Niente Giuria del Premio Veronelli per l’A.I.S. Pura dimenticanza o altro ?


Siamo stati in tanti – e anch’io ho fatto la mia parte – a discutere dei criteri, della validità delle scelte, dei vincitori del Premio Veronelli, che ad inizio luglio a Milano ha “laureato” giornalisti, produttori di vino, artigiani alimentari, enologi-winemaker, ristoratori, scrittori di cose enogastronomiche, internettari, ecc.
Tutti presi a discutere se sia giusto che abbia vinto il Signor X piuttosto che Mister Y, insomma se la giuria ci abbia azzeccato oppure no, se abbia avuto vista giusta, felice ispirazione, competenza, abbiamo forse dimenticato di interrogarci sulla composizione della giuria stessa, ampia e composita e variegata, di cui fanno parte personaggi di diversa estrazione.
Una composizione che sembra ispirata, nella sua trasparente volontà di coinvolgere esperienze, sensibilità e professionalità diverse, ad una sorta di manuale Cencelli applicato al mondo del cibo – vino.
Della giuria, vale la pena ricordarlo per esteso, fanno difatti parte: Paolo Panerai per Class Editori (anche Presidente); Benedetta Veronelli (editore della casa fondata dal padre) e Gian Arturo Rota (direttore generale di Veronelli editore e curatore della guida I Ristoranti), entrambi anche vicepresidenti, Cesare Pillon, giornalista (anche segretario del Premio), Piero Antinori (produttore di vino), Daniele Cernilli (direttore della Guida del Gambero Rosso); Gianni Mura (scrittore e giornalista di Repubblica), Donato Lanati (Professore di Enologia all’Università di Torino ed enologo.
E poi Cino Tortorella, alias Mago Zurlì, conduttore televisivo e gourmet, Francesco Arrigoni (giornalista del Corriere della Sera), Giannola Nonino (grappaiola), Gigi Brozzoni (curatore della Guida ai vini di Veronelli), Antonio Santini (ristoratore), Mauro Defendente Febbrari (endocrinologo), Gianni Veronelli (imprenditore), Giacomo Bersanetti (designer e ideatore di etichette), Fausto Borella (sommelier dell’olio) e Beppe Bigazzi (conduttore televisivo).
Chiudono la serie Carlin Petrini (presidente Slow Food), Nichi Stefi (scrittore e regista), Attilio Scienza (Professore di Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree presso l’Università di Milano), Peligio (frate “manager” fondatore, tra l’ altro, di Mondo X), Giorgio Pinchiorri (enotecaro/ristoratore) e Sirio Maccioni (ristoratore).
Come si vede un universo mondo dove spicca, ed è strano che nessuno se ne sia accorto, solo una clamorosa assenza. Sto parlando della sommellerie italiana che si esprime soprattutto in quel mondo dell’A.I.S., Associazione Italiana Sommeliers, che oltre a realizzare prodotti editoriali di tutto rispetto quali la rivista ufficiale associativa De Vinis e Bibenda svolge un ruolo di fondamentale importanza nella formazione e comunicazione del vino, nella cultura del vino in Italia.
Possiamo dunque chiedere al Presidente, ai vice presidenti, al segretario del Premio, a chi vorrà rispondere, per quale motivo l’A.I.S. non sia stata ritenuta meritevole di far parte di questo onnicomprensivo consesso ? Per pura dimenticanza (ma sono già due anni che se ne dimenticano) o per una precisa scelta, dovuta, se è possibile saperlo, a quali motivi ?
p.s. Arturo Rota, vicepresidente del Premio Veronelli, mi ha rapidamente inviato, da me interpellato, questa risposta:
Ciao Franco.  Ti  rispondo velocemente perché in partenza.
1. Franco Ricci, puntualmente interpellato da noi perché facesse parte della giuria – concepita composita e quanto più qualificata possibile – ne ha fatto parte l’anno scorso (strano che tu non abbia letto il comunicato specifico sulla composizione della stessa e comunicazioni successive);
2. ha chiesto lui di uscire e dato le dimissioni (che noi abbiamo accettato), in quanto già nella giuria dell’altro premio – Oscar del vino italiano ora Premio internazionale del vino italiano – di cui, come sai, è, oltre che tra i fondatori, l’anima. Impossibile per lui, essere dell’uno e dell’altro contemporaneamente.
Con viva cordialità Arturo Rota”.
Verrebbe solo da chiedere una cosa: Ricci, interpellato, si é dimesso. Perché non  chiedere dunque a qualche altro personaggio del mondo A.I.S., magari al Presidente, di fare parte della Giuria ?

0 pensieri su “Niente Giuria del Premio Veronelli per l’A.I.S. Pura dimenticanza o altro ?

  1. Non si risponde con una domanda ad una domanda, ….di solito.
    Cmq non mi sembra che Ziliani avesse messo in dubbio il premio assegnato a Lavinium!
    Quindi la risposta di Giuliani non la ritengo congrua.

    Primo : non capisco perchè invitare il Presidente dell’AIS Lazio, invece che il Presidente Nazionale.
    Secondo: se Ricci , giustamente, aveva rifiutato per conflitto d’interessi, penso fosse stato logico invitare L’AIS , poi ci avrebbe pensato l’Associazione ad inviare un suo rappresentante.
    Terzo:ricordo che ci sono anche due Vicepresidenti alquanto qualificati , o no?

  2. @AdriLinda
    quanta fretta nel trarre conclusioni da una sola frase. E’ fuori pista. Nella mia domanda NON era una risposta, ma l’espressione di una mia perplessità, né l’ho fatta perché convinto che Ziliani, del quale sono amico da anni, ha messo in dubbio il premio ricevuto da Lavinium.
    La mia era una semplice curiosità su cosa sarebbe accaduto se fosse stato l’AIS ad indire un premio, da chi sarebbe stata composta la giuria. Tutto qui.

  3. La vedo come Giuliani, e vado oltre.
    La composizione delle Giurie, dei comitati organizzatori, come pure la segnalazione (o la mancata segnalazione) di links su un sito internet e così via fanno capire già chi vuol dire cosa e come lo dirà. Non mi scandalizzo e anzi mi fa piacere questa forma di pluralismo. Ziliani scrive “dimenticanza o altro”; dal mio punto di vista osservo che talune associazioni hanno adottato lo stile “erga omnes” (ovvero “noi-ne-capiamo-di-vino-voialtri-no-e-allora-fuori-dalle-scatole”), altre più semplicemente ignorano. L’effetto è lo stesso. Avanti così! A me va benissimo che l’Oscar del vino dell’A.I.S. stia da una parte, il TreBichhieri del Gambero/Slowfood da un’altra, il Premio Veronelli altrove e via dicendo. Le Giurie universali mi hanno sempre convinto poco, meglio tante giurie partigiane; si sa cosa aspettarsi, senza inciuci. Nè vale si può ritenere che l’esclusione di questa o quella associazione sia una forma più o meno velata di censura: le occasione per dire la propria sono tante per tutti. In quest’ottica: se Ricci si fosse autoescluso per aver ravvisato una pur sottile contraddizione o conflitto tra l’essere presente all”Oscar” e al “Veronelli” meriterebbe un encomio.

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