Vino Vip a Cortina: manifestazione snob per aziende griffe

Si apre oggi in una delle località “simbolo del turismo “glamour” (sic, così viene definita Cortina d’Ampezzo da altisonanti e patetiche presentazioni) una manifestazione dedicata al vino, che vedrà la partecipazione dei soliti noti, ovvero un gruppo di grandi aziende comprendenti nomi, altisonanti, ça va sans dire, come Antinori, Banfi, Berlucchi, Chiarlo, Donnafugata, Masi, Gruppo Italiano Vini, Santa Margherita, Frescobaldi, Pasqua, Villa Sandi, Planeta, Feudi di San Gregorio, Umani Ronchi, Tasca d’America, ma anche aziende di più contenute dimensioni come Tenuta San Guido, San Leonardo, Fattoria dei Barbi. Provate ad immaginare quale titolo si sia scelto per questa manifestazione ?
Ma è ovvio, noblesse oblige, e poi chi la organizza, ovvero una rivista inutile che è sempre stata sorretta storicamente dalle grandi aziende e vive grazie al loro contributo, deve pur indorare la pillola ed esaltare un menu che si dimostra invece riscaldato e privo di appeal, il titolo non poteva che essere, siamo a Cortina, “la cittadina più “cult” delle Alpi, meta prediletta per le vacanze da personaggi del jet set” come enfatizzano eno-cronisti compiacenti, Vino Vip, no ?
Ma quale senso avrà mai, anche se la manifestazione prevede riflessioni “su alcuni fondamentali aspetti dell’Italia enoica”, come il talk show, che immagino imperdibile, condotto dall’ex presidente della Camera e dall’ex pasionaria della Lega Irene Pivetti, oggi conduttrice televisiva, e “degustazioni guidate riservate a vip e operatori del settore”, un titolo del genere ?
E che senso ha, ancora oggi, nel 2007, mettere in scena una pseudo rutilante vetrina delle “griffe del vino italiano”, ad uso e consumo di quale immaginario consumatore o piuttosto come autogratificante rappresentazione, per fingere che a causa degli errori strategici compiuti negli scorsi anni le cantine non siano piene e gli affari non vadano bene come dovrebbero andare ?
Un certo mondo del vino, sempre uguale a se stesso, tenace nel non capire che certi trucchetti non funzionano più e che the times are changing non imparerà proprio mai la lezione…

0 pensieri su “Vino Vip a Cortina: manifestazione snob per aziende griffe

  1. Autorefenziarsi…tutto qua.
    Il vero Vip compra un’isola del pacifico e ci va in vacanza per non incontrare nessuno o compra tutta la produzione di un’azienda che a lui piace e se la fa etichettare col suo nome per berselo poi in santa pace con gli amici.
    Gli altri hanno solo bisogno della grancassa perché si parli di loro.

  2. Ah, Dottor Ziliani, cosa non pagherei per partecipare a una *degustazione guidata riservata a vip*…!

    Smorzatosi l’eco di risate amare, mi vien da dire che il mercato è più forte anche dell’autoreferenzialità: non ostante tutta la fatica spesa per far credere che il vino buono sia un genere di lusso (lasciamo perdere le eccellenze che non fanno numero), mi sa che da più parti il vento di fronda soffi per vini buoni a prezzo “umano”… le cantine non si svuotano certo praticando prezzi “per pochi” (i VIP?) sperando che consumino “in molti”.

  3. Mi sarebbe veramente piaciuto partecipare data la preparazione in materia della signora Pivetti. Purtroppo alla mia richiesta che la suddetta avesse almeno un contraltare di valore (mi ero permesso di suggerire Bruno Vespa) gli organizzatori mi hanno risposto che cio’ non era possibile perche’ :
    a) io ero un barbone e non un Vip. Emilio Pedron del G.I.V pur rappresentando una realtà progressista ha abbozzato e non mi ha difeso. Il mio target e’ quello del Tavernello quindi dovevo rivolgermi ad un’altra realtà cooperativa contigua come le Riunite.
    b)Bibi Ballandi subentrato a Lele Mora nella gestione dell’immagine (si fa per dire) e dei contratti dell’ex presidente della camera si e’ opposto fermamente.
    Il discorso é trito e ritrito ma i vini di alcuni dei produttori sovracitati sono esageratamente cari dovendo assorbire anche i cachet delle Pivetti, dei promoter, dei disegnatori di bottiglie,etichette etc.

  4. Gentile Sig. Ziliani,
    comprendo la sua “antipatia” (che è anche la mia) per la manifestazione ma da questa cerchiamo di carpire anche qualche utile lezione per il mondo del vino nostrano.
    Se il vino italiano è attraversato da molti problemi finanziari e non (come del resto accade negli altri settori della nostra economia che definire asfittica è un eufemismo) è dovuto anche al fatto che in Italia chi fa il vino non lo sa vendere: applicare efficaci politiche di comunicazione e strategie di marketing dovrebbe essere auspicabile per tutte le aziende, ivi comprese quelle del vino.
    Mi rendo conto che ciò può risultare difficoltoso per un’azienda di piccole e medie dimensioni ma sarebbe mica il caso che i vignaioli di una stessa zona invece di guradarsi in cagnesco collaborassero per il bene comune (loro)? E sarebbe mica il caso che i Consorzi iniziassero a lavorare in tal senso?
    Anche perché, parlando di mercato, i vini di “lusso” non avranno mai crisi, anzi saranno sempre sempre più ricercati sullo stile di quanto accade da una vita ad esempio in Borgogna, mentre a soffrire saranno quei vini nella fascia media di prezzo, in pratica la maggiornaza dei vini di qualità prodotti in Italia.

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