Confesso che ho “censurato”: del mio pieno diritto di pubblicare oppure no i commenti inviati

Prima che qualche “fenomeno”, da baraccone, specialista in diffamazioni, menzogne e cialtronerie varie, tiri fuori, recuperandola non so in quale modo, questa storia su forum vinosi o pseudo blog o che a farlo provveda, in cerca di pubblicità, lo stesso autore, devo “confessare” che, ebbene sì, ho censurato.
Grazie alla modalità di controllo della “pubblicabilità” dei commenti che mi vengono inviati, ovvero dell’assenza di insulti nei confronti di terzi, pubblicando i quali io sarei penalmente responsabile proprio come l’autore stesso, e non certo, come qualche “intelligentone” ciancia, quale forma di controllo preventivo atto ad eliminare quelle critiche che fanno parte dello spirito di ogni blog e che ho sempre pubblicato, non ho dato corso alla pubblicazione (ricordo, per gli zucconi ed i contaballe, che nessun commento può, da circa un mese, essere pubblicato senza il mio nulla osta), di un commento, gratuito, eccessivo e del tutto inopportuno, che mi è stato inviato in data 14 agosto da una persona che, peraltro, si è regolarmente firmata dichiarando le proprie generalità.
Il tipo, animatore di un cervellotico sito dalla cui lettura non si capisce proprio che razza di idee lo animino, avendo letto che, lo scorso anno, avevo contribuito a realizzare un’iniziativa, il Blog Café, nell’ambito della rassegna Squisito a San Patrignano, mi invitava, auspicando che “l’onestà intellettuale non Le difetti”, a dare spazio sul mio blog ad un episodio che fa parte della storia passata della benemerita comunità fondata da Vincenzo Muccioli e oggi condotta dal figlio Andrea, per recuperare e dare nuova dignità e un futuro a migliaia di tossicodipendenti, un episodio che non ha assolutamente nulla a che fare con la realtà attuale della comunità, con la sua attività di grande officina dove si producono vini, salumi, formaggi, olio d’oliva, miele, oggettistica, artigianato, si coltivano piante e fiori, ci si occupa di grafica, design, web engineering e molte altre cose ancora.
In questo commento, oltre ad insultare la memoria di quel grande uomo che fu Vincenzo Muccioli, venivano lanciate accuse pesantissime ad alcuni suoi collaboratori dell’epoca e si concludeva invitando a boicottare i vini di San Patrignano. Vini, per inciso, che non ho mai particolarmente apprezzato, come sa bene l’enologo consulente della cantina di San Patrignano, Riccardo Cotarella, di cui ho spesso criticato l’opera e la stilistica, ma con il quale ho eccellenti rapporti improntati al reciproco umano rispetto.
Per correttezza, per motivare la mia decisione di non dare pubblicazione al commento, (scrivo spesso a chi interviene nel blog) ho inviato una mail al mio interlocutore, dicendogli: “Non posso e non intendo pubblicare il suo commento, che contiene accuse gravissime. Non é per carenza di “onestà intellettuale” che non intendo pubblicare quanto afferma, ma perché pubblicandolo ratificherei quanto afferma e non intendo in alcun modo farlo. Non ho conosciuto Vincenzo Muccioli, ma per me, da semplice cittadino italiano, é stato un grande uomo e non penso lo si possa liquidare con una serie di insulti come lei fa”.
Pensavo che la vicenda fosse chiusa così, in maniera sostanzialmente civile, ma l’autore del commento dopo avermi ricordato che “quanto ho scritto non lo affermo io, badi bene, ma una sentenza della Corte di Assise prima e di Cassazione poi”, ha proseguito affermando che “la cosa credevo potesse interessarle visto che c’era di mezzo anche la cantina ed i vini” e visto che “il vino è il Suo argomento preferito, e che il titolo del Suo blog è “vino al vino”, speravo davvero che volesse metterla in pratica quella massima”. Proseguendo diceva “non la biasimo comunque: il potere di quella comunità va ben oltre ogni immaginazione e quindi il timore di ritorsioni (nel suo lavoro) è certo assai concreto. Davvero. Lei è stato un giornalista, ed è per questo che sarebbe stato coerente parlarne”. Chiudeva poi affermando “non metterò in discussione la Sua onestà intellettuale: la paura è stata la causa dei guai di San Patrignano e lei, proprio come quei ragazzi, è solo un’altra vittima di quel sistema di potere, dell’uso che ne viene fatto. Gianmarco e Letizia Moratti sono molto potenti, giusto per citare qualcuno dei loro tentacoli. E’ Lei deve pur lavorare. Quindi davvero non gliene vorrò per la mancata pubblicazione di quel mio commento”.
Di fronte all’accusa, nemmeno tanto velata, di aver deciso di non pubblicare il suo commento per una forma di servilismo nei confronti dei Moratti (che nemmeno conosco e penso abbiano cose più importanti da fare che occuparsi del sottoscritto) o per “paura” di chissà quali “ritorsioni”, ho ovviamente nuovamente scritto al commentatore: “Egregio Signore, lei mi conosce poco e male. Ho deciso di non pubblicare il suo commento perché lo reputo pesante ed eccessivo, perché non vedo il contesto per pubblicarlo e assolutamente non perché ho paura di Gianmarco e Letizia Moratti, che non conosco e dei quali non me ne può fregare di meno. Questa sua mail é volgare e insultante.
Io, per sua norma, non sono vittima di quel sistema di potere né di qualsiasi altro. Non sono stato giornalista, come lei scrive, ma continuo ad esserlo, libero ed indipendente, ma la mia indipendenza non mi porta a pubblicare, senza motivo, commenti eccessivi come il suo. Dimenticavo: i vini di San Patrignano non mi piacciono e l’ho anche scritto. Questa é critica legittima, il resto, testi come il commento che mi ha inviato, puro killeraggio”.
La risposta, improntata ad un clamoroso “fintotontismo”, via via sempre più ingenuo (?) è sorprendente: “Davvero non capisco il suo astio, che forse non è, ma solo il suo modo di porsi con l’altro. Certo la conosco poco e male. Certo condivido che il commento è pesante, eccessivo forse lo è per Lei. Non per i tanti senza voce che vi hanno soggiornato.
Il contesto che lei sostiene di non riuscire a vedere (dove inserire il commento) è il tino che contiene il vino (visto che lei tratta di vino, magari qualche affinità ci sarà pure, non trova?). Non era mia intenzione mettere in dubbio il suo spessore professionale: se le ho scritto era perché non lo pensavo, non lo penso, altrimenti mi sarei guardato dal farlo.
La morte è il vero grande tabù dell’uomo e so della difficoltà di parlarne.
Abbiamo sotto gli occhi, lei ed io, tante di quelle persone serve dei potenti che non mi sembrava così scandaloso se anche lei per paura e non per denaro avesse deciso altrimenti. Come potrei condannare la paura? E’ un sentimento umano … anche io la provo, cosa crede ? Lei però sostiene altre cose, l’eccessività del contenuto e il fatto che sia fuori tema. Si offende e quindi prendo atto delle Sue parole. Mi scusi se l’ho ferita ma, lo ripeto, non era mia intenzione farlo.
Più che pubblicare il mio commento (non sono in cerca di pubblicità a buon mercato) è il contenuto, credo, ad essere importante, come lei stesso, col suo atteggiamento, evidenzia: la invito quindi a documentarsi sulla faccenda dei “tini di San Patrignano” e delle persone che vi sono state accolte”. Episodio chiuso, almeno per quanto mi riguarda.
Allora perché ho deciso di rendere noto (ovviamente rispettando l’anonimato del mio interlocutore) questo scambio epistolare ? Non per bollare, più di tanto, chi mi ha scritto, e che dopo avermi dato del pavido e del conformista e del “servo” dei padroni, si è poi scusato e ha spiegato di avermi in qualche modo voluto “sfidare” a riesumare la storia della “macelleria” e della cantina di San Patrignano (storia di cui si trova traccia anche su Internet), ma per ricordare ad alcuni “fenomeni”, che oggi mi accusano di censurare sul mio blog i commenti sgraditi e di essermi trasformato da “franco tiratore” in “franco-censore”, che non abboccherò di certo al loro banalissimo tranello e alle loro provocazioni.
E che quando mi troverò di fronte a commenti eccessivi nei toni, insultanti (nei confronti miei, ma soprattutto di altre persone), volgari e diffamatori e che esulano totalmente da quel libero esercizio della critica che rivendico come il sale del mio operare da giornalista del vino di lungo corso e come wine blogger, e che mirano solo a gettare fango, non esiterò un solo momento ad esercitare il mio pieno diritto di non pubblicare, conservando però il testo del commento, la mail vera o fasulla del suo autore ed il suo indirizzo I.P. a futura memoria. Nel caso, se ce ne fossero gli estremi, anche ad uso della Polizia Postale…
Che mi diano pure, nei luoghi pubblici che a loro garbano di più, su forum del vino, blog, siti Internet, o dove diavolo vogliono, del “censore”: delle loro stupide e prevedibili provocazioni, del loro raglio d’asino che sale al cielo, delle loro falsità, che rispedisco ai mittenti perché vi si rispecchino, non so proprio che farmene. Chiaro ?

0 pensieri su “Confesso che ho “censurato”: del mio pieno diritto di pubblicare oppure no i commenti inviati

  1. Tra spam, troll, provocatori e fenomeni da baraccone è diventato ormai d’obbligo applicare filtri in grado di proteggere e salvaguardare il blog da chi commenta esclusivamente con lo scopo di gettare fango sul blog stesso o su determinate persone; guarda caso sempre le stesse.
    E’ pertanto ridicolo parlare di democrazia e di censura, qui si tratta solo di preservare il proprio spazio da chi tenta di usurparlo.

  2. Come ti avevo gia’ scritto nel post sull’infame, questa tua decisione di filtrare gli interventi, che rallenta un po’ lo scambio di opinioni e la vivacita’ del blog, so che ti costa certamente molto impegno, incollato praticamente alla tastiera. Ti auguro di riuscire a non stressarti, di avere anche del tempo per riposare e per dedicarti alla famiglia, che so che ti e’ molto stretta intorno e ti sostiene in questa tua professione che diventa sempre piu’ scomoda. Ti sono vicino perche’ posso immaginare quello che stai provando. Le prove piu’ dure a cui ti sottopongono provocatori e infami pero’ ti rafforzeranno almeno quel sentimento di solidarieta’ che trovi nei lettori onesti che ti leggono, quelli che non hanno voglie strane di protagonismo ma un’onesta curiosita’ intellettuale.
    Ti mando percio’, con una forte stretta di mano, un abbraccio sincero. Se non ci fossi, bisognerebbe inventarti, ma te l’avevo gia’ detto…

  3. @Mah, gentilissimo Franco, pur ritenendo che non sia affatto ridicolo parlare di democrazia e di censura, rispetto la Sua scelta. Continuo a leggerla con l’attenzione di sempre e,comunque, eviterò di soffermarmi su post che richiamino, appunto, il tema della censura dei commenti e la confessione di averla applicata. Con simpatia.
    M. Grazia

  4. Trovo azzardato arrivare a parlare di censura quando Franco Ziliani decide se pubblicare o meno i post che arrivano. Se ha deciso di farlo è solo perché, come qualsiasi altro professionista della comunicazione, sa bene quanto sia delicato l’equilibrio di uno spazio interattivo sul web. In altre parole, in assenza di un filtro del genere “Vino al vino” rischia di rovinarsi, diventando teatro di insulti e teoremi da codice penale, e addirittura di scomparire (è già accaduto ad altre realtà del genere). Il dilemma quindi è: tutelare un luogo di libera informazione come questo blog – con una misura che può apparire antipatica, certo – o lasciarlo in balia di commenti di tenore inaccettabile e dubbia provenienza? Chiaro che ora sta a Franco esercitare la “selezione” nella maniera più democratica possibile; ma a giudicare da quanto accaduto sul forum del Gambero nei giorni scorsi, se il filtro dovesse trasformarsi in autentica e strumentale censura verremmo immediatamente a saperlo. Ma una domanda rimane, e la giro a coloro che si dicono tanto indignati: se il cattivo, antipaticissimo e rompiscatole Ziliani avesse davvero la vocazione del censore perché avrebbe dovuto decidersi soltanto adesso, dopo tanto tempo e tantissime polemiche, a “filtrare” i commenti?

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