ed ancor meno educazione giornalistica che imporebbe di riportare l’editoriale nella sua interezza e non citarne delle parti a seconda dei propri comodi per denigrarne in modo così tendenzioso i contenuti”. Spero proprio che nessun lettore di questo blog arrivi mai a “zerbinarsi” così profondamente per difendere una mia opinione…

0 pensieri su “Gli enologi messi in crisi …dalla crisi del vino. Un editoriale di Daniele Cernilli

  1. allora è ben chiaro quello che ha in mente il signor Cernilli con il suo articolo, questi “wine-maker” (ma non sarebbe meglio dire enologi? tutta questa anglofonia associata al mondo del vino mi da i brividi)non sono coloro che fanno vino, “ma sono coloro che fanno da collegamento fra cantina e stampa specializzata”.
    Un circolo di autocompiacimento che dispensa bicchieri e pacche sulle spalle

  2. Mah!!!Ma siamo sicuri che invece,al contrario, le aziende si siano rotti le b…e di pagare fior di quattrini per avere il consulente X, e che poi si vedono arrivare l’assistente Y (che non è la stessa cosa, magari è un fresco diplomato giovincello)…e che il consulente X non si fa mai vedere…….
    Se io prendo il sig CICCIOBELLO………io voglio lavorare col sig CICCIOBELLO, e non con il collaboratore COCCOmamma….
    Poi diciamola tutta. Al di la’ di tutte queste storielle…..
    le bottiglie costano troppo.TROPPO!!!Franco, noi continuiamo a far finta di niente, ma tutto questo boom mi sa che è diventato sboom!!!E in Italia si beve in maggioranza vino sfuso,il vino delle cantine sociali, roba da 0,30 Euro al litro,altro che storie. E i produttori mirano tutti all’estero, ad esportare. Ah che bel miraggio vendere tutto all’estero……
    Allora fintanto parliamo del micro-produttore che produce 5000 bottiglie….no problem.
    I problemi cominciano un po’ piu’ in su’.Non è oro tutto quello che luccica. Chiunque si sente autorizzato a vendere bottiglie a 20 euro e oltre. Consulenti e non.
    Temo che il problema sia ben piu’ ampio!

  3. Devo dire che non sempre condivido la tua malizia, ma stavolta concordo con te dall’inizio alla fine.

    Le due ammissioni in particolare sono gravissime.

    Dovrà forse giustificare il fatto che quest’anno qualche consulente resta a bocca asciutta di premi?

  4. Arnaldo, non sono tanto convinto, ho testimonianza diretta di aziende che per vendere all’estero, hanno sbattuto in etichetta nomi altisonanti, questo la dice lunga sul fatto di essersi rotti le b….e e di veder arrivare il coccodimamma al posto del cicciobello

  5. io la vedo un pò cerchiobottista ovvero che gli enologi winemaker adesso sono più agenzie di marketing e commercializzazione (dalla scelta del nome alle pratiche di cantina) cui i produttori affidano la realizzazione di un vino da premio e dall’altra gli enologi che invece danno consulenze appunto semplicemente su come migliorare o rendere più piacevole il vino di un produttore, rispettanone i voleri e le richietse. E ciò significa che una cantina può usare tutte e due le figure e anche nessuna!
    mica a tutti serve un 90 puni su WS per vendere? o un 3 bicchieri, no?
    quindi io che sono meno malizioso di voi dico che cernilli forse semplicemente voleva certificare il fatto che chi non lavora come Chioccioli o Ferrini (per dire due che in Toscana hanno fatto sfracelli negli ultmii anni) d non si dota di personale e strutture adeguate non può spearre di fare vini da primi premi.
    e su questo ha ragione!
    però non toglie che si può eseere enologo ed essere richiesti per tanti altri scopi che non siano vini da classifica

  6. Premetto che il mio intervento va un po’ fuori dal seminato rispetto all’argomento in questione. Però è una tematica che ritengo di fondamentale importanza rispetto al Gambero Rosso di cui si parla in questo post.

    Spero inoltre di non mettere in difficoltà Franco Ziliani con questo mio scritto, che non vuole essere assolutamente una denuncia, ma la richiesta a Daniele Cernilli di chiarire certe cose che ormai nel mondo del vino sono diventate voci più che insistenti.

    Da un po’ di tempo circolano rumors sul fatto che sia uscito dalla proprietà del Gambero Rosso Alfredo Cazzola. La quota detenuta dall’ex proprietario del Motorshow pare – attese gradite smentite o precisazioni – che sia ora nelle mani di due soggetti differenti. il primo sarebbe Panerai (Castellare di Castellina), che attraverso società a lui vicine sarebbe entrato nell’azionariato del gambero Rosso, il secondo sarebbe Zonin (più grande proprietario vitinicolo d’Italia) che attraverso la banca di Vicenza, di cui è presidente, avrebbe “aiutato” finanziariamente il Gambero Rosso.

    Come ho detto si tratta solo di voci, ma ormai molto insistenti, per questo mi piacerebbe che gli interessati chiarissero la questione. Perchè se fosse vero che il Gambero è controllato anche solo in parte da due produttori di Vino ricchi e dalle grandi possibilità finanziarie mi pare che la credibilità di una guida come quella di Vini d’Italia riceverebbe una botta alla sua credibilità non indifferente. Ok la pubblicità, ok qualche finanziamento alle varie manifestazioni, ma mi pare che avere come soci o addirittura padroni due produttori di vino che poi si vanno a giudicare mi pare davvero troppo. Tra l’altro questi produttori hanno amici e nemici, come tutti noi e questi saranno davvero giudicati alla cieca? Aiutini per gli amici e sgarbi ai nemici sono così impensabili quando si daranno i 3 bicchieri?

    Su questo Slow Food, partner nell’avventura di Vini d’Italia che ne pensa? Operazione Buona, Pulita e Giusta?

    Non era mia intenzione gettare fango su nessuno, ma ricevere solo chiarimenti su quella che se confermata mi parrebbe una notizia di estremo interesse e gravità inaudita. Due produttori di vino proprietari della guida più venduta d’Italia… che credibilità potrebbe avere? I presunti – finora e mai dimostrati da nessuno – conflitti di interesse ora sarebbero palesi e la Guida delle Guide completamente priva di credibilità.

    Lo ripeto – onde evtare problemi legali per Ziliani – si tratta solo di voci sempre più insistenti, ma mi piacerebbe che una volta per tutte queste voci – giunte da persone vicine sia al gambero sia a Zonin e panerai – fossero chiarite una volta per tutte.

    Grazie per l’attenzione e lo spazio concessomi

    Gigi Portici

  7. Ma quello che scrive il sig. Gigi Portici ha un fondamento di verità?

    Se solo fosse vero la metà di quelo che scrive, mi pare si possa affermare che stiamo parlando di una cosa gravissima!

    Che ne pensa il padrone di casa?
    Cosa ne pensano i suoi lettori?
    peccato che la cosa sia uscita quando questo post è ormai un po’ dimenticato e forse poco visibile…
    altrimenti mi immagino che discussione sarebbe venuta fuori!
    Corrado

  8. Riporto un commento dal forum del gambero su questo argomento…

    anche leggendo questo commento non ci vedo nulla di strano.. già più volte si è discusso sull’attendibilità delle guide e sui rapporti tra guide e produttori.. che sono sempre esistiti.. ognuno infatti da alle guide il peso che vuole. basti pensare al metodo con cui vengono dati i tre bicchieri…
    io personalmente do peso solo al viaggiatoregourmet, l’unico davvero indipendente.. che ha messo su tutto quel circo accontentandosi come ricompensa al massimo di qualche cena a scrocco qua e la! fortuna che questi del gamberorosso non sono riusciti a comprarlo e a fargli perdere la sua indipendenza! vai viaggiatore, sei il nostro mito!

    Ebbene a me non pare il solito discorso sulle Guide poco attendibili!
    Qui stiamo parlando di una Guida controllata da alcuni produttori…
    Se questa cosa si rivelasse vera, non si tratterebbe dei tanti discorsi che abbiamo letto nei vari blog – teorie del complotto mai provate – qui saremmo di fronte a qualcosa di totalmente nuovo, ovvero a un gruppo di potere che si è assicurato il controllo diretto – non atraverso la pubblicità – della Guida + venduta d’Italia.

    Insomma. questa volta Ziliani avrebbe davvero scoperchiato definitivamente il vaso di pandora! e mi fa strano che si commenti con tale leggerezza una cosa del genere… E che per ora anche su questo sito si sia scatenato poco il dibattito su una bomba del genere… Forse sono tutti in vacanza? o il post è troppo vecchio?

  9. lo “scoop”, se c’é, non é mio, ma di “Gigi Portici” che ha postato come commento questa indiscrezione. Che tra l’altra girava da tempo tra gli addetti ai lavori e negli ambienti romani…

  10. Per completezza dell’informazione, così come ho riportato in questo blog quanto sosteneva, sui sussurrati ipotetici nuovi proprietari del Gambero rosso dal lettore Gigi Portici, ritengo doveroso pubblicare anche la precisazione che uno dei responsabili del Gambero rosso, Daniele Cernilli (al cui editoriale sulla rivista del Gambero era dedicato questo post), ha pubblicato sul forum del Gambero rosso http://www.gamberorosso.it/grforum/viewtopic.php?t=4621 Scrive Cernilli: “La notizia è del tutto priva di fondamento. A star dietro alle chiacchiere noi avremmo dovuto già essere stati venduti più volte negli ultimi anni. Ma la cosa creedevo di averla già chiarita diverso tempo fa in un’intervista a Winenews, alla quale non credo di dover aggiungere nulla. Quindi, niente “scoop” e niente illazioni che potrebbero creare danni”. Questo per la precisione. Ora a Gigi Portici, se ne intenzione, di replicare e corroborare le sue affermazioni con qualche elemento di prova.

  11. Sono contento che Daniele Cernilli abbia smentito la mia indiscrezione.
    Volevo solo far presente cosa avevo scritto: “Come ho detto si tratta solo di voci, ma ormai molto insistenti, per questo mi piacerebbe che gli interessati chiarissero la questione”.
    quindi avevo specificato con lucidità la mia posizione.
    Ora è stata chiarita dagli interessati. E’ anche vero che le voci a cui facevo riferimento non erano semplicemente il racconto della portinaia sotto casa mia, ma numerose e insistenti notizie che arrivavano da più fonti ottimamente introdotte e solitamente serie e ben informate.
    Sul fatto che si è scritto che si fa cattivo giornalismo penso che specificare inizialmente che si trattasse di voci e che si è anche scritto che non si volesse gettare fango su nessuno mi sembrava che bastasse e avanzasse.

    Accetto e ringrazio il curatore di Vini d’Italia per la smentita e ovviamento non facendo parte del Gambero Rosso, nè di Class o della Banca di Vicenza non ho i mezzi e le prove per confutare quanto gentilmente scritto da Cernilli.

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