Montevertine riserva 1997 o della purezza del Sangiovese chiantigiano

Se l’evidenza dell’assoluta casualità della circolazione e degli imprevedibili percorsi che un vino può fare per arrivare al cuore di un consumatore avesse ancora bisogno di conferme penso che l’episodio che sto per raccontare possa sgombrare il campo da qualsiasi dubbio.
E’ ragionevole difatti, trovandosi a cena in una località dell’Alta Valtellina, ai 1500 metri di Madesimo ed essendo dei tenaci sostenitori del principio “mogli e buoi dei paesi tuoi”, ovverosia della naturalezza e dell’ovvietà di un abbinamento effettuato con vini locali ai piatti della cucina valtellinese, seppure riveduti e corretti con un briciolo di libertà come fa Stefano Masanti nel suo valido Ristorante Il Cantinone, finire per fare cadere la scelta su un vino toscano, pardon, chiantigiano ?
Avendo scelto l’ottima bresaola “santa” ovvero senza condimento alcuno, i pizzoccheri di Gordona alla maniera della nonna Zilla, il guanciale di manzo al vino rosso con polenta, quale filo rosso potrebbe collegare queste preparazioni con un vino a base di Sangiovese con una piccola quota di Canaiolo prodotto, nell’ormai lontano 1997 (annata favoleggiata) sulle colline del Chianti, a Radda in Chianti, a oltre 400 metri d’altezza, da quel grande, indimenticabile personaggio che fu Sergio Manetti ?
Nessuno, in apparenza, ma a parte la gioia di trovare, proposto tra l’altro ad un prezzo onestissimo, 26 euro, e splendidamente conservato un Montevertine riserva 1997 in una carta dei vini, indubbiamente ricca, improntata più alla new wave che alla tradizione, il legame è comunque saltato fuori, all’insegna di un’esaltazione di quell’armonia e quella purezza d’espressione, quel nitore cristallino che dovrebbe essere – ma spesso non è – il segno distintivo dei vini base Nebbiolo valtellinesi.
Ne aveva fatta di strada quel secondo vino di Montevertine, non celebrato come il Pergole Torte, ma ugualmente ricco di fascino e di quella verità che è solo dei vini autentici, che esprimono un’anima del vitigno e del territorio e vogliono toccare il cuore, e l’anima, di chi avrà la fortuna di berli, magari dopo dieci anni di tempo e chissà quanti trascorsi ai 1500 metri dell’aria tersa di Madesimo.
Quasi sette anni dopo la scomparsa di Sergio Manetti, avvenuta nel novembre del 2000, e la prosecuzione fedele di uno stile dovuta al figlio, Martino, e ai collaboratori storici, Bruno Bini
, nato a Montevertine e profondo conoscitore della zona e dei terreni e Giulio Gambelli, supremo maestro assaggiatore ed esperto senza pari del Sangiovese, nonché al genero tedesco, Klaus Johann Reimitz, quel vino che rischiava di essere dimenticato, espressione di un vigneto piantato tra il 1972 ed il 1982, due ettari e mezzo esposti a sud – sud est, mi piace pensare avesse atteso il mio casuale passaggio in zona, la sosta in quel ristorante, l’atto del mio attento compulsare quella carta dei vini per tornare a parlare e a raccontarsi.
Lo ha fatto, nella magica notte di San Lorenzo, lo scorso dieci agosto, con la semplicità, l’immediatezza, l’integrità e la pulizia della sincerità, rivelando il suo essere totalmente chiantigiano, alto chiantigiano come lo sono le colline di Radda e l’areale di Montevertine dove il Sangiovese raggiunge una purezza quasi da Pinot noir, con orgoglio e schiettezza, con il suo colore rubino brillante e splendente, con un’unghia ancora viva e violacea e nessun cenno di viraggio al granato, con il suo naso inconfondibilmente sangioveseggiante anche se corroborato da una piccola parte di Canaiolo, freschissimo, vivo, profumato di lilium, ciliegia nera, macchia mediterranea, ginepro, alloro, mazzetto odoroso, che man mano che il vino usciva dal lungo riposo in bottiglia e si apriva respirando regalava striature goudroneggianti di funghi secchi e cuoio, di sottobosco e pepe nero, soprattutto una petrosa schiettezza, una fresca, sapida, nervosa mineralità.
E che meraviglia, poi, in bocca, con quell’attacco vivo, scattante, saporito, tutto terra e bosco, con quel frutto ancora succoso all’insegna del ribes nero, del lampone, proporsi via via più largo e fitto, con quel tannino “da ricamo” a rendere sostenuta, croccante, piena di energia, ma vivacissima, godibile, perfetta nello sposarsi armoniosamente al cibo, la beva.
Un vino di assoluta sincerità, fatto all’antica (fermentazione e malolattica in vasche di cemento vetrificato, affinamento in botti di rovere di Slavonia) un vino emozione, ed un pensiero grato, un immaginario brindisi, nella notte delle stelle cadenti, a quell’uomo coraggioso, nemico di ogni forma di compromesso e furbizia, che fu Sergio Manetti.
Un esempio, caro Martino che ne hai raccolto l’eredità e l’ideale testimone, splendente e da non dimenticare mai…

0 pensieri su “Montevertine riserva 1997 o della purezza del Sangiovese chiantigiano

  1. Si può emozionarsi leggendo un articolo o un post come in questo caso?
    Si, mi è successo, per la schiettezza di tante cose e di tante persone, autore compreso.
    E un grazie al Maestro Assaggiatore che Iddio lo mantenga in salute, meglio ancora gli dimezzasse l’età, tanto l’entusiasmo ce lo mette già da solo!!!!!!!

  2. Concordo in pieno. Purtroppo il 1997 non sono riuscito ad assaggiarlo, ma anche il 1999 è una favola, e poi Martino si sta impegnando tenacemente per ottenere sempre un ottima qualità.

  3. Caro Ziliani, questi sono i veri grandi vini che parlano toscano.
    Io ho un ricordo memorabile di un Pergole Torte Riserva 1990 magnum bevuto a cena proprio presso la fattoria insieme a Martino.
    Grazie per avermelo ricordato nel suo bellissmo articolo.

  4. proprio ieri sera abbiao letteralmente vaporizzato il Pergole Torte 2001 con un guazzetto di totani e funghi….. veramente un vino commovente, questo.
    Franco, sbaglio nel trovare similitudni col Rocce Rosse?

  5. Ho acquisto 2 bottiglie di montevertine 2004 e uno scatola da 6 di pergole torte 2004 per misurare la fama di questi sangiovese toscani.
    Costo totale 380,00 euro.
    Ho cominciato col montevertine accostato alla fiorentina ma gia’ dal colore mi insopettiva poi il naso niente profumi niente spezie niente mineralità. Mi è sembrato di avere davanti quei chianti degli anni 80 da supermercato..in bocca si la conferma! un vecchio chianti da 3 euro niente di più.Tra l’altro un vino premiato dalla due delle quattro guide.Adesso ho paura per il pergole torte che non ho più avuto il coraggio di bere…Ulteriore delusione? chissaà.
    Tanti cari saluti

    gianni

  6. Carissimo, Ziliani sono gianni della mail 14/3/2008 che descriveva il montevertine come vecchio chianti da supermercato.MI SBAGLIAVO! E’ invece ottimo poichè l’altra bevuta ieri era quasi commovente, grande beva un equilibrio che rasenta la perfezione tutte le componenti a misura, mineralità toni balsamici e frutto non invadente quindi ok.Perciò la bottiglia che stappai non era a posto!Adesso mi aspetta bere il pergole torte 2004…Sono dieci anni che vivo nel mondo del vino per passione, finalmente ho capito quali sono i veri vini.Basta con vini concentrati pesanti senza arte ne parte difficili da bere a tavola che spesso sono anche i piu’ costosi.Grazie Ziliani per i tuoi commenti e consigli continua per questa strada..A dimenticavo ho provato il chianti classico MONTERAPONI 2006 un vino da te(scusa il TU) raccontato, l’ho bevuto è risultato come da Te descritto complimenti!.I miei più siceri saluti.Gianni da Milano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *