Gil Grissom e l’Elogio dell’invecchiamento

Credevo (più che altro è mia moglie a ripetermelo e a farmi sospettare di avere ragione) di essere un po’ eccessivo nel cercare di non perdermi una puntata di C.S.I (l’originale, ma anche le appendici Miami e New York), del Dr. House, di Criminal minds (ma anche, per completezza del mio coming out televisivo, di N.C.Y.S., Senza traccia, Cold case, Bones), ovvero sia di tutte quante le serie televisive dedicate alla banalità e all’ineluttabilità del male che tra Raidue e Italia Uno ci vengono seralmente proposte in questa stagione estate – autunno.
Prima o poi, anche se con il vino non c’entra un fico secco, dovrò decidermi a raccontare (a me stesso, prima che ai lettori) i perché di questa mia strana passione per questi telefilm made in Usa realizzati con un ritmo serrato ed uno stile narrativo che non teme concorrenza alcuna (volete mettere i nostrani R.I.S. o Distretto di polizia all’amatriciana ?) e appare inimitabile.
Bene, ieri sera, iniziando la lettura di un libro appena pubblicato da Mondadori, mi sono consolato. Nel mondo del vino non sono il solo a nutrire questa passionaccia per investigatori guru, maîtres à penser della scienza forense, medici dal caratteraccio inavvicinabile, e ho trovato un ideale “complice”, sicuramente ancora più “impallinato” di me.
Si chiama Andrea Scanzi, fa lo scrittore ed il giornalista (sulla Stampa), è sommelier e degustatore ufficiale A.I.S. in quel di Arezzo e per il suo, fresco di stampa, Elogio dell’invecchiamento (Mondadori, 315 pagine, 15,50 euro), sottotitolo “Alla scoperta dei dieci migliori vini italiani”, ha pensato bene, almeno secondo me, di scrivere “A Gil Grissom, Jason Gideon, Gregory House”.
Non li conoscete? Ma dai, accidenti, sono (li vedete rispettivamente nelle foto) i protagonisti, i deus ex machina, le menti, rispettivamente di C.S.I. Las Vegas, Criminal minds e Dr. House. Io, in verità, avrei aggiunto anche Horatio Caine, protagonista di C.S.I. Miami…
Cosa c’azzeccano con quel vino di cui tratta diffusamente il libro (ne parleremo diffusamente, lasciatemi, tra un episodio e l’altro delle “nostre” cryme series, il tempo di leggerlo), questi signori ?
Niente, ma mi piace che Scanzi abbia idealmente, e scherzosamente, dedicato loro la propria fatica, un libro che si fa leggere, opera di uno che non so ancora se capisca di vino (oddio, scegliere Flavio Roddolo come figura simbolo per il capitolo sul Barolo non è, ai miei occhi, una grande pensata…), ma che sa scrivere e si fa leggere.
E con questi chiari di luna, e con l’italiacano che sfoggiano certi presunti grandi wine writer di casa (ho scritto casa, non cosa) nostra, scusate se è poco…

0 pensieri su “Gil Grissom e l’Elogio dell’invecchiamento

  1. Questa te la spiego io, Franco: il bravo e poliedrico Scanzi ha scelto Flavio Roddolo perché uno dei suoi idoli, Gianni Mura, gradisce molto i suoi vini, a cominciare dal Dolcetto, e ne ha scritto in diverse occasioni. Per me Roddolo è un ottimo vignaiolo, di quelli autentici, ma il suo Barolo non mi pare il massimo; considero invece di alto livello sia il Dolcetto che l'”eretico” Bricco Appiani, Cabernet Sauvignon in purezza allevato e vinificato in quella roccaforte della tradizione nebbiolista che è Monforte. Per il resto: impossibile pensare che un personaggio come il Dr. House – rompiscatole, provocatorio e parecchio “vino al vino” – non piacesse ad uno come te, caro Ziliani. Garantisce uno che in materia è discretamente ferrato. Gli altri non li conosco, se non per il fatto che quando va in onda C.S.I. mia moglie si rende irreperibile per il resto del pianeta, mi nomina responsabile unico della nostra bambina e dice che finalmente “può rilassarsi”. Che poi, rilassarsi guardando una che seziona cadaveri…

  2. E no! Non ci sto caro Franco! Non puoi trascurare il Detective Monk, quel geniaccio folle e pieno di manie igieniche che aleggia periodicamente su Rete 4. Uno dei personaggi più divertenti, originali e stratosfericamente bravi degli ultimi anni 😉

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