Vinellando: a precisa domanda il Consorzio del Morellino non risponde

Ricordate la manifestazione Vinellando svoltasi dal 24 al 26 agosto a Magliano in Toscana di cui ho scritto in un paio di post prima e dopo avervi partecipato ?
Bene, poteva sembrare la classica manifestazione, simpatica, allegra, caciarona il giusto, che ogni zona vinicola dedica al proprio vin du pays, nella fattispecie a quel rampante Morellino di Scansano passato dai 17 mila ettolitri di giusto dieci anni fa agli 80 mila del 2006 e dai tre milioni di pezzi del 2007 ai circa dieci milioni dell’annata 2005.
Invece, indagando leggermente dietro alle quinte di quella bella kermesse che aveva visto un bel numero di aziende produttrici proporre i propri vini in altrettanti punti d’assaggio dislocati lungo il centro storico e un numero inferiore, ventotto, proporre i loro Morellino annata 2005 in un concorso, con degustazione coperta e tanto di notaio, per assegnare l’alloro del miglior Morellino e del più tipico, ho scoperto che quello di Vinellando, nell’ambito del Morellino di Scansano, rappresenta un nervo scoperto, qualcosa di cui si preferirebbe non parlare.
Già presentando la manifestazione, prima di scendere in questo bellissimo angolo della Maremma grossetana, avevo annotato che la manifestazione curiosamente non sembrava avvalersi del patrocinio del Consorzio del Morellino di Scansano, ma “solo” della Strada del Vino e dei sapori dei Colli della Maremma, del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, della Regione Toscana, della Provincia e della Camera di Commercio di Grosseto, ma dopo la mia partecipazione ho voluto capire meglio le cose.
Soprattutto avendo constatato trattarsi di una manifestazione organizzata con passione e competenza e rigore, a tal punto che nonostante le reiterate richieste mie e del collega e amico Stefano Tesi di essere portati a conoscenza del nome delle aziende cui corrispondevano, in sequenza, i ventotto vini degustati, (ci interessava far corrispondere dare un’identità ad ognuno dei vini assaggiati alla cieca), a tutt’oggi tale richiesta non ha potuto essere esaudita.
Cosa ho fatto dunque, una volta tornato a casa e dopo aver intuito che sotto c’era qualcosa di strano se il Consorzio del Morellino di Scansano da Vinellando si era chiamato fuori, come se si trattasse di una bischerata e non di una cosa seria ? Molto semplice, spiegando chi fossi, cosa facessi e ricordando la mia partecipazione a Vinellando, intorno al 29 agosto ho scritto al Consorzio del Morellino e alle aziende “Vi contatto perché nei giorni scorsi sono stato nella vostra zona, a Magliano in Toscana, invitato a far parte della commissione di degustazione del concorso per il migliore Morellino e per il più tipico, nell’ambito della manifestazione Vinellando. Come ho già scritto in sede di presentazione dell’iniziativa e come ho rilevato in un breve articolo scritto dopo la manifestazione, sono rimasto molto sorpreso nel riscontrare che il Consorzio del Morellino di Scansano non figurava tra gli enti organizzatori e sostenitori di Vinellando. Ho pertanto pensato di contattare il Consorzio ed i produttori per chiedere cortesemente quali siano le ragioni di questa mancata adesione del Consorzio del Morellino ad un manifestazione credo interessante e utile per promuovere l’immagine ed il buon nome del Morellino e per manifestarvi il mio forte interesse a tornare in zona per una degustazione la più ampia possibile dei Morellino di Scansano delle aziende associate al Consorzio, perché venerdì ho potuto degustare solo 28 campioni (meglio che niente…) e vorrei avere un quadro più ampio e dettagliato dell’attuale situazione produttiva, per farne oggetto di alcuni articoli”.
Cortesemente, dal Consorzio si sono subito fatti vivi, tramite il direttore Giacomo Pondini,
accogliendo “con profondo piacere il suo interesse per il nostro vino ed il nostro territorio” e assicurando piena disponibilità “a contattarLa per stabilire un appuntamento in Scansano per proseguire le degustazioni ed illustrare le attività del Consorzio”, ma facendo orecchi da mercante circa la mia domanda relativa a Vinellando, come se questa non fosse mai stata fatta.
A nulla è servito un mio successivo sollecito e da quel punto dal Consorzio non ho mai ricevuto alcuna notizia, come se avessi chiesto, inopportunamente, il numero di conto corrente segreto in Svizzera di uno dei membri del Consiglio di amministrazione o del Presidente (conto che non esiste, siamo chiari, sto solamente facendo un discorso paradossale), oppure di rivelare il terzo segreto di Fatima o l’ubicazione del nascondiglio segreto di Osama Bin Laden.
In compenso, tacendo risolutamente il Consorzio, nonostante una mail indirizzata direttamente presso la sua azienda al Presidente, Alessandro Bargagli, si sono via via fatti vivi alcuni personaggi.
Ovviamente alcuni produttori, che mi hanno aiutato a capire il clima, il milieu particolare del Consorzio del Morellino, ed una gentile addetta alle pubbliche relazioni, da Torino, che telefonicamente ha cercato di convincermi a lasciare perdere il Consorzio, ad avere pazienza, a non metterlo sotto accusa per la questione Vinellando, perché “è giovane, deve crescere” e criticarlo non serve. La p.r., in quella telefonata d’inizio settembre mi prometteva di farmi avere dati sul Morellino (che sono arrivati) e comunque una risposta dal Consorzio e dal suo inafferrabile, impegnatissimo presidente, ma di questa risposta, forse perso per strada il piccione viaggiatore che doveva recapitarla, non ho ancora avuto traccia.
Con un produttore, consigliere del Consorzio, e persona che già conoscevo, s’innescava invece un divertente scambio di mail dove dapprima mi si scriveva che “Vinellando è un bell’evento, ma non mi pare che quanto è accaduto giustifichi una polemica”, poi si inventavano scuse pretestuose per la mancata partecipazione sua e del Consorzio “molti, me compreso, non hanno partecipato per il semplice fatto che in quel periodo hanno il personale contato per via delle ferie. Per quanto riguarda il Consorzio del Morellino se ben ricordo in quel periodo due dipendenti su tre erano occupati a tempo pieno dai controlli dei vigneti (imposti dalla legge) e, dovendo tenere aperto l’ufficio con il terzo, non c’era modo di mettere in piedi una presenza significativa”, quindi ce la si prendeva con un produttore le cui “polemiche contro il Consorzio di Tutela sono troppo poco condivise dagli altri produttori per essere credibili”.
Infine, nella mail di risposta alla mia, il mio interlocutore chiudeva la partita, dopo aver affermato “Non so se Vinellando ha patito di un problema di campanili”, dichiarando papale papale, “giusto per chiudere, ho partecipato a Vinellando un paio di volte, non mi è piaciuta e non ci voglio partecipare più. A lei piace e a me no, rispetto la sua opinione ma non la condivido”.
A poco erano servite le mie precisazioni che “nessuno vuole montare una polemica inutilmente tanto per far polemiche”, che volevo solo capire perché di fronte ad una bella manifestazione relativa al Morellino di Scansano, ad un concorso che cerca di premiare, mediante una degustazione meditata e coperta, effettuata da persone che di vino forse ne capiscono qualcosa, una larga parte del mondo produttivo e, cosa ancora più sorprendente, il Consorzio, preferiscano chiamarsi fuori, come se si trattasse di tutt’altro vino e stare alla finestra”, il manifestare la mia perplessità sul perché il Consorzio non avesse dato il suo apporto organizzativo e non figurasse tra gli organizzatori di Vinellando.
Inutile precisare che non c’entravano proprio niente i dipendenti in ferie (beh, se si vuole partecipare a qualcosa, si programmano le cose per tempo e si fa in modo che il Consorzio sia presente), che si trattava solo di aderire ad una manifestazione ed invitare, cosa che non mi risulta sia stata fatta, come alcuni produttori mi hanno detto, tutti i produttori associati a partecipare con i loro vini al Concorso.
Da alcuni produttori, i cui nomi, visto lo strano clima che si respira in zona, preferisco non rivelare, non vorrei dovessero avere dei problemi per aver parlato con il sottoscritto, ho invece appreso che le percentuali di consensi plebisicitarie su cui il Consorzio conta sarebbero dovute, scrive, “al fatto che sono stati ben accorti nel costruirsi una base sociale ad hoc
(consentendo a tutti i soci della cantina cooperativa di entrare, ope legis,
a far parte del Consorzio senza pagare la quota d’ingresso, e costruendosi delle regole elettorali su misura”.
Il mio interlocutore mi spiegava quindi come fossero andate le cose durante le ultime elezioni del Consiglio del Consorzio nel 2005, dove una lista di “minoranza fastidiosa” poteva teoricamente contare su un 20-25% dei voti, tali da poter assicurare un paio di consiglieri sul totale di nove previsti. Per mettere “fuori gioco” questi disturbatori cosa hanno pensato bene al Consorzio ? Molto semplice,“fare eleggere tutti i consiglieri in una unica scheda, tutti insieme, con il risultato che basta controllare il 51% dei voti, cosa su cui potevano contare grazie agli oltre 150 soci della cantina sociale entrati come ho raccontato, per eleggere il consiglio di amministrazione in un sol colpo. Alla faccia delle minoranze”.
Un altro produttore mi ha invece scritto “speriamo che il Consorzio inizi a darsi da fare, ho saputo che la manifestazione di Magliano era molto carina”, un altro, dotato di molto cristiana comprensione, osservava “riguardo alla Sua e-mail relativa alla manifestazione Vinellando tenutasi a Magliano: molto probabilmente non avrà assaggiato il nostro Morellino in quanto non eravamo stati informati dell’evento e non vorrei qui sparlare di un Consorzio, quello del Morellino, che è ancora alla fase embrionale e deve crescere. Sì, in una manifestazione del genere un Consorzio deve essere presente, in questo sono pienamente d’accordo con Lei”.
Un altro ancora, rispondendo “a titolo personale, alla sua cortesissima mail. In effetti non ho mai partecipato a Vinellando e ho notato anche io questa sorta di “distrazione” da parte dei soggetti che di solito, in questi casi, si attivano per coinvolgere tutte le aziende, ma non saprei darne una motivazione. Anche noi produttori abbiamo i nostri limiti (sic!)”. Altra risposta ancora, dopo aver premesso “rispondo volentieri alla sua e-mail che pone dei quesiti interessanti e più che leciti, chiarirò però solo gli aspetti che ci riguardano più direttamente, per il discorso Consorzio è meglio contattare direttamente loro”, che proseguiva osservando che “Vinellando è la più importante manifestazione riguardante il Morellino di Scansano e siamo stati tra i primi produttori a crederci, abbiamo anche spinto per introdurre la degustazione alla ‘cieca’ dei vini, inizialmente lasciata alla valutazione dei produttori partecipanti, perché riteniamo che un sano confronto tra prodotti sia in grado di accrescere la coscienza qualitativa dei partecipanti.
Alla felice (e purtroppo obbligata) decisione di reperire i vini sul mercato e non accettare ‘campioni’ dalle cantine, negli ultimi due anni è stato scelto di limitare la degustazione ad una sola annata, secondo noi non ben mirata, che non permette a molti di partecipare. Quest’anno era stata richiesta l’annata 2005. L’annata 2005 non è né un vino dell’anno né una riserva (l’uscita della riserva sarà a gennaio prossimo). Questa scelta esclude dalla partecipazione le aziende che hanno già iniziato a commercializzare il Morellino ‘base’ 2006 e non hanno più il 2005 disponibile in commercio, e dall’altro canto solitamente limita il confronto tra le poche aziende che possono presentare un Morellino ‘ibrido’, cioè un vino che ha fatto qualche mese di barriques ma non è una riserva che si misurano con i prodotti base delle aziende che hanno ancora del morellino 2005 in commercio. Quanto sopra non vuole assolutamente essere inteso in tono polemico ma anzi costruttivo”.
Interessante anche il punto di vista di un’azienda “che non partecipa alla manifestazione da lei indicata” perché “non ritengo il mese di agosto un mese adatto per degustare i miei vini (ed in generale i Morellino che molto spesso raggiungono o superano i 14% Vol .alcol effettivo e secondo perchè ritengo che i criteri di giudizio di tale manifestazione non tengano in alcun conto, nella realtà, della tipicità dei vini (mi riferisco a Morellini molto apprezzati dai giudici e che marcano eccessivamente di cabernet e/o di merlot)”.
Da un’altra azienda invece, dopo avermi già espresso al telefono il proprio stupore e l’indignazione per l’accaduto e per il silenzio del Consorzio, si reiterava la dose scrivendomi testualmente, tramite un collaboratore “la ringrazio Signor Ziliani… è davvero incredibile che il Consorzio del Morellino non abbia partecipato alla manifestazione…”. Basterebbero queste testimonianze, che sono disposto, nel caso, a mettere a disposizione del Consorzio se, casomai, dovesse mettere in dubbio la loro veridicità, per fare capire che c’è qualcosa di strano a Scansano e dintorni.
Qualcosa d’inspiegabile, e di oscuro, se non solo il Consorzio non ritiene opportuno partecipare all’unico banco d’assaggio di una certa consistenza e serietà riservato alla Doc, oggi Docg, Morellino di Scansano, ad una manifestazione giunta all’ottava dizione, il cui concorso, posso testimoniarlo, si svolge con tutti i crismi della serietà coinvolgendo, sotto l’occhio attento di un notaio, del Sindaco di Magliano e del Comune, che in questa manifestazione ci mette la faccia, giornalisti non sconosciuti, esperti, sommeliers, ristoratori, ma richiesto di spiegare i motivi, qualsiasi motivo possa essere, di questo mancato patrocinio – pare proprio che alle aziende consorziate non sia nemmeno stato invitato un avviso per informarle della manifestazione e della possibilità di partecipare – e di una sorta di ostracismo e di dichiarata ostilità faccia finta di niente e neghi una qualsiasi risposta.
Fosse pure per semplici motivi di buona educazione e per rispetto del lavoro di un giornalista che si limita a fare il proprio dovere ponendo delle precise domande per avere delle risposte e per cercare di capire. Vogliamo scommettere che avendo “rotto le scatole” e avendo reso pubblico questo assurdo comportamento del Consorzio tutela Morellino di Scansano il sottoscritto verrà considerato da oggi, a via Marconi 23 a Scansano, persona non gradita e che l’invito a “
stabilire un appuntamento in Scansano per proseguire le degustazioni ed illustrare le attività del Consorzio” non sarà più valido ? Perché così vanno, le cose nel mondo del vino oggi in Italia…

0 pensieri su “Vinellando: a precisa domanda il Consorzio del Morellino non risponde

  1. La situazione interna a questo consorzio, che peraltro conosco poco, non mi stupisce più di tanto. Da tempo vado dicendo che abbiamo bisogno di una vera riforma di questi enti che generalmente tutelano poco o nulla e che gravano sulle spalle dei produttori. In altre zone si assiste all’assurdo che sono più le aziende non associate che quelle associate, con il risultato che il consorzio non tutela né rappresenta nessuno. Il ministro dovrebbe intervenire a riguardo con una legge, ma credo che qualcuno in Veneto gli abbia suggerito di non farlo. Tornando alle manifestazioni dove si presentano i nuovi vini, si é mai chiesto come mai all’anteprima dell’amarone più della metà dei produttori non partecipa mai?

  2. Quello che scrivi e solo un pezzetto di uno specchio che messo insieme corrisponde al nostro paese vinicolo (ma vale per tutto). E’ un mondo di invidie, di poteri da gestire e di “torri eburnee” inarrivabili. Ho sentito affossare piccoli e giovani produttori che sanno far bene il vino, solo perchè il loro maestro si chiamava Tachis. Ho sentito “sviolinate” e poetiche analisi sensoriali a vini scadenti e cattivi, ma che vantavano proprietari importanti.
    Sono diventato sommelier solo per capire un pochino di più le cose. Ora mi affido (con moderazione) al mio palato e al mio naso, ma più di tutto a gente come te. Perché alla fine del vino mi interessa il piacere che dà berlo con persone care, e il ricordo che lascia, come desiderio ad una nuova bevuta.
    Saluti
    Marco

  3. Essendo un produttore di Morellino, di quelli critici verso il Consorzio, visto che mi sono dimesso due anni fa, direi che la cosa mi tocca molto.
    Tra l’altro bisogna dire che uno dei problemi, come si vede dal post, e’ che molti produttori sono critici in privato, e molto accomodanti in pubblico.
    Non entro nel merito, anche perche’ non ho nulla da aggiungere a quanto detto da Ziliani, se non proprio riconoscergli il merito di aver cercato di fare quel tipo di giornalismo d’inchiesta, e non da velina, che piu’ spesso vorremmo leggere.
    Non nascondo di essere ancora una volta stupefatto di fronte a comportamenti di chiusura completa del Consorzio, come se la denominazione fosse di loro proprieta’ e non sentissero nessun obbligo nello spiegare i loro comportamenti, specialmente adesso che sono equiparati ad una istituzione pubblica, avendo funzioni di controllo erga omnes.
    Ancora una volta si avverte il disturbo, quasi indispettito, di chi non vuole venire disturbato mentre manovra. Dare spiegazioni e’ cosi’ noioso. Specialmente quando non ve ne sono di coerenti da offrire.

  4. Caro Franco,
    condivido, come sai, la stragrande maggioranza delle cose che hai scritto a proposito del “caso (impossibile ormai chiamarlo diversamente) Vinellando”. Anch’io l’ho trovata una manifestazione interessante, godibile, ben organizzata e, per la parte strettamente degustativa, anche fin troppo seria, visto che a causa di un regolamento restrittivo fino all’assurdo non ci è ancora stato nè sappiamo se sarà possibile conoscere i nomi dei vini che abbiamo degustato alla cieca, vanificando così, almeno dal punto di vista giornalistico, gran parte del lavoro da noi svolto: speriamo che il notaio molli la presa o che per l’anno prossimo cambino almeno il regolamento, rendendo accessibile a posteriori la griglia dei vini partecipanti. Confido che, leggendoci, il sindaco se ne convinca e ci metta una buona parola.
    Tornando al “caso” da te sollevato e all’evidente, generale imbarazzo che il rapporto Consorzio Morellino/Vinellando procura, trovo che la faccenda debba essere esaminata sotto due punti di vista.
    Da quello del singolo produttore, al quale forse può essere contestata la scelta, ma non il diritto di non partecipare alla manifestazione. Non entro nel merito, non avendo approfondito troppo l’argomento, del perchè e il percome l’azienda tal dei tali abbia deciso di non presentare in concorso i propri vini. Certo, resta sconcertante il fatto che deliberatamente n viticoltore preferisca non essere presente a quella che è considerata una delle maggiori kermesse e “vetrine” del Morewllino sul territorio, ma di un simile eventuale abbaglio non si può a mio parere che prendere atto, anche a prescindere dalle successive giustificazioni dialettiche ancorchè poco convincenti.
    Ben diverse sono le considerazioni dal punto di vista di un consorzio di tutela. Per il quale, viste le funzioni che istituzionalmente è chiamato a svolgere, certe partecipazioni (chiamale come vuoi: patrocinio, sponsorizzazione, coorganizzazione, etc.) parrebbero implicite, per non dire doverose.
    E’ chiaro quindi che un malessere c’è, frutto probabilmente di quella miscela di equilibri nella gestione interna del potere che i toscani conoscono bene e che contrasta così fortemente con l’immagine sanguigna e scanzonata che i miei corregionali amano dare di sè. Probabilmente non sbaglia chi dice che il consorzio è giovane e ha bisogno di crescere. Laddove però l’oggetto di questa crescita è più l’esigenza di imparare a gestire “politicamente” le questioni delicate, come quella di cui stiamo discettando, che piuttosto, come a te e a me parrebbe ovvio, l’abitudine alla trasparenza e alla linearità nelle decisioni e nella comunicazione. Si tratta insomma, a mio parere, di un problema prima di tutto culturale, che proprio come tale è oltremodo difficile da risolvere, in quanto non lineare, diretto, ma viceversa reso complesso per le sue infinite e trasversali implicazioni extravinicole: commerciali, burocratiche, economiche, ideologiche, partitiche, amministrative, per tacere di rivalità, personalismi, conflitti d’interesse, campanili, veti incrociati, diffidenze e vendette.
    So che, letto così, farà probabilmente strabuzzare gli occhi a parecchia gente convinta della schiettezza dei toscani. Ma, ahimè, sic transit gloria Etruriae. Soprattutto in un’area che in un decennio ha visto quintuplicare il volume della produzione e incrementare a una media del 100% l’anno il numero delle bottiglie. Per non parlare dei valori fondiari, con annessi e connessi.
    Niente di nuovo sotto il sole. Anzi, “under the tuscan sun” come scrive quell’americana che trova tutto ciò ancora “molto pittoresco”, come nella macchietta di Enrico Montesano.
    Un caro saluto,

    Stefano Tesi

  5. Dal regolamento del consorzio Morellino:
    “..ciascun socio non può avere più di una delega ad eccezione delle Cantine cooperative che nella persona del Presidente potranno rappresentare tutti i soci facenti parte del Consorzio dietro rilascio delle relative deleghe.”

    Poi, a ben vedere, le aziende partecipanti a Vinellando sono quasi le stesse del consorzio: avrò visto male io?

  6. Gentile Sig. Ziliani.mi permetta una risposta allo sconcertato sig. Tesi.

    Sono Alberto Tanzini, produttore di Morellino da pochi anni (troppo pochi per far polemiche), colui che ha preso l'”abbaglio” di non partecipare a “una delle maggiori kermesse e vetrine del Morellino sul territorio”.

    Sig. Tesi, non si sconcerti per così poco. Le mie giustificazioni “dialettiche e poco convincenti” sono del tutto personali e non hanno nulla a che fare con malumori, invidie o ripicche tra Consorzio di Tutela, Strada del Vino o campanili che (mal) si vedono l’un con l’altro. Se si decidesse di fare il Brunetto di Magliano DOC… ben venga il Brunetto di Magliano, spero che almeno lì io possa iscrivere i miei amati vigneti all’albo di questa nuova DOC.

    Restando ai vecchi vigneti iscritti al Morellino di Scansano, ritengo che Vinellando meriti tutto il rispetto dovuto ad una manifestazione seria, ben organizzata dal piacevolissimo comune di Magliano, e unica nel suo genere sul territorio.

    Ribadisco però una critica a tale manifestazione. Per quanto mi è dato di sapere, tra i parametri di valutazione dei vini in concorso, c’è la “tipicità del vino”, Mi risulta anche che, a seguito della disomogeneità di valori attribuiti al parametro dalla giuria, al fine di non falsare il risultato della manifestazione, lo stesso sia stato escluso dal giudizio finale.
    Se le mie informazioni sono errate, la prego di correggermi, perché questo cambierebbe sensibilmente il mio atteggiamento personale nei confronti della manifestazione.

    Ora però le devo qualche informazione in più sulla mia azienda. È incentrata sul sangiovese e qualche altro vitigno tipico di queste zone (soprattutto ciliegiolo e pugnitello). Io credo in questi vitigni è sto spendendo tutti i miei sforzi per far riconoscere che tali vitigni meritano la stessa considerazione dei più noti vitigni internazionali. Stante questa premessa, ed ammessa la veridicità della mia critica di cui sopra, ritengo di aver giustificazioni sufficienti per esercitare il mio “diritto a non partecipare”.

    La domanda che io mi pongo, e rispetto alla quale vorrei conoscere l’opinione tanto del sig. Ziliani che del sig. Tesi, è che importanza ha per Voi la tipicità del vino? Che senso ha una manifestazione legata al territorio che ammette e forse premia vini prodotti in buona parte con vitigni che nulla hanno a che fare con il territorio? Mi spingo oltre, se la tipicità è importante, che senso ha un disciplinare che ammette tutti i vitigni conosciuti da colui che lo ha scritto?

    Mi ripeto. Sono un produttore di vino per scelta, per vivere la campagna e crescere la mia famiglia in un ambiente sereno. Non cerco polemiche, ma vorrei conoscere la vostra opinione in merito ai quesiti che mi pongo ogni giorno, in merito ai quali non ho certezze.

    P.S. anche io faccio qualcosa per far conoscere il mio Morellino:

    – Concorso Enologico Vinitaly 2006: gran menzione.
    – Dic 2006: Convegno/degustazione sulla DOCG del Morellino all’Hotel Principe di Savoia, Milano;
    – Mar 2007: Convegno/degustazione sui vini di Toscana, Dusseldorf, Prowein 2007;
    – VII selezione dei vini di Toscana: diploma di merito.
    – The best Morellinos, 13/9/2007, Jancis Robinson (www.jancisrobinson.com)

  7. Gentile signor Tanzini,
    in tutta franchezza non ho capito se il suo voleva essere un intervento polemico nei miei confronti o se invece si tratta semplicemente del caso di qualcuno che, come può succedere (e come si dice dalle nostre parti), preso dalla foga “la fa fuori dal vaso”.

    Lei infatti ironizza sul mio sconcerto, immaginando come riferito a lei l’accenno a “dialettiche poco convincenti” sul caso “Vinellando”. Un’argomentazione però per il quale il mio sconcerto raddoppia: sia perché non ho mai avuto il piacere di scambiare opinioni con lei (nel caso contrario mi scuso: anch’io evidentemente perdo colpi), sia perchè non sapevo né potevo sapere che lei fosse intervenuto sull’argomento. Come potevo dunque riferirmi a lei? E dunque perché sostiene che io intendessi alludere a lei? Mistero.

    In realtà infatti desideravo dire esattamente il contrario di ciò che lei ha capito: considero comunque legittime le ragioni per le quali un produttore decide di non partecipare a una certa manifestazione e ritenevo quindi di dover chiudere il punto per passare all’argomento consortile.

    Precisato questo, e lungi da me la volontà di polemizzare ulteriormente, rispondo volentieri alle sue domande.
    Non prima però di aver chiarito un’altra cosa: nè io né, credo, l’amico Ziliani siamo gli avvocati d’ufficio di “Vinellando”. Pur apprezzando l’evento e la bontà dell’organizzazione, siamo stati i primi a criticarne il regolamento almeno nella parte in cui, per un eccesso di scrupolo, anche a posteriori nega ai giornalisti-giurati di conoscere l’abbinamento tra i campioni e le schede di degustazione. Nessun favorevole apriorismo da parte mia, quindi, ma un atteggiamento equanime.

    E veniamo al discorso della tipicità. Intanto le confermo che il parametro, pur previsto nella scheda (punteggio da 1 a 100), effettivamente non è stato considerato per il calcolo finale. Una scelta, gliene do atto, non del tutto condivisibile e piuttosto contraddittoria, visto anche che il nome della manifestazione parlava espressamente del “Morellino più tipico”. La giustificazione è stata appunto che enfatizzare il peso della tipicità avrebbe creato eccessive disparità di giudizio, rendendo il voto finale disomogeneo.

    Anch’io inoltre, come lei, temevo che per questo alla fine il vincitore sarebbe risultato il solito produttore di vini ibridi, nemmeno io apprezzando, in generale (e con le dovute eccezioni) i disciplinari che prevedono i cosiddetti vitigni internazionali. Il che indirettamente le fa pure capire cosa penso della “tipicità”, pur con tutte le cautele verso i rischi a cui un’interpretazione troppo restrittiva e poco evolutiva della parola ci conduce.

    Il risultato del concorso ha però clamorosamente smentito sia me che lei.
    Primo, perché il vincitore è stato proprio uno dei vini che, a mio modestissimo parere, erano risultati tra i più soddisfacenti per tipicità.
    Secondo, perché il nome del vincitore è tra quelli che, pregiudizialmente, avrei invece giudicato tra i meno “tipicizzanti”.
    Terzo, perché anche il secondo e il terzo classificato erano risultati, anche nella mia scheda, tra i più tipici.
    Segno che evidentemente, pur escludendo il parametro specifico, la giuria si era orientata su vini ragionevolmente riconoscibili e coerenti alla tradizione.
    Se ne trae la conclusione che, nonostante le sue diffidenze, “Vinellando” (e quindi la commissione di assaggio) ha finito per premiare vini decisamente “tipici” e non “vini prodotti in buona parte con vitigni che nulla hanno a che fare con il territorio”.

    Mi sembra però, e concludo, che pure sul resto lei faccia un po’ di confusione. Che c’entra, scusi, “Vinellando” con i punti deboli del disciplinare del Morellino? A prescindere dalle opinioni personali è evidente che un concorso di vini a denominazione debba ammettere tutti coloro che ne abbiano diritto e cioè, nel caso, tutti coloro che producono Morellino come da disciplinare vigente. O no?

    Prima di salutarla, infine, vorrei fargliela io una domanda a cui nessuno ha finora ritenuto opportuno dare pubblicamente una risposta: perché il Consorzio non ha partecipato a Vinellando, visto che si tratta dell’unica manifestazione nel suo genere sul territorio? E’ una cosa che salta all’occhio e suona strana, ammettiamolo. Un interrogativo che rivolgo – ma, giuro, senza malizia – anche a tutti gli altri soggetti coinvolti, cominciare dal Comune di Magliano. Come chiede anche Ziliani, è proprio così difficile, a legittima domanda giornalistica, esporre pacatamente le proprie ragioni, senza chiudersi a riccio? Ci sarà pure una spiegazione, magari semplice, lineare, comprensibile. O no?
    E’ su questo che il mio amico Franco Ziliani e io medesimo ci sbattezziamo, mica sul resto.

    Cordiali saluti,

    Stefano Tesi

  8. Mi occupo di agricoltura e conosco abbastanza bene la situazione viticola della zona di Scansano. Concordo pienamente sull’analisi fatta da Stefano Tesi e credo che questa si possa ampliare a tutto il mondo agricolo toscano e maremmano in particolare. Molto spesso le vicende, legate ad organismi pubblici o che svolgono funzioni pubbliche, come quella del Consorzio di tutela, sono viste più come spartizioni di potere che come occasioni imprenditoriali. In altre parole nella gestione del Consorzio, ma potrei parlare di molte altre realtà quali APT, Coop, enti vari o strade del vino, la parte più importante, che dovrebbe essere quella di promozione e controllo, viene completamente trascurata mentre assume molta più importanza la parte politica. Tutta questa sega mentale (scusate il termine) sitraduce in un immobilismo generale o peggio in una corsa a criticare gli altri. Credo che ciò sia tipico dei toscani.

    Saluti a tutti

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