Le AOC sotto accusa in Francia: scarsa qualità e poco legame con il terroir

Dell’argomento, scottante ha già accennato, autorevolmente, Fiorenzo Sartore, in questo post sul suo blog Vinoteca on line, ma la chiamata di correo, la messa sotto accusa da parte dell’Ufc, ovvero l’Union fédérale des consommateurs, ovvero una delle più importanti e autorevoli associazioni di consumatori francesi, e della sua rivista Que Choisir, del “sacré Institut” delle AOC, o Appellation d’origine, espressione di qualcosa come 470 aree vinicole determinate che rappresentano il 44 per cento del vino francese, accusate, senza mezzi termini, di non rappresentare più una garanzia di qualità o di autenticità per la produzione vitivinicola francese, è una vera bomba e meritava un approfondimento.
Questo dopo una debita lettura degli estratti della rivista disponibili on line e di alcuni articoli di reazione, carognetti niente male, apparsi sulla stampa britannica. Il risultato è questo articolo, pubblicato nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S.
Un gruppo di professionisti rappresentativi della filiera vitivinicola francese, produttori, négociants, enologi, operanti in una ventina di appellations generiche rappresentative dei grandi bacini di produzione nazionali, hanno decretato, per il 40%, che l’AOC non garantisce più una qualità minima e per il 65% l’AOC non costituisce più una garanzia di tipicità e di rispondenza alle caratteristiche del terroir d’origine e la rivista ha chiesto un declassamento di tutti quei vini che pur figurando nelle AOC non presentano caratteristiche qualitative e una chiara rispondenza all’identità fissata nei disciplinari di produzione. Oppoffarbacco, a quando un’analoga richiesta di associazioni di consumatori italiane, organi di controllo, ministero, per i tanti, troppi vini Doc e Docg dalla qualità dubbia e dalle caratteristiche organolettiche in totale dispregio della storia, dell’identità, della credibilità, del legame con il terroir e con le uve previste, delle rispettive denominazioni ?

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