Ritorno in Alto Adige: pensieri ed emozioni dopo quasi due anni di “esilio” volontario


Con qualche – peraltro comprensibile – emozione ci sono tornato, infine, in Alto Adige, terra che per lunghi anni si era scavata un posto nel mio cuore, dopo una sorta di auto-esilio che si protraeva dal novembre 2005 quando per l’ultima volta ci ero salito, dopo oltre vent’anni d’ininterrotta, assidua, appassionata fedeltà. I motivi di questa mia scelta sono ben spiegati, credo, in questi due post del gennaio 2006, uno pubblicato sul mio primo blog, il taccuino del Franco tiratore, e uno di Stefano Bonilli, apparso sul suo blog Papero giallo, e non erano riguardavano tanto il cronista del vino che sono, bensì avevano fatto letteralmente girare le scatole a me cittadino italiano e turista di lingua italiana. Questioni non di poco conto, riguardanti la cornice generale, l’atmosfera, diventata non proprio simpaticissima, che si respira, se non si è nativi di questa terra, e si viene da fuori, in queste magnifiche vallate, in questa terra di mele e vino come l’aveva definita in un suo splendido romanzo di cui consiglio la lettura, L’Italiana (Die Walsche nel titolo originale) quel grande scrittore altoatesino che è Joseph Zoderer.
Il ritorno, in occasione del Simposio Internazionale del Gewürztraminer che si è svolto la settimana scorsa a Termeno, celebre borgo della Strada del vino, presso lo Schloss Rechtenthal (foto) non è stato male, perché a parte la bellezza, assoluta, dei posti, e l’interesse, intrinseco, della manifestazione, che nonostante alcuni momenti deboli o ingenui – due occasioni conviviali “spettacolo”, un pranzo affidato al cuoco tristellato Heinz Beck del ristorante La Pergola dell’Hotel Hilton di Roma, e una cena asiatica proposta da un celebre ristoratore di Monaco di Baviera che propone ricette Thai, che hanno proposto con risultati non del tutto convincenti, due ipotesi di lavoro, quella di una cucina altamente creativa a base di accostamenti sorprendenti e di un insieme di suggestioni e quella della cucina asiatica, fortemente speziata, giocata sull’agrodolce, sul contrasto dolce – salato, per la fruizione dei Gewürztraminer – continua ad essere di riferimento per chiunque ami, o sia quantomeno intrigato, dai questi bianchi dallo spettro aromatico unico.
E’ umanamente – nonostante le vecchie abitudini dure a morire o insuperabili, i discorsi pronunciati prima in tedesco che in italiano nonostante ci si trovi in un territorio che amministrativamente fa parte dell’Italia, l’abitudine dei politici di parlare per cinque minuti in tedesco, per poi “tradurre”, pardon, condensare in pillole della durata di un minuto massimo pronunciate nella lingua di Dante – questo ritorno, nonostante le mie perplessità rimangano inalterate è stato indubbiamente bello.
Piacevole, difatti, ritrovare vignerons e produttori locali che conoscevi da anni e con i quali non avevi più consuetudine da tempo (e che nonostante fossero a conoscenza della mia presa di posizione, o forse proprio per questo ?, non si erano più fatti sentire come se fossi sparito nel nulla…) e ritrovarli, a parte qualche sorrisetto o qualche sguardo accigliato e leggermente ostile, cordiali e quasi “contenti” (in fondo avevo scritto di vini altoatesini e contribuito a farli conoscere in Italia per qualcosa come vent’anni…), di rivedermi. Simpatico continuare con loro il discorso sul vino come se non ci fosse stata, di mezzo, alcuna parentesi, confortante verificare che nonostante anche loro fossero stati potentemente contagiati dall’estetica del vino imperante (parola d’ordine: fare dei vini per piacere alle guide, così facendo pensando di compiacere e conquistare il consumatore) comincino a fare qualche passo indietro e a riscoprire parole auree come equilibrio, piacevolezza, armonia.
Molti dei più noti Gewürztraminer altoatesini, difatti, quelli che puntualmente sfruttavano sino in fondo (e qualcuno spingendosi oltre) la possibilità di lasciare sino a nove grammi zucchero litro nei vini nonostante si collocassero ancora nella categoria “trocken”, ovvero vini secchi, stanno progressivamente ritrovando una dimensione meno spettacolare ed enfatica e sono leggermente meno dolci e più secchi.
E lo stanno facendo non per scelte filosofiche o perché improvvisamente folgorati sulla via…del trocken, ma perché si sono accorti che, così facendo, i loro vini erano sì più appealing per le guide, ma perdevano in finezza e rinunciavano ad una parte dei chiaroscuri e delle sfumature della loro vasta tavolozza aromatica. E, non escludo, perché il consumatore di questi Gewürztraminer ciccioni, enfatici, grassi e dolciastri si era stufato.
In questo quadro, anche se alcuni vini “simbolo” come il Kolbenhof di Hofstätter, il Nußbaumer della Cantina di Termeno, ed in misura minore il Campaner della Cantina di Caldaro, il Brenntal della Cantina di Cortaccia, il Sanct Valentin di San Michele Appiano, il Kastelaz di Elena Walch, rimangono altamente espressivi ed emblematici e rappresentative di un new wave del Gewürztraminer sudtirolese, grandi cose, quanto a caratteri varietali, equilibrio, finezza, multiformità di profumi e perfetto bilanciamento tra ricchezza, alcol, acidità, il tutto a vantaggio della piacevolezza e della facilità di beva, sono venute, io quantomeno le ho riscontrate, dai vini della Hofkellerei di Willi & Gerlinde Walch e della figlia Ingun (sia il 2006 annata che la selezione Janus che il ramato, sapidissimo Rotkehichen), dal magnifico, insinuante vino venostano di Falkenstein – Franz Pratzner, dalle vecchie annate, splendidamente conservate (il 2002 ancora più del 2000) di Baron Widmann, dal Praepositus dell’Abbazia di Novacella, dal Doss di Niedermayr. Buoni anche i vari vini della Cantina Produttori San Paolo e della consociata Kössler (soprattutto la selezione Johannisbrunnen 2006), i Pinus della Tenuta Zirmerhof, il SelectArt 2006 della Cantina di Cornaiano, e addirittura sorprendente, per sicurezza stilistica, personalità, carattere, la prova d’esordio della piccola Weinhof Kobler di Magrè, condotta da quel tecnico e ricercatore attivo capace alla Laimburg che è Armin Kobler.
Non sono mancate, come ho già detto, le ingenuità, frutto di una provinciale e superficiale voglia di aprirsi al mondo e di sperimentare, di far capire apertamente che si intende uscire da un’ottica “montanara” e da forme di pensiero tradizionali, impersonate, ad esempio, nel programma del Simposio, dalla singolare proposta di abbinamento, condotta dal professor Ulrich Fisher (originale figura di studioso-divulgatore) di diversi Gewürztraminer, ovviamente non i più secchi, ma i più strutturati e grassi, le vendemmie tardive, gli Auslese, o quantomeno vini con residui zuccherini da 35 grammi litro sino a 150 e 230, nientemeno che ad una serie di cioccolati, al latte, al cioccolato 70%, all’arancia e al peperoncino, oltre che cioccolatini al Gewürztraminer.
Sperimentazione – o piuttosto esercizio di arrampicata libera sui vetri – che ha lasciato perplessi e convinto i presenti che quella di abbinare al cioccolato il Gewürztraminer non sia proprio la soluzione più razionale. E pure non aver quasi mai, tranne che nel buffet di specialità tipiche del giovedì sera, che ha fatto seguito alla degustazione di 11 Gewürztraminer altoatesini condotta (con un occhio di riguardo per i vini premiati dalla guida Vini d’Italia) dal collaboratore del Gambero rosso Dario Cappelloni, proposto piatti altoatesini in abbinamento al “vin du pays”, preferendo, anche nella Sommerfest finale, servire cose banali e anonime che si sarebbero benissimo potute trovare anche a trecento chilometri (per tacere delle creazioni, presunte grandi, di Heinz Beck…) , né tantomeno aver servito un solo goccio di Vernatsch-Schiava, dimostra come questo Alto Adige di oggi preferisca sostanzialmente percorrere la strada della novità, dell’esotismo, che mostrarsi, come dovrebbe invece fare, orgogliosa delle proprie tradizioni. Di un’identità e cultura forte e radicata e a prova di “mode” che dovrebbe rispecchiarsi anche nella cucina e nei vini.
Interrotto il mio personale “esilio”-protesta, riprenderò a ritornare in provincia di Bolzano, in quei posti dal verde inconfondibile cui mi legano così tanti ricordi (anche di amici carissimi che non ci sono più e di bellissime vacanze ed esperienze enoiche), con l’antico ritmo e la frequenza assidua d’antan ?
Sinceramente non so ancora rispondere, perché le perplessità, nonostante tutto restano, né le ha fugate il colloquio, sebbene amichevole e simpatico, con un vecchio conoscente (ci diamo reciprocamente del tu) come il sindaco di Termeno e vigneron Werner Dissertori, che non mi ha spiegato i motivi della famosa petizione all’Austria dei 113 sindaci altoatesini e mi ha invitato alla grande festa degustazione dei Gewürztraminer che si terrà presso il suo maso – ristorante – azienda agricola Plattenhof a fine agosto.
Ma aver rotto il ghiaccio e aver ripreso a comunicare civilmente anche con persone che all’epoca avevano criticato duramente la mia presa di posizione e avevano invitato ad occuparmi solo di vino evitando accuratamente di fare “politica” (cosa che mi guardavo bene dal fare limitandomi a parlare da cittadino e turista italiano di lunga fedeltà), non é già un primo incoraggiante segno di un possibile, anche se più disincantato, dialogo ?

0 pensieri su “Ritorno in Alto Adige: pensieri ed emozioni dopo quasi due anni di “esilio” volontario

  1. Aspettavo questo momento. Personalmente la tua arrabbiatura con i Sud Tirolesi mi pesava parecchio perchè non potevo leggere, se non raramente, la tua opinione (alla quale tengo molto) sui vini di questa terra che, a mio parere, esprime vini bianchi tra migliori in Italia.
    Nel merito, complimenti per l’approfondimento che condivido pienamente (almeno per quello che ho assaggiato).
    Luciano

  2. Come cittadina italiana,comesud tirolese di nascita,come membro attivo di questa strana comunità, la tua arrabbiatura la condivido pienamente ma aimè devo dire che la colpa di tutto ciò dipende solo da noi “italiani” che sinceramente sempre di più, ci facciamo comprare per meri interessi e per piccoli pugni di voti; loro lo sanno benissimo quindi………. Cinzia

  3. in effetti al Simposio del GwTraminer si sono un pò arrampicati sugli specchi. Ce lo hanno fatto assaggiare nelle versioni dolce, secco, aromatico, per la prossima ce lo aspettiamo spumante, frizzante e magari anche rosè.
    Tra l’altro questo certamente interessante vino non è certo da abbinare a tavola, ma piuttosto, se mai, da fine pasto, oltre da meditazione.
    E qui che deve essere valorizzato.
    Nonostante si continui ad insistere sul contrario, creando solo grande confusione sul consumatore.
    E sì che il SudTirolo ne ha di importanti vini, dal St Maddalena, al BlauBurgunder, il mitico Lagrein, l’ottimo Silvaner ai più tradizionali Terlaner e Vernatsch.
    Evidentemente si continua a seguire le mode del momento che già tanto danno hanno fatto al mondo del vino italiano.

    Andrea Corsavino

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