E il rosato continua ad essere snobbato in Italia

Tema appassionante, intrigante, ma apparentemente senza risposta quello dei motivi della wine snobbery esercitata, in Italia, nei confronti di quei vini estivi per antonomasia che sono i vini rosati. A tal punto che “un comune mortale, che non sia professionista o comunicatore del vino e che, pertanto, abbia come unico riferimento per acquistare e conoscere i vini rosati italiani, wine bar, enoteche e ristoranti, rischia il più delle volte di rimanere a bocca asciutta. E questo è ormai un fatto assolutamente inaccettabile”, come osserva l’amico e blogger Roberto Giuliani, quello di LaVINIum, sul blog Esalazioni etiliche in questo bel post, che vi consiglio di leggere e di meditare.
Ma perché mai all’estero simile forme di snobismo non si verificano e, anzi, i rosati incontrano crescente successo e, soprattutto, si bevono – e si vendono ! – che è un piacere ? Da parte mia, invece, io non ho dubbi e soprattutto d’estate, I drink pink !

0 pensieri su “E il rosato continua ad essere snobbato in Italia

  1. Caro Franco,
    devi avere qualche simpatizzante in Polonia, perche’ Piotr Kamecki di Centrum Wina, che e’ praticamente leader nella promozione e nella vendita del vino in quel Paese del Baltico oltre che capo dell’associazione polacca sommelier SSP, ha in corso una grossa campagna di promozione dei rosati, incentrata sul Sables d’Azur e sull’Antares Rose. Si, sono vini snobbati, ma non dai consumatori, bensi dai negozianti. Hanno paura a comprarne perche’ sono buoni quando sono freschi e temono di non venderli in tempo e che gli rimangano sul gozzo. Invece ho notato che molti sulla spiaggia comprano perfino dei rosati alla spina belli freddi, anche leggermente petillant. Quindi la domanda e’ forte.

  2. Spero che il nuovo numero di Bibenda, e gli esiti scaturiti dalla degustazione verticale di un rosato in esso contenuto, contribuisca a far percepire almeno a qualcuno questi vini come potenziali latori di una loro, non trascurabile, complessità; e qualche enotecaro a non affrettarsi troppo a ghettizzare rosati di due anni nel cesto delle occasioni a 1 euro a bottiglia (l’ultimo che ho preso, il Mjère 2001: favoloso), come qui a Roma avviene in un buon 70% dei casi.
    Non è un problema solo italiano, tuttavia. Presso il miglior produttore di Marsannay Rosé (Borgogna), il Domaine Bart, non sono fisicamente riuscito a pagare due eccellenti bottiglie di 2002; al produttore “sembrava brutto” vendermi un prodotto che considerava – una volta placatasi l’orgia di frutto che caratterizza il prodotto appena uscito – spento, difettato.

  3. Purtroppo il nostro mercato interno é asfittico, vanno sempre le solite cose, meglio se di moda. E allora cosa vogliamo pretendere se negli ultimi 20 anni , in Italia, il rosato é sinonimo di rosatello? Per non parlare di altri vini che finiscono in ello… Solo roba chimica!
    Di quelli veri non se ne parla, non si conoscono, non vengono proposti, non c’é tradizione se non in alcune microaree come la sponda bresciana del Garda, per esempio.
    Ai produttori non interessano. Meglio invece spingere i novelli, altra porcata…E via col valzer da novembre in avanti anche in TV ! Quando la legge stabilirà cosa é il vino e cosa é una bevanda fatta con un pò di uva, ne riparleremo e di certo non accadrà con questo ministro, figlio di una terra ricca di olio, ma schiavo degli industriali.

  4. Siccome mi avete toccato sul rosato che insieme al Lambrusco ( aja!) sono la mia passione, accetteró di buon grado la bollatura da marchettaro, ma vi passo qualche dritta su i rosati che non ti aspetti e che saranno anche piccole produzioni ma mai come in questo caso “piccolo é bello”. Aurora 2006 VdT Rinaldi, Ricaldone ( barbera, dolcetto cortese e 5% brachetto) non filtrato; Zaglia Merlot Friuli IgT 2006 ( ma anche il suo 2004 ha retto benissimo ed é una cannonata di pulizia e permanenza di sensazioni); Aruca Rosato 2006 Salento IgT Santi Dimitri, negramaro al 100%. Tutti e tre a prezzi molto umani.

    Se poi volete stramazzarvi o autosedurvi cercate qualche boccia del Visages de Canaille Nebbiolo Rosato metodo classico. Passate prima in banca per un mutuo, ma e´una cuvee di cinque annate di nebbiolo rosato assemblate da quel testamatta di Natale Simonetta: si, proprio lui, quel Cascina Baricchi che si ebbe ad attirare “le ire” del titolare di questo blog per aver cercato una via piemontese all’ ice wine. Beata gioventu´!

    E se poi vi volete levare il gusto di un rosato he vada bene sia con i formaggi freschi che con una zuppa di pesce e / o da solo, provate il Cerasuolo della coinquilina di Simplicissimus: Cristiana Galasso: 14 gradi di goduria estiva e per tutte le stagioni.

    Non ho i dati della produzione e del mercato italiano, ma mi sembra che proprio quest’anno si sia segnata una rinascita del rosato: Erik Banti con un suo Il Rosato di rusticaccia e gradita beva, Col Sandago con il Wildbacher Rosato per non parlare di Chiarli e della Cantina Ceci, ambedue con rosati,
    di Lambrusco l’ uno e Lambrusco Pinot Nero l’ altro, che lasciano a bocca asciutta. Nel senso che se appena finito un bicchiere, se ne vuole subito un altro.

    Facile dare in testa agli enotecarii, vil razza dannata, ma forse sarebbe piu´ pratico che le istituzioni ed i consorzi investissero qualche euretto per raccontare al consumatore le delizie e le versatilitá del rosato. Oltre alle citate
    zone del Salento e della Vallagarina, non c’é un angolo d’ Italia che non dia rosati di grande eleganza : dal Nieddera Rosato di Cóntini in Sardegna al Mimo di Arlunno a Ghemme, a quattro insospettati passi dalla brumal
    Novara.

    Se il rosato viene snobbato sará anche perché …. non va di moda. Appena tornerá di moda, tutti a decantarne le lodi e a scriverne. I tempi non sospetti
    sono adesso: sotto a ricercare, descrivere, combinare i rosati italiani con il cibo
    e soprattutto berne, berne a paiolate.

  5. però c’è rosato e rosato: il chiaretto del Garda nel migliore dei casi è una cosa immonda, altro discorso sono la schiava e il lagrein kretzer dell’alto adige.

    Per mio gusto, però sono poche le etichette davvero valide in quanto il rosato viene ancora considerato un vino da battaglia proprio dalla maggior parte dei produttori.

    Per quel che mi riguarda qualche schiava non manca mai nella mia cantina, ma preferisco che il rosato abbia le bollicine

  6. Sarebbe ora di piantarla di credere che le iniziative debbano partire solo dall’alto o da organismi istituzionali. Ci sono enotecari in gamba che si danno da fare e non si accontentano di avere in magazzino i soliti bicchierati. A Roma ce n’è uno, ad esempio, che organizza regolarmente degustazioni di prodotti tutt’altro che facili da vendere, spesso sconosciuti ai non addetti ai lavori, dalle birre pregiate e rare ai rosati o ai rossi di nicchia. A sue spese acquista e rischia, ma poi non sta lì ad aspettare che qualcuno diffonda in TV o suoi giornali la notizia che il rosato è di moda.

  7. @il chiaro
    Tutti i gusti son gusti, ma hai mai assaggiato il chiaretto dell’az. Delai di Puegnago sul Garda (BS)?
    Chiediamoci perché il chiaretto sarebbe diventato una cosa immonda…

  8. A memoria non saprei dirti, ma ne ho assaggiati talmente tanti e non ne ho trovato uno che mi inducesse all’acquisto.

    Il chiaretto è diventato una cosa immonda perchè tanto lo si vende lo stesso; i tedeschi che fanno le vacanze sul Garda lo usano anche per fare la doccia e allora che senso ha (si domanda un produttore) diventare matti per fare un buon vino quando tanto lo comprano lo stesso e a prezzo pure alto?

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