Ritorno a Verduno: alla riscoperta del Pelaverga, mitico “vin du pays”

Domani e domenica trasferta lampo in terra di Langa (in attesa di ritornarci, con più calma, nella prima settimana di settembre per Piacere, Barbaresco). Una volta tanto non sarà il Barolo, il mio vino prediletto, l’obiettivo di questa due giorni, anche se dubito che, con varie visite lampo che farò ad alcuni amici produttori, riuscirò a non bere del tutto qualche sano bicchiere del “re dei vini”.
In Langa torno diretto in uno dei più bei paesi della zona di produzione del Barolo, patria di un grande cru come il Monvigliero, l’antica e appartata Verduno, borgo antico splendidamente conservato (chapeau a questa e soprattutto alle precedenti amministrazioni che ebbero come sindaco la brava Renata Salvano) e patria di un vino che, come dice il suo nome, Verduno Doc, o Verduno Pelaverga, si identifica con il paese.
Domattina, allo scopo di raccogliere tutti gli elementi utili per realizzare un ampio articolo che uscirà per fine anno – inizio 2008 su una bellissima, elegante rivista italiana, avrò il piacere di poter degustare tutti i Verduno Pelaverga annata 2006, proposti dalla dozzina di produttori che animano questa denominazione piccola ma battagliera, nonché qualche esemplare di annate precedenti.
E sono certo che ancora una volta il Pelaverga, questo rosso profumato di pepe, dai caratteristici aromi di fragola, dal tannino sostenuto e corroborante e assolutamente piacevole e intrigante, unico e inconfondibile (solo qualche leggera vicinanza aromatica al Grignolino e una tannicità che ricorda anche un altro vino piemontese a me caro, la Freisa), non mancherà di sorprendermi, di regalarmi quelle emozioni che solo i vitigni autoctoni, i vini di piccole aree, le piccole e talvolta sconosciute Doc da tutelare (davvero strano che i signori di Bra, che dista così poco da Verduno, non abbiano pensato ad un “presidio” a difesa di questo e altri vini, ad esempio la Nasc’etta di Novello: ma forse c’è troppo poco business, poca trippa per gatti e volponi per poterli seriamente interessare…), sanno dare.

Io amo il Pelaverga di Verduno (non mi dispiace anche quello delle Colline Saluzzesi, completamente diverso, è del resto un altro vitigno, più rustico e sinora non dotato di un interprete di spicco che sappia valorizzarlo), mi intriga, mi piace berlo, soprattutto se in abbinamento ad alcuni piatti classici della cucina di Langa o piemontese, dalla finanziera al salame cotto, al cotechino con puré o fonduta, oppure, stupendo, sulla trippa o sulla lingua di vitello con il bagnet vert.
Aggiungeteci poi, come allude questa simpatica illustrazione (vedi sopra) che corredava un articolo di qualche tempo fa dedicato al Pelaverga, la leggenda del “vino viagra”, degli effetti afrodisiaci e diciamo… “tonificanti” e corroboranti di questo vino disponibile in poco più di 100 mila bottiglie all’anno, (a questo proposito circolano divertenti aneddoti e ognuno, in zona, se lo si stuzzica sull’argomento sarà disposto a fornire ulteriori “testimonianze” della verità di questa “leggenda metropolitana” o a smentirla sorridendoci sopra divertito…) ed ecco il “mito” del Verduno Pelaverga nascere e svilupparsi e coinvolgere molti appassionati. Quorum ego.
Appassionati che puntualmente, dal 1995, anno in cui vide la luce la Doc, ha il suo magic moment con la festa del Verduno Pelaverga, in programma quest’anno sabato 1 e domenica 2 settembre a Verduno.
Ma due giorni in Langa solo per assaggiare una ventina di Pelaverga ? Sicuramente no, perché oltre a qualche puntatina da qualche amico produttore, tra Barolo, La Morra e Monforte d’Alba e ad un giro nei vigneti, per vedere de visu come stiano i Nebbioli (ma anche Dolcetti e Barbere), questa trasferta ha un altro obiettivo, sempre legato all’articolo che tratterà di vitigni autoctoni nella zona del Barolo, fare il punto sull’altra misteriosa cultivar langhetta, la Nas-cetta di Novello, altro borgo del Barolo, da cui nasce un vino bianco dalla sorprendente tannicità e dagli aromi, agrumati, di frutta tropicale, di mandorla assolutamente unici.
Della Nas-cetta mi farò raccontare vita e leggenda dai due soli produttori, a mia conoscenza, che sinora la stiano onorando, Elvio Cogno (eccellente barolista di stile moderatamente moderno con il Vigna Elena ed il Ravera) e Le Strette.
Quanto al sabato sera, dopo i saluti a qualche amico produttore a Barolo (Brezza e Vaira – a proposito, bevuto in questi giorni il suo Langhe bianco, alias Riesling, 2006: ottimo, ne scriverò presto) sarà puntualmente dedicato a Bacco e Trimalcione, alla buona tavola e a qualche grande vino, onorati nel mio ristorante preferito di Langa, inutile dirlo per chi mi conosce e mi legge su questo blog, Da Felicin a Monforte d’Alba.
Sono proprio curioso di vedere cosa mi proporrà Nino Rocca, chef e patron, per questo appuntamento di un’estate che “annusa” aria di vendemmia – anticipata –con il prossimo arrivo di settembre…

0 pensieri su “Ritorno a Verduno: alla riscoperta del Pelaverga, mitico “vin du pays”

  1. Se anche ci fosse poco business intorno al Pelaverga, un volpone del marketing e della comunicazione potrebbe venderlo alla grande, partendo proprio dall’illustrazione di cui sopra.

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