Colli di Luni Vermentino: gran bel vino, ma attenzione ai furbi…

Ho una grandissima considerazione per i Vermentino che nascono in quella zona bellissima che è l’area ligure-toscana (province di La Spezia e di Massa Carrara) della Doc Colli di Luni e nell’adiacente area della Doc Candia dei Colli Apuani dove il Vermentino convive con l’Albarola ed il Trebbiano.
Credo che i migliori vini base Vermentino qui prodotti – e penso innanzitutto ai cru di Ottaviano Lambruschi, e poi ai vini di Giacomelli, Monticello, Santa Caterina, Podere Terenzuola, ed in misura minore di La Pietra del Focolare, Il Torchio, la Felce siano tra le più felici e compiute espressioni di quest’uva in Italia, pur con tutto il doveroso rispetto per i Vermentino di Gallura e della Sardegna, e che se la giochino alla pari con i Vermentino top della Riviera Ligure di Ponente.
C’è però qualche cosa che non mi convince in questa che è la DOC più settentrionale della Toscana e la più meridionale tra quelle liguri, in quello che accade più che tra i vigneti in alcune cantine della bellissima Val di Magra, il cui ambiente collinare riveste un’importanza storica per la vitivinicoltura, come confermano gli accenni ai vini di Luni da parte di Plinio il Vecchio.
Mi spiego: ci sono vini che quando li assaggio invece di conquistarmi e di “parlare” Vermentino ed esaltarne, grazie a terreni e microclimi che hanno queste peculiarità, la componente pietrosa, minerale, gli aromi inconfondibilmente marini, la salinità, mi destano, troppo puntualmente per non apparire delle costanti o dei segnali chiari di uno stile di lavoro, dei sospetti. Anche se sull’etichetta o sulla retroetichetta delle loro bottiglie, sulle schede tecniche che appaiono sui siti Internet, questi vini vengono presentati come dei Vermentino in purezza, 100%.
Di un produttore, molto noto, anche fuori zona, che non voglio nominare nemmeno perché non voglio fargli in alcun modo pubblicità, mi ero già occupato alcuni anni fa, con un paio di articoli, su WineReport (basta cercare con il cerca news nell’archivio delle news e ricercare con la parola chiave Vermentino o Colli di Luni per recuperare i testi), e avevo già chiaramente detto come strani e stravaganti mi sembrassero i profumi, che del resto una guida dei vini dell’epoca definiva “molto particolari nel carattere aromatico (spesso ricordano le fragranze di un Müller Thurgau o di un Moscato giallo”, che più che il Vermentino mi ricordavano vini trentini o veneti.
Tornato recentemente in zona mi è capitato di assaggiare un nuovo vino, un cru, così viene presentato, di questo produttore, magnificato, anche sul sito Internet aziendale, come Vermentino 100%, trovandolo perfettamente fedele allo stile, molto furbo e disinvolto della cantina, ben poco varietale, con un curioso naso moscatato e dolce, rotondo e ruffiano al gusto e ben poco beverino, a mio avviso, con un residuo zuccherino accentuato, un modo piacione e poco incisivo di porsi che per alcuni sarà anche sinonimo di morbidezza e rotondità, ma che a me, soprattutto quando bevo quel vino in accompagnamento ad antipasti e primi di pesce, annoia e basta.
Stile aziendale questo modo di concepire il Vermentino Colli di Luni, perché nelle note di degustazione dei vini riportati sul sito dell’azienda in oggetto, si possono leggere altre descrizioni messe lì, a mio avviso, non casualmente, che parlano di evidenti “sentori di mela golden e pera Williams”, che sono piuttosto tipici dello Chardonnay e del Pinot grigio e non certo descrittori del Vermentino che quanto a frutta richiama gli agrumi, semmai la pesca, la mandorla e non certo note di mela e di pera. Ero pronto a chiudere la questione attribuendo questa stravaganza alla particolare creatività di questo produttore, soprattutto imbottigliatore più che azienda agricola, quando una volta ritornato a casa e stappata una bottiglia di un altro Vermentino, questa volta un’Igt Toscana, dichiarato come Vermentino in purezza in etichetta, di un’azienda, abbastanza nota, dell’area dei Colli Apuani, mi sono ritrovato di fronte ad un’ennesima “stranezza”, ovvero un Vermentino, o dichiarato come tale, che più lo si lasciava nel bicchiere più finiva per l’assomigliare… ad un Sauvignon.
Bello l’attacco fresco, incisivo, salato iniziale, le note di fiori bianchi, di agrumi, di pietra focaia, ma come metterla, che spiegazione dare a quei sentori di ortica, sambuco, peperone verde che progressivamente salivano al proscenio sino a far dimenticare ogni traccia di vermentiniano aroma ?
Come spiegare, a quali fattori attribuire quella larghezza, quell’ampiezza, quel calore, non certo usuale nei Vermentino dei Colli di Luni e quelle note saporite, piccantine, vegetali, proprio da Sauvignon che dominavano il gusto rendendo il vino cremoso, strutturato e pieno come se ci trovassimo in Friuli e non nell’area dei marmi di Carrara e del mitico Lardo di Colonnata ?
Ricordavo bene, lo avevo anche scritto a suo tempo su WineReport, che “con discrezione, gruppetti di produttori si sono più volte incontrati allo scopo di trovare la via per modificare il disciplinare del Vermentino in purezza per favorire l’introduzione dello Chardonnay e del Sauvignon”, con una quota del 10-15%, ma mi sembrava di ricordare che questi pour parler si fossero arrestati alla soglia del ballon d’essai, del proviamo a vedere cosa dicono e cosa rispondono e che nessuna modifica del disciplinare avesse autorizzato per il Colli di Luni Vermentino l’uso di Chardonnay, Sauvignon o altre uve più o meno aromatiche di altre zone. Intendiamoci, nessuno vieta ai produttori locali, se lo ritengono utile e opportuno e tale da permettere di migliorare ulteriormente vini che nelle più compiute espressioni sono per me splendidi di ricorrere alla “stampellina” dei cosiddetti vitigni migliorativi, ma perché diavolo, belandi, contare su balle continuando a dichiarare in etichetta l’assoluta fedeltà al Vermentino quando poi è prassi diffusa concedersi divagazioni e “fuitine”, distrazioni extraconiugali, pardon, extra varietali, a base di Sauvignon e altre uve che con la realtà produttiva, l’identità e la storia della Doc Colli di Luni e con l’area dell’intera Lunigiana vinicola non hanno nulla a che fare ?
Suvvia produttori lunigiani, siamo seri e soprattutto, non prendiamo in giro il consumatore!
p.s. per non apparire solo negativo.
Possibile che dopo aver scritto questo post stappata una bottiglia del Colli di Luni Vermentino 2006, il base e non la selezione Boboli, di Giacomelli, alias Roberto Petacchi, io abbia ritrovato d’incanto tutte le caratteristiche del Vermentino locale, nessuna esuberanza fruttata, nessun accenno sauvignoneggiante, niente note moscatate, manco l’ombra di un residuo zuccherino, ma un vino snello, scabro, petroso, con una mineralità spiccata, una freschezza magnifica, una verticalità e incisività d’espressione e soprattutto una beva contagiosa ed entusiasmante ?
Vermentino vero questo o “Vermentino” quantomeno dubbi gli altri ?

7 pensieri su “Colli di Luni Vermentino: gran bel vino, ma attenzione ai furbi…

  1. L’accostamento vermentino-sauvignon (o chardonnay) è prassi consolidata da parecchio già nelle doc tirreniche della Toscana, la maggior parte delle quali hanno avuto il vantaggio di nascere più recentemente prevedendo “legalmente” l’ingresso di certe uve.
    Colli di Luni, invece, prevede il sauvignon come varietà autorizzata per la provincia di La Spezia (massimo 10%) e raccomandata per Massa e Carrara.
    Ora, quale necessità ci sia di dichiarare “vermentino 100%” se si fa uso di questa uva proprio non lo capisco.
    Tutt’altro discorso se dovesse essere presente addirittura il moscato, che non è previsto in queste province.
    La modifica della doc è molto probabile: sarà sufficiente cambiare la dicitura (come stanno ormai facendo su tutte le revisioni dei disciplinari) da “possono concorrere altri vitigni raccomandati e/o autorizzati per la provincia…” a “possono concorrere altri vitigni idonei alla coltivazione nella regione…”.
    In questo modo il moscato (che è utilizzato ad esempio nella provincia di Genova) diventerà “legale” anche per il Colli di Luni, e forse spunterà all’improvviso nella descrizione del vino. Tutto il mondo è paese.

  2. d’altronde, mi dice un amico chimico, i profumi si *fabbricano*, non c’è nemmeno bisogno di ricorrere all’aggiunta di mosti.
    Io condivido l’impostazione, che un vermentino deve sapere di Vermentino, sennò che gusto c’è a cambiare varietà. Purtroppo temo che sul mercato tale pulsione non sia così diffusa.
    Ma bene fa chi può, e chi sa, a scriverne con chiarezza e garbo nello stesso tempo. Noi si legge e si impara.

  3. negli altri ci sarà il famoso 15% che purtroppo basta per coprire un vitigno come il vermentino…però mi è capitato di assaggiare un Lunae Colli di Luni Doc Vermentino Etichetta Nera 2005 e non mi è parso di sentirci peperoni, erbe e bosso, semmai salvia e ramerino e pesca, quindi direi che era vermentino pure…però farò delle prove e ti saprò dire! Su quelli che ho io in carta, e sono terre di talamo (bossi) vento, campo al mare folonari e Tenuta la Badiola (proprietà Petrawine) sono quasi sicuro che c’è solo vermentino, però sono toscani e non dei colli di luni.

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