L’Alto Adige secondo Roberto Giuliani

Non è un mistero per nessuno che Roberto Giuliani (il deus ex machina del sito Internet LaVINIum e del blog Esalazioni etiliche) ed io siamo amici. Ci stimiamo e abbiamo, a parte l’età, (ma Roberto ha un anno più di me) diverse cose che ci uniscono, soprattutto il grande amore per il Nebbiolo ed il Barolo (ma sì, anche per il Barbaresco) e per i vini, veri, di Valtellina, una passionaccia persa per i rosati, ed un rapporto particolare di un affetto vigile ma non completamente felice (come certi amori tormentati) per l’Alto Adige. Regione che io ho frequentato più assiduamente di lui, ma di cui Roberto coglie ugualmente con intelligenza e quella sensibilità che lo contraddistingue gli aspetti più affascinanti, nonché talune contraddizioni.
Questa estate, su mia indicazione, Roberto e sua moglie Laura hanno trascorso una settimana in un delizioso hotel di una cara amica, Doris Moser, la prima donna sommelier altoatesina, a Lagundo, appena sopra Merano, all’imbocco della Valla Venosta.
Posizione incantevole, ospitalità squisita, camere deliziosamente e originalmente arredate, e una perfetta base di partenza, per i Giuliani, per una serie di incursioni golose in alcuni dei migliori ristoranti della zona.
Il risultato, da leggere, sono una serie di racconti, attenti, non specialistici, alieni dalla fredda esplorazione-ostentazione di ristoranti visitati e piatti fotografati che sta contagiando diversi food blogger, che Roberto ha dedicato alle proprie esperienze: al Zur Rose di Appiano, al Zum Lowen di Tesimo, al Kirchsteiger a Foiana.
Bello anche il racconto che Roberto dedica ad una Vernatsch, o Schiava, ruspante come quella prodotta per gli amici e per auto-consumo dal papà di Doris.
E già che ci siete, leggetevi anche questa deliziosa celebrazione di un rosato che purtroppo in Italia non c’è, il Rosabella di Milena e Aldo Vajra, che Roberto ha potuto assaggiare perché gliene ho dato io una bottiglia. Questo il modo di scrivere e di intendere il wine & food blogging che mi piace…

0 pensieri su “L’Alto Adige secondo Roberto Giuliani

  1. Ho passato qualche giorno in piena vendemmia e raccolta delle mele dalle parti di Bolzano con il principale scopo di
    portarmi a casa qualche bottiglia di Reisling, Sauvignon e Weissburgunder di Falkenstein e di Castel Juval; impresa solo parzialmente riuscita.
    Conoscendo abbastanza bene quei luoghi, mi permetto di consigliare questo periodo dell’anno a chi volesse andare lassù. Se si ha la fortuna di andarci in giorni stupendi come quelli da me incontrati, l’esperienza rischia di essere indimenticabile se, trascurando le strade principali si percorrono a passo d’uomo in auto o meglio ancora in bicicletta le stredde stradine che uniscono le cittadine.
    Su Zur Rose (ma quando la seconda stella?) ho fatto un commento proprio su Lavinium.
    Luciano

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