Ritornano le “partecipazioni statali” nel mondo del vino: e lo chiamano “mercato”…

Simpatiche cose si combinano con il favore dell’estate, approfittando della disattenzione causata del clima vacanziero, dal caldo, dal pensiero di tanti, anche della grande stampa d’informazione, rivolto solo verso il “grande esodo”. Si siglano anche disinvolte operazioni, messe a punto, ovviamente con tutti i crismi di legge, non sia mai, ma ugualmente “stravaganti” nello spirito, e quantomeno discutibili, che, di fatto, riesumano pratiche antiche “di intervento dello stato italiano nell’attività economica caratterizzata dal possesso, da parte dell’ente pubblico, di partecipazioni azionarie in società private”, che si credevano confinate ad un passato polveroso e che nessuno anelava a riesumare.
Come si può leggere sul sito Internet Agricoltura italiana on line, la rivista telematica del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali o su Il Velino, L’Isa (Istituto Sviluppo Agroalimentare), ovvero “la finanziaria di investimenti del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, entra nel capitale del primo Gruppo vitivinicolo italiano come socio finanziatore per l’acquisizione della Cantina Bolla di Pedemonte in Valpolicella. Per il ministro De Castro l’operazione conferma l’importanza delle politiche messe in atto dal governo per il sostegno dei progetti delle imprese. L’ingresso di Isa in questo importante progetto, attraverso un’operazione di finanza a condizioni di mercato, prevede un apporto di equity di 10 milioni di euro in Giv Verona S.p.A. mediante la sottoscrizione di un aumento di capitale pari al 48,8%, mantenendo il Gruppo Italiano Vini la maggioranza del 51,2%. L’operazione ha ricevuto il nulla osta del Mipaaf e dalla Commissione Europea e l’accordo è stato siglato ieri (primo luglio – n.d.r.) dall’amministratore delegato di Isa, Walter Bellantonio e dal presidente del Gruppo Italiano Vini, Rolando Chiossi, alla presenza del Ministro Paolo De Castro.
“L’operazione odierna, spiega il Ministro, conferma la vitalità del settore agroalimentare italiano nei mercati internazionali e l’importanza delle politiche messe in atto dal Governo per il sostegno dei progetti delle imprese”. Con l’ingresso di Isa nel capitale sociale di G.I.V. Verona, sottolinea Walter Bellantonio, intendiamo fornire un valido supporto finanziario ad un settore strategico dell’economia nazionale come quello vitivinicolo che deve puntare sempre di più su qualità, capacità di aggregazione e internazionalizzazione”.
“L’acquisizione della Cantina Bolla di Pedemonte, ribadisce Rolando Chiossi, conferma il ruolo di leader della nostra azienda sia a livello italiano che internazionale e consolida la nostra presenza nell’area vitivinicola veneta ed in particolare in quella prestigiosa della Valpolicella. Sono certo che con l’entrata di Isa si rafforza la nostra società e le sue prospettive di sviluppo”.
Per Isa, conclude il comunicato, si tratta del secondo intervento a condizioni di mercato dopo quello in Conserve Italia dello scorso anno”. Questo il nudo tracciato del comunicato stampa ufficiale, ma tradotto, è il caso di dirlo, in soldoni, nostri, la recente “acquisizione da parte di Giv del ramo d’azienda della società Fratelli Bolla, avvenuta lo scorso settembre attraverso un accordo siglato con la Brown Forman Corporation, leader mondiale di produzione e distribuzione di vini e spiriti”, un progetto che include altri due contratti, il primo che rende Giv fornitore esclusivo dei vini italiani per Brown Forman ed il secondo per la distribuzione dei vini Bolla sul mercato italiano”, avviene seppure in forma parziale, tramite denaro pubblico, ovvero soldi nostri, con il contributo decisivo della finanziaria di investimenti del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.
Credevate dunque che una strana cosa come le Partecipazioni Statali (do you remember ?), che tantissimi soldi fecero sperperare, loro malgrado, ai contribuenti italiani, traducendosi in panettoni, conserve, gelati, telefoni, autostrade di stato e tante altre cose dove assurdamente lo Stato aveva messo mano nell’era Iri, ed il cui potente Ministero, “
svuotato di competenze dal governo Amato (1992-1993), fu soppresso dal referendum popolare del 15 aprile 1993”, non potessero più avere spazio nella realtà economica di oggi ? Niente affatto, grazie al governo Prodi, un uomo il cui destino con le vicende delle Partecipazioni Statali, o meglio con le partecipazioni alimentari del Gruppo Iri costantemente s’intreccia, la grande realtà cooperativa veneta si vede dare una decisiva mano nell’operazione di acquisizione di un marchio come la Bolla.
Certo, ci sono trasformazioni in corso,
dal 2006, secondo un graduale processo di trasformazione in società per azioni dove il Gruppo Italiano Vini mantiene un doppio abito di Spa nell’area commerciale e di cooperativa nel comparto produttivo, mentre “la fase due del progetto scatterà dal primo gennaio 2008, quando verrà conferito alla Spa anche il ramo d’azienda industriale della società cooperativa, costituito da tutte le cantine di produzione, dai depositi e magazzini, dalle scorte e dal capitale circolante nonché dalle partecipazioni in società di produzione in Italia”. E “a conclusione del processo, resteranno in carico alla scarl soltanto le attività agricole, costituite dalla raccolta delle uve conferiti dai soci e dalla gestione dei vigneti di proprietà, nonché dei fabbricati non pertinenti all’attività del Gruppo”.
Cionostante è pensar male osservare che a favorire, con l’intervento
dell’Isa (Istituto Sviluppo Agroalimentare), ovvero la finanziaria di investimenti del Ministero delle Politiche Agricole Forestali, il più potente gruppo vinicolo italiano, notoriamente legato al mondo cooperativo rosso, sia, ovviamente per pura simpatia e corrispondenza d’amorosi sensi, un governo di sinistra che “vanta” ministri non solo dei DS, ma di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani ?
Non cambia proprio niente nel mondo, ed in particolare in quello del vino se per comprarsi un’azienda come la Bolla le majors del vino non tirano fuori solo i propri soldi, ma tramite un Ministero “sensibile” al discorso, riescono a far riesumare, seppure non chiamandole più con il loro nome, le vecchie “Partecipazioni Statali”. Ma come diavolo faranno certe persone, per sciacquarsi la bocca e per apparire moderne, a parlare ancora di “mercato” ?
p.s. di questo autentico scandalo ha parlato anche Aristide, in questo post

0 pensieri su “Ritornano le “partecipazioni statali” nel mondo del vino: e lo chiamano “mercato”…

  1. Ho letto la notizia su Winenews un paio di giorni fa, che era riportata con i consueti toni neutrali, un po per non scontentare nessuna delle parti, come nello stile della testata.
    Ieri ho visto la notizia pubblicata su Libero Mercato, l’inserto di Libero, diretto da Oscar Giannino, che normalmente si distingue per una forte impronta liberista, per alcuni anche troppo, ma per me quasi sempre molto apprezzabile in un Paese che secondo me è ancora all’età della pietra in quanto a mercato libero. Mi aspettavo quindi legittimamente una bella tirata, come in questo posto e in quello di Aristide, sulle partecipazioni statali vecchia maniera, sullo Stato che si mette a fare quello che normalmente dovrebbero fare gli operatori economici, e via dicendo con un bella bastonata a questo tipo di operazioni, che mi avrebbe rimesso in pace con il mondo e con le mie idee.
    E invece grande è stata la sorpresa di ritrovare dei toni simil winenews-eschi, molto neutrali e molto dal sapore di velina. Mi verrebbe da chiedere ad Oscar Giannino: e questa come la spieghi?
    Comunque, se non si fosse capito, sono sconfortato da una notizia del genere, al di là dei nomi coinvolti e delle modalità. In ogni caso, al di là di ogni merito e situazione specifica, non vedo come potrei giustificare uno Stato che si mette a fare vino. L’agricoltura è governata aimé, sia da destra che da sinistra, con un ampio uso della demagogia, del clientelismo, e dalla totale assenza di qualunque fondamento liberale e libertario.

  2. Gianpaolo, invece su questo blog non ha trovato “toni simil winenews-eschi, molto neutrali e molto dal sapore di velina”, ma il commento che una scandalosa vicenda del genere merita. Dobbiamo concludere pertanto che i blog, quantomeno alcuni blog, siano più liberi di tanta stampa d’informazione che libera e liberista dovrebbe essere ?

  3. Ha ragione Scalfari Eugenio si è liberi quando si è padroni del giornale. Oscar Giannino ha un padrone e con quello deve fare i conti. In Italia scrivono tutti sotto dettatura o almeno si fanno correggere il compitino, io dopo 40 anni di “onorato servizio come lettore del Corriere della Sera” ho deciso di non acquistarlo più, posso fare a meno delle evidenti prese di posizione “suggerite” di un Panebianco o di un Mucchetti. Il resto ormai è evidente che c’è in atto un declino di questo Paese (basterebbe ripassarsi un po’ di Storia) e nei momenti di disperazione si fanno atti a breve respiro come quello del GIV , ma se i sistemi economici confinanti e predominanti hanno tutt’altra politica e inevitabile che saremo isolati e annullati.

  4. Salve Franco,
    al di la’ delle caratterizzazioni politiche di questa notizia, che io in realta’ non vedo, dato che considero le cooperative come una specie di Stato travestito, vorrei sottolineare un paio di punti importanti:
    – ISA si compera il 48.8% di GIV Verona, che non e’ GIV ma una controllata di GIV che presumibilmente e’ stata costituita appositamente per fare questa acquisizione. Infatti l’ammontare investito da ISA e’ di 10m di euro, che, penso faccia parte del senso comune, non penso sia sufficiente neanche per comperare il 5% del Gruppo Italiano Vini!
    – Il fatto che il Gruppo Italiano Vini si comperi Bolla, per quanto con un socio di minoranza, e’ di per se’ un fatto positivo per il vino italiano, nel senso che si muove in quella direzione auspicabile del “consolidamento”, cioe’ della formazione di qualche grande operatore con una buona forza di mercato. Il fatto che questo rafforzamento sia fatto da una cooperativa invece che da un operatore “a scopo di lucro” e’ secondo me la vera preoccupazione…

    A presto

    bacca

  5. Quando ci sara’ da guadagnare, i privati e cioe’ le grosse aziende del GiV guadagneranno. Quando invece ci sara’ da perdere, lo stato e cioe’ Pantalone copriranno i deficit con i soldi estorti fiscalmente ai cittadini, anche agli astemi! E’ un’operazione in perfetto stile Prodi. Non e’ sicuramente una sorpresa e non sara’ neppure l’unica o l’ultima. Diciamo che me l’aspettavo da 14 mesi, ed e’ arrivata esattamente come me l’aspettavo. Mi consola che chi ha votato salame sia stato affettato… chissa’ che non impari a votare un po’ piu’ intelligentemente.

  6. Franco, perdona la pigrizia, ma Copio-incollo un commento che ho fatto su Aristide:

    sto leggendo un articolo sull’informatore agrario, dove si dice che le polemiche innescate sono “tanto rumore per nulla”(Pedron) “in quanto in realtà si è trattato semplicemete di un’operazione di finanziamento.”
    Eppoi “un’operazione di intervento a condizioni di mercato da parte dell’Isa si era realizzata anche lo scorso anno a vantaggio del colosso italiano dell’ortofrutta Conìserve Italia” (Cooperative anche qui!! (n.d.r.)

    Quindi perchè polemizzare- E’ tutto limpido e trasparente!!!
    Lo stato gli ha solo prestato i soldi. Poteva andare anche da un normale istituto bancario,
    ..ma gli piaceva di piu’ questo !

    Carlo Boscaini

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