Ristorante Capannina da Ciccio: arte, cultura e gastronomia alla foce del Magra

Devo pubblicamente ringraziare il caro amico e collega Salvatore Marchese, conoscitore massimo del vino e dell’enogastronomia dello spezzino nonché di quell’angolo di Liguria che guarda verso la Toscana che è la Lunigiana e l’area del magnifico Vermentino dei Coli di Luni, ma anche sapiente esperto di Barolo, cui ha dedicato un libro, Valle d’Aosta e Umbria in particolare, per avermi invitato a pranzo, giovedì scorso, in un ristorante che a mia volta non perdo tempo a segnalare ai lettori di Vino al Vino.
Segnalazione doverosa non solo per la qualità della cucina, di pesce, essendo ubicato il locale proprio sulla foce del fiume in quella Bocca di Magra di Ameglia che è un posto di suggestiva, riservata bellezza, posto tra mare, fiume e collina, ma anche per quello che questo locale rappresenta nella storia della cultura e dell’arte italiana degli ultimi cinquant’anni.
Quando difatti si dice Ristorante Capannina Ciccio, dal soprannome del fondatore, Domenico Guelfi, che nel 1951 strappò al mare un piccolo spazio dove costruisce una capanna di canne e avvia la propria attività di ristoratore, non si pensa soltanto ad un posto dove la gente si trova a proprio agio e gusta, accompagnata da un ricca scelta di vini, locali e non, una cucina dove il pesce di mare viene esaltato nella sua freschezza e saporosità da preparazioni semplici, di facile decodificazione e grande piacevolezza e digeribilità, ma si pensa anche e soprattutto ad un posto che, nel tempo, è diventato il buon retiro goloso, di una vivace comunità di pittori, artisti, poeti, scrittori, editori, insomma, di quelli che una volta si era soliti chiamare “intellettuali”, che trascorrendo le vacanze in zona si frequentavano, s’incontravano, intrecciavano, anche a tavola, le loro discussioni.
Alla Capannina da Ciccio, oggi governata dal figlio di Domenico Guelfi, Mario, fisico da gourmand e sguardo intenso da uomo di mare che il mondo ha girato (la moglie è australiana) e ben conosce, e che è sereno perché ha una ricca vita interiore, perché ha dei valori di riferimento, perché fa un lavoro che gli piace in un posto che chiaramente ama e al quale è legato, si sono incontrati, in oltre cinquant’anni di storia del locale, nomi importanti della cultura e del mondo delle idee del Novecento.
Basta citare Elio Vittorini, Giulio Einaudi, Mario Soldati, Franco Fortini, Giovanni Giudici, Renato Birolli, Vittorio Sereni, Marino Marini, Ernesto Treccani, Indro Montanelli, Giorgio Soavi, Franco Loi, Tono Zancanaro, Folon, Attilio Bertolucci, Francesco Messina, Guido Piovene, un mondo che tra uno scampo freschissimo, un calamaro gratinato,una zuppa, quando non era ancora rigorosamente vietata la loro pesca, di datteri, e poi saraghi, cozze, pardon, muscoli, alla marinara o gratinati, e poi magnifici, aerei, croccanti fritti (come il fritto indimenticabile e speciale che Mario ha voluto propormi e che spero di gustare presto nuovamente), trovava il modo di pensare, lavorare, creare.
A tal punto buen retiro e ricettacolo d’arte e cultura la Capannina che Mario, appassionato d’arte e cultura a sua volta, pensò bene di creare, proprio sulla via che porta al ristorante, una propria galleria d’arte, Studio 80, e molti quadri d’autore testimonianza di quell’attività appassionata oggi ornano le pareti del ristorante (un posto con tanti coperti, ma dove si sta sempre bene, grazie ad una perfetta organizzazione), e di dare vita ad una piccola, sensibile attività editoriale, i Taccuini di Bocca di Magra curati per le Edizioni Capannina (ça va sans dire) dal figlio di Renato Birolli, Zeno. Piccole e raffinate plaquettes numerate, sullo stile delle edizioni All’insegna del Pesce d’oro di Vanni Scheiwiller, che possono presentare quadri, sculture, poesie, taccuini di viaggio, tutto in uno spirito d’intelligenza, curiosità, elegante ironia.
Venire alla Capannina, oggi, in un’epoca in cui la ristorazione blasonata e à la page, gli ospiti celebri che nei propri locali può vantare sono soprattutto politicanti, starlette, veline, campioni miliardari del pallone, finanzieri rampanti, cantanti e personaggi tv e gossiperia varia, e non certo intellettuali o poeti, ha il fascino, oltre che di gustare, lo ripeto, una cucina di mare ben fatta (celebrata quattro anni fa nel bel libro, curato da Salvatore Marchese, Ciccio. Itinerari del gusto tra Bocca di Magra e Marina di Carrara Res edizioni Sarzana) e di vivere un concetto di ristorazione non glamour che però mette a proprio agio il cliente e lo fa tornare, anche il fascino di un tempo non lontano cronologicamente, ma remoto nello spirito, dove arte, cultura, letteratura, poesia e gastronomia dialogavano e dove a tavola, tra un piatto delle ineffabili acciughe di Monterosso, delle bavette alla gallinella e un carpaccio di branzino nascevano capolavori dello spirito, poesie, quadri, sculture, che danno nobilitate allo spirito.
Non aveva forse scritto il padre Dante riferendosi ad Ulisse che “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”? Perché mai non dovrebbe essere anche la parola d’ordine di un ristoratore?
Ristorante Capannina Ciccio
Via Fabbricotti 71
Amelia Bocca di Magra SP
Tel. 0187 65568
sito Internet
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0 pensieri su “Ristorante Capannina da Ciccio: arte, cultura e gastronomia alla foce del Magra

  1. Mi spiace Ziliani, ma non ci siamo! Su Ciccio proprio no! E non sono l’unico, anzi… Se mi parla di Ciccio 15 anni fa, potremmo anche esserci, ma oggi… e no! Cordialità.

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