Dalla British Columbia utili insegnamenti per il mondo del vino italiano


Interessantissimo, istruttivo, significativo (come definirlo ?) post di Gianpaolo Paglia, produttore in Maremma, sul suo blog Poggio Argentiera Vignaioli 2.0.
Si parla e s’impara qualcosa che fa – amaramente – riflettere di quello che hanno deciso di fare dall’altra parte del mondo, in Canada, in British Columbia, in occasione della “revisione dell’istituto delle Wines of Marked Quality Regulation, cioè i vini di maggior pregio sottoposti a dei disciplinari, come nel caso delle DOC e DOCG nostrane, e della British Columbia Wine Authority, ovvero l’istituzione demandata ai controlli, attuazione dei regolamenti, campionature, rilascio dei certificati”, insomma “lo stesso lavoro che fa la Repressione Frodi, la Camera di Commercio (con le commissioni di degustazione per il rilascio della conformità) e, da qualche anno alcuni Consorzi di Tutela”. Insomma, per evitare che si verifichino situazioni da “conflict of interest” – parola intraducibile e concetto sconosciuto da noi – leggete – e meditate – cosa hanno deciso di fare.
Provare ad informare, in merito, Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Camere di Commercio, Consorzi di tutela, Commissioni di degustazione delle Camere di Commercio, mondo del vino italiano in genere, chissà che magari non imparino qualcosa…

0 pensieri su “Dalla British Columbia utili insegnamenti per il mondo del vino italiano

  1. La differenza, se c’è, sta nel fatto che i canadesi non hanno la nostra mentalità, non sono abituati a inciuci e corruzioni o quantomeno applicano le leggi.
    Io mi auguro che siano diversi da noi, perché se anche avessimo una legge che non ammette conflitti di interesse fra le parti, verrebbe sicuramente trovato il modo di aggirarla. Prima ci vuole la coscienza…

  2. La decisione canadese commenta tutta da sola. Loro non hanno neanche lontanamente il nostro tipo di problemi. Noi italiani, invece, quando li abbiamo ci inventiamo le IGT e buttiamo tutto lì dentro…

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