Bibenda: sempre elegante, ma un pizzico di approfondimento in più non sarebbe male…

Ho volutamente lasciato trascorrere qualche tempo dalla sua uscita e attendere il rientro post ferragostano per segnalare l’ultima uscita, come sempre seducentemente impeccabile dal punto di vista della grafica, dell’impaginazione, della scelta delle fotografie, insomma del confezionamento del prodotto, della più bella rivista italiana (con una doverosa menzione, en passant, per Spirito di vino) ovvero Bibenda, giunta al suo sesto anno di vita e al numero 25, il che per le precarie situazioni in cui versa larga parte delle riviste di cibo e vino italiane, costituisce un notevole risultato.
Menu ricco ed in larga parte d’ispirazione estiva, come appare chiaro sin dalla copertina su cui svetta un croccante cespo d’insalata, e che rimanda ad un bel dossier sul tema Insalata e vino, con tante preparazioni veloci, allegre e sfiziose di “insalatante” natura, insalata di porcini, fave e pecorino, insalata di peperoni, pinzimonio, salade niçoise, insalata di riso, di pasta, insalata russa, caprese, ma anche piatti espressione delle tradizioni di diversi Paesi esteri, e molti altri, di cui, oltre alla preparazione viene proposto un consiglio di abbinamento al giusto vino. Si prosegue con una bella intervista, da leggere e su cui meditare per la sincerità delle risposte e lo spessore del personaggio, uno degli enologi più seri e meno “paciugoni” e trafficoni in circolazione, a quel grande esperto di Sangiovese che é Franco Bernabei, stimolato con domande non banali da Paola Simonetti, di cui viene proposta, con tanto di note di degustazione, una ricca carrellata dei vini delle aziende di cui è consulente in giro per l’Italia.
Si prosegue, dopo le pagine dedicate alla cronaca del Premio Internazionale del vino 2007, con foto di premiati e premiatori, con un articolo che solo una rivista coraggiosa e un po’ pazza avrebbe potuto pubblicare, ovvero una verticale, firmata e commentata da par suo, con la consueta finezza e cultura da degustatore e scrittore di vino di razza, da Armando Castagno, dedicata al decano dei vini rosati italiani, il Five Roses di casa Leone De Castris, riscoperto in tutte le sue impensabili sfumature aromatiche e nella sua imprevedibile evoluzione nel tempo, dal prototipo, un campione annata 1943 in bottiglia da birra da 0,60 che riporta alla temperie dell’Italia liberata/occupata dagli americani,sino al 2006, passando per campioni dagli esiti sorprendenti, di 20, 30, 40 e più anni.
Interessante anche il punto sulla Docg Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane, corredata come sempre da degustazioni e molto interessante il punto, firmato da un celebre volto di Gusto, ovvero Paolo Lauciani, dedicato a quel valido vitigno autoctono in corso di riscoperta e di rilancio in terra campana che è il Pallagrello.Tra le altre cose che completano questo numero, oltre ad un ritratto del celebre produttore altoatesino Alois Lageder, con degustazione dei vini dell’azienda omonima e di Cason Hirschprunn, merita come sempre un plauso la vetrina dedicata ai vini esteri firmata da Giovanni Ascione, che questa volta concentra la propria attenzione sui vini del Canton Vallese in Svizzera, Cornalin, Petite Arvine, Pinot noir, Amigne, Chasselas e altri ancora, e molto utile, per conoscere le vicende vitivinicole di questa storica isola greca e capire quale sia il panorama produttivo attuale, il bell’articolo, corredato da splendide foto, dedicato a Cipro.
Le consuete rubriche, appunti di degustazione, magazzino delle emozioni, olio, distillati e ristoranti, completano le 130 pagine di questo numero, impeccabile, bellissimo, gratificantissimo allo sguardo, rilucente e davvero in grado di rendere seducente “l’immagine del vino”.
Ma sebbene Bibenda sia esteticamente ineccepibile e ogni numero riveli un’idea del vino e un lavoro serio di organizzazione in redazione è troppo, e lo dico all’amico Franco Ricci e ai suoi bravi collaboratori, chiedere di spezzare, ogni tanto, il format vincente che prevede breve introduzione su un dato argomento e soprattutto tante note di degustazione sul vino o la denominazione in oggetto, e di approfondire maggiormente il discorso, con articoli più lunghi ed un respiro narrativo, perché il vino ed i suoi protagonisti vanno anche raccontati, più ampio, quasi da saggio breve e non solo da articolo?

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