Barbaresco 2004: per il Masna un’annata da incorniciare

Appassionati, quorum ego, della scrittura e del racconto sul vino fatto, degustazione dopo degustazione, dal Masna, al secolo Alessandro Masnaghetti, prendete nota: come ci racconta sul nuovo numero, il 13, di Enogea appena pubblicata per il Barbaresco quella 2004 è “un’annata da incorniciare”.
Sempre cauto nei propri giudizi, e alieno, salvo rarissimi casi, da entusiasmi, questa volta l’editor di Enogea e già curatore della guida dei vini dell’Espresso, si è lasciato decisamente andare annotando che ciò che che emerge “non è solo la qualità dei vini ma anche e soprattutto la capacità di esaltare quella che da sempre è considerata la caratteristica principale del Barbaresco: l’eleganza”.
Un’eleganza che definisce “non di facciata”, ma “concreta basata su una struttura tannica presente, matura e di nessun ostacolo alla beva, che solo in rari casi sente al massimo l’influsso diluente di una eccessiva produzione in vigna” problema e segno distintivo della vendemmia 2004. Nel corso degli assaggi fatti in maggio nell’ambito di Alba Wines Exhibition non ho avuto esattamente la stessa sensazione del Masna, e ho trovato molti vini piuttosto deludenti e squilibrati, anche se alcune cose, puntualmente non le stesse che piacciono al Masna, mi sono piaciute assai, ma in attesa di fare, ad inizio settembre, una nuova verifica, con qualche mese di bottiglia in più, dei Barbaresco 2004 nel corso della manifestazione Piacere, Barbaresco, prendo atto dell’entusiasmo masnaghettiano, che si traduce in una serie di alti ma non altissimi punteggi in centesimi e soprattutto in una sfilata puntuale e meditata di analisi e note di degustazione, vino per vino, dei molti campioni presi in esame.
Dall’entusiasmo per il Barbaresco nello stesso numero di Enogea 13 si passa invece ad un moderato e cautamente favorevole giudizio di assoluzione per il Barolo 2003, sintetizzato dall’eloquente sottotitolo “non tutto è da buttare”, che è tutto un programma.
Alessandro conferma la definizione di “ringhioso” per il tannino dei Barolo 2003, un “tannino che a questo punto difficilmente potrà risolversi ed anzi, nei vini meno riusciti, con il progressivo svanire del frutto (già limitato in un’annata calda come il 2003) potrebbe addirittura farsi più incisivo”. Circa le riuscite comune per comune, il Masna, confermando un’impressione che io stesso avevo chiaramente espresso, ovvero che i vini di La Morra “hanno espresso i vini più duri e aggressivi”, promuove a pieni voti i Barolo di Barolo, quelli di Castiglione Falletto “il comune più quieto organoletticamente parlando”, mentre dei vini di Serralunga d’Alba dice che “i 2003 non sono superiori a quelli del 2001 e, al massimo, possono in alcuni casi essere considerati paragonabili”, con un’inferiorità legata al “peso e alla densità della trama tannica”, ad una “minore profondità e una minore gustosità dello sviluppo della persistenza”. Giudizio interlocutorio, dovuto all’articolazione del comune e alle diverse orografie e quote altimetriche, per i Barolo 2003 di Monforte d’Alba. Anche in questo caso Enogea propone un ricchissimo campionario di note di degustazione dei Barolo assaggiati.
Altra attrattiva di questo numero, dopo un aggiornamento sui Moscato d’Asti 2006, la seconda puntata di un lavoro importante che Alessandro sta realizzando e che si è già tradotto in un magnifico lavoro su Castiglione Falletto, una dettagliatissima Carta dei cru che questa volta vede protagonista Monforte d’Alba.
Si chiude, e va segnalato perché vede questa volta come autore non Masnaghetti, ma il suo giovane e capace collaboratore Francesco Falcone, uno Speciale Soave che offre un panorama articolato e attento della situazione produttiva, delle tendenze, dei migliori risultati, in termini qualitativi, in questa celeberrima terra veneta di vini bianchi, che sta mettendo a fuoco, progressivamente, un’identità precisa e che sa abbinare alla quantità, ovvero il numero considerevolissimo di bottiglie prodotte una qualità sempre più diffusa.
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