Break please! The Barolo Brothers: una bella “biografia” di Mario Mariani

Come si dice nel pugilato, quando i due contendenti non rispettano più le regole e sparano scompostamente e rabbiosamente colpi sotto la cintura, break!
Continuiamo pure, con civiltà e ironia, magari sorridendo per le uscite di qualcuno o indignandoci, ma moderatamente, per l’estremismo di altri, a discutere di questa querelle altoatesina-sudtirolese che tanti interventi ha suscitato, ma, visto che il blog si chiama e continuerà a chiamarsi Vino al Vino, torniamo, come qualche lettore ha suggerito, a temi vinosi.
Bene, per rilassare gli animi, vi consiglio di andare velocemente in libreria e versando 17 euro, (che per un libro di 120 pagine non sono pochini…) di portarvi a casa e mettervi subito a leggere, magari facendovi accompagnare nella lettura da un bicchiere di Barbaresco o di Barolo e dalla musica di Paolo Conte in sottofondo, il bel libro che Mario Mariani ha dedicato ai due fratelli più famosi del mondo del vino di Langa, The Barolo Brothers, Bruno e Marcello Ceretto (Veronelli editore, collana I semi).
Protagonista è il fantastico percorso professionale che due persone di grande valore, molto diverse tra loro, ma perfettamente complementari e impensabili l’uno senza l’altro, vulcanico, estroverso e protagonista Bruno, introverso, riflessivo, discreto, amante del silenzio e dei chiaroscuri Marcello, hanno compiuto in quarant’anni, portando l’azienda fondata dal babbo Riccardo al prestigio e alla notorietà, anche mediatica, che è sotto gli occhi di tutti. Ma, parallelo e sotteso al racconto delle imprese, imprenditoriali, agricole, commerciali, vinicole, dei due fratelli, passata per il Blangé, la Cappella del Barolo su alle Brunate, Bricco Rocche ed il suo celebre Cubo di cristallo a Castiglione Falletto, il Premio Langhe Ceretto, e poi Piazza Duomo e la Piola ad Alba, tutte tappe (come altre non meno importanti) perfettamente ricostruite e raccontate, con garbo e sensibilità da narratore di rango, da Mariani, il libro è anche e soprattutto altro.
E’ un omaggio, un vero canto d’amore dedicato alla Langa, quella di Pavese e del Moscato, di Fenoglio e della Malora, di Giovanni Arpino, una terra speciale dove chi fa vino, comunque lo faccia, non si limita a tradurre in una bevanda quello che un fazzoletto di terra, con le uve che ci crescono, ha espresso, ma fa qualcosa di più e diventa, consapevolmente o no, cantore di un epos che ha nei vignaioli di Langa, dai più sinceri ai più furbi, magari “falsi e cortesi” come si dice, dai più ritrosi e “orsi” (pensa a Bruno Giacosa e a Giovanni Conterno) ai più caciaroni e festaioli (Domenico Clerico) o artistoidi (Baldo Cappellano e Beppe “Citrico” Rinaldi), i propri eroi, i protagonisti di una leggenda che si rinnova anno dopo anno, ogni vendemmia che Dio e Bacco mandano in cantina. Tornerò ancora, dettagliatamente, su questo bel libro che ha il grande pregio, non indifferente, dell’asciuttezza, del tenersi lontano da ogni tentazione apologetica, che trattando di un personaggio debordante come Bruno (il più grande “battitore di marciapiedi” della storia del vino piemontese: la definizione, molto tranchant, è sua…), un grande realizzatore di cose, uno che fa e ama fare, che non sta mai fermo, anche ora che, entrati figli e nipoti in azienda, potrebbe rilassarsi, verrebbe naturale.
Per il momento, suggerendovi di non perdervi le pagine sul “capitalismo turatiano” che ispirarono l’esemplare operazione Vignaioli di Santo Stefano, quelle dove Marcello testimonia il proprio rapporto viscerale con il Nebbiolo, le descrizioni di quella Langa misteriosa, fascinosa, assorta che è la base, l’habitat naturale dove i due Barolo Brothers fanno ritorno, come rispondendo ad un richiamo interiore, dopo ogni loro exploit in giro per l’enoico mondo, penso che proprio la lettura di questo bel libro possa essere l’ideale accompagnamento per un fine settimana vinoso. E per restituire serenità al dibattito su questo blog, avvelenato un po’ dalle discussioni sulla scottante, e sempre aperta, “questione sudtirolese”…  

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