Valtellina del vino: è nata una “strategia dell’attenzione” ?

Accidenti, come sono cambiate, da un mesetto a questa parte, le cose nel mio rapporto con la Valtellina e con le vicende vitivinicole di questa meravigliosa patria del Nebbiolo di montagna !
In verità, come dimostrano gli ultimi articoli (123 ) di argomento valtellinese pubblicati, non ho rinunciato, anzi, a dire quello che penso su quello che va e quello che, invece, non mi convince.
Ho solo cercato di affiancare alla critica “destruens”, quella più corrosiva, che tanto, negli ultimi mesi, aveva fatto discutere, anche una pars più costruttiva e costruens tesa a delineare qualche riflessione e relativa proposta, legata soprattutto alle sorti del mondo vitivinicolo, l’ambito che più deve tornare a contare ed essere centrale nel discorso sul vino valligiano.
Il risultato, che registro in contemporanea all’improvvisa scomparsa di determinati commentatori che avevano chiosato, non sempre in maniera congrua e pertinente, i miei post valtellinesi, è l’instaurarsi di una “strategia dell’attenzione” nei miei confronti e di quanto scrivo che ha portato, in sequenza, a miei incontri e ad un dialogo fattivo instaurato con alcuni dei personaggi più significativi del mondo del vino di Valtellina. Parlo del direttore della Fondazione Fojanini di Studi Superiori Graziano Murada, con il quale, dopo una fase diciamo così “dialettica”, registro una sostanziale sintonia di vedute, del vicepresidente del Consorzio vini Valtellina e presidente della Coldiretti Sondrio Alberto Marsetti, dell’Assessore Provinciale all’agricoltura Severino De Stefani, che è stato così gentile da salire a Madesimo per un colloquio nel corso del mio recente soggiorno nella bella località turistica alpina.
Non è escluso, anzi sono in corso pour parler e contatti, che in occasione della mia prossima trasferta valtellinese, che penso non lontana, io possa addirittura sedermi al tavolo e discutere, avendo registrato il suo interesse e la disponibilità ad un incontro e ad un franco scambio di opinioni, con il presidente del Consorzio vini Valtellina, che, come ricorderete, è stato spesso oggetto delle mie critiche. Rivolte, lo ricordo per i “distratti” e per le persone in malafede, non alla sua singola persona, bensì al responsabile dell’ente consortile i cui comportamenti talvolta, come ho scritto, non mi hanno convinto (eufemismo).
Ma non è finita, perché anche se sono sempre stato a conoscenza del fatto che i miei interventi venissero attentamente letti e discussi in Valtellina (lo sono stati addirittura nell’ambito di riunioni del Consorzio…), ultimamente registro con piacere che dinnanzi a miei articoli i diretti interessati non reagiscono dandomi del provocatore o cercando inesistenti “burattinai” che guiderebbero, orientandole, le mie prese di posizione.
Succede, anzi, che qualcuno di loro accetti il confronto, che si faccia vivo telefonicamente via e-mail o al telefono (dati personali che in Valtellina è facile ottenere, basta chiedere), che si spieghi, accetti la critica, magari non condividendola ma ritenendola legittima e addirittura proponga un incontro, de visu, non per prendermi a… randellate, ma per spiegarsi e conoscersi meglio e per stabilire, se possibile, un dialogo. Al quale, ovviamente, sia per dovere professionale, che per mia natura non mi sottraggo di certo.
Bene se questi sono i risultati di quanto ho scritto per mesi non è valsa la pena (contrariamente a quanto pensa qualche conformista e difensore a priori dell’ordine costituito, il quale ha preferito condannare la mia azione e magari prendere le distanze dal sottoscritto) scriverlo, mettendomi in gioco e assumendomi le responsabilità dei miei articoli, come sono solito fare?

0 pensieri su “Valtellina del vino: è nata una “strategia dell’attenzione” ?

  1. Credo di si. L’importante è sentire tutte le “campane”. Le critiche sono positive se hanno un unico scopo:regalare alla
    meravigliosa viticoltura valtellinese e ai suoi attori un futuro roseo e pieno di speranza!!!

  2. Di sicuro. Di sicuro vale la pena suggerire e criticare al fine di contribuire a dare ai vini di Valtellina quell’identità che, spesso, smarriscono sull’onda di un gusto omologato.
    Non che il gusto giusto sia il tuo, e tantomeno il mio, ma riuscire a non penalizzare certe produzioni, riuscire ad abolire i “cartelli mediatici” che fanno dei vini scuri ed alcolici l’unica via di vinificazione della Chiavennasca sarebbe già un gran risultato, imho.

  3. Tarallucci e vino insomma… I tre esponenti del mondo viticolo valtellinese citati, con decisione “politicamente” saggia, alla fine hanno pensato bene di agire con diplomazia invece di fare la guerra a chi aveva approfondito delle tematiche critiche. Ma le questioni sollevate restano aperte. Oppure no?

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