Un po’ di fosforo, please, per il Robert Parker der Tufello

Meglio tardi che mai anche il “Robert Parker der Tufello”, al secolo Daniele Cernilli, se n’è accorto. Intervenendo in una discussione, dal titolo Nostalgia, pubblicata sul forum del Gambero rosso, il direttore in parte Gambero di Vini d’Italia, se n’é uscito, perché come dicono a Roma “quanno ce vo’, ce vo’”, con un istruttivo aneddoto.
Ha scritto: “Volevo ringraziarvi e raccontarvi un aneddoto. In Piemonte il tacchino non lo amano molto, perché quando la tacchina fa l’uovo non fa nessun verso. Amano di più la gallina, che dopo aver deposto l’uovo fa “coccodé”, nonostante sia più piccolo di quello del tacchino. Noi forse non abbiamo compreso appieno la filosofia della gallina, che è poi il senso più nobile del “marketing”, e che consiste nel fare l’uovo, cioé produrre qualcosa di valido, e poi comunicarlo ai quattro venti.
Altri sono più bravi. E’ più bravo Suckling, il quale sul suo forum a un certo Mr Blake ha risposto che il motivo del fatto che noi diamo solo due bicchieri “neri” al Brunello Valdicava Madonna del Piano ’01, al quale lui ha dato 98/100 sta nella “non trasparenza” delle guide italiane, in particolare del Gambero.
Faccia tosta? Ipocrisia aggressiva? A mio avviso solo incompetenza e modi di fare da satrapo, ma questo nessuno si permetterà mai di contestarglielo ed io, che cerco di avere anche un po’ di senso di autocritica, non posso certo andare oltre. Di certo mi chiedo, da lettore di WS e da condirettore di una rivista di settore (anche se non certo paragonabile a WS per peso e diffusione) come diavolo faccia un editore accorto come Marvin Shanken ad affidare Italia a gran parte di Francia ad un simile personaggio.
Comunque, prendete atto, noi siamo poco trasparenti perché non premiamo quel vino, lui invece è trasparente perché assaggia i vini a casa sua, con le etichette bene in mostra e con talvolta i produttori presenti. Scusate lo sfogo”.
Sfogo super condivisibile, anzi sacrosanto, perché quello che dice Cernilli è giustissimo, peccato però, che forse condizionato da un altro intervento, dove si ricordavano “rare contestazioni a Suckling”, Cernillone nostro finisca per non contarla su giusta, ovvero, dopo aver dato dell’incompetente a James Suckling e avergli imputato “modi di fare da satrapo”, scriva “ma questo nessuno si permetterà mai di contestarglielo”.
E no, piccolo, si fa per dire, rotondo Parker all’amatriciana, che ti decidi a criticare Suckling solo perché il tizio aveva accusato di “non trasparenza” le guide italiane, tra cui la tua, queste sono emerite, rotonde, colossali balle, perché qualcuno in Italia a mister Suckling non gliele risparmia, le critiche, da anni, dai tempi di Wine Report (vedi, tanto per rinfrescare la memoria: 123 ) a Vino al Vino, dove “l’ineffabile Suckling”è di casa(leggi: 123 ) spesso oggetto di precise critiche relative alla sua “competenza” e “scienza” in materia di vino, oltre che di qualche allegro sfottò, come quelli che ogni tanto riservo allo “smemorato di Trastevere”.
Il quale, non contento, sempre nello stesso thread del forum del Gambero, spara a zero anche su una guida “concorrente”, si fa per dire, la Vini Buoni d’Italia del premiato duo Cremona – Busso (due nomi, una garanzia…), così annotando: “Allora, visto che vi piacciono gli sfoghi, vi dico anche qualcos’altro. Sto finendo il lavoro per la guida, 5.000 assaggi anche quest’anno, pressioni di ogni genere, coordinamento di un centinaio di collaboratori, una decina di “cavalli di razza” che vogliono, giustamente, dire la loro.
Tutti gli assaggi regionali effettuati in strutture terze, quasi sempre nei consorzi, con bottiglie coperte. 24.000 in tutto. Poi un migliaio in finale sempre in commissione d’assaggio e con bottiglie coperte, ma nelle sedi nostre e di Slow Food per non dire ai quattro venti quali sarebbero stati i vini premiati troppo in anticipo.
Una guida concorrente fa le degustazioni finali in pubblico, mille assaggi, così si vede che i premi non sono stati “pilotati” dicono, ma privatamente tutte le altre, quelle che hanno consentito di arrivare a quei finalisti. Posso documentare quanto dico perché i responsabili dei consorzi me lo hanno confermato.
Dopo un paio d’ore di assaggi la frase di prammatica era “sapete, io non ho tempo, mandatemi tutto a casa che assaggerò con più calma”. Bel modo di farsi pubblicità sulla pelle degli altri, facendosi passare per “duri e puri” quando si è, come minimo, solo disorganizzati. Ma così va il mondo. Il nome della guida? Facile, Vini Buoni d’Italia. Provare per credere, e chiedere a Stefano Campatelli (direttore del Consorzio del Brunello di Montalcino – n.d.r.) per conferme”.
Per la serie, quando vuole ricordare e non fare l’indiano a Daniele Cernilli la memoria non fa certo difetto…

p.s. grande dimostrazione d’indipendenza, comunque, del Robert Parker der Tufello ! Critica – seppur molto tardivamente – Suckling, dimentico (o fregandosene) del fatto che una persona che, boatos ricorrenti e autorevoli dicunt, ben conosce o dovrebbe comunque ben conoscere in futuro, di Suckling e della sua autorevolezza e competenza ha un opinione ben diversa.
Non è forse stato il club de I Grandi Cru d’Italia”, associazione delle cosiddette griffe enologiche italiche, “governata” dal vignaiolo-editore Paolo Panerai (do you know Daniele?) a determinare che “James Suckling è il migliore giornalista del mondo, Daniele Cernilli il migliore giornalista d’Italia, Wine Spectator la rivista più autorevole e Vini d’Italia edita da Gambero rosso / Slow Food la guida più importante” in occasione della prima edizione del Premio assegnato durante il Vinitaly?
Ed è poi così convinto, Cernilli, che di Suckling i vari produttori beneficiati da punteggi stellari e da nominations nei Top 100 di Wine Spectator abbiano la sua stessa opinione ? Non sarà mica leggermente “geloso” del loro attaccamento e della loro fedeltà al wine writer statunitense residente nell’aretino ?
p.s. 2 intanto Dagospia pubblica questi rumors, puntualmente ripresi in questo articolo daWinenews.it

 

0 pensieri su “Un po’ di fosforo, please, per il Robert Parker der Tufello

  1. Qualcosa sta cambiando. Non in Cernilli, che non è l’ultimo arrivato e sa quando gli conviene sparare. Qualcosa sta cambiando nel senso che sta cominciando a vacillare il “sistema” con cui si premiano i vini. Ma i veri responsabili non sono i Suckling, i Cernilli o i Cremona, ma quella massa di produttori che ha deciso di investire tempo e denaro per vincere premi piuttosto che per fare i loro vini, non i vini che vogliono il mercato o le guide. Sarebbe bella una competizione leale, ma a questo livello di correttezza non ci arriveremo mai, inutile illudersi.

  2. Io attendo pazientemente di sapere, chissa’ forse fra un anno o due, tanto perche’ la gente nel frattempo se ne dimentichi, come finira’, se finira’, la querela di Cernilli a Sangiorgi. E se il giudice, anzi la giudice, chiamasse proprio Suckling a testimoniare qualcosa in piu’ sulla “non trasparenza” delle guide italiane? Piu’ che fosforo, un po’ di ghisa non farebbe poi male (mutande di ghisa, intendevo…)

  3. Bravo Roberto, condivido e sottoscrivo. Alla fine che sia quella del Gambero, dell’A.I.S., Espresso, Vini Buoni d’Italia o tutte le altre note e meno note, non fa alcuna differenza, tanto io le vedo sempre più allineate a premiare e “valorizzare” alcune tipologie di vino. Pare che il sistema stia “vacillando”, o almeno pare che i consumatori siano alla ricerca anche di altro…ma meglio non illudersi troppo.

  4. Io da molto penso che le guide influenzano i produttori più che i consumatori.

    Dunque fanno mercato in quel senso.

    Se lo scopo di una guida – penso giovi ricordarlo – in teoria è quello di aiutare il consumatore a scegliere il vino che più gli piace, allora l’unica guida che negli ultimi 12-15 anni ha fatto questo è il Gambero nei 3-4 anni a ridosso del 2000. Nè prima, nè dopo. E nessun altra (anche se quella dell’Espresso adesso è fatta bene)

  5. Preciso. In teoria lo scopo delle guide è di aiutare i consumatori a scegliere il vino che si addice di più al proprio gusto, budget, interesse, ecc…

    In pratica le guide influenzano anche pesantemente le scelte di alcuni produttori.

    Autoreferenzialità pura, insomma.

    Sono anni che non vedo in enoteca appassionati scegliere il tal vino premiato in quanto premiato

  6. Caro Franco;
    Aggiungo che Mr. Suckling ha detto;
    Le cose qui in Italia non sono cosi trasparenti di come la pensano i forumisti di Wine Spectator, specialmente con il Gambero.
    Certo che non sono trasparenti, perche e lo stesso Mr. Sackling che ci informa e ci riempie di suspence con tutte le action-story vissute alla James-Bond, leggere per capire !
    Grazie
    Angelo

  7. fosse stato un altro ad attaccare la guida ai vini buoni, mi sarebbe dispiaciuto. perché a montalcino quel giorno c’ero. ma siccome è stato il capo di una guida alternativa, mi sembrano evidenti, oltre allo scarso fair play, l’intento e l’interesse. quindi non c’è bisogno che chiediate al presidente del consorzio quanti vini abbiamo assaggiato alla cieca quel giorno. non c’è bisogno che gli chiediate se eravamo “disorganizzati” oppure se certi responsabili sono in grado di delegare e altri no. non c’è bisogno che gli chiediate ancora quanti giornalisti della guida ai vini buoni erano accreditati per benvenuto brunello. non c’è bisogno che verifichiate quanto successo in altrettanti consorzi di altrettanti denominazioni toscane e poi ancora piemontesi e via discorrendo. chiediamoci piuttosto se altre guide, oltre alla vini buoni, possano permettersi il lusso di condurre finali pubbliche in cui ognuno vota per proprio conto?

  8. Per capire quali vini gradiscono i consumatori é semplice. Basta organizzare una degustazione al buio con 2 giurie: quella dei consumatori e quella dei giornalisti. Allora sì che ci sarebbe da ridere!

  9. Non amo il mondo delle griffe enologiche italiche e quello che vi ruota intorno. Aggiungerei oltre ai nomi indicati quali vincitori di quelle ‘ speciali ‘ classifiche anche quello di Antonio Galloni quale miglior giovane giornalista che di fatto nel marzo 2007 era pressochè sconosciuto avendo scritto il primo articolo su Wine Advocate nel numero di Ottobre 2006.
    Ma guarda un po’ che combinazione!
    Vi inviterei inoltre a rileggere l’articolo pubblicato su Wine News sull ‘argomento.

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