Ma è del sommelier “il fin la maraviglia” ? Degustazioni o esibizioni ?

Leggo nel programma scritto dagli organizzatori di una manifestazione che si svolgerà prossimamente nel nord Italia e vedrà il coinvolgimento, come partner tecnico, dell’A.I.S., ovvero della più importante e rappresentativa associazione della sommellerie italiana (di cui sono orgogliosamente collaboratore), non della più dilettantesca consorteria vinosa, che “al banco d’assaggio, gestito dall’A.I.S., sarà presente XYZ, sommelier professionista, che si esibirà in alcune degustazioni”.
Dopo aver strabuzzato gli occhi, letto e riletto questo sorprendente passaggio, non posso fare a meno di chiedermi: ma la sommellerie deve ancora occuparsi di fare educazione, formazione e cultura del vino, oppure il sommelier deve, magari esibendosi in alcune degustazioni, trasformarsi in un istrione e fare propria, ovviamente parafrasandola, la celebre asserzione del poeta cinquecentesco Giovan Battista Marino, massimo esponente della poesia barocca, secondo la quale ”E’ del poeta il fin la maraviglia:/parlo dell’eccellente, non del goffo:/chi non sa far stupir vada alla striglia” ?
Ma se davvero “è del sommelier il fin la maraviglia” non era poi andato tanto lontano il comico Antonio Albanese nella sua trascinante parodia (vedi) del sommelier di qualche anno fa…

0 pensieri su “Ma è del sommelier “il fin la maraviglia” ? Degustazioni o esibizioni ?

  1. Come in ogni campo esistono veri professionisti e veri esibizionisti.
    Si può essere sommelier sfruttando l’empatia col cliente e valorizzando la propria professionalità senza scadere in un forbito dialettale fine a sè stetto o in rituali estetici privi di sostanza.
    Viva i veri sommelier, che hanno bisogno dell’A.I.S. per formarsi ed acquisire un titolo riconosciuto, ma devono alla loro personale sete di conoscenza e alla propria passione interiore la possibilita’ di fare la differenza in un locale o in un qualsiasi ambito non lavorativo senza scadere nel ridicolo…

  2. Non v’è dubbio che taluni personaggi particolarmente preparati ed allenati (penso a Roberto Gardini, tra i più conosciuti a livello nazionale) abbiano contribuito, con il loro stile istrionico, a suscitare interesse verso il mondo del vino.
    E’ altrettanto cerco che tanti scimmiottatori “professionisti”, con prestazioni più vicine allo spettacolo circense (nel senso del Colosseo), abbiano fornito e continuino a fornire una quantità inesauribile di materiale a (bravi) comici come Antonio Albanese.
    A livello di massa, considerando anche il supporto dei media, la spettacolarizzazione di un evento (e di quello che ci sta dietro..) contribuisce a far vendere molto più della semplice comunicazione, magari tecnicamente perfetta.
    Sugli obiettivi attuali della sommellerie italiana, basta guardarsi attorno per trarre facilmente le conclusioni.

  3. è il segno dei tempi franco.:-)) ormai la ristorazione sta sempre più diventando intrattenimento e si moltiplicano le trovate nei locali anche quelli non strettamente modaioli o da teenager. E dai ogni tanto io quando vedo il nostro mitico roberto gardini della GEN degustare un vino penso più ad un bello show che ad una degustazione classica. Poi ovvio che ciò che si dice deve essere tecnicamente ais perfetto ma si può anche condire con qualche tocco peronale un pò spettacolare e d impatto e almeno a me sembra che nei concorsi ais cui partecipo il termine esibizione non sia un tabù assoluto. Dato che magari ci puoi parlare direttamente, perché non senti cosa ne pensa?

  4. @toselli: non sono d’accordo.

    Lo stile istrionico di (troppi) sommelier ha certamente allontanato molti potenziali appassionati dal mondo del vino.

    Dopo che Slow Food e Gambero hanno portato una nuova marea di appassionati (anni 90), i sommelier sono saliti sul carro del vincitore (inizio 2000).

  5. Io ritengo che il ruolo del Sommelier debba essere quello del comunicatore e soprattutto deve mettere a proprio agio colui che gli sta davanti (e non sa mai chi può essere). Quindi sono assolutamente contrario alla spettacolarizzazione della figura pur tuttavia credo che in certe occasioni si possa anche uscire dai canoni tradizionali come stappare uno spumante con la sciabola o anche colorare una degustazione con qualche tocco personale, ma sempre senza esagerare.

    Non condivido la posizione di Annibali perchè, conoscendo abbastanza bene sia Ais che Slow Food e nonostante in passato ci possano essere state diversità di vedute, penso che entrambi remino nella stessa direzione, almeno per quanto riguarda la Toscana.

  6. @Annibali: forse mi sono spiegato male, ma intendevo dire che esistono (pochi) personaggi carismatici in grado di trasmettere entusiasmo e Gardini è sicuramente uno di questi.
    Se è in forma, sa adeguare la performance al pubblico che ha di fronte, SENZA FARE DEL CINEMA DI FANTASCIENZA.
    Sul discorso Slow Food concordo con Paolo Zauli. Dalle mie parti, Far West, ci sono soci SF che si iscrivono ai corsi AIS e ANAG e partecipano alle attività sociali e viceversa (ovviamente non per il vino e la grappa).

  7. magari una svarione dell’estensore del programma e non modo di comportaarsi del sommelier ?? magari uno prima va a vedere e poi critica ? o
    le parole sono pietre e via con l’esegesi di un invito stilato da altri che non il sommelier ??…
    poi uno ci va, constata di persona e vede che é la solita tempesta annunciata, o che magari veramente il sommelier in scena e´un vero istrione, ed allora si aveva ragione a bezzicarlo, ma dopo, dopo esserci stati…..

  8. come spesso accade il sor Merolli critica senza leggere attentamente quel che é stato scritto: io criticavo il testo che compare nel programma di quella degustazione, scritto dai suoi organizzatori, ed é questo l’aspetto a mio avviso criticabile, il fatto che si presenti una degustazione che coinvolge sommelier A.I.S. come una esibizione e uno show…
    ma questo aspetto, molto probabilmente, al sor Merolli é sfuggito, pazienza…

  9. Caro Franco, mi sembra bene di avere scritto “..e via con l’esegesi di un testo stilato forse dal altri…”. Il mio commento comunqne era anche una risposta agli altri post, piu´che al tuo. Perché ? perché quante volte non ci é venuto il latte alle ginocchia sentendo commentatori aridi, supertecninci che dissecano il vino con un entusiasmo come stessero leggendo le pagine gialle ?

    Per completezza di informazione sarebbe giusto sapere se il testo é stato redatto con (giusti) intenti accattivanti-PR da qualche responsabile dell’ A.I.S o dal sommelier in questione.

    La vogliamo dare al prossimo qualche attenuante ogni tanto ?

    In qualsiasi dei due cosi mi sembra ci possa stare un ” …..porgiamo aspersi Di soavi licor gli orli del vaso……”. Sempre per il vecchio adagio che si acchiappano piu´mosche con il sommelier ( il miele) che con l’aceto .

  10. @annibali
    io penso che lo stile istrionico del sommelier in ogni caso non sia un male.
    Anzi mi chiederei quanti nuovi bevitori ha portato al vino un pò di spettacolarizzazione della degustazione piuttosto che chiedersi quanti ne ha allontanati!

  11. Ho iniziato ad apprezzare davvero la parodia di Albanese in seguito a una surreale degustazione di qualche anno fa a Montalcino, ove un giornalista (o esperto, non ricordo più), all’assaggio di un Brunello del 1971, decantava imperscrutabili sentori d’asparago e di erba verde, paragonandoli addirittura (bontà sua) ai profumi di un “Sauvignon friulano a macerazione lunga” (sic). Ho pensato immediatamente ad Albanese e allo spietato realismo della sua impersonificazione.

  12. Nel suo articolo si domanda se la somellerie deve “ancora” occuparsi di fare cultura oppure intraprendere la strada del più misero teatro…strana considerazione. Al di là del suo orgoglio personale di appartenere alla categoria, mi risulta difficile, almeno in Lombardia, ricordare membri dell’AIS capaci di fare cultura, a cominciare dal super presidente…
    Riesco solo a ricordare persone dialetticamente preparate, capaci di raggirare le domande quasi meglio di un politico, ricordo dei tecnici capaci, ma pur sempre, e solo, dei tecnici… non mi sovviene alla mente nessun sommelier che mi abbia lasciato un buon ricordo, forse la figura di istrione potrebbe essere veramente più indicata…?! …Almeno per i sommelier che ho conosciuto io…

  13. Mah!.. a volte i degustatori fanno venire strani pensieri.
    Albanese quando ha ideato il suo personaggio sicuramente deve esserne stato pervaso… quindi avrà fatto una faccia allibita per quelle cose che avrà sentito da qualche sommelier.
    A volte, di fatto, sembra che rasentino la fantasia…
    … ma magari siamo noi che invece non siamo preparati ad interpretare bene ciò che dicono.
    Saluti dalla
    Fattoria Dei Matti 😀

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