Gaja vince il Premio Lapalisse, ovvero “cantina dell’anno” di Vini d’Italia

Dovrei evitare accuratamente, come sto facendo peraltro per altre cose, sulle quali taccio e non spendo una sola sillaba, di dire la mia sui responsi in materia di vino emessi dalle varie guide che cominciano a trapelare, secondo un rituale collaudato, da qualche giorno.
Però, avendo letto, qui, l’elenco dei premi speciali, attribuiti solo a partire dal 1999 accanto e a corollario dei fatidici “tre bicchieri”, premi che vanno ai “migliori vini dell’anno” nelle diverse categorie, all’enologo e all’azienda dell’anno, attribuiti da Vini d’Italia, non posso tacere di fronte alla genialissima, originale pensata di dichiarare “Cantina dell’anno” nientemeno che l’azienda che storicamente gode del maggiore occhio di riguardo da parte di Vini d’Italia, ovvero la cantina del re del Langhe Nebbiolo, monsù Angelo Gaja.
Non entro nel merito delle motivazioni – quando saranno rese note – che hanno indotto redattori e responsabili della guida a scegliere proprio il più noto e mediatico dei produttori italiani, il più celebrato, da certa stampa, in Italia e all’estero, quello che, quasi a prescindere, deve essere ogni anno che Bacco manda in terra osannato, portato in palma di mano, celebrato come “the best”.
Dico solo che questo di un premio comunque a Gaja è un rito, privo di originalità, stanco, prevedibile, che ormai mostra la corda, e che meriterebbe, come in questo caso, di non essere più chiamato premio “cantina dell’anno”, ma Premio Lapalisse, ovvero l’acqua è bagnata, la palla è rotonda e l’ora di sessanta minuti.
Ma questo, ovviamente, della banalità del premiare (ancora !) Gaja è il punto di vista, molto personale e “fazioso” se si vuole, di uno che non ama le beatificazioni e che di Gaja vede e sottolinea anche gli aspetti oscuri (ad esempio lo stravagante declassamento dei suoi cru di Barbaresco e di Barolo a Langhe Nebbiolo, “spiegato” si fa per dire in un modo che non convince) e non certamente l’opinione che la folta coorte degli apologeti – a prescindere – di Gaja mostra di avere, ad esempio, sul forum del sito del Gambero rosso, dove le difese e le celebrazioni di quello che viene, con originale e simpatica definizione, chiamato “il Giove Tonante dell’Enologia Italiana” fanno veramente sorridere.
E suonano imbarazzanti (come il progetto espresso da alcuni di andare in pellegrinaggio, pardon, in visita, alla celebre cantina valicando il cancellone chiuso come un fortilizio) in chi crede che anche di fronte ad un Grande Nome del Vino Italiano, come l’Angelo da Barbaresco, un filo di spirito critico, di onestà intellettuale, siano comunque indispensabili…
p.s. un forumista di quelli civili, non come certi personaggi che si fanno notare, oltre che per il loro eno-snobismo per la loro totale mancanza di educazione, si chiede: “
io veramente non capisco dove stia questo contenuto lapalissiano. da quel che so il premio di cantina dell’anno va all’azienda che ottiene la media più alta con i vini che approdano in finale e ottengono i tre bicchieri. Sono stati premiati Caprai, Benanti, Ama, Planeta, ecc. Gaja non ha mai preso un premio speciale. Dov’è la stranezza? Se fosse stato pluripremiato in varie categorie potrei anche capire ma così la polemica di Ziliani sembra ancora una volta sterile”.
Incassando, ma senza fare una piega, l’accusa di indulgere in polemiche sterili, ribadisco che questi premi, a mio avviso, dovrebbero avere un pizzico di originalità, di fantasia, scompaginare le carte in tavola, sorprendere, fare discutere se si vuole.
Invece premiando i “soliti noti” tipo Gaja, ma anche i produttori, da Planeta a Capra, ad Ama, sopra citati, si finisce solo per il ribadire l’ovvio e lo scontato, con lo stare dalla parte dell’establishment, dello status quo, dei “poteri forti”, insomma dalla parte di quella “cupola” di aziende determinata e sorretta dalle guide.
Perché non premiare, invece, personaggi come Gianfranco Soldera, Beppe Rinaldi, Bruno Giacosa, Piero Palmucci, Quinto Chionetti, Cigliuti, i Lisini (dico i primi nomi che mi vengono in mente) che nel vino significano qualcosa e per il vino hanno fatto tanto? No, invece si premiano i Gaja… Troppo banale, troppo semplice. Scontato.

0 pensieri su “Gaja vince il Premio Lapalisse, ovvero “cantina dell’anno” di Vini d’Italia

  1. Beh, che dire, sono lusingato di essere citato.
    Infatti sono io che sempre e comunque anzichè scrivere Gaja preferisco ed amo scrivere Giove Tonante dell’Enologia Italiana.

    Che ci vuole fare, noi idioti amanti di quei vinacci di Gaja non sappiamo curarci, la nostra è una vera e propria malattia, ma si tranquillizzi non è contagiosa !!

    Ah, dimenticavo di chiedere quale sia, a suo parere, il miglior Produttore italiano di vino….non dico di sempre….ma almeno quest’anno.

    p.s. per me il migliore di sempre è sempre il Giove Tonante dell’Enologia Italiana.

    Ciao

  2. La spiegazione che dà Cernilli sul forum mi sembra ineccepibile. La cantina dell’anno viene premiata sulla base della media dei punteggi ottenuti. Mi domando però, se un produttore fa un solo grande vino, o al massimo due, potrà mai ricevere quel premio?
    Detto questo continuo a pensare che più se ne parla e più gli si dà importanza.

  3. Caro Giuliani,

    credo che Gaja non abbia bisogno dell’importanza che possa o meno derivargli dall’ essere citato in uno o più blog.

    E’il Giove Tonante dell’Enologia Italiana……mica Pinco Pallino….

    Ciao

  4. Franco, io cogliero’ l’occasione per rileggermi quel libro, sul Sori Tildin, che avevo letto per commentarlo sul tuo Winereport. Ci sono descritte persone, opere, parole, di un mondo del vino che e’ anche il tuo ed il mio, come la nonna di Angelo Gaja e tutta una serie di episodi che devo assolutamente rileggermi ancora. Poiche’ sono certo che Angelo Gaja ci sta leggendo, lo saluto e anche a lui auguro di rileggersi quel libro. Lo so che non ha mai tempo e che lo sa a memoria, ma rileggerlo lo fara’ ridere, lo fara’ piangere e una qualche idea nuova gliela fara’ nascere di certo. E guarda che si ricorda ancora che oltre alle critiche che gli fai, una volta hai criticato pesantemente invece proprio chi a Verona non l’aveva incluso tra i migliori

  5. Evocato, come un convitato di pietra, eccomi a sua disposizione.
    Maleducato forse, degustatore più che mediocre sicuro, ma eno-snob la prego…

    Scrivo queste poche righe per farle notare che lei ama provocare, ma che non permette ad altri la stessa misura.

    Le mie righe dove descrivo la sua attività come stampa scandalistica vogliono essere provocatorie e lo sono state.
    Hanno colpito dove volevano e cioè nel farla uscire allo scoperto.
    Col suo nome.
    In una comunità l’anonimato e lecito e auspicabile, ma postare su vari forum attraverso pseudonimi se si vuol fare i giornalisti non lo trovo corretto.
    IO credo, poi giustamente lei faccia come crede.
    E io come credo continuerò a giudicare le sue crociate – Giacosa e Soldera ovviamente sono nomi noti solo a una ristretta cerchia di appassionati – per come le vedo.
    Soprattutto se sarà lei a giudicare, con frasi come questa “E suonano imbarazzanti (come il progetto espresso da alcuni di andare in pellegrinaggio, pardon, in visita, alla celebre cantina valicando il cancellone chiuso come un fortilizio) in chi crede che anche di fronte ad un Grande Nome del Vino Italiano, come l’Angelo da Barbaresco, un filo di spirito critico, di onestà intellettuale, siano comunque indispensabili…” persone delle quali mette in dubbio la buona fede.
    Figli e figliastri, bel modo.

    O come questa: “Incassando, ma senza fare una piega, l’accusa di indulgere in polemiche sterili,”
    nella quale non si dice stizzito, per poi scrivere piccato di maleducazione, eno-snobismo, incapacità di critica, etc.

    Ci metta la faccia, ovunque, rispettando chi le chiede spiegazioni e vedrà che avrà quel rispetto che chiede e che non sempre sembra portare.

    Cordiali saluti

  6. Ziliani le cose sono 2:

    o ti stanno sul cazzo tutti i piemontesi a prescindere( leggi Carlin SL)o nella tua vita non ti sei realizzato e sei contro il mondo, anche perchè ti rendi conto che al mondo si vive anche senza blog. Il mondo del vino ha bisogno , come nella politica( si somiglia molto), di ripulirsi un pò di consulenti, esperti, ciambellani, premi, fiere in modo da far riemergere il coltivatore, il produttore l’enologo e il consumatore silenzioso.

  7. Fausto, sarebbe bastato leggersi un po’ di post di argomento vino pubblicati su questo blog (per tacere delle decine e decine di articoli pubblicati su svariate altre testate) per capire che la sua domanda retorica se mi stiano “sul c…o” come elegantemente dice lei i piemontesi é fuori luogo. Adoro il Piemonte del vino, la Langa in particolare, e ho grande simpatia per i piemontesi, ma ci sono piemontesi e piemontesi, quelli che mi piacciono e quelli che invece no… Anche se “non realizzato” o “contro il mondo” come dice lei, io cerco con quanto scrivo di “far riemergere” la figura del viticoltore serio, del produttore coscienzioso e di pormi dalla parte del consumatore. Singolare che lei non se ne sia accorto…

  8. A Ziliani starebbero sul cazzo tutti i piemontesi a prescindere? Ahahahah, ma se Franco quando si alza la mattina volge lo sguardo in direzione Langa per dedicare un pensiero alla sua personale La Mecca, alla sua “heimat”… Signor Fausto, probabilmente in maniera inconsapevole lei con questo commento mi ha regalato un momento di allegria del quale, mi creda, le sono infinitamente grato: una risata così non me la facevo da un po’ di tempo. Comunque se ne ha tempo le consiglio, al fine di dissipare certi dubbi, di farsi un bel giro di produttori e/o enologi piemontesissimi e “silenziosissimi” e sentire cosa pensano del proprietario di questo blog. E poi, scusi, criticare Gaja, Petrini o chicchessia significa avercela su con i piemontesi? Allora se critico di Pietro ce l’ho con i molisani, se non mi piace Totti ce l’ho con tutta Roma, se critico Benetton odio i veneti? Dai, torniamo alla serietà…

  9. Condivido, se è vero che è ora di smetterla con il gruppone di amici e di amicizie autoreferenziali, tutte dedicate a conservare un blocco di potere, privilegi, premi, guide e pippe varie; è anche ora di smetterla con le polemiche, che ormai sembrano essere il cibo di cui il mondo dei blog si nutre…
    Torniamo alla convivialità, allo stare insieme, al ridere, ai valori dell’amicizia, dell’etica, della fatica e del lavoro! Vicino ai piccoli coltivatori, ai giovani coraggiosi, al tempo e al sacrificio che si dedica alle passioni e a ciò in cui si crede! Sediamoci intorno ad un tavolo, ordiniamo del vino rosso della casa (ammesso che ci sia e che sia buono) oppure ordiniamo una bella bottiglia schietta, e di sicuro quella bottiglia non sarà di Angelo Gaja!
    Questo credo possa essere il premio più bello per una piccola/grande cantina.
    Scusate la divagazione… 😉

    G.

  10. Marco Arturi, sono interista come Franco eppure non posso consentirle pacificamente di scrivere “se non mi piace Totti”, cacchio si scelga un altro paragone che a trovare uno cui non piaccia Totti c’e’ da impazzire! E poi da interista sono fiero di dirle che a me piace la Roma, non mi e’ mai dispiaciuta la Roma. Una squadra che nella sua storia ha vinto meno di quello che meritava perche’ non ha mai fatto ricorso a scorrettezze arbitrali per vincere in campo. Non me ne voglia Franco, ma se la nostra Inter fosse capace quest’anno di giocarsi il campionato testa a testa fino all’ultimo con la Roma io ne sarei felice. Vincerebbe senz’altro il migliore vero, restituendo godibilita’ a questo sport. Bando allo scherzo, che lei e’ simpatico davvero, le scrivo queste cose ringraziandola per avermene dato l’occasione perche’ siamo in tema: qualcuno aveva detto che Gaja e’ come la Juve, obbligato sempre a vincere…

  11. Posso andare leggerissimamente fuori OT?
    (Lo faccio su questo blog e capirai il perchè, caro Franco)

    Domanda:
    il miglior rosso
    il miglior bianco
    le migliori bollicine
    il miglior vino dolce…….
    E IL MIGLIOR ROSATO?!?

    NB.: A quanto mi risulta i rosati non hanno diritto neanche ad un misero “tre bicchieri”….

  12. Non entro nel merito della polemica, ma queste parole di Aldo Alboreo danno da pensare:

    “E io come credo continuerò a giudicare le sue crociate – Giacosa e Soldera ovviamente sono nomi noti solo a una ristretta cerchia di appassionati – per come le vedo.”

    Cosa vuol dire?
    1) Che i nomi noti solo ad una ristretta cerchia siano, proprio perché meno noti, da considerarsi a latere di una competizione di qualità?
    Come dire: tanto non sono molto reclamizzati, quindi se ne può fare a meno. Concludendo (mi perdonerete questa deduzione forse troppo ardita, ma mi sembra di non scostarmi troppo dal vero): il marketing e la pubblicità SONO la qualità e chi vive lontano da riflettori è, di conseguenza, trascurabile.

    2) Se si prescinde da Soldera o da Giacosa è come voler prescindere in letteratura da Dante e Petrarca. Che poi la gente non legga Dante e Petrarca, ma preferisce Il codice da Vinci è proprio ciò che voglio dire con la frase “marketing e pubblicità SONO la qualità” (ovviamente la qualità di chi non ha mai approfondito o pensato di farlo e si accontenta di ciò che gli passa il mercato).

    Mi auguro che Alboreo non volesse dire questo e il mio sia stato solo un fraintendimento, ma frasi come quella sopra riportata nascondono queste insidie.

    Naturalmente Gaja non è il Codice da Vinci: ci mancherebbe! Ma, per quanto mi riguarda, non è nemmeno Dante e Petrarca.

    E a dirla tutta, a me sembra che Ziliani sia stato anche poco polemico nei confronti di questo tipo di premi.
    Se potessi, farei nomi ancora meno noti (perché, andiamo!, come si fa a non conoscere Giacosa?) e più “artigianali”, perché realtà piccole piccole:
    Arianna Occhipinti, Silvano Ferluga, Gianfranco Manca, Antoine Gaita o, per restare nelle Langhe, Cavallotto e così via…

    Perdonate la lunghezza.

  13. Concordo totalmente, tanto che il premio di “Viticoltore dell’anno” a Stefano Dezi e suo fratello, i quali lo STRAMERITANO. Come veri Contadini che fanno vino come Lei va predicando da sempre, sembra, per assurdo, sminuito.
    Saluti
    Marco

  14. @ Mario Crosta: No, non mi sono spiegato! Io amo Totti senza condizioni. E ribadisco che lo scudetto secondo me (povero genoano escluso da certi discorsi) andrà alla Roma. Però mi pare decisamente azzeccato il paragone Gaja = Juve, per varie ragioni.

  15. Gentile Vocativo,
    il punto era ironico.

    Fosse per me, appena bevuto il Testalonga 1996 (rossese in purezza), avrei dato il premio a Nino Perrino, viticoltore in quel di Dolceacqua.

    Saluti.

  16. Marco Arturi, sei genoano? Come il mio amico Calcagno ingegner Michele? Super! Doppia stretta di mano e fate in fretta a tornare in A che a dare tre pappine alla Sampdoria come ieri sera e’ una goduria che vorremmo poter condividere proprio con voi. Per lo scudetto se ce lo giochiamo onestamente come sembra che ormai possa avvenire anche nel calcio, sono certo che andra’ al migliore. Io preferisco all’Inter, ma se dovesse andare alla Roma mi va bene lo stesso, cosi la Ferrillona fara’ un’altra volta lo streap allo stadio…

  17. … non so se a Gaja avrei dato il premio come miglior produttore dell’anno . Senz’altro gliel’avrei dato come miglior “venditore” di vino del secolo …

  18. Perché si parla di stravagante declassamento dei San Lorenzo e dei Tildin, quando si sa da anni (basta assaggiarlo e guardarlo) che il declassamento è semplicemente dovuto all’aggiunta di altre uve, tra le quali potrebbe anche figurare il Cabernet, cosa che il disciplinare del Barbaresco non contempla? Direi che più che stravagante sia stata una scelta corretta, al contrario di molti altri produttori che continuano ad aggiungere l’uva internazionale mantenendo la denominazione Barbaresco. Luciano

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