Nuova Fiat 500, una pubblicità che trasuda retorica e buonismo


Vi è per caso capitato d’imbattervi nella pubblicità televisiva della “Nuova Fiat 500” ? Bene, se non avete sinora avuto questa “fortuna” toglietevi lo sfizio lo sfizio e andatevela a vedere qui, su You Tube.
Così vi sorbirete anche voi, com’è successo a me, un minuto e mezzo di un superconcentrato di retorica e buonismo e di un furbesco giocare sui sentimenti, le emozioni, il vissuto degli spettatori di questo spot, che per quanto il suo autore, proprio l’amministrazione delegato della Fiat Sergio Marchionne (proprio lui, come racconta in questa intervista al giornale della stessa proprietà, la Stampa) si sforzi a presentarci come la giusta rivendicazione della “italianit
à” perché “questo é un Paese che non sa volersi bene”, e ricordi che “il 4 luglio, per la Fiat è un nuovo inizio. Tre anni di catarsi per tornare a riveder la luce”, continua comunque ad essere qualcosa d’insopportabile e di eccessivo.
Sulle note di una musica accattivante e vagamente malinconica di Giovanni Allevi, accompagnate dalle parole di una voce ben impostata e quasi commossa (quella di Ricky Tognazzi) che recita un testo (vedi in fondo) dal moralismo di stampo veltroniano (non é a Torino e al Lingotto che Walter ha presentato la sua candidatura al PD ?), questa campagna, firmata dall’agenzia Leo Burnett di Torino, che ha lavorato insieme a Marchionne, al vice direttore de La Stampa Massimo Gramellini per la stesura della sceneggiatura e a Mauro Vallinotto, foto editor de La Stampa, per la raccolta e scelta del materiale fotografico, abbandona, come affermano i suoi esegeti,
“il tradizionale linguaggio commerciale e si caratterizza per il forte impatto emotivo: in novanta secondi e con differenti montaggi, viene ripercorsa la storia italiana degli ultimi cinquant’anni, dalla nascita della Repubblica ai giorni nostri, anche quando ha comportato dolore e tragedia.
Un viaggio reso ancora più avvincente perché raccontato attraverso lo sguardo di un bambino. E non lo sguardo di un bambino qualunque, ma quello del fanciullo più celebre nella storia del cinema italiano: Totò Cascio del Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore”.
Sarà anche così, come dicono, ma a me questo filmato commosso, umidiccio e tardo retorico come potrebbe esserlo un discorso dell’ex Presidente della Repubblica Scalfaro, con i fotogrammi che via via ritraggono, senza soluzione di continuità, gli eroi-magistrati
Falcone e Borsellino, poi Fausto Coppi e il grande Indro Montanelli, Carlo Azeglio Ciampi che accarezza la bara di un caduto di Nassiriya, gli operai in sciopero della Fiat davanti agli stabilimenti di Mirafiori, quindi Alcide De Gasperi, papa Papa Woityla, Margherita Hack, Arturo Toscanini, Madre Teresa di Calcutta, l’orologio fermo all’ora dell’attentato alla stazione di Bologna e lo strazio della stazione dopo l’attentato, il crollo del Muro di Berlino, esponenti dell’ultrasinistra che brandiscono la P 38 a Milano, la ballerina Carla Fracci, l’attrice Mariangela Melato, Eduardo De Filippo, i carabinieri in divisa, i fratelli Abbagnale sulla loro canoa, Piazza Fontana, un comunicato delle Brigate Rosse con la stella a cinque punte, il presidente Napolitano, Totò, Michelangelo Antonioni, il professor Umberto Veronesi, Sandro Pertini che saluta festoso dopo la vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio del 1982 (è perché non l’urlo irrefrenabile di Tardelli dopo il suo mitico gol ?), Giorgio Gaber, “Heysel mai più”, Federico Fellini, sembra solo una gigantesca, zuccherosa, enfatica, trovata pubblicitaria. Una trovata che ha il suo culmine – climax nella frase finale, ad effetto, “la nuova Fiat appartiene a tutti noi”.
Che bel coraggio dottor Marchionne, come ha osservato un commentatore, “appropriarsi di tanti frammenti della nostra storia collettiva per farne tutt’uno con la Fiat, che al massimo è uno di quei frammenti” e quanti fiumi di retorica, le esperienze che ci segnano e formano il nostro carattere, “
la differenza tra il bene e il male. Cosa essere e cosa non essere”, solo per cercare di nobilitare, colpendo le nostre emozioni, toccandoci nello stomaco e nel cuore, apparendo buoni e originali, in un clima di buoni sentimenti, il lancio pubblicitario di una nuova autovettura.
Altro che buone intenzioni, che “cronaca sociale, di costume e politica, che racconta un modo di leggere la storia e immaginare il futuro”, lo si dica chiaramente, perdiana, che anche questo spot pubblicitario, come tutti gli spot, è fatto per la grana !
Il testo completo dello spot della nuova Fiat 500 (sulle cui modalità di costruzione é interessante leggere questo articolo): “La vita è un insieme di luoghi e di persone che scrivono il tempo. Il nostro tempo. Noi cresciamo e maturiamo collezionando queste esperienze. Sono queste che poi vanno a definirci.
Alcune sono più importanti di altre, perché formano il nostro carattere. Ci insegnano la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. La differenza tra il bene e il male. Cosa essere e cosa non essere. Ci insegnano chi vogliamo diventare.
In tutto questo, alcune persone e alcune cose si legano a noi in un modo spontaneo e inestricabile. Ci sostengono nell’esprimerci e nel realizzarci. Ci legittimano nell’essere autentici e veri. E se significano veramente qualcosa, ispirano il modo in cui il mondo cambia e si evolve.
E allora, appartengono a tutti noi e a nessuno. La nuova Fiat appartiene a tutti noi.”

0 pensieri su “Nuova Fiat 500, una pubblicità che trasuda retorica e buonismo

  1. Si, l’ho letto anche io. Fra l’altro nella fiat 500 c’è la stessa italianità che c’è nella bresaola della valtellina.
    Riporto: “In Europa il basso salario degli operai che fabbricano Fiat 500, Toyota Aygò e soci è stato alla base di tutta la strategia di lancio di queste vetture che non a caso vengono fabbricate solo in quei paesi e poi distribuite in mezzo mondo”.

  2. E che dire della presentazione a Torino,teoricamente inneggiante all’Italianità, e poi testi con mezze parole in italiano e mezze in inglese, con buona parte degli artisti rappresentanti personaggi di nazionalità straniera, quando non stranieri essi stessi…..
    Max Perbellini

  3. Ecco a cos’era dovuto il senso di inquietudine “subliminale” che mi ha colto quando ho visto per la prima ho visto lo spot in questione: “la nuova Fiat appartiene a tutti noi”???!!! Ma per piacere!

  4. Non posso che condividere in tutto e per tutto le tue osservazioni e i commenti. Hanno scomodato pure l’U.D.I. l’Unione Donne Italiane. Trovo incredibile, in senso quasi osceno quel verbo “legittimare”! Persone e cose – tra cui la nuova cinquecento – ci legittimano nell’ essere autentici e veri!
    Eppoi, se memoria non m’inganna, la logica conclusione dovrebbe essere: “La nuova Fiat appartiene a tutti (noi) e a nessuno (di noi), se una delle premesse è “e allora appartengano a tutti noi e a nessuno”…..

  5. Direi che con tutti i nostri denari che lo stato ha “prestato” alla fiat la 500 l’abbiamo pagata noi e dovremmo averne una come regalo per la nostra generosità!!!!

  6. Sono d’accordo su quanto scritto, e poi la vogliamo dire tutta?
    La 500 è molto “simile” alla nissan micra 3 porte, che però ha uno spazio interno maggiore, la vogliono far passare per uno status symbol, ma credo che nel mondo delle auto sia l’ora di finirla con queste cose e pensare seriamente a produrre auto non inquinanti (e non parlo delle fesserie tipo euro 4 e d euro 5),sono salito a bordo della stessa, davanti non è comodissima e dietro manca l’aria. E con 14.500 euro necessari per la multijet mi compro una vera auto e non una scatoletta.

  7. polemiche polemiche solo polemiche….
    è una pubblicità diversa, nata da un uomo che rimboccandosi le maniche ha rimesso in sesto un’impresa sull’ orlo del fallimento… avrà toccato la parte emotiva di tutti noi, sarà retorica… ma infondo tutti ne parlano…(perchè nessuno parla della pubblicità dei plasmon?)…indi per cui ha ottenuto l’effetto desiderato…
    la pubblicità è un’arte e chi ha fatto lo spot quest’arte la conosce bene..

  8. Coloro i quali trovano nelle cose belle significati brutti sono corrotti senza essere attraenti. Questo è una colpa.
    Non esistono libri morali o libri immorali. I libri sono o scritti bene o scritti male: nient’altro.

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