Stravaganze toscane: Gewürztraminer e Pinot grigio a Montepulciano. Ed il bicchiere resta pieno…

Maremma che stravaganti che sono i toscani ! Non contenti d’inseguire l’american dream di una California del vino mitizzata e di cercare i “grandi rossi” a San Gimignano, patria della Vernaccia e di produrre a Montalcino, utilizzando il nome di un emblema del sacro e della purezza come Sant’Antimo, volgarissimi vini di stampo internazionale (dal Cabernet al Merlot al Syrah sino al Sauvignon) privi di qualsiasi legame con il territorio, cosa s’inventano ?
Nientemeno, nel caso di un’azienda di recente storia, ma di buone prospettive con il Vino Nobile, come Icario, che un vagheggiamento friulano o altoatesino, un utopico e irreale bianco, Igt Vino bianco toscano, denominato Nysa, prodotto a base di Pinot grigio (70%) e Gewürztraminer (30%) in quella grande terra di rossi, e di Sangiovese, alias Prugnolo gentile in primis, che è Montepulciano.
E se non bastasse, inseguendo chissà quale miraggio borgognone, mettendo il mosto in barrique da 500 litri nuove, dove il vino fermenta e riposa per circa tre mesi, nel corso dei quali vengono effettuati giornalieri batonnages, per “rimettere in sospensione le proprie fecce”.
Il risultato, con tutta l’indulgenza che si possa avere per questa autentica ingenuità, per questo spregio ad ogni elementare concetto di terroir e di microclima – Gewürztraminer a Montepulciano ? Ma dai allora perché ‘un si pianta un po’ di Sangiovese a Termeno ? – è francamente, alla prova assaggio, del tutto insoddisfacente.
Bello il colore, paglierino ramato, con venature oro antico e riflessi buccia di cipolla, ma già al naso, a parte le note varietali da pera Williams del Pinot grigio, nemmeno una traccia dell’aromaticità che sarebbe lecito attendersi da una quota del trenta per cento del Gewürztraminer, ma un frutto molto maturo, compatto, caldo, una discreta presenza di legno e manco l’ombra di quella freschezza, di quella fragranza che vorresti comunque trovare in un vino bianco. Seppure proveniente da quella zona calda che è Montepulciano e sebbene fermentato e affinato – ma solo per tre mesi, neh ! – in legno nuovo.
L’inevitabile conseguenza è una bocca sicuramente ricca, piena, strutturata, ma piuttosto molle, carente di sprint e di nerbo, con un alcol (anche se solo di tredici gradi dichiarati) piuttosto evidente, pochissima articolazione, con la consueta, noiosa nota di tostatura ed la correlata asciuttezza e amarezza dei tannini e soprattutto una tragica scarsa piacevolezza, che rende assai difficile la beva ed il bicchiere fiacco e pesante.
Ma signori miei, dove sta scritto e chi vi ha detto mai che Montepulciano potesse essere una zona di bianchi e che valesse la pena perdere tempo e danaro piantandovi Gewürztraminer e Pinot grigio come se fossimo in Bassa Atesina, a Caldaro sulla Weinstrasse oppure in Trentino ?

0 pensieri su “Stravaganze toscane: Gewürztraminer e Pinot grigio a Montepulciano. Ed il bicchiere resta pieno…

  1. Quello che preoccupa di più è che qualcuno lo comprerà…lo pagherà e …chissà… magari ne tesserà pure le lodi!

  2. E’ giusto però, anche se l’ora è tarda, spiegare meglio: è troppo elevato il rischio di essere apostrofati come reazionari.
    Deve essere ben chiaro che la tradizione è un fenomeno sociale dinamico e non statico, ma non per questo deve essere stravolto nel suo significato più intimo e profondo.
    Inorridirsi di fronte a “insoliti” tentativi di diversificare la produzione o semplicemente l’offerta della propria gamma non significa essere antiprogressisti o i soliti bastiancontari: esistono, dentro ognuno di noi, delle regole sottili, impalpabili, a volte difficili da spiegare, dettate dal rispetto e dalla coscienza del passato, regole quasi moralmente intimidatorie che ci spingono a bocciare certi tentativi di diversificazione che prescindono da una logica storica e addirittura da una passione agricola.
    Cosa c’è di male nel piantare Gewurz in Toscana?!…Forse nulla, è una pianta come le altre; un pò come dire..perchè non fai partorire tua moglie con l’aiuto di un veterinario, la donna e la gatta sono mammiferi: il concetto è lo stesso; o perchè non fai fare l’impianto del grattacelo all’elettricista sotto casa?…la corrente è corrente no?!…Certo, non è semplicemente “ad ognuno il suo”, quindi il Gewurz agli alsaziani o al massimo ai trentini, ma di certo bisogna prendere atto dei propri limiti umani e del territorio in cui si opera. Vuoi comunque farlo perchè hai il pallino dell’aromatico ?! E ti nascondi dietro al solito ” Am chi te l’ha detto che in Toscana non viene bene..?”. Bravo! Producilo per dieci anni, studialo per tutto questo tempo in tutte le sue fasi, lascia che la pianta di adatti, spera di capire come reagisce e lascia che si esprima…poi lo proponi al mercato, con una tua dignità e una sua personalità. Al contrario ci sarà la gara a renderlo simile, perchè altrimenti spaesato, ad un Gewurz tradizionale: quindi si dovra ricorrere a chimicanze varie e così avremo l’ennesimo vino, magari anche buono ( come la CocaCola), che non si capice da dove arrivi, ma soprattutto il perchè è stato prodotto!
    E’ tardi, forse troppo per avventurarsi in polemiche infinite, ma deve essere chiaro che la stroncatura di certi tentativi non è negazione di democrazia,ma è solo il timido tentativo di limitare errori di massa già visti e vissuti, dai quali avremmo dovuto imparare qualcosa…e questo qualcosa non è certo piantare Gewurztraminer in Tosacana. Buona notte.

  3. Sarò pignolo, ma questi sbagliano anche tecnicamente, perché i vaneggiamenti borgognoni andrebbero realizzati con la “pièce” borgognona da 228 litri, diversa dalla barrique bordolese di 225, in capacità ma anche nella costruzione. Visto comunque che hanno voluto lavorare con un legno meno piccolo, avrebbero dovuto lavorare con dei “demi-muids” da 600 litri… con lo chardonnay!

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